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Lettera della CRUI al Ministro Giannini su scatti e trattamento pensionistico

Pubblichiamo la lettera inviata dal Presidente della Crui, Gaetano Manfredi, al Ministro Giannini in relazione alle criticità della questione retributiva della docenza universitaria e, in particolare, la neutralizzazione degli effetti futuri del blocco degli scatti stipendiali.

CRUI_logo

Il Presidente

Roma, 26 gennaio 2016 Prot. 125-16/P/rg
Al Ministro, Sen. Prof.ssa Stefania Giannini
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
E, p. c. Al Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca Prof. Marco Mancini
MIUR

Gentile Ministro,

il 31 dicembre 2015 si è concluso il regime di blocco degli scatti stipendiali del personale docente delle Università, disposto dal decreto legge 78/2010.
I docenti universitari, come e forse più di altri comparti del settore pubblico, hanno contribuito, in questi anni, al risanamento della finanza pubblica italiana, come è giusto che sia in un momento di difficoltà del Paese. Ciò che non può essere giusto è che quel contributo produca effetti sproporzionati, che vanno ben oltre il tempo limitato del blocco degli scatti, proiettandosi in maniera rilevante sull’intera vita lavorativa dei docenti nonché sul loro futuro trattamento pensionistico. Questi effetti danneggiano maggiormente i giovani ricercatori e i docenti nella progressione iniziale della carriera, incidendo, peraltro, su un quadro retributivo della docenza universitaria italiana fortemente penalizzato e penalizzante rispetto ad altri Paesi Europei, che mina significativamente l’attrattività del nostro sistema nei confronti delle eccellenze della ricerca.
Conoscendo la sua sensibilità verso la questione, riteniamo, pertanto, necessario e urgente avviare le possibili azioni da mettere in campo per affrontare le criticità della questione retributiva della docenza universitaria e, in particolare, la neutralizzazione degli effetti futuri del blocco degli scatti stipendiali.

Con i miei migliori saluti.

Gaetano Manfredi

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26 Comments

  1. nicola perrotti says:

    vorrei segnalare che lo stipendio dei docenti è diminuito significativamente anche per la norma che comporta la cancellazione dello scivolamento degli scatti nel passaggio da una posizione all’altra. Ricordiamo, sempre per fare un esempio, che i magistrati trascinano tutti gli scatti nei vari passaggi di carriera, dal momento che sono considerati un unico ruolo. I docenti, chissà perché, prima ne trascinavano il 50% e sembrava già tanto.
    Ora ogni posizione parte da zero e progredisce con la lentezza e l’aleatorietà che sappiamo. Se è, anche solo, parzialmente comprensibile il perché vengano persi gli scatti dal passaggio da ricercatore di tipo B a professore associato, in considerazione del fatto ( nefandum !!) che il ruolo dei ricercatori è stato cancellato. Non si capisce perché gli scatti si perdano anche nel caso di ricercatori a tempo indeterminato che diventano associati e ancor meno si capisce perché si debbano perdere nel passaggio fra professore associato ed ordinario che costituiscono un solo ruolo, in due fasce, esattamente come accade per i magistrati. Questa ulteriore penalizzazione riduce molto le aspettative di guadagno dei docenti. La cosa, insieme alla cancellazione del ruolo dei ricercatore, rende la carriera veramente poco appetibile per “richiamare le eccellenze” per dirla con i Rettori.

  2. Marco Vianello says:

    ma allora il tavolo tecnico esiste oppure la CRUI lo sta chiedendo con questa lettera?

    qualcuno ha notizie su come sia composto e sulla tempistica?

    • Un tavolo esiste. Rappresentanti del ministero, crui, cun e qualche altro che non ricordo più. Vedremo se i proff. Giannini e Mancini si degneranno di essere presenti e di confrontarsi con i colleghi professori. Ma a prescindere, meglio ragionare sul testo della lettera e non immaginare chissà quali miracoli futuri. Testo soft, come è consuetudine della Crui, e nessuna comparazione con le altre categorie del pubblico impiego.
      Donde nessuna garanzia che al ‘tavolo’ possano tirare fuori le unghie e che ottengano qualcosa. Anche la storia del ‘tavolo’, alla vigilia delle scadenze della vqr sembra essere fumo negli occhi, fate fate vqr perché noi intanto siamo al tavolo; poi se non ci riusciamo non è colpa di nessuno, noi ci abbiamo provato e intanto la vqr è stata fatta, grazie a Dio e pietra sopra. Sospiro di sollievo.
      Lo si intuisce dalla limitazione delle eventuali e non meglio calendarizzate trattative (delle quali siamo stati informati dal nostro Rettore) ad “affrontare [solo] le criticità della questione retributiva della docenza universitaria e, in particolare, la neutralizzazione degli effetti futuri del blocco degli scatti stipendiali.” che sarebbero l’impedimento maggiore all’attrattività ecc. E’ chiaro che indicando solo la questione stipendiale, si sottintende solo l’opposizione alla vqr, recte: la sua neutralizzazione. E non si prospettano le problematiche riassunte nell’articolo di Semplici.
      Ma a chi interessa l’attrattività retributiva guardando al futuro di IIT, del polo post-expo, delle fondazioni universitarie e dunque della semiprivatizzazione dell’università italiana? Soprattutto ora che di nuovo si dovrà mettere mano ai conti pubblici, perché la revisione di spesa andrà rivista, a quanto pare. Tavoli, banchi, banche …
      Da sottolineare di nuovo l’immane e intollerabile pasticcio concettuale e di calcolo sul quale si fondano la vqr e la sua ‘campagna’.

  3. Enrico Mauro says:

    Anche i rettori, coi propri tempi, ci arrivano, più o meno.
    Non dimentichiamo che avremo poi a che fare, unici nel pubblico impiego credo, con gli scatti ‘meritocratici’, che farebbero sì che uno come Wittgenstein, che non pubblicava nulla, andasse in pensione con lo stipendio di ingresso. Non so se rendo l’idea.
    Le cose dette dal collega Perrotti sono esattamente le ragioni per cui la nostra NON è una carriera, ma solo una sovrapposizione di fasce, ruoli, periodi, chiamiamoli come ci pare.
    Quanto alle eccellenze straniere o italiane residenti all’estero (tipo mio fratello), non mi starei a preoccupare. Non verrebbero nemmeno se gli stipendi fossero triplicati domattina. Ci sono mille altri motivi per non venire, accademici ed extraccademici (per dirne uno: le statue vergognosamente coperte come ai tempi della controriforma e il conseguente, penoso rimpallo di responsabilità).

  4. Bella lettera. Complimenti al presidente della CRUI. Però se l’avesse mandata un po’ prima – per esempio a settembre/ottobre quando è iniziata la discussione sulla legge di stabilità – forse adesso il problema sarebbe già stato risolto.
    Credo che se verrà trovata una soluzione nei prossimi mesi, si debba tutti ringraziare Carlo Ferraro: lui ha iniziato più di un anno fa a porre il problema nelle sedi istituzionali e intorno a lui si è raccolta la protesta contro la VQR.
    Gaetano Manfredi è un ingegnere sismico di fama internazionale e sa bene che per risolvere i grandi problemi è necessario fare previsione e prevenzione, piuttosto che rincorrere l’emergenza o, peggio, il soccorso post-catastrofe. Le condizioni per un ruolo più incisivo della CRUI per rappresentare nelle sedi istituzionali le giuste istanze del sistema universitario adesso ci sarebbero tutte. Speriamo bene.
    Sarebbe bello se il MIUR desse qualche segnale sulle questioni poste dalla lettera e magari anche sul pasticcio burocratico della VQR che ogni giorno pare sempre più complicarsi.

  5. Ferraro e pochi altri combattono da almeno tre anni … la CRUI si sveglia a tempo scaduto … meditate gente, meditate!

    • Se si sveglia, significa che prima dormiva. E certamente non faceva né previsione né prevenzione, altrimenti non saremmo dove siamo. Senza minimamente alludere alle competenze professionali dell’attuale presidente, che semmai ha ereditato la situazione e cerca di fare quel che può o piuttosto ciò che l’atmosfera cauta e sonnolenta della Crui gli consente.

  6. Sarebbe interessante capire come dovrebbe avvenire questo, comunque sacrosanto, riconoscimento giuridico.
    Nel mio caso, l’orologio scatti si è rotto, nello statino, a “1 anno mesi 4 giorni 2”. A gennaio 2016 ha ricominciato a girare e questo mese compare “1 anno mesi 5 giorni 2” (mi sono commossa, manco avessi vinto la lotteria).
    Questo significa che mi mancavano 7 mesi per l’agognato scatto automatico nel (ormai) lontano 2011.
    Ora, senza ricostruzione (cilicio e in ginocchio sui ceci), fra 7 mesi avrò lo scatto automatico che avrei dovuto avere nel 2011.
    Con la ricostruzione (solo ginocchio sui ceci per quanto ormai perso), in teoria, dovrei considerare:
    – nel 2011, scatto automatico pre-avvento della piaga Gelmini;
    – 2011+3=2014, scatto meritocratico post-avvento piaga;
    – 2014+3=2017, prossimo scatto meritocratico.
    Dovrei (?) dunque produrre un rapporto sul trienno 2011-2014, secondo un regolamento sugli scatti meritocratici, ancora inesistente che dovrebbe quindi essere fatto e poi essere retroattivo fino al 2011, e infine approvato in caso da una commissione che si riunisce oggi in seduta spiritica richiamando il suo spettro del 2014?
    Sarebbe interessante vedere cosa si dovrebbe fare dopo tutti questi pasticci.
    A meno di non riconoscere tutto d’ufficio. Ma, anche se non sono esperta, non mi sembrerebbe legale.

  7. @Lilla “Sarebbe interessante capire come dovrebbe avvenire questo, comunque sacrosanto, riconoscimento giuridico.” … Semplice verrà un principe azzurro a cavallo del suo destriero, che dopo aver sconfitto orchi, draghi e stregoni cattivi, ti darà un casto bacio sulla fronte … ma dico io dopo aver lottato con orchi, draghi e stregoni, almeno un bacio vero, non sarebbe stato meglio???

    • … la storia continua … quindi come d’incanto ti si sbloccherà tutto compreso gli scatti automatici e premiali in modo retroattivo e proattivo e, ovviamente, quant’altro … il tutto in un ambiente fiabesco che ricorderà vagamente il Tunnel dalla svizzera al gran sasso e i più fortunati potranno anche avere delle visioni della Gelmini che piange con Renzi che le aciuga le lacrime

    • Macché…quando il principe crede di essere arrivato alla fine del Tunnel Gelmini, più o meno nella zona di Acquasanta Terme cioè, quando finalmente si dice: “Oh, finalmente baci, non mazzate”, ecco che qualche altra disgrazia si abbatte su di lui.
      Al momento deve risolvere l’enigma VQR.
      La serva IRIS gli para dinanzi tutti i suoi articoli, e ANVUR, figlio di MIUR, con voce cavernicola (non cavernosa) e minacciosa, gli dice: “Ne puoi scegliere solo duee! Quali sono quelli che quando li hai scritti non pensavi mai che nascondessero dei percentili IPP e che sarebbero potuti stare un giorno lontano nella parte giusta del grafico CIT-JM dell’ASJC dell’anno in cui li hai scritti, costruito con le distribuzioni cumulative di tutti i JM e di tutte le CIT di tutti gli altri???”
      Il principe, con un’espressione tra l’incredulità e lo smarrimento nello spazio cosmico, prova a dire: “Scusa, ANVUR figlio di MIUR, non è che mi rispieghi la storia del grafico AJ…ASJ… e poi anche…”
      “Zittoo!! Sei tu che lo devi risolvere, non io!! E poi non ho finito.
      Se li sceglierai male, una carestia si abbatterà sul tuo ateneo.
      Se ti rifiuterai di sceglierli, la rabbia del tuo Direttore e del tuo Rettore si abbatteranno su di te, e sarai messo alla gogna con la scritta: “distruttore dell’ateneo”.
      Ma se sceglierai, comunque li sceglierai, al compimento dell’80 anno di età, avrai perso 90.000 euro!”
      Segue risata mista tra quella di un demone e quella di una iena.
      A questo punto il principe pensa “Stica..voli”e che se avesse effettivamente accettato quel posto come cameriere al Billionaire di Briatore, a 5000 euro di mance “esentasse”, adesso sarebbe sempre sorridente. E fan…o il Tunnel, l’Ipp, l’ASJC, gli scatti e la ricostruzione di carriera.

    • A Lilla: non per fare la femminista, ma direi “Anvur figliA di Miur”. Il genere femminile della combriccola “Miur, Anvur e suo direttivo”, ne esce sorridente e vittoriosA dall’intera faccenda, nevvero? MaternA e comprensivA, chinA sui dolori altrui. Ne dobbiamo essere orgogliosE.

  8. più che un principe azzurro, mi sembra un prof universitario inca … volato via sulle ali della misteriosa aura che circonda la fiabesca professione del ricercatore universitario … o in alternativa un camionista gentile che si adira leggermente … e gli girano i cogli … ioni che re agiscono con dei radicali liberi che non sono dei principi azzurri, ma più che altro …mi sembra un prof universitario inca … volato via sulle ali della misteriosa aura che circonda la fiabesca professione del ricercatore universitario … o in alternativa un camionista gentile che si adira leggermente … e gli girano i cogli … ioni che re agiscono con dei radicali liberi che non sono dei principi azzurri, ma più che altro …

    • Un “camionista gentile”… 🙂 🙂
      E’ la rivisitazione universitario-camionistica del principe azzurro classico.
      Ma anche questi soggetti sono rarissimi, come i principi azzurri appunto.
      Gli altri al massimo si fanno “belli” nei consigli di dipartimento quando si tratta di spuntare qualche decimo di punto organico o di dire quanto sono bravi 😉

  9. Dire che la lettera della Crui sia morbida e’ usare un eufemismo…….Mi ha sfiorato il pensiero che forse i rettori temano che il riconoscimento giuridico dei nostri scatti possa andare a pesare sui loro budget, nel senso che il governo non dara’ i soldi ma dira’ “trovateli nei vostri budget”. Sono digiuno di budget e burocrazia ministerial e posso aver detto una grandissima cavalata ma mi interesserebbe sentire commenti da chi di voi ne sa di piu’.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Non è per nulla una cavolata: un riconoscimento degli scatti senza un corrispondente incremento di FFO è una prospettiva decisamente preoccupante per i vertici degli atenei.

    • Infatti, non è assolutamente una cavolata. I rettori hanno sempre paura di dover trovare i soldi per coprire gli scatti stipendiali in tempi di vacche magre. Qualcuno si ricorderà, in questi ultimi anni, le lamentele di alcuni rettori per non riuscire più, dopo i tagli importanti dell’FFO, a coprire i soli stipendi già bloccati.
      Guardando le tabelle sulle spese di ateneo, ci sono università che impiegano più del 90% dell’FFO per coprire le spese di personale.
      Il fatto, però, è che i rettori dovrebbero portare avanti la battaglia per un incremento dell’FFO in grado di coprire l’eventuale riconoscimento giuridico, dopo aver ottenuto quest’anno nella legge di stabilità un incremento “premiale” (non vincolato comunque agli scatti, ma utilizzabile per gli scatti).
      Dopo di che affrettarsi a varare il regolamento per gli scatti meritocratici, che tenga conto anche degli scatti che sarebbero dovuti avvenire nel quinquennio di blocco.
      Gran lavoro e ci vogliono i… gli ioni, ma si tratta di non mortificare la dignità dei propri dipendenti e di evitare che ne vengano lesi continuamente i diritti, dopo che l’obolo per il risanamento della crisi è già stato abbondantemente versato nel quinquennio. Quello dovrebbe bastare.
      E’ un discorso di giustizia sociale.
      Non è giusto che c’è chi paghi più di altri (anche relativamente a posizione e ruolo, sto dicendo) per errori fra l’altro ai quali è completamente estraneo, come la voragine pubblica sulle pensioni ad esempio, di entità impressionante.
      .
      E’ un discorso di giustizia sociale, e non dovrebbe andarsi a sovrapporre ad altri discorsi, come la necessità di risorse per nuovo personale, per la ricerca, per le borse di studio.
      Sono tutti temi che altri paesi europei affrontano e hanno affrontato con spese ben superiori alla nostra, in tutti i casi: stipendi docenti, % PIL per la ricerca, borse di studio, tasse minori per gli studenti.

  10. OOT
    Ma se uno vince un articolo 18 in una sede diversa dalla sua, quando prenderà servizio nella nuova sede, potrà mettersi in aspettativa nella vecchia sede?
    Chi sa rispondermi? Grazie

    • Eh no. Chi vince in un’altra sede diventa dipendente dell’università che ha bandito il concorso stanziando gli 0.7 p.o. o l’intero punto budget, per un posto da associato o ricercatore rispettivamente.
      Come dice giustamente Nicola Ferrara, se si vuole tornare nella sede precedente occorre vincere di nuovo un concorso, sempre art. 18.

    • “…stanziando gli 0.7 p.o. o l’intero punto budget, per un posto da associato o ricercatore rispettivamente”.
      “Ordinario” volevo dire, naturalmente, non ricercatore.

  11. nicola perrotti says:

    Credo che sia proprio così. Mi hanno spiegato che la spesa relativa agli scatti continua ad essere erogata, solo che gli atenei sono stati autorizzati ad utilizzarla diversamente. D’altra parte sperare di essere sostenuti dai rettori è come sperare in babbo natale o nella befana. Che dicevano i rettori quando la Gelmini ( damnatio memoriae) cancellava il ruolo dei ricercatori e la partecipazione dei professori all’organo deliberante della facoltà’?. Abbagliati dalla prospettiva di un management top down , hanno rinunciato al ruolo zdi custodi della libetra’ didattica e di ricerca dei professori, per accontentarsi del ruolo più’ squallido di banali superiori gerarchici. E cosi noi siamo automaticamente diventati policarpo dei tappetti, alla ricerca dello scatto.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      nicola perrotti: “sperare di essere sostenuti dai rettori è come sperare in babbo natale o nella befana”
      _____________________
      Il commento di perrotti pecca di ingenerosità verso chi ha sempre lottato con coraggio e fermezza per impedire che l’università venisse messa al sacco. Già dal 2010, la CRUI aveva elaborato una lucida strategia per mettere rapidamente fine al blocco degli scatti: da un lato esortava la politica a varare la riforma Gelmini e intanto teneva a bada docenti e ricercatori rassicurandoli che i rettori avrebbero difeso i loro interessi.
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      Enrico Decleva sulla calendarizzazione al Senato della Legge Riforma

      “Suscita allarme ed apprensione l’eventualità che la calendarizzazione al Senato della legge di riforma dell’Università, possa slittare a dopo il 14 dicembre”: dichiara il presidente della CRUI e rettore della Statale di Milano Enrico Decleva.

      “ Si corre il serio rischio, con la crisi politica che si aprirà quasi inevitabilmente a quel punto, che la legge, già approvata dai due rami del Parlamento, non venga mai emanata.

      Con pesanti e immediati effetti per chi vive e lavora in università, quali l’impossibilità di procedere a qualsiasi forma di reclutamento, la vanificazione dei 1500 posti di professore associato da destinare annualmente ai ricercatori con abilitazione ad associato, il mantenimento del blocco degli scatti stipendiali. Per non dire delle ripercussioni di vario tipo che più in generale si determinerebbero nella vita negli atenei.

      In queste condizioni – conclude Decleva – tenuto conto della gravità del momento che il Paese sta vivendo, si può solo fare appello al senso di responsabilità di tutti i gruppi politici affinché trovino una soluzione procedurale accettabile, nell’ovvio rispetto dei rispettivi ruoli, usufruendo degli spazi che il calendario del Senato oggettivamente offre.”
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      http://tinyurl.com/gm5kkhh
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      Per un beffardo e imprevedibile (?) scherzo del destino l’esito non fu dei più felici, ma non mi sembra il caso di perdere la fiducia per così poco.

  12. Nicola Ferrara says:

    @OOT “Ma se uno vince un articolo 18 in una sede diversa dalla sua, quando prenderà servizio nella nuova sede, potrà mettersi in aspettativa nella vecchia sede?”
    Penso proprio di no. L’aspettativa può essere concessa se si va a ricoprire un ruolo a termine (p.e. Direttore di una Agenzia o Azienda Pubblica, cariche elettive, incarichi politici, forse quando si diventava straordinari o associato non confermato). Attualmente si vince una posizione di Associato o di Ordinario (ruolo definitivo) quindi penso non si possa chiedere aspettativa nella propria sede.
    Se fosse concessa una aspettativa senza assegni, i punti organici della vecchia sede dovrebbero essere congelati e non utilizzabili (fino a quando? Per sempre?), inducendo problemi seri di mantenimento del corpo docente.
    Se si vuole ritornare alla propria sede bisogna vincere un nuovo concorso art. 18 comma 1 o, se si superano i tre anni di lontananza dalla vecchia sede, art. 18 comma 4.

    • Grazie a Nicola e Lilla per le risposte. Mi sembrano logiche, le vostre argomentazioni, ma qualcuno sosteneva il contrario portando come esempio la situazione di diversi colleghi che sono in aspettativa nella propria università italiana, ma lavorano tranquillamente all’estero.

  13. Nicola Ferrara says:

    @Giuseppe De Nicolao
    “un riconoscimento degli scatti senza un corrispondente incremento di FFO è una prospettiva decisamente preoccupante per i vertici degli atenei”.
    Giuseppe De Nicolao ha decisamente ragione, se non si supera il blocco del finanziamento (FFO piatto) ci troveremo nella squallida posizione di dover decidere se finanziare gli scatti o il turn-over con grave pregiudizio del rapporto tra nuove e vecchie generazioni inducendo anche in campo universitario uno scontro generazionale (che di fatto già esiste).
    In molti dipartimenti si sta brindando ipotizzando un recupero cospicuo di punti organici per il reclutamento o per le progressioni di carriera ignorando che i punti organici sono finanziati nell’ambito delle risorse ordinarie, le stesse risorse che dovrebbero alimentare il recupero del blocco degli scatti.
    Per tali motivi senza un recupero sostanziale del finanziamento del sistema universitario ci aspettano due alternative: blocco sostanziale della progressione economica o blocco sostanziale del reclutamento e delle progressioni.
    Si conferma la veridicità del vecchio detto popolare: Senza soldi non si cantano messe.

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