La galleria degli orrori

Renzi ha ragione: ridimensioniamo gli atenei di serie B … come Firenze, Politecnico di Torino e Bocconi

«Ci sono università di serie A e di serie B, ridicolo negarlo … Ci sono delle università che riescono a competere nel mondo e università validissime, che però hanno un’altra funzione, un’altra missione» ha affermato Matteo Renzi in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico al Politecnico di Torino. Se è vero che «non possiamo pensare di portare tutte le 90 università nella competizione globale, allora ci spazzeranno via tutti quanti», è più che mai urgente ridimensionare le università di serie B. Non c’è ragione di indugiare, dato che l’ANVUR ci ha già fornito una fotografia dettagliatissima e certificata della qualità della ricerca italiana, secondo la quale in serie B ci sarebbero la Bocconi, il Politecnico di Torino, Pisa, Roma Sapienza ed anche Firenze.

Nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico presso il Politecnico di Torino Il premier Matteo Renzi ha parlato chiaro:

Noi dobbiamo avere il coraggio di dire con forza che questa storia […]  per cui non si può in Italia non affermare che non vi siano diverse qualità nelle università è ridicola. Non è che si tratta di dividere le università di serie A e di serie B perché lo fa il governo […] ci sono già università di serie A  e di serie B nei fatti, in Italia

Come fare a non essere d’accordo con Renzi? Bisogna premiare il merito e non si deve avere paura della valutazione e delle classifiche.

Però, la politica ha il dovere di passare dalle parole ai fatti. Tra l’altro, non c’è ragione di attendere, perché abbiamo già a disposizione una classifica ufficiale stilata dall’ANVUR, l’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Come dice  Renzi,

non possiamo pensare di portare tutte le 90 università nella competizione globale, allora ci spazzeranno via tutti quanti

Ma quante possiamo pensare di portarne nella competizione globale? Azzardiamo una cifra: non più di 20, ma solo perché vogliamo essere generosi. Infatti, in alcune classifiche internazionali il numero di atenei italiani non raggiunge nemmeno questo numero. Renzi, nel 2013, auspicava una razionalizzazione ben più spinta, immaginando di concentrare le risorse in soli «cinque hub della ricerca», ma ci si può arrivare per gradi.

Quali siano queste 20 università italiane di serie A, ce lo dicono le classifiche stilate dall’ANVUR in base ai risultati della valutazione  VQR 2004-2010, che costituisce

una fotografia dettagliatissima e, soprattutto, certificata della qualità della ricerca italiana

come dichiarato da Stefano Fantoni, il presidente dell’ANVUR, in occasione della pubblicazione del rapporto VQR. A riprova dell’affidabilità delle classifiche ANVUR, l’allora ministro Carrozza aveva commentato: «l’Italia entra nell’Europa della valutazione».

Per  conoscere le 20 università che costituiscono la serie A dell’università italiana ci affidiamo pertanto alla classifica ANVUR degli “atenei al top”.

Magnifiche20

La “top 20″ delle università italiane secondo i criteri ANVUR (fare clic sulla tabella per ingrandire). La classifica è stata ottenuta con una semplice operazione di riordinamento effettuata sul foglio Excel fornito dall’ANVUR che contiene tutti i dati necessari per costruire le classifiche delle “università al top”. Gli atenei sono stati ordinati in base ai criteri dichiarati dall’ANVUR: “La graduatoria premia le strutture che hanno lo scarto maggiore tra il numero di aree “azzurre” e “verdi” e il numero di aree “rosse”. Nei casi di ex equo [sic], è stato considerata come migliore la struttura che ha il numero maggiore di aree “verdi””. In caso di ulteriore ex-aequo, sono state considerate migliori le strutture con minor numero di aree rosse, facendo infine ricorso all’ordine alfabetico nei casi non risolti. Seguendo il suggerimento di Giavazzi, le università che non rientrano nelle top 20, andrebbero declassate a “teaching universities”. Previa chiusura dei loro dottorati e dei loro bienni di laurea magistrale, alle università declassate sarà consentito offrire solo corsi di laurea triennali. Tra le escluse “eccellenti”: Pisa, Firenze, Roma Sapienza, Bocconi e Politecnico di Torino.

AteneiTopSerieACosa scopriamo? Bolzano (sesta: complimenti!) e la LUISS (20-esima) ce la fanno, mentre l’elenco non comprende la Bocconi, il Politecnico di Torino, l’Università di Milano e quella di Pisa, la Sapienza di Roma e molte altre, tra cui Firenze. Può dispiacere, ma – come dice il premier – «rifiutare la valutazione dentro l’università e pensare che tutte le università  possono essere brave allo stesso modo è quanto di più non antimeritocratico, ma antidemocratico possa esistere».

Al governo Renzi è stata talvolta imputata una “politica degli annunci” a cui non seguono i fatti. Quale migliore occasione per smentire i propri critici?

La politica ha il dovere di parole chiare e di conseguenze immediate. Ci sono delle università che riescono a competere nel mondo e università validissime, che però hanno un’altra funzione, un’altra missione

Crediamoci fino in fondo e, nell’attesa di sapere chi vincerà il prossimo campionato, suggeriamo al governo di seguire i consigli di Francesco Giavazzi. Per adeguare gli atenei di serie B alla loro missione

i corsi di biennio e dottorato andrebbero chiusi e quei professori riallocati ai corsi triennali

Contestualmente, andrebbero ridimensionati i finanziamenti agli atenei che non riescono a competere, come la Bocconi (che, nonostante quanto scrivono Alesina e Giavazzi, riceve finanziamenti statali) e il Politecnico di Torino, che ha perso la competizione con i cugini del Politecnico di Milano. A Milano, la più titolata “Statale” ha perso il derby cittadino con l’outsider Bicocca e deve farsene una ragione, invece di recriminare sull’arbitraggio per bocca del suo rettore. E pure a Pisa e Firenze tocca scendere in seconda divisione, dura lex sed lex

E se in serie A l’ateneo più a sud è Roma Tor Vergata, non vorremmo che questo alimenti le solite lagne meridionaliste. Infatti, le condizioni di partenza erano uguali per tutti e se qualcuno ha perso deve criticare solo se stesso.

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188 Comments

  1. Mettere insieme evasione fiscale e finanziamenti all’università è una cosa priva di senso. Forse dovrebbe informarsi un po’ e scoprirebbe cosa ha determinato il fatto che un paese in consolidato avanzo primaro negli anni 60 sia diventato un paese in deficit. Scoprirebbe che non è stata l’evasione fiscale, ma l’estensione della copertura previdenziale e assistenziale ad alcune categorie. Da li al bilancio dello stato sono stati assegnati compiti di coesione sociale che hanno impedito al paese di sprofondare nella disuguaglianza sociale di quella patria di privilegi in cui risiede. Non a caso solo ora, dopo tanti governi e politiche di austerità, l’Italia ha raggiunto quel paradiso dei ricchi che è UK. Comunque UK ha il più elevato indice di disuguaglianza sociale, secondo solo agli USA,e purtroppo ora pari all’Itali, e come noto tutto il welfare, o meglio quello che resta del welfare uk, non sposta di una virgola l’esclusione sociale (si guardi i rapporti al governo Blair e Brown, purtroppo).
    Circa l’evasione fiscale forse dimentica che l’Italia ha un processo tributario che prevede tre gradi di giudizio, per cui se l’Agenzia delle Entrate non fa transazini rschia di riuscuotere il dovuto almeno dopo 10 anni. Circa le tasse sul reddito, l’86& dei contribuenti sono dipendenti e pensionati che frnicono l’82% del gettito e questa è una vera anomalia. Allo stesso modo in Itlaia non esiste una tassa sulla ricchezza, vera anomalia. Questo è un problema del paese e di come seleziona le elite politiche cosa c’entra con il finanziamento dell’università e della scuola? O davvero pensa che ridurre di 1 mld il FFO, bloccare i reclutamenti, tagliare un paio di miliardi alla scuola su di un bilncio di oltre 750 mld sia un problema di sacrifici? Ma cerchiamo di essere seri per favore.

  2. Giuseppe De Nicolao says:

    RACCONTANO BALLE. Università in serie B c’è Firenze: Renzi lo sa? «Matteo Renzi, in Italia ci sono troppe università … La rivista Roars ha malignamente fatto notare che secondo l’ANVUR tra le prima 20 svetta Padova, con la Luiss in coda (il primo del Sud è Roma Tor Vergata). Restano fuori Bocconi, Politecnico di Torino, Università di Milano e Pisa, Sapienza di Roma e molte altre, compresa Firenze. Renzi lo sa?»


  3. Nel computo delle 20 da “finanziare di più” vanno tolte le seguenti 7 universita’:

    Trento (gestita dalla provincia autonoma)

    Bolzano (gestita dalla provincia autonoma)

    Pisa S. Anna (scuola speciale)

    Milano S. Raffaele (privata)

    Trieste SISSA (scuola speciale)

    Pisa Normale (scuola speciale)

    LUISS Roma (privata)

    Quindi, quelle che lo Stato dovrebbe premiare sono le altre 13 elencate piu’ altre 7 che non siano private, autonome, o speciali.

    Ed in primis “i soldi in più” dovrebbero andare a Padova (1222) e Bologna (1088), dato che Verona (1982), Milano Bicocca (1998) e Roma Tor Vergata (1982) sono piccole e da poco nate.

    Ed invece i “soldi in piu'” vanno alle “scuole speciali” (Normale, S. Anna, IMT, SISSA, IUSS,…), dove i docenti fanno molta meno didattica, ma la loro produzione scientifica risulta (classifica VQR-De Nicolao) mediamente inferiore a quelli di Padova e Bologna.

    Mah.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “Nel computo delle 20 da “finanziare di più” vanno tolte le seguenti 7 universita’”
      ___________________
      Se prendiamo sul serio Renzi (un ossimoro?) non dovremmo toglierle perché ha parlato di 90 università: «non possiamo pensare di portare tutte le 90 università nella competizione globale».

  4. indrani maitravaruni says:

    “Competizione globale”
    è una formula speciale
    con cui ammazzo l’animale
    che cerca di studiare.
    Puoi spaccare un monumento
    ed andare via contento,
    investire un bambino
    ed avere il condono.
    Ma se tu mi dici
    che vuoi stare sui libri,
    allora di rispondo
    che non ho nemmeno un soldo.

  5. E’molto interessante come ogni scusa sia buona per evitare di affrontare il discorso sul merito con serietà.
    Se non sbaglio, l’autore di questo articolo è il primo che non crede alla valutazione nazionale…e allora perchè la usa per appoggiare la propria provocazione? E poi: perchè buttare in cagnara su dettagli mai specificati quando il principio potrebbe essere valido?
    Evidentemente troppi nell’accademia italiana rifiutano il principio del merito, di essere valutati, di dover produrre dei risultati, di competere in ambito nazionale e internazionale.
    L’idea che si possano realizzare dei centri d’eccellenza in cui creare sinergie in ambito di ricerca invece che disperdere risorse, per me, è molto valida.

    Se poi vogliamo parlare del fatto che questo processo andrebbe effettuato esclusivamente con risorse aggiuntive ai meritevoli e non soffocando i meno meritevoli, è un altro discorso.

    Sono contrario alla mercificazione del sapere ed alla trasformazione capitalistica di ogni ambito, ma troppo spesso vedo il problema opposto. Fa molto comodo non dover rendere conto a nessuno.

    Stanziamo fondi con bandi competitivi senza alcuna limitazione geografica e che vinca il migliore. L’esito sul lungo termine sarà proprio serie A e serie B, per quanto riguarda la ricerca. Garantiamo didattica di qualità a tutti, ma rendiamo la ricerca efficiente e non dispersa

    • “L’idea che si possano realizzare dei centri d’eccellenza in cui creare sinergie in ambito di ricerca invece che disperdere risorse, per me, è molto valida.”
      Collaborazioni e sinergie?
      Ma come, io avevo capito che le università fossero in competizione tra di loro. Si è mai visto il Milan in sinergia con l’Inter?
      .
      Per il resto: essere valutati con metodi meno arbitrari e farlocchi è chiedere troppo? Oppure non si è degni, perché tutti fannulloni e corrotti?
      Direi anch’io che: “Ogni scusa è buona per evitare di affrontare il discorso del merito con serietà.”

    • Quindi, se capisco bene, UNIPD e’ prima per la VQR solo perche’ sono stati scelti metodi arbitrari e farlocchi di valutazione?

      E quindi, se capisco bene, la stessa cosa riguarda i miei prodotti scientifici: sono stati tutti valutati 1 dalla VQR solo perchè sono stati scelti metodi arbitrari e farlocchi di valutazione?

      Sono d’accordo.

      E ora scusami, devo prendere il mio cavallo alato perchè ho una riunione ad Asgard.

    • Ma no, Luca, non mi permetterei mai di dire che UNIPD o i tuoi articoli non siano di valore.
      Ma questo, a prescindere dalla VQR.
      Fai tu magari un search degli articoli di Roars che ne parlano o che parlano di ASN, alla quale pure mi riferivo. Quando torni da Asgard, dico.

    • Giorgio Pastore says:

      Karl: ma in che mondo vive ? “Stanziamo fondi con bandi competitivi senza alcuna limitazione geografica e che vinca il migliore.” E cosa erano i PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) ?
      Peccato che non ci sono più i soldi… e che anche quando c’erano erano talemnte tanti che si verificava lo stesso fenomeno degli “idonei senza borsa” del nostro meraviglioso “modo italiano di declinare il diritto allo studio”: tanti progetti valutati positivamente ma che non erano finanziati per mancanza di fondi.
      .
      Diciamola tutta: i finanziamenti “a pioggia” per la ricerca non ci sono nell’ Università italiana da almeno 15 anni. E cio’ nonostante la vituperata accademia italiana è riuscita (in media) a fare miracoli con poco nella ricerca. Ma con niente non si va da nessuna parte (o meglio si va nel sottosviluppo).
      .
      Quindi, sentir parlare un Presidente del Consiglio di università di serie A e B, dove solo quelle in serie A sono meritevoli di far ricerca, o leggere commenti come questo lascia veramente basiti sul livello diffuso di ignoranza su come funziona o dovrebbe funzionare un sistema universitario di un paese industrializzato.
      .
      Inoltre la valutazione a livello ateneo è cosa diversa (e dovrebbe avere fini diversi) rispetto a quella a livello singolo gruppo di ricerca. Infine dire che la valutazione messa a punto dai dilettanti dell’ anvur sia una valutazione farlocca non vuol dire automaticamente rifiutare la valutazione. Dovrebbero essere ovvietà. Ma purtroppo vedo che così non è.

    • Secondo me all’ottimo gruppo teorico della materia di UNITS servirebbe un nuovo brillante “giovane” PO con cognome adeguato al luogo, per rendere il gruppo ancora più forte.

      😉

      Ma anche la SISSA dovrebbe tenere in considerazione questa possibilità, per rinsaldare i legami con la vicina Slovenia.

      🙂

      Sigh, cosa non si fa per la pagnotta…

      🙁

    • Mi piacerebbe i miei commenti fossero letti, non spezzettati. L’ “idea” di bandi competitivi è semplicemente un’utopia, in questo momento. Mi piaceva lo stesso scriverla, per far capire la mia posizione in merito alla ricerca (in short: va finanziata e tanto).

      Trovo molto interessante che qualunque cosa si scriva non vada bene. L’importante è evitare qualunque tipo di vaga forma di meritocrazia.

      Forse sarò anche ignorante, ma ho fatto ricerca in Italia, Germania, USA e Svizzera, una vaga idea di come dovrebbe funzionare ce l’ho. E’discutibile, ovviamente. Però discutiamone nel merito non appigliandoci alle solite cose.

      Serie A e serie B non vanno bene? Beh, decisamente meglio di un’università per ogni campanile. Mi pare nessuno abbia davvero toccato questo punto nei vari commenti.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Karl: “Serie A e serie B non vanno bene? Beh, decisamente meglio di un’università per ogni campanile.”
      _____________________________________


      Comunque, noi non possiamo permetterci di prendere a modello UK, Germania, Francia e così via. Io ho scritto che sono favorevole alle “parole chiare e alle conseguenze immediate”. Basta soldi pubblici ad un ateneo privato come la Bocconi che l’ANVUR (nella sua “fotografia dettagliatissima e, soprattutto, certificata della qualità della ricerca italiana”) giudica di serie B. E declassamento immediato di Firenze, Politecnico di Torino e Pisa. Io, al posto di Renzi, avrei gelato la platea del Politecnico di Torino che lo applaudiva, inebetita e inconsapevole: «cosa avete da applaudire? – avrei detto – Non avete capito che l’ANVUR vi ha messo in serie B? Se dobbiamo avere 5 hub della ricerca, che senso ha tenere due politecnici a meno di 150 km di distanza? Basta con le le università spezzettatine!»

    • Fonte del grafico? Lo chiedo senza polemica, da un calcolo a spanne la differenza tra Italia e Stati Uniti mi pareva pari ad un fattore 2. Poi va considerato che la densità di popolazione negli USA è circa 1/7 che in Italia.

      Al di là di questo, proprio negli Stati Uniti (che ha tante cose che non vanno come università, intendiamoci) esiste un sistema di serie A che fa ricerca ed uno di serie B che si occupa di didattica a livello bachelor.

      Intendiamoci, la possibilità di poter seguire lezioni, perlomeno triennali, di qualità va garantita a tutti. Allo stesso tempo, la ricerca andrebbe rafforzata favorendo lo sviluppo di pochi poli. Stesso discorso vale intra-università, dove va favorita la formazione di gruppi di ricerca formati da più di 2 persone (con le dovute differenze tra ambito scientifico, umanistico etc…)

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “Fonte del grafico?”
      ___________________
      Basta leggere sotto il grafico: la fonte è “Malata e denigrata” a cura di M. Regini, Donzelli 2009. Nel libro c’è qualche altro dettaglio (non purtroppo sugli USA):


      Vedi anche:
      http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/09/Regini-Atenei-per-milione-abitanti-fonti.pdf
      ====================
      “Allo stesso tempo, la ricerca andrebbe rafforzata favorendo lo sviluppo di pochi poli.”
      _____________________
      Alla luce dei dati, non sembra questa l’urgenza. Il sistema “distribuito” mostra una produttività più che buona e non sembra saggio declassare quei gruppi di ricerca che lavorano bene per perseguire una concentrazione la cui motivazione è più che altro ideologica.



      HERD = Higher education Expenditure in Research adn Development (spesa accademica in ricerca e sviluppo, che di norma viene viene considerata come il motore principale della produzione di letteratura scientifica).

    • Giorgio Pastore says:

      Karl, mi creda, non e’ l’ unico che ha sperimentato altri paesi. L’ idea di concentrare la ricerca universitaria in poche sedi, in un paese come il nostro, è pura ideologia senza nessuna base reale.
      .
      Posto che la ricerca universitaria, per la società, non è un bene in sé, ma la sua utilità sociale dipende in modo essenziale da quanto riesce a innalzare il livello culturale globale come precondizione per qualsiasi utilizzo applicativo della stessa, in Italia il problema maggiore lo abbiamo non nelle presunte inefficienze del sistema universitario o degli EPR ma nel passaggio dalla ricerca alla produzione di ricchezza (la famosa percentuale di PIL mancante degli investimenti privati in R&D.
      Qualsiasi politico che voglia dare più efficienza al sistema dovrebbe preoccuparsi di quel problema, come priorità assoluta. Invece qui si sognano i garage californiani senza aver capito come hanno veramente funzionato e si sperperano soldi pubblici in esercizi di pseudovalutazione.
      .
      In assenza di azioni su questo fronte, la “razionalizzazione” (altra parola ideologicamente non neutra) della rete della ricerca universitaria, in cui risorse ridicole verrebbero concentrate su pochi atenei “eccellenti” non può che avvicinarci ulteriormente alla tipica situazione di qualsiasi paese in via di sviluppo. Di ricercatori provenienti da atenei di quei paesi ne ho conosciuti tanti. Anche li’ si concentrano le risorse in 5 atenei (cit.) per tutto un paese. Risultati di questa razionalizzazione sul benessere del paese ? Cattedrali nel deserto assolutamente inutili. Ma sicuramente, per quei paesi, sono dei veri centri di “eccellenza”.

    • Ecco, un discorso fatto in questi termini mi pare già molto più condivisibile.

      Come già detto, non sono assolutamente per lo strozzare alcune università. La ricerca va finanziata e bene. D’altrocanto va evitata la frammentazione e va reso conto al contribuente del lavoro fatto nelle università pubbliche (o semipubbliche). In tal senso negare che ci sono università che lavorano bene e università che lo fanno meno, mi pare impossibile.

      Tornando alla percentuale pro capite (chiedo scusa per la gaffe sulla fonte), la tabella mostra che l’Italia è in linea con gli altri paesi, non sotto. Ad ogni modo, non la vedo come una questione di numeri (in Italia ci sono pochi laureati…quindi le università dovrebbero essere di più o più grandi), ma di struttura. Un po’di sana competizione (tipo ATLAS vs CMS) farebbe molto bene.
      In tal senso non vedo negativamente le parole di Renzi (non del tutto). Vediamo che genere di fatti seguono a queste parole e con calma valutiamo.

      ps: lo sbanfare su altri paesi era la risposta all’ “ignorante”, ovviamente

  6. Il sistema “distribuito”?

    Ci vorrebbe il campo di densità p(x,y) delle pubblicazioni in Italia da confrontare con il campo di densità r(x,y) di ricercatori in Italia, dove

    \int_I p(x,y) dx dy = N_p

    è il numero di pubblicazioni in un anno nel dominio I (Italia) e

    \int_I r(x,y) dx dy = N_r

    è il numero di ricercatori presenti quell’anno nel dominio I.

    Con x ed y coordinate di un punto dell’Italia (supposta piatta).

    Credo che non sia banale ricavare empiricamente d(x,y) ed r(x,y). però, se si riescono ad avere, poi si possono studiare le correlazioni tra d(x,y) e r(x,y).

    • d(x,y) = p(x,y).

    • I dati empirici ci sono: è la VQR.

      La quale evidenzia che in alcuni settori, come Fisica, non ci sono grandi squilibri tra le univ. italiane.

      Ma in altri settori, come Medicina, ci sono degli squilibri spaventosi. Di certo è una mappatura utile per sapere in quali cliniche universitarie non farsi ricoverare.

    • Alberto Baccini says:

      Si, su medicina direi che la VQR è anche utile per scegliere in quale ateneo iscriversi per seguire i corsi di medicina.
      Il top in Italia secondo la VQR è Trento…

    • Giorgio Pastore says:

      VQR utile per sapere dove non farsi ricoverare ?
      Strano. Io lo sapevo anche prima della VQR. E su parametri che con l’esercizio dell’ anvur hanno poco a che fare ma con il mio benessere psicofisico si’. Inoltre, E, anche se credessi alla possibilità di questo uso anomalo dei dati VQR (non previsto da nessuno), non li userei in nessun caso per decidere dove non farmi ricoverare *oggi*.
      .
      Ma capisco che per molti i ranking hanno un irresistibile fascino. A prescindere da qualsiasi discorso di merito sulla qualità degli stessi. Altrimenti ci sarebbe stata da un pezzo una sollevazione popolare contro questa anvur e questa VQR.

    • Beh, UniTrento la consiglio veramente: tutto funziona bene, i docenti sono bravi, e quasi il 20 per cento degli studenti hanno la borsa di studio.

      Ed in piu’ ci sono delle facilitazioni incredibili per gli alloggi.

      E la città di Trento è molto carina.

      Naturalmente merito della Provincia Autonoma di Trento. By the way, anche Trieste usufruisce dello statuto speciale del Friuli Venezia Giulia.

      Forse se anche il Veneto fosse autonomo o a statuto speciale (nel senso di tasse che rimangono in Regione) UNIPD non sarebbe prima in Italia ma prima in Europa. Sigh.

    • Alberto Baccini says:

      Beh nel caso di Trento c’è di strano che Trento non ha una facoltà/dipartimento di medicina!
      Difficile mandarci a studiare medicina i propri figli eh eh.

      Non diciamolo all’ANVUR sennò modificano ancora le classifiche.

    • Inoltre, mi dicono che c’è un accordo tra UniTrento e UniInnsbruck a seguito del quale i docenti di Unitrento percepiscono lo stesso salario di quelli di UniInnsbruck (che è notevolmente più alto di quello dei docenti delle università italiane normali).

      Veramente non capisco cosa ci sia di “strano” in un ranking che mette le università di Trento e Bolzano tra le prime in Italia. Sono in città super ricche, e godono della vicinanza con UNIPD e UNIBO. E non lo dico a caso: la facolta’ di pedagogia della libera Univ. di Bolzano è piena di docenti che vengono da UNIBO.

    • Trento è una realtà interessante e in rapida crescita, non è un artificio numerico.
      Il buon risultato è confermato anche a livello internazionale (per quanto le dimensioni piccole la penalizzino in parte).

    • Continuo a rispondere alle provocazioni decontestualizzate che mi vengono rivolte:

      a Unitrento ci sono 6 docenti del settore MED: 3 PO, 2 PA e 1 RU. Evidentemente sono bravi, e sicuramente interagiscono con gli ospedali della zona, in particolare nel settore neuroscienze:

      http://web.unitn.it/cimec

      nel centro interdipartimentale mente-cervello, presso Rovereto, che offre una laurea magistrale in scienze cognitive.

      Solo una persona in malafede può negare l’eccellenza di UNITN, che è pienamente confermata dalla VQR.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Luca Salasnich: “Di certo è una mappatura utile per sapere in quali cliniche universitarie non farsi ricoverare.”
      _____________________
      Alberto Baccini: “Beh nel caso di Trento c’è di strano che Trento non ha una facoltà/dipartimento di medicina!”

    • Appunto.

      Della serie: “cerchiamo a tutti i costi di dimostrare l’indimostrabile tirando fuori gli argomenti più capziosi che ci vengono in mente”.

      Come l’argomento del non superamento delle mediane italiane di Peter Higgs, che ha 85 anni, e che pubblicava negli anni sessanta!!
      Per altro, Peter Higgs ha diversi articoli a singolo autore con un numero megagalattico di citazioni.

      Certe volte siete veramente…Roarsiani.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Luca Salasnich: “cerchiamo a tutti i costi di dimostrare l’indimostrabile tirando fuori gli argomenti più capziosi che ci vengono in mente”.
      =============================
      Baccini ha osservato che Trento primeggia nella VQR di Area 6 (medicina) e che a Trento non c’è medicina. Sono entrambe cose di facile dimostrazione senza far ricorso ad argomenti capziosi.

    • Cerco di far capire, anche se è difficile, l’astonishing logica roarsiana.

      Pinco dice:

      “la VQR mostra grandi squilibri tra università in Medicina. Può servire per capire in quali clinche universitare NON farsi RICOVERARE”.

      Il Roarsiano dice:

      “La VQR dice che l’universita’ dove ISCRIVERSI PER STUDIARE MEDICINA è Trento.

      Pinco, che non ha mai parlato di dove iscriversi, ma solo di dove non ricoverarsi, risponde:

      “Trento è un’ottima università”.

      Il roarsiano dice:

      “A Trento non c’e’ la laurea in medicina. Difficile mandarci a studiare medicina i propri figli eh eh”.

      Cioè Pinco sta giocando a briscola e il Roarsiano risponde con le carte del Poker.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Luca Salasnich: “Il Roarsiano dice: “La VQR dice che l’universita’ dove ISCRIVERSI PER STUDIARE MEDICINA è Trento. “”
      ==========================
      Baccini ha il difetto di essere allusivo. Il roarsiano baccini stava facendo il verso a ciò che ha detto il presidente dell’ANVUR:
      _________________________
      “La VQR in realtà ha come compito primario quello di creare conoscenza per il policy maker, per gli organi di governo delle Strutture, *per i giovani che vogliono intraprendere gli studi universitari* …”
      (S. Fantoni, “Una radiografia del sistema universitario”, in: I voti all’università, supplemento del Corriere della Sera, Luglio 2013, pag. 12).

  7. atoshalex says:

    Mi permetto di precisare:
    non c’è alcun
    “..accordo tra UniTrento e UniInnsbruck a seguito del quale i docenti di Unitrento percepiscono lo stesso salario di quelli di UniInnsbruck (che è notevolmente più alto di quello dei docenti delle università italiane normali)….”
    I nostri stipendi (sono docente di UniTn) sono esattamente gli stessi di ogni altra università italiana.

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