[ndr: Il sito lavoce.info pubblica la seguente lettera “Riceviamo da un gruppo di accademici basati in università italiane ed estere l’espressione di perplessità sulla nomina del nuovo presidente dell’Istat, Giorgio Alleva….” Il gruppo dei 40 accademici è composto da 13 redattori de lavoce.info e da 9 sostenitori/candidati della lista Fare per Fermare il Declino (FID).  La discussione riguarda la presidenza di un ente di ricerca molto sensibile politicamente. E’ accettabile che nella nomina ci sia un’ingerenza tanto esplicita da parte di un gruppo di accademici che ha totalizzato lo 0,7% con la propria lista alle ultime elezioni? ] e1

 

Dissento completamente da quanto sostengono i sottoscrittori della lettera. Molti di loro appartengono a quella categoria di economisti che ritengono di avere la verità in tasca e che saper giocare con i loro modellini legittimi chiunque a definirsi economista. A tale proposito andrebbe ricordato il manifesto pubblicato molti anni fa da Sylos Labini, Luigi Spaventa ed altri economisti che diffidavano dell’approccio dei quantitativi-dogmatici sostenendo che dimenticavano che l’economia è una scienza sociale e non uno scialbo scimmiottamento delle scienze “dure”. Va altresì ricordato che gli economisti tanto in voga in questo momento e che in Italia vanno per la maggiore non sono stati in grado di dare risposta alla famosa domanda della regina Elisabetta in occasione della sua visita alla London School of Economics, tempio dell’economia mondiale, nel novembre 2008: “Com’è possibile che nessuno si sia accorto che stava arrivandoci addosso questa crisi spaventosa?”.

Nello specifico va rilevato che il presidente dell’ISTAT, oltre ad essere persona competente nel campo statistico (ed economico), deve avere adeguate capacità politiche, relazionali ed umane, deve garantire l’affidabilità democratica, ed ha il compito di gestire il lavoro di migliaia di persone, ingenti fondi e, soprattutto, garantire la qualità e l’indipendenza della statistica ufficiale. Tali competenze nulla hanno a che vedere con le pubblicazioni e le citazioni sulle riviste che, a sentire gli estensori della lettera, sono dirimenti nella scelta del vertice dell’ISTAT. Peraltro è noto come, non di rado, i più eminenti scienziati siano molto bravi in laboratorio ma scarsetti nei rapporti con gli altri e con il mercato quando voglio trasformarsi da inventori a innovatori.

Negli scorsi decenni abbiamo avuto due eccellenti presidenti dell’ISTAT, Guido M. Rey ed Alberto Zuliani, che hanno fatto fare all’Istituto un decisivo passo avanti in termini di ricerca, qualità, organizzazione del lavoro (naturalmente con tutte le critiche che si debbono muovere a chi prende decisioni, ed agli errori commessi). Se i nostri solerti censori bibliometrici si volessero divertire a replicare l’esercizio, molto probabilmente otterrebbero risultati non dissimili da quelli di Alleva in termini di “produttività” scientifica.

Nel caso, infine, di Giorgio Alleva, che al momento è sulla graticola delle commissioni parlamentari, sarebbe anche onesto e giusto prendere atto di tutto il suo curriculum, e valutare le sue capacità dimostrate nel campo statistico, anche all’interno dell’ISTAT.

Ho infine un suggerimento da fare ai sottoscrittori della lettera.Invece di fare una battaglia bibliometrica di retroguardia, chiedano al presidente del Consiglio di attivarsi per cambiare l’assurda e ridicola legge che prevede che, per esse candidato alla presidenza dell’ISTAT, bisogna essere professore universitario ordinario di materie statistiche o economiche – ed i firmatari sono tutti  professori universitari ordinari.

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46 Commenti

  1. Continuo a sostenere, come ho fatto su Lavoce, che il presidente istat non deve essere un top researcher.
    Quanto alle capacità statistiche del Prof. Alleva, ebbene sono stato suo studente al corso di statistica II (oggi si chiamerebbe avanzata) e la qualità del suo insegnamento e conoscenza delle cose sono di primo ordine.
    Per il redattore della voce che è intervenuto: credo che sia molto poco democratico e corretto consewntire a qualcuno (anonimo) di insinuare relazioni amicali tra il futuro presidente istat ed il ministro Madia, senza prove. Mi meraviglio della Voce.info, ed anzi mi tocca, ben volentieri, fare i complimenti alla redazione Roars per la trasparenza, sebbene spesso io mi trovi in totale disaccordo con la linea di pensiero che rappresenta.
    Ma come diceva voltaire, vado a memoria: non sono d’accordo con le tue idee ma mi batterò affinché tu le possa esprimere.

  2. Completo per trasparenza, in quanto ricercatore appartenente al dipartimento del Prof Alleva, che sotto la sua direzione il dipartimento ha mutato rotta aprendosi all’esterno, incentivando la ricerca e promuovendo la partecipazione di tutte le componenti accademiche.
    Ed aggiungo, sempre per la trasparenza che tale situazione richiede, che il mio nome è Mauro Rota.

  3. @Lilla. Mi fa veramente piacere che anche un murale possa essere un contributo alla nostra crescita culturale e umana, e che aggiunga senso alle parole che ci diciamo e che scriviamo. Sono debitore a Lilla ed agli altri della relativa bibliografia – siamo ricercatori, no? La foto l’ho scattata la settimana scorsa a Plaza del Carmen, quartiere San Angel di Città del Messico (che invito a visitare: è veramente interessante). http://en.wikipedia.org/wiki/San_%C3%81ngel

    • @Giorgio, grazie di nuovo.
      Mi vengono in mente due cose da augurarmi.
      Intanto, spererei di aver sempre colleghi e colleghi/amici che mi stimassero tanto da produrre attestati come quelli che ho letto piuttosto che classificarmi con dei numeri, ma, ancora più importante, che mi rispettassero tanto da avere il coraggio di farlo quando è più difficile o si rischia di pagarlo personalmente.
      E, secondo, spererei di andare presto in Messico.

  4. @StefanoFachin (sf1). Fachin sia tranquillo che quanto scrive viene letto con onestà intellettuale.
    Veniamo alle sue osservazioni procedendo punto per punto.
    1. Prendo atto che Fachin è uno statistico e non un economista. Innocente o meno, le firme più conosciute e “visibili” dei sottoscrittoti della lettera sono quelle di un ben identificato gruppo di economisti. Sarebbe certamente stato utile accertarsi chi erano i 40 firmatari, ma ciò avrebbe richiesto un bel po’ di tempo; non credo comunque che il presidente Renzi o i ministri destinatari della lettera si siano messi a verificare la loro appartenenza disciplinare. In ogni caso, se questa “mancanza” viene ritenuta una colpa, chiedo venia.
    2. L’affiliazione dei firmatari della lettera è variegata, d’accordo. E nessuno contesta ai docenti della Bocconi, a quelli espatriati o, come dice Fachin, a quelli di umili università italiane (la Sapienza non è certamente un’università di second’ordine) di esprimere il proprio illuminato parere. Ma l’iniziativa è caratterizzata in modo chiaro. Chi è salito a bordo della nave sapeva chi era il capitano, che tipo di vascello era e dove si dirigeva. Comunque prendiamo atto con piacere che anche un docente della Sapienza è tra i firmatari (ciò dimostra che siamo in un paese libero e democratico, dove le università non sono consorterie, ma luoghi anche del dissenso – tanto per capirci Alleva e Fachin lavorano ambedue alla Sapienza).
    3. Non concordo sul terzo punto di Fachin. Lui scrive “a mio parere i migliori della lista erano più o meno a pari merito 3 o 4 (per capire chi sono basta Google, non c’è bisogno lo scriva io)” e “annunciare in pompa magna dei criteri per fare una operazione di immagine, e poi disattenderli completamente in pratica, vuol dire prendere in giro la gente.” Fachin dunque effettua una valutazione del suo collega sulla base dell’analisi dei dati di Google e contesta l’operato – giusto o errato che sia – di chi aveva in compito di effettuare la scelta (consiglio dei ministri, le due commissioni parlamentari). Sul secondo punto non mi esprimo qui. Sul primo ritengo che ergersi a giudice facendo riferimento soltanto al dato bibliometrico soprattutto da parte di un collega statistico e della stessa università non sia un indice di bon ton. Almeno gli economisti hanno la scusante che non sono in grado di entrare nel merito, ma Fachin no, è del mestiere, e se boccia Alleva significa che ne ha le prove. Con franchezza, e con il dovuto rispetto, credo che Fachin abbia mal valutato la portata dell’iniziativa e le funeste (fortunatamente sventate) conseguenze che avrebbe potuto produrre una lettera pubblicata nel sito di cui è presidente uno dei 40 firmatari con il titolo “Un presidente senza qualità” – a cui ha fatto seguito il titolo di un altro giornale “Istat, ‘da nomina di Giorgio Alleva ripercussioni sulla reputazione del Paese’” http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/29/istat-da-nomina-di-giorgio-alleva-ripercussioni-sulla-reputazione-del-paese/1043844/.

    • caro Sirilli,
      ahimè, ho purtroppo passato da molto tempo l’età beata in cui si agisce senza pensare alla portata delle proprie azioni. Per il resto, essendo indeciso tra due citazioni che possono chiudere questo inutile dibattito, le metto tutte e due.

      “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

      “continuiamo così, facciamoci del male…”

      buona giornata a tutti 🙂

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