Ritrattazioni, segnalazioni di cattive condotte scientifiche, manipolazione di citazioni, compravendita di autoraggi e citazioni, paper mills, falsificazione e manipolazione di dati inquinano la ricerca. Su questi temi c’è un ampio dibattito, gruppi di “investigatori” indagano su queste cattive condotte e c’è una crescente copertura da parte della stampa internazionale, specializzata e non. L’accademia italiana pare impermeabile alla questione, discutendo, quando va bene, il solo tema delle cosiddette riviste predatorie, anche qui in una maniera spesso distorta. La stampa italiana, con pochissime eccezioni, pare ancora più refrattaria. A questo silenzio contribuiscono certamente la minaccia di azioni legali e le azioni legali da parte dei ‘segnalati’. Per provare a rompere questo silenzio, abbiamo pensato di aprire una rubrica intitolata A volte ritrattano, dove segnaleremo quanto emerge nella stampa internazionale,  nei siti e nei blog che si occupano sistematicamente dell’inquinamento che colpisce la scienza contemporanea. Con particolare attenzione al contributo italiano. Inauguriamo con cinque episodi che riprendiamo da ForBetterScience.

 

Ritrattazioni, segnalazioni di cattive condotte scientifiche, manipolazione di citazioni, compravendita di autoraggi e citazioni, paper mills (letteralmente cartiere: organizzazioni che producono falsi articoli scientifici che finiscono sullle riviste più disparate), o review mills (che analogamente producono revisioni (referaggi) che hanno gli stessi contenuti indipendentemente dall’ambito scientifico a cui si applicano e che invitano gli autori a citare articoli della stessa rivista), falsificazione e manipolazione di dati e immagini sono in costante crescita. La questione dell’integrità della ricerca scientifica è oggetto di un ampio dibattito internazionale. Così come si discute ampiamente della spinte alle cattive condotte generata dall’adozione di valutazioni individuali o massive basate su performance bibliometriche.

Gruppi di “investigatori” indagano su queste cattive condotte e segnalano i risultati delle loro indagini a editori (editors) e case editrici (publishers), oltreché alla comunità scientifica attraverso siti specializzati come Pubpeer. C’è anche una crescente copertura da parte della stampa internazionale, specializzata e non; e da giornalisti indipendenti che scrivono su blog specializzati, tra i più noti ForBetterScience edito da Leonid Schneider e Retraction Watch.

Ricercatori italiani (con affiliazione italiana o estera) sono stati protagonisti di alcuni dei casi più eclatanti degli ultimi anni. Basti pensare al caso di Paolo Macchiarini, la cui storia tristemente incredibile è diventata oggetto di un documentario in onda su Netflix; o a quello di Carlo Maria Croce. Ci sono decine e decine di casi documentati che riguardano il coinvolgimento di ricercatori italiani in “cartiere”; casi di ricercatrici/ricercatori, tra cui ex-rettori, con poco esaltanti record di segnalazioni su pubpeer per articoli contenenti immagini o dati manipolati.

L’accademia del nostro paese pare impermeabile alla questione, discutendo, quando va bene, il solo tema delle cosiddette riviste predatorie, anche qui in una maniera spesso distorta.  La stampa italiana, con pochissime eccezioni, pare ancora più refrattaria. A questo silenzio contribuiscono certamente la minaccia di azioni legali e le azioni legali da parte dei ‘segnalati’.

Per provare a rompere questo clima di silenzio, abbiamo quindi pensato di aprire una rubrica di ROARS intitolata A volte ritrattano: non sempre infatti gli articoli segnalati sono anche oggetto di ritrattazione, continuando ad inquinare la letteratura scientifica. Nella rubrica ci limiteremo a segnalare, in lingua italiana, per i nostri lettori, quanto emerge nella stampa internazionale, nei blog e nei siti che si occupano sistematicamente dell’inquinamento che colpisce la scienza contemporanea. Con particolare attenzione al contributo italiano.

Inauguriamo la rubrica pescando dalla newsletter settimanale di Leonid Schneider. In quella della settimana scorsa su nove notizie segnalate ben cinque riguardavano casi di ricercatori italiani. La psicologa dell’università di Oxford Dorothy Bishop ha commentato nel suo blog e su pubpeer alcuni articoli del professor Alessandro Frolli, dell’Università degli Studi Internazionali di Roma,  nonché direttore scientifico della Fondazione FINDS (Fondazione Italiana Neuroscienze e Disordini dello Sviluppo) con sedi a Salerno e nella campagna di Caserta. Dorothy Bishop spiega che la sua attenzione sul lavoro di Frolli è stata attirata da una mail dell’ufficio editoriale della rivista Children, pubblicata da MDPI, che segnalava gli articoli più citati della rivista, tra cui quelli di Frolli. Bishop rileva molte incongruenze statistiche in alcuni dei paper segnalati, che i lettori interessati possono leggere in dettaglio qua. Questo invece il link alle segnalazioni specifiche su pubpeer. Il commento di Schneider: “I see a spectacular academic career for Frolli. As long as he doesn’t leave Italy”.

Schneider si occupa poi di alcuni paper dei professori Cinzia Antognelli e Vincenzo Nicola Talesa dell’Università di Perugia che conterrebbero immagini problematiche, alcune delle quali riprese da articoli pubblicati in articoli con autori diversi (qui il link a pubpeer).

Il terzo caso riportato da Schneider riguarda Maurizio Battino, dell’Università Politecnica delle Marche, nonché editor in chief di riviste MDPI e IOP press. In particolare, ci informa Schnieder, Battino, come editor in chief della rivista International Journal of Molecular Sciences (MDPI), sta considerando il caso di alcuni articoli di Salvatore Cuzzocrea e Francesco Squadrito segnalati da un whistleblower (Aneurus Inconstans) per immagini problematiche.  Di Battino, Schenider commenta un articolo che contiene parti riprese letteralmente da paper precedenti di autori diversi e pubblicato su una rivista (Mediterranean Journal of Nutrition and Metabolism) di cui è Editor in chief.

Il quarto caso riguarda invece due ritrattazioni per immagini problematiche di articoli di cui il prof. Maurizio Sabbatini dell’Università del Piemonte Orientale è il primo autore.

Il quinto caso riguarda infine Lorenza Colzato, una psicologa cognitiva che è stata affiliata all’università di Leiden, Olanda. Dopo quasi due anni dalla richiesta dell’Università di leiden, la rivista Frontiers in Psychology ha ritrattato uno dei sette articoli che l’università aveva segnalato come “tainted” (si veda qua).

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