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Scatti: quanto ti hanno stangato? Più o meno di 100.000 euro? Scopri qui cosa ti costa il “mutuo perpetuo”

È un vero e proprio “mutuo perpetuo”. No, non è un refuso, ma un inesorabile prelievo a rate dal vostro stipendio che vi porterà a versare – da adesso alla pensione – anche più di 100.000 Euro. Lo scherzo del destino è che siete solo voi e i colleghi che condividono la vostra professione ad essere vittima di questa “stangata” che si ripercuoterà pure su buonuscita e pensione. Nulla viene invece chiesto alle altre categorie di lavoratori. Basta uno scenario di questo genere a giustificare uno sciopero? In queste ore, parecchi docenti universitari sfogliano la mergherita recitando «Sciopero? Non sciopero?». C’è chi ha paura del giudizio dell’opinione pubblica. C’è chi non se la sente di creare disagio ai suoi studenti, anche solo rinviando di due settimane l’appello d’esame o facendolo saltare, quando ce n’è un altro da qui a fine ottobre. Ma c’è anche chi non ha messo a fuoco la “stangata” che lo sciopero cerca di scongiurare. Il Movimento per la dignità della docenza universitaria non chiede indietro nemmeno un euro dei quattrini persi a causa del blocco quadriennale degli scatti condiviso con molte altre categorie (anche se non tutte, si veda il caso dei magistrati). Il problema è che solo per i docenti universitari 5 anni sono andati perduti a fini del calcolo dell’anzianità. Detto altrimenti: per chi è entrato in ruolo prima del 2010, cinque anni di carriera sono evaporati per sempre. E con essi i due scatti che avrebbe ricevuto e non vedrà mai più. È come se avesse contratto un “mutuo perpetuo” che lo obbliga a versare, fino al pensionamento, l’equivalente annuo di quei due scatti. Ricevendo in cambio … niente, se non un’ulteriore decurtazione di buonuscita e pensione. Ma quanti soldi sono? Dipende naturalmente dal ruolo e dalla posizione stipendiale alla fine del 2010. Roars mette a disposizione un semplice “stangatometro” che consente in pochi secondi di stimare (per difetto) l’entità del vostro mutuo virtuale. Un numerino (o numerone) che potrà sostituire la classica margherita nella difficile scelta che vi attende.

Per approfondire:

Note

  • Il mutuo è perenne per chi rimane in servizio nello stesso ruolo senza promozioni. Per esempio, un professore associato che diventa professore ordinario, cessa in quel momento di pagare le rate del “mutuo perenne”. Un’eventualità assolutamente auspicabile, ma che deve fare i conti con il calo del numero di posti da ordinario e anche con la possibilità che lo stipendio da professore ordinario non sia superiore a quello maturato nel ruolo da associato.
  • Per semplicità, non vengono considerati coloro che sono entrati in servizio a partire dal 2011 e che pure risultano penalizzati.
  • Il calcolo si basa sulle tabelle pubblicate nel 2010 dal Sole 24 Ore. Tali tabelle quantificavano i valori minimi e massimi del mancato aumento annuo lordo dovuto al blocco triennale degli scatti. Infatti, a seconda delle anzianità, nel corso del triennio c’era chi avrebbe perso un solo scatto biennale e chi ne avrebbe persi due. Dal momento che, ai fini giuridici, il blocco è stato esteso a un quinquennio, si applica a tutti il valore massimo del mancato aumento, relativo alla perdita di due scatti [il secondo scatto sarebbe stato persino maggiore di uno scatto biennale pre-2010, dato che dal 2011 sono subentrati scatti triennali]. Tale valore è la rata annua del “mutuo perpetuo”, il cui pagamento immaginiamo iniziare nel 2015 e terminare nell’ultimo anno di servizio. I versamenti dei primi quattro anni sono rientrano nelle misure di austerità condivise da un’ampia platea di dipendenti pubblici. I successivi versamenti del “mutuo perenne” rappresentano il sacrificio specificamente imposto alla categoria dei docenti universitari.
  • Il calcolo dei danni economici è per difetto perché non si considerano rivalutazioni  e nemmeno gli effetti sulla buonuscita e sulla pensione [e il secondo scatto perso è di entità maggiore rispetto a un vecchio scatto biennale].

 

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20 Comments

  1. Sigismondo says:

    “l mutuo è perenne per chi rimane in servizio nello stesso ruolo senza promozioni. Per esempio, un professore associato che diventa professore ordinario, cessa in quel momento di pagare le rate del “mutuo perennE”.

    Confesso di non avere molta dimestichezza con i numeri. Perché un neo-ordinario, diventato tale durante il blocco, non è soggetto al “mutuo perenne “? grazie

    • Giuseppe De Nicolao says:

      L’associato che diventa ordinario, perde tutta l’anzianità (è stata abolita la ricostruzione di carriera) e inizia una carriera con scatti triennali. In effetti, potrebbe perdere uno scatto triennale se entra in servizio non troppo dopo il 2010. Ma se entra un po’ più tardi, potrebbe scamparla.

  2. Piccola precisazione: dire che “quattro anni di carriera sono evaporati per sempre. E con essi i due scatti che avrebbe ricevuto e non vedrà mai più” non è esatto. La riforma del 2010, infatti, ha reso gli scatti (dopo il primo maturato a partire dallo “sblocco”) non più biennali, ma triennali e (per così dire) “meritocratici”. Dunque il danno immediato (al di là di quello ‘permanente’ che ben sappiamo) consiste nel maturare il primo scatto successivo al 2011 con quattro anni di ritardo; mentre quelli dopo, in ogni caso, sarebbero maturati ogni tre anni, e con regole che sta ad ogni Ateneo stabilire (molti non l’hanno ancora fatto). In concreto, la riforma Gelmini non ha reso solo triennali gli scatti, ma li ha del tutto aboliti in quanto meccanismo automatico (ho la sensazione che molti colleghi questo non l’abbiano ancora capito).

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Ha ragione fausto_proietti, che ringrazio. È anche vero che lo scatto post-riforma (triennale) sarebbe stato più sostanzioso di uno scatto pre-riforma (biennale). La perdita di due scatti biennali (ipotizzata dallo stangatometro) è meno penalizzante della perdita di uno scatto biennale e di uno scatto triennale. Per questa ed altre ragioni, lo stangatometro fornisce una stima per difetto del mutuo perpetuo.

  3. Sigismondo says:

    Non così per chi è diventato ordinario in base ai concorsi pre Gelmini, anche se ha preso servizio dopo il 2010 . In tal caso c’è stata la ricostruzione di carriera

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Direi che perderà un po’ meno soldi di chi è diventato ordinario nel dicembre 2010.

  4. Sigismondo says:

    La ringrazio. Dunque il calcolatore non vale per questa tipologia di docenti? Non è una critica, sia chiaro!

  5. Saverio Regasto says:

    Se al “mutuo perpetuo” si aggiunge anche il mancato adeguamento ISTAT previsto dall’art. 24, comma 1, della legge 448/1998, allora si comprende per davvero come la nostra categoria è oggetto di un attacco politico senza eguali.
    L’ultimo adeguamento al costo della vita (che come è a tutti noto è stabilito annualmente in un DPCM) risale al 2010. Begli anni 2011-2015 è stato “congelato” similmente agli scatti, nel 2016 l’Istat con una lettera lo ha quantificato come pari a 0 (ma la Presidenza del Consiglio dei Ministri si è ben guardata dall’emanare il relativo decreto). Per il 2017 siamo in escatologica attesa, temo senza speranze. Per dare una idea dal 2001 al 2010 l’adeguamento ha consentito un recupero dell’inflazione pari al 29% totale.

  6. Francesco Veniali says:

    E’ evidente che l’età anagrafica è un fattore importante per il calcolo della rata del mutuo. Ho usato lo stangatometro per calcolare la rata che pagheremo (dovremmo pagare?) io e i miei coscritti nati nel 1952: da questi calcoli emerge che fra di noi il valore massimo del mutuo lo pagheranno i professori ordinari che nel dicembre 2010 erano in classe 5.
    Indovinate in che classe ero io nel dicembre 2010. LOL

    • In termini assoluti, forse. In termini relativi, a essere più penalizzati sono sicuramente gli RTI a inizio carriera nel 2010, dal momento che, a partire da una retribuzione ridicolmente bassa, si trascineranno gli effetti del provvedimento per tutta la loro lunga vita lavorativa.

    • Francesco Veniali says:

      Evidentemente, e me ne scuso, non era chiaro che parlavo a parità di età anagrafica e quindi a parità di anno di pensionamento.
      Ciò premesso e chiarito, dallo stangatometro emerge che fra tutti i professori ordinari, associati e ricercatori nati nel 1952 e che quindi andranno in pensione nel 2022 chi pagherà la rata più alta saranno gli ordinari che nel 2010 erano in 5 classe.
      Il mio scatto di ilarità (ridi per non piangere)era relativo al fatto che io appartengo esattamente a quella categoria di professori.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      legge di Murphy …

    • Francesco Veniali says:

      E, inoltre, per conferma, la stessa situazione si ripete per tutte le date di nascita: chi pagherà la rata più alta del mutuo saranno sempre gli ordinari che nel dicembre 2010 erano in 5 classe. Quindi, ma ne parlo con il sorriso sulle labbra, chi era in classe 6 nel dicembre 2010 prendeva uno stipendio superiore ma pagherà una rata del mutuo più bassa.
      Ma l’art. 53 della Costituzione vale ancora?

  7. I chiamati post-Gelmini alla fine del 2014 / inizio 2015 dovrebbero avere un anno non riconosciuto ai fini dell’anzianità.

  8. Tanto per uscire dalla logica “the rich get richer”, con il lungo precariato ormai diffuso sarebbe utile (fare pressioni per) reintrodurre la ricostruzione della carriera. Ormai sono finiti i tempi in cui si diventava RTI a 27 anni…

  9. MarcelloGA says:

    La cosa grave è che il taglio ha colpito soprattuto i giovani. Fra cui tanti che, per evitarlo, hanno portato milioni e milioni di finanziamenti internazionali in paesi più seri.

  10. Pingback: Lo sciopero dei docenti universitari. Fenomenologia del non aderente sofferente

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