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Zingales: «Italia non ha futuro nelle biotecnologie». ANSA: tutto italiano il «primo farmaco con staminali che ridà vista»

«L’Italia non ha un futuro nelle biotecnologie perché purtroppo le nostre università non sono al livello, però ha un futuro enorme nel turismo» aveva spiegato Luigi Zingales, lasciando allibito persino Briatore. Ed ecco che il 20 febbraio scorso, l’ANSA annuncia che è interamente frutto della ricerca italiana il primo farmaco a base di cellule staminali approvato e formalmente registrato nel mondo occidentale. Infatti, la terapia è stata studiata nei laboratori di uno spin off dell’Università di Modena e Reggio Emilia, presso il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” (Cmr) dell’ateneo modenese ed e’ frutto di una partnership con Chiesi farmaceutici. Un farmaco che non sarebbe mai nato se la Chiesi farmaceutici, avesse seguito i consigli di Zingales oppure quelli del presidente dell’ANVUR, visto che nella classifica VQR il dipartimento cui afferiscono i ricercatori del Cmr galleggia a metà classifica.

Luigi Zingales su università e biotecnologie

Nella puntata del 15 novembre 2012 di Servizio Pubblico, Luigi Zingales dichiarava:

Ci sono un miliardo e quattro di cinesi e un miliardo di indiani che vogliono vedere Roma, Firenze e Venezia [e Cuneo – aggiunge Briatore dallo studio]. Noi dobbiamo prepararci a questo. L’Italia non ha un futuro nelle biotecnologie perché purtroppo le nostre università non sono al livello, però ha un futuro enorme nel turismo. Dobbiamo prepararci per questo, non buttare via i soldi a fondo perduto

Mentre ascolta le ricette di Zingales, lo stesso Briatore sembra allibito.

Il 20 febbraio 2015, l’ANSA informa che è interamente frutto della ricerca italiana il primo farmaco a base di cellule staminali approvato e formalmente registrato nel mondo occidentale:

Arriva dalla Commissione Europea l’autorizzazione alla Chiesi Farmaceutici per l’immissione in commercio di una terapia avanzata a base di cellule staminali in grado di restituire la vista a pazienti con gravi ustioni della cornea. La nuova terapia e’ interamente made in Italy: e’ infatti prodotta nei laboratori di Holostem Terapie Avanzate, spin off dell’Università di Modena e Reggio Emilia, presso il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” (Cmr) dell’ateneo modenese ed e’ frutto di una partnership con Chiesi farmaceutici.

Alla base della nuova terapia ci sono più di vent’anni di ricerca d’eccellenza, condotta da un team di scienziati di fama internazionale nel campo della biologia delle cellule staminali epiteliali.

ANSA – 20 febbraio 2015

Anche Nature ha dedicato un articolo a quella che definisce

the world’s first commercial stem-cell therapy

NatureHolostem

Tuttavia, quella di Modena e Reggio Emilia potrebbe essere la classica eccezione che conferma la regola. Magari, ha ragione Zingales e tutte le nostre università – tranne Modena e Reggio Emilia – non sono all’altezza nelle biotecnologie. Per fortuna, l’ANVUR ha messo a nostra disposizione quella che, secondo Stefano Fantoni, è

una fotografia dettagliatissima e, soprattutto, certificata della qualità della ricerca italiana

ovvero i risultati della VQR 2004-2010. Se Modena e Reggio Emilia costituisce una delle rare isole di eccellenza a cui le imprese dovrebbero rivolgersi per instaurare proficue collaborazioni, la VQR dovrebbe segnalarcelo. Infatti, nell’introduzione all’instant book “I voti all’Università” che il Corriere aveva distribuito in tutte le edicole, Fantoni scriveva:

La VQR in realtà ha come compito primario quello di creare conoscenza per il policy maker, per gli organi di governo delle Strutture, per i giovani che vogliono intraprendere gli studi universitari, per i ricercatori all’inizio  della loro carriera, per le imprese alla ricerca di nuovi talenti da reclutare o che vogliano instaurare collaborazioni scientifiche con chi fa ricerca negli e enti e nell’università.

Una veloce verifica sul sito del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” e sul sito Cerca Università del MIUR permette di verificare che i quattro ricercatori strutturati del centro appartengono tutti al Dipartimento di Scienze della Vita.

Per verificare il grado di eccellenza del dipartimento, scorriamo la classifica nazionale dell’Area 5 (Scienze biologiche) nell’instant book del Corriere.

Ecco cosa troviamo.

 ModenaVQRSebbene il voto medio pari a 0.65 collochi il dipartimento leggermente al di sopra della media nazionale (l’indicatore R è maggiore di uno), ciò non lo sottrae ad una graduatoria di assoluta mediocrità:

106-mo su 219 dipartimenti nelle Scienze biologiche

Pertanto, un’impresa interessata allo sviluppo di un nuovo farmaco, la quale avesse affidato alla VQR la decisione se collaborare o meno con il dipartimento di Scienze della Vita, avrebbe probabilmente desistito. A maggior ragione avrebbe lasciato perdere, se avesse ricordato le parole di Zingales.

Per fortuna, Roars non è il solo ad attribuire a questi oracoli la credibilità che hanno dimostrato di meritare.

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10 Comments

  1. Propongo un trattamento tipo arancia meccanica a base di Thomas Kuhn al CdA dell’Anvur. Per Zingales mi sembra inutile.

  2. green_baron says:

    Grazie di cuore a Roars e ai suoi redattori per averci confermato, una volta di più, che la VQR è stata solo un modo per consumare vendette da parte dei GEV e da parte dei loro scherani che hanno agito su commissione e spesso si sono venduti per un piatto di lenticchie. L’esempio proposto mi sembra illuminante. Quanto a quei Soloni italiani che insegnano all’estero (Soloni nel doppio significato: il giurista ateniese e – alla romana – dei grandi sola), non capisco perché continuano a vomitare sul sistema universitario che li ha formati, se gli fa tanto schifo, perché non lo ignorano? Tornando alla VQR, possibile che questo ministro non si sia accorta che è un arma pericolosa, che non valuta un beneamato c…, che spesso premia i peggiori e condanna i migliori, con particolare riferimento per i settori non bibliometrici?

  3. Che spettacolo la faccia di Briatore che pare pensare: “Ma che stai a dì?”
    .
    Speriamo ora nell’immissione in commercio di una terapia avanzata a base di cellule staminali in grado di restituire l’intelligenza a Zingales.

  4. Eccellente analisi, come sempre. Grazie, Roars.
    Purtroppo Zingales possiamo anche ignorarlo, ma L’ANVUR e le sue valutazioni dannose, no.

  5. Pingback: Zingales: «Italia non ha futuro nelle bio...

  6. Scusate ma questo non implica nessun futuro “dell’Italia” nelle biotech” a parte alcune eccellenze, vedi alcuni gruppi del S. Raffaele; soprattutto se ci compariamo con il resto del mondo

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Ma Modena e Reggio Emilia stava a metà classifica della VQR. Se chi è giudicato mediocre registra il primo farmaco mondiale basato sulle staminali, non mi sembra che siamo senza futuro. O vogliamo insinuare che le valutazioni dell’ANVUR non siano “una fotografia dettagliatissima e, soprattutto, certificata della qualità della ricerca italiana” di cui diceva Fantoni? Persino il ministro in carica, Maria Chiara Carrozza aveva detto che con la VQR «l’Italia entra nell’Europa della valutazione».
      http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/scienza/2013/07/16/radiografia-piu-completa-ricerca-italiana_9032744.html
      Non vorrei che ci fosse qualche nemico della valutazione che pur di difendere i suoi pregiudizi e le sue anacronistiche posizioni sminuisce il valore della ricerca italiana.

    • A parte i gruppi del San Raffaele di cui si parla nell’articolo vuole dire? Per quanto riguarda la comparazione con il resto del mondo ecco qui:


    • Il fitostimoline è un toccasana, mi creda.

  7. L’Espresso in un articolo fa notare che a Stamina sono state dedicate campagne di stampa stratosferiche, mentre a questa ricerca i media non danno spazio nemmeno con un trafiletto in terza pagina.
    Mah!

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