Breve resoconto di un incontro tra riviste on-line nelle scienze sociali ed umane. Riviste caratterizzate da varietà di stili con il tratto comune dell’attitudine all’autonomia, sia formale che sostanziale, nei confronti delle Università e delle Associazioni scientifiche di riferimento.

Lo scorso 20 Settembre si è svolta ad Ancona nel corso del XXXVII convegno AISRe (Associazione Italiana di Scienze Regionali), una tavola rotonda tra le riviste on-line che operano nel campo delle  scienze sociali ed umane in Italia.

I partecipanti sono stati:

agriregionieuropa.it, rivista di economia agraria, con il Direttore Franco Sotte;

diacronie (studistorici.com), rivista di studi storici, con il Direttore Deborah Paci e il caporedattore, Jacopo Bassi;

roars.it, rivista che si occupa di ricerca, con il redattore Alberto Baccini;

planum.net, rivista di urbanistica e planning, con il caporedattore Giulia Fini;

sviluppofelice.wordpress.com, rivista di economia dello sviluppo, con la redattrice Claudia Sunna;

eyesreg.it, rivista on line di Scienze Regionali, con gli autori di questo post a rappresentarla.

Per quanto ne sappiamo, è stata probabilmente uno dei primi eventi di discussione tra riviste scientifiche esclusivamente on-line; più frequenti sono infatti i confronti tra riviste scientifiche tradizionali (cartacee).

L’obiettivo era quello di conoscersi, innanzitutto. Ciascuno ha presentato la strategia e la linea editoriale, le scelte in fatto di approccio scientifico e divulgazione, la struttura e l’organizzazione interna, il formato e i contenuti, i principali numeri su diffusione e visibilità. Si è quindi svolto in una seconda fase un dibattito tra i partecipanti utile e far emergere le esigenze, i punti di interesse comune, su cui eventualmente ragionare per poter accrescere il potenziale della comunicazione scientifica e divulgativa delle riviste on-line in questo campo.

Da confronto, sono emersi diversi “modelli” di rivista scientifica on-line. Dalla rivista scientifica tout-court, che pubblica articoli scientifici, con ISSN e referaggi anonimi (es. Diacronie e Agriregionieuropa), alla rivista blog, che punta essenzialmente ad essere un luogo di confronto e dibattito su temi rilevanti (Sviluppofelice); alle riviste poste “a metà strada”, con carattere scientifico (con ISSN e referaggio), ma fortemente votate alla divulgazione e al dibattito pubblico (EyesReg); alle riviste caratterizzate da diverse sezioni, e ampio spettro di linguaggi e registri, in cui convivono gli spazi per il dibattito e l’attualità, con la dimensione più strettamente scientifica (Planum e Roars).

Sono emersi poi diversi elementi rilevanti comuni. Il problema delle risorse, per esempio. Le riviste on-line difficilmente riescono ad avere accesso a risorse consistenti, e nonostante questo, raggiungono risultati importanti in termini di qualità delle pubblicazioni, e soprattutto di diffusione, all’interno del loro campo ma non solo. Il contributo volontario è la principale risorsa di queste riviste, ma la sostenibilità finanziaria rimane sempre un problema urgente.

Le competenze specifiche, poi. La realizzazione di riviste di questo genere richiede competenze e conoscenze avanzate e impone a maggior ragione la necessità del reperimento di risorse utili per disporre di uno staff specializzato dedicato. La propensione, quindi, ad essere piattaforme multi-obiettivo. Le riviste on-line sono capaci di svolgere non solo le funzioni di rivista ma perseguono anche finalità formative, informative, di dibattito pubblico e di networking.

E infine l’attitudine all’autonomia. Queste riviste si caratterizzano per una relativa autonomia, sia formale che sostanziale, nei confronti delle Università o delle Associazioni scientifiche di riferimento. Di qui la scelta talvolta di una sorta di neutralità politica, in altri casi invece di una chiara impostazione culturale o ideologica.

Nel dibattito che è seguito, sono emerse alcune prime proposte per mettere in comune le rispettive esperienze, per creare sinergie e cercare di “fare rete”:

  • la promozione collettiva delle riviste con link reciproci di autopromozione, affinché ci possa essere maggiore interconnessione e comunicazione tra le riviste, nonostante la diversità disciplinare che le caratterizza
  • la creazione di una rete, a un primo stadio informale, delle riviste on-line attive nel campo delle scienze sociali e dintorni
  • la descrizione e la diffusione di casi studio di successo di riviste on-line, attraverso la pubblicazione di un numero monografico, dedicato appunto all’illustrazione delle strategie, del funzionamento, e dei risultati delle diverse riviste, nonché all’ elaborazione di una proposte di divulgazione scientifica e sviluppo del dibattito culturale.

Altre proposte e prospettive vanno auspicabilmente suggerite ed elaborate, per unire le forze e a beneficio di tutti.

La comunicazione scientifica on-line nel campo delle scienze umane e sociali vive oggi un notevole dinamismo e cambiamenti molto intensi, rispetto al quale bisogna avere il più possibile avere un approccio necessariamente propositivo, pro-attivo, e collaborativo. Ciò che apparentemente accade in Francia per esempio (si veda il caso della piattaforma web comune www.revues.org), è indicativo che in altri paesi si è più avanti. E’ tempo che anche in Italia, di fronte a questa piccola “rivoluzione”, tutti i protagonisti non si facciano trovare, come capita purtroppo in altri campi, impreparati, e provino in una certa misura, nell’interesse comune e nel rispetto delle rispettiva autonomia, a “fare sistema”.

1 commento

  1. A conforto degli autori, forse è utile fa notare che in questo momento, nel mondo, le riviste on-line non sono né casi isolati né, tanto meno, rivoluzionari.

    Per quanto concerne l’Italia, basta consultare la Directory of Open Access Journals (https://doaj.org/) per rendersi conto che indicizza quasi 300 riviste in lingua italiana, fra le quali molte proprio di scienze umane e sociali.

    Quanto al problema della sostenibilità finanziaria, un certo numero di importanti università italiane – tramite il sistema bibliotecario o l’university press – offrono la possibilità di pubblicare riviste on-line senza costi a carico dei ricercatori. Ecco alcuni esempi:

    http://riviste.unimi.it/

    http://www.sba.unibo.it/it/almadl/servizi-almadl/pubblicare-riviste-scientifiche-di-qualita

    http://www.ojs.unito.it/

    http://www.fupress.com/riviste

    Revues.org, dal canto suo, non nasce dalla collaborazione fra riviste, ma è una piattaforma offerta da Open Edition, un editore che ha abbracciato l’accesso aperto e il modello “freemium”.

    E proprio perché le riviste on-line non sono più una novità, esiste anche una ricca riflessione e sperimentazione volta a superare la prassi di trasferire semplicemente la stampa, con tutti i suoi limiti, sulla rete.

    Ecco per esempio l’overlay journal del matematico Tim Gowers (http://poynder.blogspot.com/2016/04/the-open-access-interviews-sir-timothy.html), che applica la revisione paritaria tradizionale ma sugli articoli pubblicamente disponibili in ArXiv, oppure The Self Journal of Science (http://bfp.sp.unipi.it/aisa/self/) – un archivio multidisciplinare con servizi comunitari di revisione, classificazione e discussione.

    Nel mondo delle scienze umane, segnalo almeno la riflessione e la pratica di K. Fitzpatrick:

    http://btfp.sp.unipi.it/it/2012/02/laccademia-dei-morti-viventi-parte-terza-i-testi/

    Perché, infatti, selezionare prima e pubblicare dopo, se non abbiamo più i vincoli tecnologici ed economici dell’età della stampa? In rete si può fare molto di più che scambiarsi i link, com’era comune negli anni ’90 del secolo scorso. Per chi desidera, nell’ambito delle scienze umane e sociali, una prospettiva non sul passato, bensì sul presente e sul futuro, suggerisco di dare un’occhiata a quanto dice J.-C. Guédon:

    http://btfp.sp.unipi.it/it/2015/11/oltre-la-rivista-laccesso-aperto-futuro/

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