Il 16 febbraio 2024 è venuto a mancare Carlo Ferraro, già professore ordinario al Politecnico di Torino nonché fondatore e coordinatore del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria. Questo breve testo costituisce un suo ricordo, redatto da chi è stato a lui più vicino nella vita e nelle azioni del Movimento, ma intende esprimere lo stato d’animo non solo del piccolo gruppo dei suoi collaboratori, ma anche di tutti quei docenti che nel corso degli anni hanno trovato in Carlo un difensore, un rappresentante, una guida, sul piano sia materiale sia morale, un punto di riferimento prezioso.

Con profonda commozione, ringraziando gli amici di Roars per l’ospitalità, ricordiamo la figura di Carlo Ferraro a pochi giorni dalla morte, avvenuta lo scorso 16 febbraio. Carlo ha fondato il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria, quando era professore ordinario al Politecnico di Torino, e ha continuato a coordinarlo per quasi dieci anni. Quando, appunto nel 2015, il governo sbloccò gli aumenti stipendiali – che erano rimasti fermi per 5 anni – di tutti i dipendenti statali, tranne che quelli dei docenti universitari, Carlo ebbe la capacità e la forza di raccogliere il malcontento che serpeggiava nella categoria, e di guidarla, con incredibile tenacia e con grande dispendio di tempo e di energie, in una serie di iniziative di protesta, culminate prima col rifiuto di presentare i propri prodotti della ricerca alla Valutazione della qualità della ricerca e poi con uno sciopero nazionale, la cui piena legittimità fu sancita dalla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero; uno sciopero che, anche in termini di adesioni, non ha avuto precedenti nell’ambito della docenza universitaria. Queste sue iniziative hanno portato prima allo sblocco degli scatti e poi al ripristino della cadenza biennale (e non triennale) degli scatti stessi; si tratta di successi conseguiti nonostante le opposizioni dei ministri e dei rettori di turno, nonché dei sindacati tradizionali e di alcuni organi di stampa.

Il suo impegno non si è concluso con queste vittorie (nonostante, nel frattempo, fosse andato in pensione, e quindi non fosse più personalmente coinvolto nei temi affrontati) e la sua battaglia è poi proseguita: prima in difesa di chi, nel proprio Ateneo, stava subendo ritorsioni per aver partecipato alla prima protesta; poi vigilando sui regolamenti locali che potevano, di fatto, tagliare fuori dagli scatti una parte dei docenti; quindi perché a tutti i docenti (ricercatori a tempo indeterminato, professori associati) fosse data la possibilità di una progressione di carriera. Ma l’azione di Carlo non si è fermata a questi aspetti, che potremmo definire “sindacali”: Carlo si è battuto anche per l’aumento dei fondi per il diritto allo studio, per la progressiva eliminazione del precariato, per il finanziamento della ricerca di base, per la riduzione della burocrazia (la cui invadenza è diventata sempre più eccessiva) e anche perché il contrasto al Covid (e a future possibili epidemie) non si limitasse a puntare alla vaccinazione generalizzata, ma prevedesse anche investimenti su vari altri fronti (trasporti, impianti di climatizzazione, ecc.). Nel 2018 Carlo iniziò a lavorare a una riforma organica del sistema di reclutamento e progressione di carriera universitari, presentando presso tutte le sedi istituzionali vari documenti, firmati, anche stavolta, da migliaia di colleghi. Restiamo convinti che la riforma approvata dal Parlamento nel 2022 abbia risentito profondamente del lavoro di Carlo con il movimento, soprattutto per quanto riguarda la nuova figura di Ricercatore a tempo Determinato, che corrisponde a quella che lui ci descriveva con grande passione fin dal 2018. Ricordiamo anche l’ultima raccolta firme, avviata da Carlo per le progressioni di carriera, conclusa pochi mesi fa, che ha raccolto oltre 5 mila firme.

Questi aspetti del lavoro di Carlo relativi a quella che potremo definire come “causa comune” della categoria dei docenti universitari hanno avuto l’effetto positivo di dare una nuova “spinta” a una classe docente che sembrava ormai rassegnata, sottomessa, disamorata, disillusa, di farle ritrovare la capacità di recuperare la sua dignità e la consapevolezza del proprio ruolo, centrale per il progresso culturale, civile e democratico del nostro Paese. E i politici, i parlamentari, i ministri, i rettori, lo hanno avuto spesso come interlocutore, a volte “scomodo”, perché, sempre corretto e impeccabile sul piano istituzionale, era però sempre tenace, e direi inflessibile, nel sostenere idee e nel condurre battaglie che sono di tutti noi.

Ma Carlo in questi anni è diventato anche per molti docenti – e non solo per noi che abbiamo avuto il piacere e il privilegio di conoscerlo di persona e di diventare suoi stretti collaboratori e amici, ma anche per i molti altri che hanno avuto con lui contatti episodici, a volte solo per telefono o per posta elettronica – un amico fidato, un padre, o un fratello maggiore, sempre disponibile e premuroso nel dare un consiglio, nel dire una parola di incoraggiamento, nel risolvere una situazione specifica di disagio (andandosi magari a riguardare la normativa, che peraltro conosceva nei minimi dettagli, anche nei suoi continui aggiornamenti).

Al tempo stesso, sapeva anche ascoltare e rassicurare chi gli confidava i propri problemi personali; e, a sua volta, alle persone a lui più vicine parlava di sé, della sua vita (e, negli ultimi tempi, dei suoi problemi di salute) e della sua famiglia, a cui era legatissimo: la moglie, signora Paola, che aveva coinvolto anche in questo suo lavoro (a tratti davvero improbo), il figlio, la nuora e i nipoti (che appena possibile raggiungeva in Spagna). A tutti loro, che sentiranno più di tutti la mancanza di Carlo, ci stringiamo con profondo affetto.

Noi del gruppo del Movimento più vicini a Carlo non riusciamo ancora a rassegnarci alla sua perdita, ma sappiamo che il nostro imperativo categorico è quello di cercare di proseguirne l’azione, pur senza aver la sua forza, la sua competenza, il suo spirito di abnegazione. Continueremo così a sentirlo vicino, e per questo abbiamo voluto inserire il suo nome nella denominazione del Movimento, che, con il coordinamento di Davide De Caro, continuerà a lavorare per la dignità di tutti i docenti universitari, che – come in passato – potranno seguirne le iniziative e partecipare alle sue azioni senza alcuna richiesta di iscrizione. Pur nella grande tristezza del momento, noi sappiamo di doverci considerare fortunati per il solo fatto di aver conosciuto Carlo e di aver ricevuto da lui molto di più di quello che siamo riusciti a esprimere qui.

A cura del gruppo di coordinamento del Movimento Carlo Ferraro per la Dignità della Docenza Universitaria

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2 Commenti

  1. Una grandissima perdita. Un collega che è stato di esempio sia nello svolgimento dei compiti istituzionali che nell’impegno pubblico. In lui, la sostanza e il metodo erano indissolubilmente legati. Non sarà facile essere all’altezza. Grazie, Carlo.

  2. Una persona degna della massima stima e della nostra riconoscenza, anche se purtroppo lo ho conosciuto solo leggendo le sue email. È stato non solo in grado di rappresentare le problematiche della docenza universitaria, ma, davvero, molto di più, di definirne la dignità professionale insieme a quella della relativa istituzione.

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