Politica Scientifica

Bisogna fermare il monumento all’antimeritocrazia nei terreni dell’Expo

«Il 30 novembre scorso il direttore di Iit mi ha contattato per introdurmi al progetto con un messaggio irricevibile (“Sulle neuroscienze si vuole ovviamente parlare con te di possibili collaborazioni con il tuo team”). Un invito a sedermi al banchetto dei selezionati arbitrariamente e politicamente per ricevere una pioggia di denaro pubblico» Una proposta «che era un chiaro deragliamento dell’etica pubblica e una corruzione dell’etica della scienza, in quanto nega e confligge con una valutazione oggettiva, comparativa, trasparente e partecipata tra i possibili contenuti di Human Technopole». La scienziata e senatrice Elena Cattaneo torna sulla polemica Human Technopole con una lunga intervista a Repubblica in cui spiega le sue critiche al nuovo progetto: «Gli atenei, i centri di ricerca e i singoli ricercatori non possono tacere. Se decideranno di farlo, non si potrà fare molto in futuro, anche per piccoli e grandi abusi che pure mi vengono segnalati». Un allusione alla Conferenza dei Rettori? In effetti, la CRUI, impegnatissima a reprimere #stopVQR (senza aver mai nemmeno citato la protesta nei documenti ufficiali), è risultata inspiegabilmente distratta nei confronti dei nuovi 1.500 ricercatori e 1,5 miliardi del progetto Human Technopole.

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La scienziata e senatrice Elena Cattaneo torna sulla polemica Human Technopole con una lunga intervista a Repubblica in cui spiega le sue critiche al nuovo progetto. Nel frattempo è impossibile non rilevare che la Conferenza dei Rettori è sempre impegnatissima a reprimere #stopVQR (senza aver mai nemmeno citato la protesta nei documenti ufficiali) ma è inspiegabilmente distratta nei confronti dei nuovi 1.500 ricercatori e 1,5 miliardi del progetto Human Technopole. Con tutta la buona volontà e comprensione: ma perché non sciogliere la CRUI dato che non serve a nulla di utile per la comunità scientifica di questo paese?

tutti-gli-animali-sono-uguali

Comunque non tutti i Rettori sono uguali e ce ne sono alcuni più uguali degli altri. Non si tratta sicuramente di quelli degli atenei del sud, troppo occupati a perdere tempo a organizzare fantomatiche e inutili primavere (ehi ragazzi quest’anno l’inverno non c’è stato). I rettori degli atenei del nord hanno invece sgomitato per sedersi al tavolo, un red ocean, di Human Technopole per portare a casa qualche briciola. La senatrice Cattaneo illustra in poche parole molto efficaci e critica duramente le modalità di come questo progetto è stato impostato:

“una fondazione di diritto privato largamente finanziata con risorse pubbliche […] “Il Governo ricorda ha invertito le priorità. Domandandosi prima “che facciamo di questi terreni” invece che “di cosa ha bisogno la ricerca in Italia “. Non solo. Il 30 novembre scorso il direttore di Iit mi ha contattato per introdurmi al progetto con un messaggio irricevibile (“Sulle neuroscienze si vuole ovviamente parlare con te di possibili collaborazioni con il tuo team”). Un invito a sedermi al banchetto dei selezionati arbitrariamente e politicamente per ricevere una pioggia di denaro pubblico” Una proposta “che era un chiaro deragliamento dell’etica pubblica e una corruzione dell’etica della scienza, in quanto nega e confligge con una valutazione oggettiva, comparativa, trasparente e partecipata tra i possibili contenuti di Human Technopole”. Rispedita al mittente perché “per me la difesa dello statuto etico e del metodo scientifico è una scelta precisa e non negoziabile, anche in tempi di vacche magre, anche a costo di scegliere le strade più strette”.

La Senatrice Elena Cattaneo che aggiunge anche:

“Gli atenei, i centri di ricerca e i singoli ricercatori non possono tacere. Se decideranno di farlo, non si potrà fare molto in futuro, anche per piccoli e grandi abusi che pure mi vengono segnalati.

[…]

bisogna fermare il monumento all’antimeritocrazia che si sta edificando oggi nei terreni dell’Expo. I coordinatori dei sette ipotetici centri di Human Technopole sono già stati nominati a tavolino senza alcun bando. Bando cui invece saranno soggetti i mille ricercatori previsti.

[…]

Mi auguro che gli scienziati italiani non ascoltino e seguano il canto delle sirene di finanziamenti pubblici privi di competizione tradendo senza scuse e per sempre la natura della scienza e del suo metodo. Gli intellettuali e chi fa della conoscenza una professione sono una risorsa del Paese finché non sono in obbligo con alcuno. Quando diventano corifei a contratto, perdono credibilità».

 

La Redazione di Roars, a differenza della quasi totalità dei media italiana, della stampa generalista e specializzata in questioni scientifiche, ha criticato in maniera circostanziata IIT e Human Technopole. Ricordiamo sempre qualche numero per fissare le idee:

• L’IIT in dieci anni ha ottenuto l’1% del suo budget di finanziamento dalle imprese
• Metà del finanziamento statale ricevuto, per un totale di 1 miliardo, giace in depositi infruttiferi della Banca d’Italia
• Non è mai stato pubblicato un bilancio come invece previsto dallo statuto
• Non è mai stato attivata l’amministrazione trasparente.
• Il direttore scientifico è stato nominato senza bando ed è lo stesso dalla fondazione dell’Istituto avvenuta 13 anni fa.

Riportiamo le 10 domande cui né l’efficiente ufficio stampa dell’IIT, né il suo direttore scientifico hanno finora risposto:

1. Perché IIT non applica le norme sulla trasparenza e integrità della pubblica amministrazione visto che la quasi totalità dei suoi fondi arrivano direttamente dal bilancio dello Stato? A cominciare dal fatto che i bilanci di IIT, a differenza di quelli delle università, non sono pubblici?

2. Perché, a differenza di quanto avviene per le università, non sono pubblici i contratti, gli importi e le modalità di selezione dei consulenti e collaboratori di IIT?

3. Perché, a differenza di quanto avviene per le università, non sono pubblici i dati relativi agli organi di indirizzo politico-amministrativo -ivi compresa la situazione patrimoniale- e degli incarichi amministrativi di vertice, comprensivi dei compensi? Quanto dura la carica di direttore scientifico, considerato che Cingolani è in carica dal 2005?

4. Su che base e con quali procedure sono stabilizzati i ricercatori? Chi sceglie chi stabilizzare e chi lasciare nel precariato? Quanti sono i lavoratori che escono da IIT alla scadenza del contratto?

5. Con quali criteri, da chi e con quali procedure sono stati scelti i responsabili dei centri in cu è organizzato IIT? Perché queste procedure non sono pubbliche come per le università?

6. Con quali criteri e chi decide quali gruppi di ricerca universitaria finanziare? Che forma hanno e quanto costano le interazioni di IIT con le università italiane? Perché queste procedure non sono trasparenti e pubbliche come invece avviene per le linee di finanziamento del MIUR e dei maggiori centri di ricerca europei?

7. Perché, a differenza di quanto avviene nelle università, i cittadini che finanziano IIT con le loro tasse non possono leggere né gli atti del Consiglio, né del Comitato Esecutivo, né gli atti che sottendono le decisioni prese dal Direttore Scientifico?

8. A quanto si legge sul sito, IIT sembra svolgere unattività interna di valutazione. Chi sceglie i membri del board, con quali procedure e quale è il loro compenso? Come fa un organo nominato dagli organi di governo a valutare accuratamente? E, soprattutto, dove si possono leggere i rapporti di valutazione?

9. A quanto ammonta il costo per articolo di IIT visto che sulla base di un semplice indicatore di produttività, il politecnico di Bari ha performance migliori di IIT? Quanti articoli sul totale sono pubblicati da personale che presenta doppia affiliazione (IIT ed una università italiana o straniera)?

10. Nel progetto di IIT-Technopole chi ha scelto i sette poli e chi ha selezionato i direttori dei centri? Con quali procedure sono avvenute tali scelte?

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4 Comments

  1. Ka Sen. Cattaneo ha centrato il problema. L’operazione ITT è stata gestita in modo abbastanza dilettantesco. Iniziamo dall’inizio. Ci si aspettava, da buoni naif, un forte contributo dalle imprese : non si è ancora capito che da noi le imprese vogliono dallo stato, non danno. Idem dall’università. Sarebbe ora di fare un bilancio degli stage/tirocinii in modo da misurare quanti giovani si stabilizzano in % grazie (?) a questi è il costo per le università anche in carico amministrativo oltre che in crediti persi. Perché non renderli volontari ? Inoltre si introduce il concetto di precarietà, lavoro a tempo , part time, demansionato. Diciamo si addestra, non si forma. Per chi ? Per chi riceve e beneficia in appalti da ITT. Vedremo quanto metteranno le varie multinazionali su Milano in cambio di formazione professionale. Non è lo scopo dell’università essere ufficio di formazione professionale per le aziende. Il modello gestionale che wi voleva sello di ITT, da ampio spazio a comportamenti arbitrari. È un po la strada delle fondazioni, si creano strutture esterne dove alcuni nominati fanno quel che vogliono: parallelamente a itt anche le partecipate vanno analizzate con la lente. Così dice il CNR visto la situazione in cui versa , di cotanta manna per ITT ? Mi piacerebbe a titolo personale aaperlo.
    Tutti i rapporti tra ITT e imprese e anche in termini di produzione oltre che di brevetti andrebbero analizzati. L’itt di Milano appare una operazione finanziaria volta a coprire debiti pregressi ed a utilizzare i terreni. Bene se viene gestita con trasparenZa.

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