definitivo(Il logo “Per la Scienza Per la Cultura” e’ stato disegnato da Letizia Moricca. I diversi colori rappresentano la disoccupazione giovanile. I dati sono stati estratti da qui  – Colonna youth unemployment rate 2013. I colori sono Rosso per >45%, Arancione 30-45%, Giallo scuro 20-30%,,Giallo 10-20%, Giallo chiaro <10% Bianco: paesi non EU)

 

La ricerca scientifica e il sistema universitario si trovano in una situazione drammatica. I frutti avvelenati della Legge Gelmini, coadiuvati dagli interventi dei successivi governi, stanno raggiungendo il loro scopo: sottodimensionare il sistema universitario e introdurre un controllo politico, mai tentato prima, sulla ricerca fondamentale. Obiettivi realizzati, il primo attraverso la riduzione del 20% del finanziamento che è diventato un taglio del 90% del reclutamento e del 100% dei progetti di ricerca di base, e il secondo attraverso la creazione dell’agenzia di valutazione Anvur al di fuori di ogni standard tecnico accettabile e affidato a una casta di professori, adusi a ruoli dirigenziali, scelti dalla stessa Gelmini in base criteri sconosciuti.

Questa situazione, aggravata dagli effetti della crisi economica, è sul punto di compromettere il futuro dellenuove generazioni di ricercatori e dunque la tenuta stessa del sistema. Situazioni simili ma più direttamente connesse alla politica economica imposta dall’Europa, si trovano in Grecia, Spagna, Portogallo e Francia dove ampie coorti di giovani talenti sono costrette ad abbandonare i propri studi e i finanziamenti sono stati drasticamente ridotti. Al contrario del pareggio di bilancio, entrato in Costituzione, il trattato di Lisbona, che si proponeva di portare al 3% la spesa per ricerca e sviluppo, rimane inattuato accentuando lo sviluppo scientifico molto squilibrato degli Stati membri dell’UE che sta alla base della forbice economica tra il nord e il sud dell’Europa.

Nonostante sia assodato che l’investimento statale in ricerca è uno dei motori principali dello sviluppo economico, non c’è nessuno sforzo per dirigere la spesa pubblica verso quei settori di qualità che potrebbero dare, nel medio e lungo termine, una struttura solida al tessuto produttivo. Al contrario, nel campo della ricerca è in atto un trasferimento di risorse finanziarie e umane dai paesi dell’Europa meridionale a quelli dell’Europa settentrionale che ne amplifica le differenze inibendo ogni speranza di ripresa.fq-delacroix

Per rimettere al centro dell’azione dei governi la ricerca e l’innovazione, un vasto movimento di ricercatori in tutta Europa sta organizzando una serie d’iniziative il prossimo autunno: gli scienziati devono contribuire efficacemente a superare la crisi economica e morale che stiamo vivendo. In Italia vi sarà una grande mobilitazione “Per La Scienza e La Cultura” per ottenere il rifinanziamento della ricerca di base e del diritto allo studio, per una nuova politica di reclutamento e per la de-burocratizzazione dell’università che deve cominciare proprio dalle dimissioni del Consiglio Direttivo dell’Anvur e dal suo radicale e complessivo ripensamento giacché si è dimostrata nociva e ha dato luogo a un insensato spreco di risorse umane a finanziarie.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 8 settembre 2014

ps l’immagine del dipinto di Delacroix e’ stata usata nella prima pagina de Il Fatto Quotidiano del 8 settembre, che ha dedicato vari articoli alla mobilitazione. Ai link di seguito si possono leggere dalla rassegana stampa del CNR mentre qui e’ possibile scaricare il PDF delle pagine rilevanti 

9 Commenti

  1. A me non è chiaro il finale “In Italia vi sarà una grande mobilitazione “Per La Scienza e La Cultura…”
    Credo che manchi un punto interrogativo…
    Forse ci sarà questa mobilitazione ma dovremmo cercare di farlo sapere ai ricercatori … i ricercatori italiani sono già di per sé poco inclini alla protesta … se poi non gli facciamo neanche sapere che c’è una mobilitazione..
    Dove, come, quando ? (dando per scontato il perché …)

    • Gentile VitoM non manca un punto interrogativo. Ci sara’ una mobilitazione e’ in fase di preparazione e a breve daremo dettagli su come si puo’ prendere parte e quale sara’ il nostro contributo.

  2. Impossibile non essere d’accordo con lo spirito dell’iniziativa. Non so peraltro se le dimissioni del direttivo Anvur siano un passaggio necessario o utile a un nuovo cammino della ricerca in Italia. Se bastassero quelle potremmo, penso, essere ottimisti sul futuro dell’Università. I problemi mi sembrano altri, e cioè la mancanza di libertà di investimento da parte del governo, o dei governi, al di là dei proclami di circostanza. Investire richiederebbe un aumento della spesa pubblica. Stare nell’eurozona, che piaccia o meno, richiede invece la sua riduzione, e l’Università è chiamata come tutti i comparti dello Stato a fare la sua parte. Lo insegnano i fatti di questi ultimi anni, sintetizzabili nelle cifre che l’appello di Sylos Labini ricorda: tutti i governanti, con l’eccezione di Tremonti, hanno detto che l’istruzione e la ricerca sono importanti e vanno sostenute, ma tutti hanno sottratto risorse.

    Continueranno a farlo: non possono fare altrimenti. Il modello economico europeo, fondato su pilastri ben noti (esportazioni – surplus commerciale – riduzione del debito pubblico – moderazione salariale), costituisce in sé un ostacolo all’espansione o anche solo al mantenimento del sistema universitario nella sua dimensione attuale. Ricordate le “cinque università” del programma iniziale di Renzi? La direzione è quella. Più Università vorrebbe dire lavoro maggiormente qualificato e salari più alti: il contrario del vero senso di marcia dell’eurozona – nonostante le pie intenzioni di Lisbona.

    • Nessuno pensa che le dimissioni del direttivo Anvur “bastino”, ma che siano necessarie a me sembra fuor di dubbio. Comunque il problema è ridisegnare l’Anvur che è una agenzia mal concepita da un punto di vista politico. Non è assolutamente vero che “Investire richiederebbe un aumento della spesa pubblica”: la scelta di disinvestire in R&S è una scelta politica che nessuno, tantomeno la EC, può imporre.

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