Finanziamento / Reclutamento

Punti organico: in 4 anni il Nord si è preso 700 ricercatori dal Centro-Sud

L’equivalente di quasi 700 ricercatori prelevati dagli organici delle università del Centro-Sud e trasferiti d’ufficio negli atenei del Nord-Italia nel corso di soli quattro anni: all’indomani dell’assegnazione 2015, questo è il travaso complessivo prodotto dai perversi meccanismi dei punti organico. Un danno forse irreversibile che causerà la chiusura di interi corsi di laurea, dipartimenti, atenei. Si è anche verificato un  travaso di 47,4 punti organico (l’equivalente di una novantina di ricercatori) dalle università statali verso le “università speciali”, fra cui vi sono gli atenei che avevano come rettori gli ultimi due ministri. Ma non è tutto. Nelle tabelle di ripartizione dei punti organico, sono state conteggiate anche le tasse studentesche eccedenti il tetto massimo previsto dalla legge, concedendo in tal modo un premio alle università fuorilegge, a spese degli atenei che invece l’hanno rispettata. Un ottimo esempio di educazione alla legalità. Eppure, una soluzione ragionevole esiste e sarebbe pure semplice …

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1. Punti organico 2015: ci risiamo…

In un allegro clima da ultimo giorno di scuola, agli inizi di Agosto sul sito del MIUR è stato pubblicato l’atteso riparto del “contingente assunzionale nelle università” per l’anno 2015. Non si sa se per coincidenza o per scelta voluta, ma anche il decreto della precedente ripartizione era stato pubblicato in pieno clima vacanziero – vacanze di Natale in quel caso. In quella occasione il Ministro venne meno alla sua promessa scritta – riportata in una lettera molto dettagliata mandata a tutti i rettori – di modificare i criteri di riparto prevedendo un massimale del 55% al turn-over di ciascun ateneo. Quella promessa è rimasta lettera morta anche quest’anno. Il Ministro ha evidentemente cambiato idea – o qualcuno le ha fatto cambiare idea – visto che i nuovi criteri, inaugurati quest’anno, prevedono un massimale doppio rispetto a quello ufficialmente promesso: 110% anziché 55%. Come era ampiamente prevedibile e previsto, tale limite si è rivelato puramente fittizio e inefficace, tanto più che non si applica agli “istituti ad ordinamento speciale” & assimilati (d’ora in avanti denominati “università speciali”), per i quali era previsto un trattamento … “speciale”. A proposito, da quest’anno si registra l’ingresso sul palcoscenico della distribuzione dei punti organico, di altre due “università speciali”: lo IUSS di Pavia e l’IMT di Lucca.

La seconda novità per quest’anno, e questa effettivamente ha sortito un qualche effetto, è stato l’innalzamento del turn-over minimo dallo 0% del 2013 (Ministro Carrozza, il quale sosteneva che non era possibile porre tetti minimi…) e 20% del 2014 (Ministro Giannini, che quindi ha così smentito clamorosamente il suo predecessore), al 30% di quest’anno. Ciò significa che, dato che il turn-over medio nazionale era al 50%, rimaneva in gioco non più del 20% di punti organico totali, da suddividere con gli usuali, allucinanti criteri utilizzati negli anni passati: un ateneo, anche se con un bilancio “virtuoso”, è costretto a cedere quote del proprio turn-over ad altri atenei, che hanno il solo merito avere un bilancio, per effetto di tasse universitarie ed entrate esterne (regioni, privati, ecc.), migliore.

A questa ridotta distanza tra turn-over minimo (30%) e turn-over nazionale (50%) è ascrivibile la ragione per la quale quest’anno si sono registrati meno distorsioni rispetto alle ultime due ripartizioni. Essa tornerà ad aumentare nel 2016 (turn-over nazionale al 60%) e nel 2017 (turn-over nazionale 80%). È quindi presumibile che gli alcuni effetti anti-distorsivi che si sono osservati quest’anno siano destinati ad avere un carattere assai temporaneo.

Passiamo dunque ad esaminare i dati più da vicino.

Anche quest’anno, la Scuola Sant’Anna di Pisa deve accontentarsi del secondo posto, anche se non se la passa certo male con un turn-over del 188%: potrà quasi raddoppiare le assunzioni rispetto ai pensionamenti dell’anno precedente. Al primo posto vi è la new-entry del IMT Lucca … difficile quantificare il suo turn-over, visto che l’anno scorso ha subito 0 cessazioni e quest’anno ha ottenuto anzi, ha prelevato agli altri atenei, 1,06 punti organico. Evidentemente il campo dei numeri reali si rivela insufficiente per descrivere la complessità dei punti organico!

Seguono altre “università speciali”: Università Stranieri di Siena (174%), Roma Foro Italico (138%) e Normale di Pisa (128%).

In termini assoluti, gli atenei che hanno dovuto cedere le quote maggiori dei propri pensionamenti ad altri atenei più ricchi sono Palermo (– 15 punti organico), Napoli Federico II (– 14), Roma La Sapienza (– 13), Messina (– 10), Bari (– 9). Tutti atenei virtuosi, cioè con entrambi gli indicatori finanziari previsti dal MIUR in regola. E tutti atenei operanti nel meridione. Non è un caso che le università che hanno, al contrario, prelevato punti organico da altri atenei si trovino tutti ad operare nel Nord-Italia. Anzi, le prime tre hanno sede nella stessa città: Politecnico di Milano (+ 18 punti organico), Milano (+ 11), Milano Bicocca (+ 9). Seguono Padova (+ 8) e Venezia Ca Foscari (+ 7).

A livello di regioni, quella che è notevolmente più penalizzata risulta essere la Sicilia, a cui sono stati sottratti circa 29 punti organico, benché tutte e tre gli atenei siciliani risultano “atenei virtuosi” secondo i parametri del MIUR. Segue la Campania, con –19 punti organico. La regione che invece ha prelevato più punti organico dalle altre è stata ancora una volta la Lombardia, con un invidiabile primato di +44 punti organico.

Tutti i dati sono riassunti nella tabella in basso (abbiamo scorporato le cessazioni di RTD-a per le università virtuose, dato che a partire da quest’anno esse non rientrano nell’usuale turn-over).

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2. Tempo di bilanci. SUD: –281 punti organico,
CENTRO: –60, NORD: +341

Siamo giunti alla quarta ripartizione dei punti organico secondo un modello, previsto dal decreto-legge sulla “spending review” del Governo Monti, per il quale un ateneo è costretto a cedere quote dei propri pensionamenti ad un altro ateneo solo perché quest’ultimo lo precede nella classifica degli indicatori di bilancio (con un ruolo preminente dato dalla riscossione di tasse universitarie). Si tratta di un caso unico nella pubblica amministrazione, col paradosso che, a differenza di altre P.A., le Università sono enti autonomi e la loro autonomia è perfino sancita dalla Costituzione (non sarebbe il caso che qualche rettore sollevasse la questione di costituzionalità sulla norma del decreto legge sulla “spending review” che ha introdotto questo meccanismo perverso?).

Punti_Organico_2015_Regioni

Ne approfittiamo comunque per tracciare un bilancio di quanto accaduto in questi quattro anni. O meglio negli ultimi tre, visto che nella ripartizione del 2012 (Ministro Profumo) vi era una speciale clausola di salvaguardia (non reiterata dai ministri Carrozza e Giannini negli anni successivi) che ha limitato di molto le distorsioni.

Prendendo spunto dal recente rapporto dello SVIMEZ sulla condizione di estrema difficoltà dell’economia del Meridione, abbiamo calcolato quanti punti organico hanno perso o guadagnato tutti gli atenei italiani per circoscrizione geografica.

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Le tabelle tracciano un quadro drammatico di quanto accaduto negli ultimi anni. Per effetto dei criteri perversi utilizzati per la ripartizione dei punti organico, che premiano le università con la più alta tassazione studentesca, gli atenei del Sud e del Centro si sono visti sottrarre 281 e 60 punti organico, rispettivamente. Tali 341 punti organico “extra” hanno ingrossato gli organici delle università del Nord.

In pratica è come se, in soli 4 anni, quasi 700 ricercatori siano stati prelevati dagli organici delle università del Centro-Sud e trasferiti d’ufficio negli atenei del Nord-Italia.

La sola regione Sicilia perde 120 punti organico. La Campania ne perde 90. Viceversa la Lombardia è la regione che ne guadagna di più: quasi 180.

Un danno irreparabile e forse irreversibile alla qualità dell’offerta didattica e della ricerca in territori già con molti problemi, e che rischia di creare un circolo vizioso che avrà come effetto finale la chiusura di interi corsi di laurea, dipartimenti, atenei: meno docenti, meno corsi, meno studenti, meno introiti FFO da costi standard, meno ISEF, meno punti organico, meno docenti e così via …

Un danno che a sua volta avrà ripercussioni sullo sviluppo non solo culturale ma anche economico delle Regioni ingiustamente penalizzate dalle scelte degli ultimi governi, spesso mascherate dal paravento del merito. «Ogni volta che facciamo un provvedimento meritocratico ci sono resistenze. Ha visto quante polemiche su come abbiamo dato i punti organico» – così, per esempio, l’ex-Ministro Carrozza difendeva il suo decreto ribattezzato “ammazza-Sud”. Non è stato un intervento isolato. Non sono in pochi a pensare che, a prescindere dal “come”, sia meglio sottrarre possibilità di nuove assunzioni da alcuni atenei per concederne ad altri. Vedremo in un prossimo articolo che, dati alla mano, spesso gli atenei “premiati” sono invece proprio quelli con le peggiori politiche di reclutamento.

 

Punti_Organico_2015_Statali_vs_Speciali

Analogamente si riscontra il preoccupante travaso di punti organico dal complesso delle università statali verso le “università speciali”, fra cui vi sono gli atenei che avevano come rettori gli ultimi due ministri. Il travaso è stato pari a 47,4 punti organico. Tantissimi, considerato che stiamo parlando di istituti ed atenei molto piccoli e che spesso non hanno come missione istituzionale quella di attivare corsi di laurea triennali e magistrali.

Travaso che è destinato inesorabilmente a continuare per i prossimi anni, se non si cambierà rotta.

3. Una proposta al sottosegretario Faraone: si cominci a far applicare la legge…

Intervistato dalla giornalista Flavia Amabile sul quotidiano “La Stampa” del 14 Agosto, il sottosegretario Faraone così commenta la ripartizione dei punti organico operata dal Governo di cui fa parte, spiegando che si tratta di un «modello troppo rigido, che va cambiato»:

Una delle ipotesi prevede che i punti organico vengano calcolati tenendo conto «del reddito medio familiare della regione. Ci stiamo riflettendo. Se si ripristinasse il tetto massimo delle tasse al 20% del FFO (come prima) o se l’importo delle tasse fosse contestualizzato, la forbice tra Atenei si restringerebbe. In modo giusto, attenzione, non regalando nulla a nessuno, ma non avremmo che, rispetto alla media nazionale del 50%, qualcuno arriva al 110% di turnover (e stranamente sono al nord) e tanti (tutti al sud) che restano sotto al 30%. È un indicatore che non corrisponde alla qualità o alla virtuosità dell’ateneo ma al contesto economico di quel territorio».

Non è chiaro cosa il Sottosegretario Faraone intenda con il termine “come prima”, a proposito del tetto delle tasse al 20% del FFO: come spiegato in altri articoli, a partire dal 2012 il tetto non è stato eliminato, ma semmai modificato escludendo le tasse per gli studenti fuori-corso al numeratore ed includendo altri finanziamenti statali (PRIN, FIRB, ecc) al denominatore. Questo per contrastare le giuste proteste delle associazioni studentesche, che con numerosi ricorsi al TAR avevano ottenuto la restituzione di tasse illegittimamente riscosse da alcuni atenei del Settentrione.

Se l’ipotesi è ripristinare l’indicatore tasse ante-2012, ben venga. Ma non è questo il punto. Il problema è – ci meraviglia che Faraone non lo sappia – che il MIUR non ha mai fatto rispettare né il vecchio né il nuovo tetto alla tassazione!

Nelle tabelle di ripartizione dei punti organico 2012, 2013, 2014 e 2015 sotto la voce “tasse studenti” viene riportato il totale delle tasse riscosse, anche quelle eccedenti il tetto massimo previsto dalla legge. Un errore simile è stato commesso anche nel calcolo dell’intervento perequativo per il costo unitario studente standard.

In questo modo il MIUR concede un premio alle università che hanno violato la legge, facendo pagare tale premio agli atenei che invece la legge l’hanno rispettata. Un bel esempio di educazione alla legalità.

Non occorrono dunque nuove leggi. Basterebbe che, anche già domani mattina, il MIUR ricalcoli tutti gli indicatori per gli anni 2012, 2013, 2014, 2015 computando, nella colonna “tasse degli studenti” non il totale delle tasse riscosse, ma ponendo un limite superiore dato dal tetto del 20% di cui sopra. Se il sottosegretario Faraone è in buona fede, siamo certi che potrà adoperarsi immediatamente per una soluzione in tal senso già nei prossimi giorni.

Rifaremmo tranquillamente noi tutti i calcoli se solo il MIUR rendesse noti, in modo trasparente, i dati sulle tasse pagate da studenti in corso e fuori-corso. Riportiamo allora l’ultimo elenco a noi noto degli atenei “fuori-legge”, elaborato dall’associazione degli studenti UDU.

 

Punti_Organico_2015_tab5_UDU

Vista la corsa all’aumento delle tasse innescata dai Ministri Profumo e Carrozza con le prime ripartizioni col nuovo sistema, è verosimile che l’elenco degli atenei “fuori legge” sia ben più cospicuo di quello indicato dalla tabella (ferma all’anno accademico 2012/13). Ancora una volta, se il Sottosegretario Faraone è in buona fede, confidiamo in una “operazione trasparenza” da parte del MIUR.

Ma al di là della facile e scontata applicazione di leggi, costantemente disapplicate, crediamo che sia proprio nella sua essenza che va cambiato l’attuale sistema di ripartizione delle facoltà assunzionali negli atenei. Una proposta ragionevole parrebbe quella di applicare anche alle università, anzi a maggior ragione alle università, quanto si applica per tutte le altre amministrazioni autonome:

  • ogni ateneo con i conti in ordine possa gestire la quota di turn-over derivante dai pensionamenti del proprio organico, secondo il turn-over stabilito dalla legge (attualmente il 50%, l’anno prossimo il 60%, ecc)
  • per gli atenei non virtuosi sia concessa una riserva minima, per esempio l’attuale 30%
  • solo i punti organico così non utilizzati dalle università non virtuose, che altrimenti per così dire andrebbero “persi”, siano suddivisi tra le rimanenti università secondo veri criteri di merito (per esempio basati sulla valutazione delle politiche di reclutamento)

Troppo facile ?

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