Finanziamento / Reclutamento

Punti organico: in 4 anni il Nord si è preso 700 ricercatori dal Centro-Sud

L’equivalente di quasi 700 ricercatori prelevati dagli organici delle università del Centro-Sud e trasferiti d’ufficio negli atenei del Nord-Italia nel corso di soli quattro anni: all’indomani dell’assegnazione 2015, questo è il travaso complessivo prodotto dai perversi meccanismi dei punti organico. Un danno forse irreversibile che causerà la chiusura di interi corsi di laurea, dipartimenti, atenei. Si è anche verificato un  travaso di 47,4 punti organico (l’equivalente di una novantina di ricercatori) dalle università statali verso le “università speciali”, fra cui vi sono gli atenei che avevano come rettori gli ultimi due ministri. Ma non è tutto. Nelle tabelle di ripartizione dei punti organico, sono state conteggiate anche le tasse studentesche eccedenti il tetto massimo previsto dalla legge, concedendo in tal modo un premio alle università fuorilegge, a spese degli atenei che invece l’hanno rispettata. Un ottimo esempio di educazione alla legalità. Eppure, una soluzione ragionevole esiste e sarebbe pure semplice …

Italia_punti_organico_2015

 

1. Punti organico 2015: ci risiamo…

In un allegro clima da ultimo giorno di scuola, agli inizi di Agosto sul sito del MIUR è stato pubblicato l’atteso riparto del “contingente assunzionale nelle università” per l’anno 2015. Non si sa se per coincidenza o per scelta voluta, ma anche il decreto della precedente ripartizione era stato pubblicato in pieno clima vacanziero – vacanze di Natale in quel caso. In quella occasione il Ministro venne meno alla sua promessa scritta – riportata in una lettera molto dettagliata mandata a tutti i rettori – di modificare i criteri di riparto prevedendo un massimale del 55% al turn-over di ciascun ateneo. Quella promessa è rimasta lettera morta anche quest’anno. Il Ministro ha evidentemente cambiato idea – o qualcuno le ha fatto cambiare idea – visto che i nuovi criteri, inaugurati quest’anno, prevedono un massimale doppio rispetto a quello ufficialmente promesso: 110% anziché 55%. Come era ampiamente prevedibile e previsto, tale limite si è rivelato puramente fittizio e inefficace, tanto più che non si applica agli “istituti ad ordinamento speciale” & assimilati (d’ora in avanti denominati “università speciali”), per i quali era previsto un trattamento … “speciale”. A proposito, da quest’anno si registra l’ingresso sul palcoscenico della distribuzione dei punti organico, di altre due “università speciali”: lo IUSS di Pavia e l’IMT di Lucca.

La seconda novità per quest’anno, e questa effettivamente ha sortito un qualche effetto, è stato l’innalzamento del turn-over minimo dallo 0% del 2013 (Ministro Carrozza, il quale sosteneva che non era possibile porre tetti minimi…) e 20% del 2014 (Ministro Giannini, che quindi ha così smentito clamorosamente il suo predecessore), al 30% di quest’anno. Ciò significa che, dato che il turn-over medio nazionale era al 50%, rimaneva in gioco non più del 20% di punti organico totali, da suddividere con gli usuali, allucinanti criteri utilizzati negli anni passati: un ateneo, anche se con un bilancio “virtuoso”, è costretto a cedere quote del proprio turn-over ad altri atenei, che hanno il solo merito avere un bilancio, per effetto di tasse universitarie ed entrate esterne (regioni, privati, ecc.), migliore.

A questa ridotta distanza tra turn-over minimo (30%) e turn-over nazionale (50%) è ascrivibile la ragione per la quale quest’anno si sono registrati meno distorsioni rispetto alle ultime due ripartizioni. Essa tornerà ad aumentare nel 2016 (turn-over nazionale al 60%) e nel 2017 (turn-over nazionale 80%). È quindi presumibile che gli alcuni effetti anti-distorsivi che si sono osservati quest’anno siano destinati ad avere un carattere assai temporaneo.

Passiamo dunque ad esaminare i dati più da vicino.

Anche quest’anno, la Scuola Sant’Anna di Pisa deve accontentarsi del secondo posto, anche se non se la passa certo male con un turn-over del 188%: potrà quasi raddoppiare le assunzioni rispetto ai pensionamenti dell’anno precedente. Al primo posto vi è la new-entry del IMT Lucca … difficile quantificare il suo turn-over, visto che l’anno scorso ha subito 0 cessazioni e quest’anno ha ottenuto anzi, ha prelevato agli altri atenei, 1,06 punti organico. Evidentemente il campo dei numeri reali si rivela insufficiente per descrivere la complessità dei punti organico!

Seguono altre “università speciali”: Università Stranieri di Siena (174%), Roma Foro Italico (138%) e Normale di Pisa (128%).

In termini assoluti, gli atenei che hanno dovuto cedere le quote maggiori dei propri pensionamenti ad altri atenei più ricchi sono Palermo (– 15 punti organico), Napoli Federico II (– 14), Roma La Sapienza (– 13), Messina (– 10), Bari (– 9). Tutti atenei virtuosi, cioè con entrambi gli indicatori finanziari previsti dal MIUR in regola. E tutti atenei operanti nel meridione. Non è un caso che le università che hanno, al contrario, prelevato punti organico da altri atenei si trovino tutti ad operare nel Nord-Italia. Anzi, le prime tre hanno sede nella stessa città: Politecnico di Milano (+ 18 punti organico), Milano (+ 11), Milano Bicocca (+ 9). Seguono Padova (+ 8) e Venezia Ca Foscari (+ 7).

A livello di regioni, quella che è notevolmente più penalizzata risulta essere la Sicilia, a cui sono stati sottratti circa 29 punti organico, benché tutte e tre gli atenei siciliani risultano “atenei virtuosi” secondo i parametri del MIUR. Segue la Campania, con –19 punti organico. La regione che invece ha prelevato più punti organico dalle altre è stata ancora una volta la Lombardia, con un invidiabile primato di +44 punti organico.

Tutti i dati sono riassunti nella tabella in basso (abbiamo scorporato le cessazioni di RTD-a per le università virtuose, dato che a partire da quest’anno esse non rientrano nell’usuale turn-over).

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2. Tempo di bilanci. SUD: –281 punti organico,
CENTRO: –60, NORD: +341

Siamo giunti alla quarta ripartizione dei punti organico secondo un modello, previsto dal decreto-legge sulla “spending review” del Governo Monti, per il quale un ateneo è costretto a cedere quote dei propri pensionamenti ad un altro ateneo solo perché quest’ultimo lo precede nella classifica degli indicatori di bilancio (con un ruolo preminente dato dalla riscossione di tasse universitarie). Si tratta di un caso unico nella pubblica amministrazione, col paradosso che, a differenza di altre P.A., le Università sono enti autonomi e la loro autonomia è perfino sancita dalla Costituzione (non sarebbe il caso che qualche rettore sollevasse la questione di costituzionalità sulla norma del decreto legge sulla “spending review” che ha introdotto questo meccanismo perverso?).

Punti_Organico_2015_Regioni

Ne approfittiamo comunque per tracciare un bilancio di quanto accaduto in questi quattro anni. O meglio negli ultimi tre, visto che nella ripartizione del 2012 (Ministro Profumo) vi era una speciale clausola di salvaguardia (non reiterata dai ministri Carrozza e Giannini negli anni successivi) che ha limitato di molto le distorsioni.

Prendendo spunto dal recente rapporto dello SVIMEZ sulla condizione di estrema difficoltà dell’economia del Meridione, abbiamo calcolato quanti punti organico hanno perso o guadagnato tutti gli atenei italiani per circoscrizione geografica.

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Le tabelle tracciano un quadro drammatico di quanto accaduto negli ultimi anni. Per effetto dei criteri perversi utilizzati per la ripartizione dei punti organico, che premiano le università con la più alta tassazione studentesca, gli atenei del Sud e del Centro si sono visti sottrarre 281 e 60 punti organico, rispettivamente. Tali 341 punti organico “extra” hanno ingrossato gli organici delle università del Nord.

In pratica è come se, in soli 4 anni, quasi 700 ricercatori siano stati prelevati dagli organici delle università del Centro-Sud e trasferiti d’ufficio negli atenei del Nord-Italia.

La sola regione Sicilia perde 120 punti organico. La Campania ne perde 90. Viceversa la Lombardia è la regione che ne guadagna di più: quasi 180.

Un danno irreparabile e forse irreversibile alla qualità dell’offerta didattica e della ricerca in territori già con molti problemi, e che rischia di creare un circolo vizioso che avrà come effetto finale la chiusura di interi corsi di laurea, dipartimenti, atenei: meno docenti, meno corsi, meno studenti, meno introiti FFO da costi standard, meno ISEF, meno punti organico, meno docenti e così via …

Un danno che a sua volta avrà ripercussioni sullo sviluppo non solo culturale ma anche economico delle Regioni ingiustamente penalizzate dalle scelte degli ultimi governi, spesso mascherate dal paravento del merito. «Ogni volta che facciamo un provvedimento meritocratico ci sono resistenze. Ha visto quante polemiche su come abbiamo dato i punti organico» – così, per esempio, l’ex-Ministro Carrozza difendeva il suo decreto ribattezzato “ammazza-Sud”. Non è stato un intervento isolato. Non sono in pochi a pensare che, a prescindere dal “come”, sia meglio sottrarre possibilità di nuove assunzioni da alcuni atenei per concederne ad altri. Vedremo in un prossimo articolo che, dati alla mano, spesso gli atenei “premiati” sono invece proprio quelli con le peggiori politiche di reclutamento.

 

Punti_Organico_2015_Statali_vs_Speciali

Analogamente si riscontra il preoccupante travaso di punti organico dal complesso delle università statali verso le “università speciali”, fra cui vi sono gli atenei che avevano come rettori gli ultimi due ministri. Il travaso è stato pari a 47,4 punti organico. Tantissimi, considerato che stiamo parlando di istituti ed atenei molto piccoli e che spesso non hanno come missione istituzionale quella di attivare corsi di laurea triennali e magistrali.

Travaso che è destinato inesorabilmente a continuare per i prossimi anni, se non si cambierà rotta.

3. Una proposta al sottosegretario Faraone: si cominci a far applicare la legge…

Intervistato dalla giornalista Flavia Amabile sul quotidiano “La Stampa” del 14 Agosto, il sottosegretario Faraone così commenta la ripartizione dei punti organico operata dal Governo di cui fa parte, spiegando che si tratta di un «modello troppo rigido, che va cambiato»:

Una delle ipotesi prevede che i punti organico vengano calcolati tenendo conto «del reddito medio familiare della regione. Ci stiamo riflettendo. Se si ripristinasse il tetto massimo delle tasse al 20% del FFO (come prima) o se l’importo delle tasse fosse contestualizzato, la forbice tra Atenei si restringerebbe. In modo giusto, attenzione, non regalando nulla a nessuno, ma non avremmo che, rispetto alla media nazionale del 50%, qualcuno arriva al 110% di turnover (e stranamente sono al nord) e tanti (tutti al sud) che restano sotto al 30%. È un indicatore che non corrisponde alla qualità o alla virtuosità dell’ateneo ma al contesto economico di quel territorio».

Non è chiaro cosa il Sottosegretario Faraone intenda con il termine “come prima”, a proposito del tetto delle tasse al 20% del FFO: come spiegato in altri articoli, a partire dal 2012 il tetto non è stato eliminato, ma semmai modificato escludendo le tasse per gli studenti fuori-corso al numeratore ed includendo altri finanziamenti statali (PRIN, FIRB, ecc) al denominatore. Questo per contrastare le giuste proteste delle associazioni studentesche, che con numerosi ricorsi al TAR avevano ottenuto la restituzione di tasse illegittimamente riscosse da alcuni atenei del Settentrione.

Se l’ipotesi è ripristinare l’indicatore tasse ante-2012, ben venga. Ma non è questo il punto. Il problema è – ci meraviglia che Faraone non lo sappia – che il MIUR non ha mai fatto rispettare né il vecchio né il nuovo tetto alla tassazione!

Nelle tabelle di ripartizione dei punti organico 2012, 2013, 2014 e 2015 sotto la voce “tasse studenti” viene riportato il totale delle tasse riscosse, anche quelle eccedenti il tetto massimo previsto dalla legge. Un errore simile è stato commesso anche nel calcolo dell’intervento perequativo per il costo unitario studente standard.

In questo modo il MIUR concede un premio alle università che hanno violato la legge, facendo pagare tale premio agli atenei che invece la legge l’hanno rispettata. Un bel esempio di educazione alla legalità.

Non occorrono dunque nuove leggi. Basterebbe che, anche già domani mattina, il MIUR ricalcoli tutti gli indicatori per gli anni 2012, 2013, 2014, 2015 computando, nella colonna “tasse degli studenti” non il totale delle tasse riscosse, ma ponendo un limite superiore dato dal tetto del 20% di cui sopra. Se il sottosegretario Faraone è in buona fede, siamo certi che potrà adoperarsi immediatamente per una soluzione in tal senso già nei prossimi giorni.

Rifaremmo tranquillamente noi tutti i calcoli se solo il MIUR rendesse noti, in modo trasparente, i dati sulle tasse pagate da studenti in corso e fuori-corso. Riportiamo allora l’ultimo elenco a noi noto degli atenei “fuori-legge”, elaborato dall’associazione degli studenti UDU.

 

Punti_Organico_2015_tab5_UDU

Vista la corsa all’aumento delle tasse innescata dai Ministri Profumo e Carrozza con le prime ripartizioni col nuovo sistema, è verosimile che l’elenco degli atenei “fuori legge” sia ben più cospicuo di quello indicato dalla tabella (ferma all’anno accademico 2012/13). Ancora una volta, se il Sottosegretario Faraone è in buona fede, confidiamo in una “operazione trasparenza” da parte del MIUR.

Ma al di là della facile e scontata applicazione di leggi, costantemente disapplicate, crediamo che sia proprio nella sua essenza che va cambiato l’attuale sistema di ripartizione delle facoltà assunzionali negli atenei. Una proposta ragionevole parrebbe quella di applicare anche alle università, anzi a maggior ragione alle università, quanto si applica per tutte le altre amministrazioni autonome:

  • ogni ateneo con i conti in ordine possa gestire la quota di turn-over derivante dai pensionamenti del proprio organico, secondo il turn-over stabilito dalla legge (attualmente il 50%, l’anno prossimo il 60%, ecc)
  • per gli atenei non virtuosi sia concessa una riserva minima, per esempio l’attuale 30%
  • solo i punti organico così non utilizzati dalle università non virtuose, che altrimenti per così dire andrebbero “persi”, siano suddivisi tra le rimanenti università secondo veri criteri di merito (per esempio basati sulla valutazione delle politiche di reclutamento)

Troppo facile ?

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26 Comments

  1. Beniamino Cappelletti Montano says:

    Da segnalare la dura presa di posizione dell’ex-Ministro GELMINI:

    “Proporre una lettura divisiva e discriminatoria sulla ripartizione dei punti organico tra nord e sud – riflette in un comunicato Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia -, non solo è inutile ma rischia di alterare la realtà strumentalizzandola a vantaggio della polemica che sta montando intorno al piano assunzionale previsto dalla Buona scuola.”
    “Nel momento in cui il meccanismo scelto per le immissioni in ruolo dalla Buona scuola comporterà un esodo dei docenti del sud verso il nord – evidenzia l’ex ministro dell’Istruzione -, è troppo semplice cavalcare l’onda della polemica dell’Italia spaccata in due e del sud penalizzato a favore del nord.”
    “All’epoca abbiamo compiuto delle scelte di buon senso, basate su un criterio oggettivo di calcolo e di ponderazione dei punteggi, per premiare il merito e ridurre gli sprechi. Vorrei inoltre precisare che l’attuale attribuzione di punteggi è frutto di più interventi modificativi dell’originario decreto dovuti ai diversi ministri che si sono succeduti. In modo molto semplice, occorre ricordare che criteri utilizzati per la ripartizione penalizzano soprattutto le Università che spendono di più in stipendi e meno in servizi, rispetto alle entrate rappresentate dalle tasse e dall’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario, ndr). L’anno scorso si discuteva che questi criteri avvantaggiassero le università con rette più alte. Quest’anno, essendo di moda nuovamente il derby nord-sud, si stanno cercando altri pretesti per alimentare inutili polemiche” prosegue ancora la Gelmini.
    “Ancora peggio del falso ideologico che si sta cercando di proporre è quello di mettere in correlazione la riduzione dei punti organico con la perdita degli studenti ritenendo che i limiti all’assunzione del personale docente siano la causa della scarsa attrattività delle università del sud. – conclude l’esponente azzurra – Chi lo propone è un demagogo che ci vuole portare nel vecchio paradosso di chi da sempre s’interroga se sia nato prima l’uovo o la gallina.”

    • La Gelmini ha le sue responsabilità ma qui il disastro lo ha fatto il PD.

    • Concordo pienamente con Francesco.

    • “L’anno scorso si discuteva che questi criteri avvantaggiassero le università con rette più alte. Quest’anno, essendo di moda nuovamente il derby nord-sud, si stanno cercando altri pretesti per alimentare inutili polemiche” prosegue ancora la Gelmini.”
      Magari perché le rette più alte sono al Nord?
      Per la Gelmini deve essere più strano del fatto che non esista un tunnel fra la Svizzera e il Gran Sasso.

  2. Ma in che modo si può denunciare un ministero o una università che trasgredisce una legge dello stato? Procura della Repubblica, Consiglio di Stato?

  3. Collodi, il più GRANDE Italiano di tutti i tempi ha descritto tutte le più disparate realtà Italiane di tutti i tempi. Sto forse esagerando? 🙂
    Ma la “genialata” più grande è il il paese di Acchiappacitrulli, UNA località dove RETTOROCCHIO,derubato dal gatto e la volpe,viene catturato dai gendarmi e,in quanto vittima di un furto,viene condannato alla galera. In questo splendido paese infatti era stata fatta una profonda e completa riforma GELMINOCCHIA,per effetto della quale erano le vittime ad essere punite a causa della loro condizione di vittime.La logica di tutto questo era precisa e stringente,se uno veniva derubato,o truffato dei PUNTI ORGANICO,era colpevole in quanto,con la sua ingordigia aveva accumulato beni, da indurre uno a derubarlo, oppure aveva vigilato poco,o male sui suoi interessi,che qualcuno era stato spinto a defraudarlo AUMENTANDO OLTRE IL LIMITE CONSENTITO LE TASSE AGLI STUDENTI. Qualcuno dirà,ma se UNA UNIVERSITà VIENE CHIUSA PER AVER PERSO TROPPI P.O., chi pagherà per questo e perché? Certamente non sarà la salma ad essere arrestata, bensì i suoi DOCENTI E AMMINISTRATORI che non hanno saputo difendere abbastanza il loro congiunto.

  4. Vito Plantamura says:

    …bravo Mino, ottimo articolo!
    Il punto sul quale io mi sento di insistere, però, è che l’Università non si salverà da sola. Qui il punto è la rivoluzione liberale, iniziata sin dal 1980, e che negli ultimi tempi ha avuto una esclation, secondo il paradigma della shock economy o, se preferite, della zia TINA. Quindi, o invertiamo la rotta in generale, oppure non è immaginabile che si torni indietro al nostro modello costituzionale solo in campo universitario. Altrimenti, rassegnamoci al rastrellamento delle risorse, e alla loro concentrazione in pochi posti e in poche persone, ché alla fine il liberalismo è quello.
    Sembra, per altro -ma allo stato non ho i dati per confermarlo-, che lo stesso stia accadendo pure in Germania (Baviera sempre più ricca vs. Pomerania, Brema etc. sempre più povere), per cui anche essere all’apice dello schema piramidale (ché alla fine di questo si tratta) non metterebbe al sicuro (c’è apice e apice).
    Scrivendo qui, a proposito dell’anticipazione dei dati SVIMEZ, avevo segnalato che un mio articolo in argomento non era stato pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno (avevo creduto perché troppo dirompente).
    Segnalo che oggi, invece, me lo hanno pubblicato (magari chi si occupa dei contributi esterni era in ferie), col titolo “I danni della rivoluzione liberale”.
    Dico: “I danni della rivoluzione liberale”!
    Vi rendete conto?
    Non credo che, anche solo nel 2011, un titolo del genere sarebbe stato immaginabile. Ma con la crisi che, più si fanno riforme liberali, più -ovviamente, perché sono strumentali a quello, cioè alla deflazione, che conviene ai prestatori professionisti di denaro- peggiora, la gente qualche dubbio che il tutto non dipenda da “dipendenti statali fannulloni e strapagati” inizia a porselo.
    Penso che i tempi siano meno acerbi di quanto si possa ritenere. A settembre, dovremo iniziare una battaglia contro l’attacco finale della c.d. buona università.
    Non prevalebunt!
    Tom Bombadil – Tom Bombadillo
    P.S.: ho pure ricevuto una email “di viva protesta”, sul mio indirizzo privato, da parte di un lettore inferocito della GdM, che mi scrive che, se Oscar Giannino leggesse il mio articolo, riderebbe per due ore. Qualcuno conosce l’h-index di Giannino? Ma in sede di ASN la (finta) partecipazione allo Zecchino d’Oro vale? Ovviamente, non tutti gli italiani sono recuperabili…

  5. Marinella Lorinczi says:

    Ho guardato con piu attenzione i dati aggregati. Questi confermano il noto trend globale dell´aumento delle diseguaglianze come progettato e messo in opera da forze politiche al potere. Nel caso in questione non c´e soltanto trasgressione delle norme (v. tasse) ma pure la sfacciataggine (dunque il risvolto morale) di non rispondere o esporsi in prima persona. Io vorrei sentire non il sottosegretario ma il ministro, e non un ex ministro ma quello attuale (la cui universita e stata avvantaggiata da queste disposizioni) rispondere alle critiche e alle analisi. I Rettori delle universita danneggiate potrebbero prendere l´iniziativa di rivolgersi al TAR, magari insieme.Mi piacerebbe sentire il parere di un giurista.

  6. Vito Plantamura says:

    Cara Marinella,
    per un post tecnico-giuridico, sugli aspetti di legittimità amministrativa, posso rinviarti al mio
    “Decreto Carrozza,il Ministro aveva le mani legate: ma è veramente così?”
    https://www.roars.it/online/decreto-carrozza-il-ministro-aveva-le-mani-legate-ma-e-veramente-cosi/
    Proprio Mino mi segnalava che almeno un paio di Atenei avevano poi fatto ricorso: uno è la Sapienza, l’altro non ricordo qual è. Magari può aiutarci Mino. La Sapienza ha perso al TAR ma, come risulta dai dati disponibili on-line, ha dato l’incarico allo stesso avvocato per ricorrere al CdS. Lessi la sentenza TAR, che ricordo particolarmente scarna, ma, dalla sentenza, non mi pare che il ricorso -che evidentemente non ho mai letto, perché non è disponibile online- sia stato impostato proprio nel senso dei profili di illegittimità da me riscontrati.
    La verità, però, è che ormai i tempi sono maturi per ben altro. Dunque, il punto non è più trovare un Ateneo che ricorra, ma trovare un Ateneo che ricorra -o che abbia già ricorso- e che SOLLEVI LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE della disposizione, introdotta dal Governo Monti, per altro tramite dl, che ha costruito questo mostro del Sistema Universitario Nazionale, che non esiste, perché le Università sono enti autonomi.
    Quindi, il punto non sono più i dm di riparto legittimi o illegittimi (“la seconda che hai detto”), ma l’illegittimità costituzionale della stessa idea di un riparto nazionale del turn-over. Se Tizio va in pensione al Comune di Bari (e i Comuni sono enti autonomi) il suo turn-over se lo tiene il Comune di Bari punto e basta, non è che va in un paniere nazionale e viene ridistribuito. Diversamente, si accede ad una concezione delle Università come mere articolazioni territoriali del Ministero, tipo le Prefetture col Ministero dell’Interno.
    Ieri i tempi non erano maturi per una simile questione, oggi sì. La rivoluzione liberale scricchiola, il consenso le inizia a mancare.
    Conscio del fatto che i giuristi, anche di massimo livello, nei confronti del potere possono più spesso risultare come Epimeteo che come Prometeo (questa chi la capisce, la capisce: gli altri si arrangino), ieri non avrei consigliato la strada della questione di legittimità costituzionale, oggi, paradossalmente, il bersaglio grosso mi pare più facile da abbattere di quello più piccolo. Mi sembra, cioè, che la Corte stia compiendo un suo percorso, magari non lineare (vedi la caduta riguardante gli scatti stipendiali degli universitari), ma è innegabile che lo stia compiendo, e che negli ultimi mesi ci sia stato anche in questo una sorta di contro-escalation (sentenza sui controlimiti, su pensioni, sugli scatti stipendiali dei contrattualizzati).
    Per altro, qui non si tratta neppure di soldi, per cui la Corte non dovrebbe affrontare gli attacchi dei soliti noti, che l’accusano di voler mandare l’Italia in bancarotta perché difende la Costituzione(la trita fesseria dello Stato sovrano paragonato all’impresa).
    Se non ora, quando?
    Tom Bombadill – Tom Bombadillo

  7. Pingback: Ricerca, la triste migrazione dei ricercatori dal Sud al Nord « Younipa – il blog ufficiale dell'Università degli Studi di Palermo

  8. Plymouthian says:

    >Troppo facile ?
    No. L’unica proposta seria è quella di abolire i punti organico, che non hanno senso di esistere per le università.
    Poi bisognerebbe studiare come ritornare il “mal tolto” alle università del sud, perché i posti “persi” sono “aggiuntivi” a quelli già tolti per via dei tagli.

  9. Giuseppe De Nicolao says:

    Articolo di Alberto Sinopoli (Segretario Generale Flc-Cgil) e Alberto Campailla (Coord. studenti universitari Link) che inizia sulla prima pagina del Manifesto e prosegue all’interno



  10. A giudicare dalla bella cartina presentata non vedo un problema sud – nord e il titolo mi sembra una forzatura. Non inventiamoci entità geografiche inesistenti. Nella stessa città vi sono università che guadagnano e altre che perdono. Non riduciamo Roars al livello di altri siti che inventano categorie immaginarie e alimentano il tifo da stadio.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Ha ragione: non ci sono problemi, mi sembra più che evidente dalla cartina.

    • Plymouthian says:

      Delle università raggruppate a NORD solo 3 (su 23) “perdono”, al contrario tra quelle raggruppate a SUD solo 4 (su 20) “guadagnano” (o meglio perdono meno).
      In effetti…

  11. ???? C’è differenza fra daltonismo è acromatopsia. Gli Angel sono daltonici o acromatopici?

  12. Vito Plantamura says:

    Carissimi,
    mi pare che la risonanza mediatica sia la conferma, oltre che della bontà dell’articolo di Mino, anche del livello di maturazione che la questione ha assunto nel contesto sociale: circostanza che rappresenta un ottimo viatico perché la Consulta -e, ancora prima, la giustizia amministrativa- possa prendere in considerazione la questione di legittimità costituzionale, qualora sia sollevata (certo, i Giudici possono farlo pure d’ufficio, ma una sollecitazione di parte porrebbe la necessità di decidere, in un senso o nell’altro).
    La sentenza del TAR Lazio è la n. 10523/2014, il ricorrente era la Sapienza, poi era intervenuta anche l’Università di Messina.
    Come risulta -o almeno risultava a suo tempo,ché adesso non mi si apre- dal seguente link
    http://www.uniroma1.it/sites/default/files/estratti/delibera_37_17_02_2015.pdf
    la Sapienza ha ricorso dinanzi al CdS (Messina non saprei, ma non lo escludo).
    Se, come mi pare probabile, il ricorso è tuttora pendente, si potrebbe effettivamente sollevare la questione di legittimità costituzionale, per violazione del principio di autonomia universitaria, così risolvendo il problema alla radice.
    Qualche idea, o contatto con gli Atenei interessati?
    Se le parti -e, soprattutto, i loro prestigiosi difensori: certamente più competenti di me- vagliassero la questione, e la trovassero fondata, potrebbero decidere di sollevarla.
    Qualcuno può muoversi in tal senso?
    Tom Bombadillo
    Signore della Vecchia Foresta

  13. Giuseppe De Nicolao says:

    Ne parla anche l’Unione Sarda del 23.08.2015:
    ___________________

  14. Non trasformiamola nella solita storia dei capponi di RenzI
    😉

    Qui non è il nord che ruba al sud, ma i politici che razziano l’università (a favore dei camionisti-tassisti-clienti etc) un po’ di più al sud, ma anche al nord. … e sono anche furbi perché attuano la strategia più vecchia del mondo: “dīvide et īmpera”.

  15. Pingback: Tabelle dati Punti Organico 2015 | ilSarrett

  16. alesarrett says:

    Per gli eventuali interessati, ho estratto i dati delle tabelle del decreto per possibili riutilizzi: https://ilsarrett.wordpress.com/2015/08/26/tabelle-dati-punti-organico-2015/

  17. Beniamino Cappelletti Montano says:

    Oggi su “L’Eco di Bergamo” il Presidente della CRUI (Paleari) si compiace del “risultato straordinario” dell’ateneo di cui è rettore nella “classifica dei punti organico”.
    L’articolo, nella sua brevità, è anche una pieno di strafalcioni, come per esempio il fatto che “la media delle altre università si attesta intorno al 70%” (ma quando mai? il turn-over nazionale è al 50%, lo sanno pure i sassi!), e non menziona il tema tasse, su cui Bergamo è primatista italiano (rapporto tasse / FFO > 50% !).

    http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=481BL1&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

  18. Vito Plantamura says:

    Carissimi,
    ho provato pure io a dare un contributo, con un articolo apparso oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno, ed andato in rassegna stampa MIUR, per cui, se volete, potete leggerlo al seguente link:
    http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=485WRI&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1
    Il titolo giornalistico è SUD, ATENEI COLPITI A DISPETTO DELLA COSTITUZIONE (quello mio era più sfumato). In effetti, il testo contiene anche una risposta alla questione giustamente sollevata dal post “La voce della mediocrità”.
    Ma la questione di legittimità costituzionale -visto che il ricorso dovrebbe pendere dinanzi al CdS, e che quindi sarebbe astrattamente sollevabile- è ovviamente quella che mi premeva maggiormente.
    Per questa ragione, mi permetto di chiedere a ciascuno che legge di voler dare il massimo risalto all’articolo, facendolo circolare, così creando la possibilità che la voce giunga all’orecchio di chi può sollevare la questione…certo, magari ci hanno già pensato autonomamente, ma forse no; magari leggendo la questione la trovano una barzelletta, o comunque totalmente infondata e/o inammissibile, ma forse no…
    Mi pare che tentare non possa nuocere.
    Tom Bombadillo

  19. Giuseppe De Nicolao says:

    Anche l’Espresso del 10.09.2015 riprende il dato sul “travaso” di 700 ricercatori equivalenti



    https://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2011/11/Espresso-100915-Sud.pdf

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