Il 12 luglio 2024, Elon Musk, proprietario e presidente di X/Twitter (che non ha censurato il contenuto del nostro sito) ha affermato con un tweet che la Commissione europea “ha offerto a X un accordo segreto illegale: se avessimo silenziosamente censurato la libertà di parola senza dirlo a nessuno, non avrebbero cercato di emettere multe giornaliere relative alla spunta blu del sistema di verifica di X che potrebbe ammontare al 6% del fatturato annuo dell’azienda. Le altre piattaforme hanno accettato l’accordo. X no”. Il post di Musk è arrivato dopo che il commissario europeo Thierry Breton ha annunciato i risultati preliminari della Commissione secondo cui prima di Musk i segni di spunta blu “indicavano fonti di informazione affidabili”, ma ora violano il Digital Services Act perché, oggi, “chiunque può abbonarsi per ottenere tale stato verificato, pertanto la Commissione può “imporre multe e richiedere modifiche significative”. Poco dopo il suo post sull’accordo segreto, Musk ha dichiarato che intende portare la Commissione in tribunale se i suoi risultati preliminari saranno confermati e se quest’ultima persegue un’azione coercitiva contro X.
Nel suo ultimo libro Yanis Varoufakis (Tecnofeudalesimo, La nave di Teseo, 2023), sottolinea che le piattaforme digitali, come Facebook e Amazon, non operano più come imprese oligopolistiche quanto invece come feudi o proprietà private. In questo modo, le web factories stanno costruendo un nuovo modello sociale e di produzione del capitalismo completamente al di fuori delle leggi dei singoli Paesi, sollevando più di un interrogativo sul controllo democratico delle tecnologie che usiamo ogni giorno. Nella battaglia per il controllo dei social media, interessi privati e condizionamenti politici troppo spesso trovano un terreno comune a discapito dei diritti dei cittadini.

