Come si concilia la adesione di Anvur a COARA (Coalition for advancing research assessment) sancita anche dalla presenza di un membro del direttivo nello steering board di COARA? Per quale ragione quel membro del direttivo ANVUR partecipa questa mattina ad un convegno dell’Università di Firenze non dichiarando la propria affiliazione all’Agenzia di Valutazione e parlando a nome di COARA? Quanto coerenti con i principi di COARA sono le ultime decisioni prese da ANVUR sulla prossima VQR? Quanto è coerente con COARA negare la scientificità ad Open Research Europe? Riprendiamo un comunicato di AISA sulla complicata relazione di Anvur e COARA apparso anche in inglese in formato più esteso qui.

La valutazione della ricerca in Italia è amministrativa e centralizzata nelle mani dell’ANVUR, agenzia i cui vertici sono di nomina governativa, sotto il controllo regolamentare del ministero dell’università e della ricerca (MUR). Questa valutazione di stato ricorre capillarmente alla bibliometria, vale a dire a computazioni basate sul numero di pubblicazioni e citazioni come riportato da due database oligopolistici e proprietari, Scopus e Clarivate Analytics (ISI), o come calcolato in base a liste tramite le quali l’ANVUR stabilisce, per via amministrativa, sia la scientificità sia l’eccellenza delle riviste.

Ciò nonostante l’agenzia ha aderito a COARA, coalizione promossa dall’Unione Europea alla scopo di superare una valutazione esclusivamente bibliometrica, di riconoscere la molteplicità delle espressioni della ricerca e di incentrarla sulle pratiche della scienza aperta.

Finora, però, l’ANVUR non ha onorato la sua firma: ha negato la scientificità di Open Research Europe, piattaforma che la Commissione europea mette a disposizione dei partecipanti di progetti di ricerca a finanziamento comunitario per pubblicare ad accesso e con revisione paritaria aperti e ha emanato un bando per il prossimo esercizio nazionale della valutazione di stato (VQR 2020-2024) nel quale non solo l’accesso aperto è un requisito facilmente eludibile, ma sarà possibile continuare a impiegare la bibliometria, purché corredata di qualche frasetta qualitativa. La bibliometria viene inoltre usata per determinare la candidabilità dei valutatori, e rimane un requisito perentorio per commissari e candidati che desiderano concorrere all’Abilitazione scientifica nazionale, la quale conferisce un titolo indispensabile per aspirare a diventare professori.

Perché l’ANVUR non rispetta gli impegni europei che ha formalmente sottoscritto? Delle due l’una: o perché non può, essendo agli ordini del MUR, o perché non vuole, avendo avuto fin dall’inizio la recondita intenzione di paralizzare un processo che ne mette a repentaglio l’autorità, che è amministrativa e bibliometrica ma non scientifica. In ogni caso, però, è inevitabile chiedersi (1) a che titolo l’ANVUR continui a partecipare a COARA e al suo capitolo nazionale italiano, pur violandone costantemente l’accordo e (2) se e come COARA sia in grado di assicurare che i suoi aderenti mantengano le promesse in esso contenute.

Forse è per tutto questo che Menico Rizzi partecipa questa mattina, come membro dello steering board di COARA, all’Università di Firenze a un Convegno su “Evoluzioni editoriali”, omettendo di dichiarare di essere membro del direttivo di ANVUR? In quella sede, in una sessione intitolata intitolata: “Valutazione e valore della ricerca scientifica: meccanismi ed effetti”, potrà liberamente presentare gli impegni di COARA, e poi tornare, non appena finito il convegno, a prendere decisioni in netto contrasto con COARA? Chissà se qualcuno dei presenti gli chiederà conto della coerenza tra impegni sottoscritti e comportamenti concreti dell’agenzia.

 

 

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