Il Politecnico di Milano dichiara come sua terza missione la Sostenibilità Ambientale attraverso una dichiarazione che compare  nella pagina ufficiale. Fanno parte di questa linea strategica la sottoscrizione del Protocollo Lombardo per lo sviluppo sostenibile e l’iniziativa del Campus Sostenibile, con la finalità di contribuire a trasformare il quartiere universitario in una parte di città che possa rappresentare un modello per qualità della vita e sostenibilità ambientale. Eppure, nel 2017, appena un anno dopo l’insediamento dell’attuale Rettore Ferruccio Resta, nel quadro dei progetti destinati alla riqualificazione del Campus Leonardo da Vinci, viene inserita l’edificazione di un nuovo edificio al posto di un parco esistente da almeno una cinquantina d’anni: il parco del Campus Bassini. L’Ateneo opta per una procedura di Intesa Stato-Regione che consente di saltare diversi passaggi altrimenti richiesti nell’istruttoria edilizia, consentendo al Politecnico di ottenere la conformità urbanistica ed edilizia delle opere, nella più totale estraneità dei cittadini del quartiere e del Municipio. Quelli di noi che, come me*, tengono corsi che si occupano di sostenibilità, continuano e continueranno a lezione a spiegare i principi di sostenibilità in base ai quali si dovrebbe gestire il territorio e pianificare l’urbanizzato, evitando di chiedersi se gli studenti ci prendano ancora sul serio? O saremo, nostro malgrado, gli ennesimi latori di quella triste lezione sulla differenza importante tra il dire e il fare, tra le dichiarazioni roboanti e la reale pratica? Possiamo solo augurarci che l’autorevolezza dell’istituzione sopravviva a questa pagina ben poco edificante della sua storia.

* Arianna Azzellino è docente di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Politecnico di Milano

Accade oggi al Politecnico di Milano.

Si avete letto bene. L’Ateneo che dichiara come sua terza missione la Sostenibilità Ambientale attraverso questa dichiarazione che compare appunto nella pagina ufficiale (https://www.polimi.it/terza-missione/sostenibilita-ambientale/):

L’Ateneo persegue gli obiettivi dello sviluppo sostenibile attraverso le attività istituzionali, la ricerca e la didattica. Il progetto di Sostenibilità Energetica e Ambientale attua politiche volte alla razionalizzazione nell’uso dell’energia nel contesto universitario, alla riduzione delle emissioni di CO2 e al miglioramento della qualità ambientale in università, mediante la gestione ottimizzata e l’aggiornamento delle infrastrutture e del patrimonio costruito, nonché il rinnovamento degli stili di vita per favorire comportamenti virtuosi. In particolare, le sfide urgenti riguardano la disseminazione di conoscenza e la sensibilizzazione della nostra comunità, il contenimento delle emissioni di CO2 e l’efficienza energetica, l’incentivazione della mobilità sostenibile e dell’economia circolare. Il progetto valica i confini dell’università, coinvolgendo anche cittadini, istituzioni e aziende e costruendo alleanze con realtà nazionali e internazionali.

Fanno parte di questa linea strategica la sottoscrizione del Protocollo Lombardo per lo sviluppo sostenibile al quale il Politecnico ha da qualche mese aderito impegnandosi a promuovere stili di vita più sostenibili e a stabilire nei prossimi mesi un proprio programma di misure o iniziative, centrate su temi che vanno dalla conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici, all’economia circolare, dalla transizione energetica verso lo sviluppo delle fonti rinnovabili allo sviluppo della mobilità sostenibile. E ancor più centrato sulla sostenibilità è l’iniziativa del Campus Sostenibile, nata nel 2011, dall’unione delle forze del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Milano, con la finalità di contribuire a trasformare il quartiere universitario in una parte di città che possa rappresentare, attraverso il contributo attivo di tutta la popolazione universitaria e degli abitanti del quartiere, un modello per qualità della vita e sostenibilità ambientale. Tra gli obiettivi che il progetto si pone, vi sono il rinnovamento del campus in chiave sostenibile; la sperimentazione di innovazioni prodotte dalla ricerca universitaria; l’attivazione di progetti pilota all’interno degli spazi degli Atenei; il ripensamento degli stili di vita e la realizzazione di ambienti più accoglienti, nonché la diffusione di una cultura della sostenibilità tramite attività di formazione e divulgazione aperte all’intero quartiere.

Eppure, nel 2017, appena un anno dopo l’insediamento dell’attuale Rettore Ferruccio Resta, nel quadro dei progetti destinati alla riqualificazione del Campus Leonardo da Vinci, viene inserita l’edificazione di un nuovo edificio per il Dipartimento di Chimica, al posto di un parco esistente da almeno una cinquantina d’anni: il parco del Campus Bassini. La necessità di trovare degli spazi adeguati per il Dipartimento di Chimica è un problema che ha una lunga storia per il Politecnico di Milano per il quale fino al progetto attuale non erano state trovate soluzioni accettabili. Nel 2014, durante il rettorato di Giovanni Azzone, erano state discusse in Senato due ipotesi: la prima, quella ritenuta migliore all’epoca, che considerava la costruzione di un nuovo edificio sviluppato in altezza al posto di un edificio attualmente esistente ed ospitante l’ex Dipartimento di Energia Nucleare (l’ex-CESNEF) di cui veniva prevista la demolizione, e una seconda ipotesi che sempre a partire dall’area CESNEF sarebbe sconfinata almeno in parte nell’area del Campus Bassini, senza però determinarne la scomparsa integrale. La seconda ipotesi veniva messa in campo dal Rettore Azzone nell’eventualità che le tempistiche legate all’area CESNEF fossero risultate troppo rallentate dalla necessità di finalizzare un processo di decommissioning nucleare legato a quell’area in cui era presente un reattore nucleare sperimentale, smantellato da tempo, ma di cui persistono nel terreno delle scorie in attesa della cui rimozione il terreno non sarebbe edificabile. Nel 2017 si realizza che le tempistiche legate al decommissioning siano del tutto indeterminabili e si decide di prendere una strada diversa da quella precedentemente prospettata e si comincia a configurare l’attuale progetto dell’edificio che si sostituirà integralmente all’area originariamente occupata dal parco.

 

Significativo è anche ricostruire come questo iter progettuale viene realizzato e “comunicato” sia internamente sia esternamente all’Ateneo.

Il Politecnico di Milano nelle proprie comunicazioni inserisce sempre il progetto del riassetto del Campus Bassini nell’ambito dell’intera ristrutturazione del Campus Leonardo, dove ampio spazio viene dedicato alla realizzazione del progetto di Renzo Piano nel Campus Bonardi, e dove il nuovo edificio di Chimica, senza alcuna enfasi, viene semplicemente riportato come presente nelle mappe che ne rappresentano l’intera estensione. Nelle medesime mappe viene rappresentata come realizzata la creazione di nuove aree verdi create dall’unione di un’esistente area verde con un’area di circa 3000 m2 ricavata dall’abbattimento degli edifici dell’ex-CESNEF.

Nei Dipartimenti la comunicazione di quanto sarebbe presto avvenuto nell’area Bassini viene data secondo modalità molto eterogenee, il Rettore andando personalmente a presentare il progetto solo nel Dipartimento che si riteneva maggiormente impattato (il Dipartimento DEIB il cui personale è quasi integralmente allocato nell’edificio a ridosso del quale sorgerà il nuovo) promettendo in cambio del disagio nuovi spazi all’interno dei nuovi edifici. Il tema degli interventi edilizi dell’Ateneo viene in parte affrontato nell’ambito di una Conferenza di Ateneo tenutasi nel maggio 2019 ma anche in quell’occasione l’enfasi non è sul riassetto del Campus Bassini ma sul futuro del Campus Leonardo e Bovisa. Agli studenti, i maggiori fruitori dell’area interessata dall’edificazione, la comunicazione sull’imminente inizio dei lavori viene data dai loro rappresentanti a fine ottobre 2019, qualche giorno prima dell’inizio del cantiere per l’abbattimento degli alberi ed è sempre di fine ottobre una comunicazione del Direttore Generale che annuncia a tutti i dipendenti l’imminente inizio della costruzione del nuovo edificio al posto del parco, diffondendo così la notizia del progetto anche ai tanti che fino a quel momento ne ignoravano l’esistenza o la ritenevano ancora bel lontana dall’essere un’ipotesi concreta.  Tutto questo in totale contraddizione con il diritto di accesso alle informazioni e alla partecipazione in materia di impatto ambientale (Dir.2003/35/UE recepita da D.Lgs. 152/06) che dovrebbe essere riservata a ogni cittadino, dipendente o meno che sia.

Il modus operandi “trattasi di affari privati” dell’Ateneo permane lo stesso anche dal punto di vista dell’istruttoria finalizzata all’ottenimento dei permessi per la costruzione. L’Ateneo infatti opta per una procedura di Intesa Stato-Regione, una procedura di semplificazione riservata ad opere di interesse statale, che consente di saltare diversi passaggi altrimenti richiesti nell’istruttoria edilizia come ad esempio la partecipazione pubblica del progetto e il coinvolgimento del Municipio interessato. L’intesa Stato-Regione viene perfezionata nell’estate 2019 consentendo al Politecnico di ottenere la conformità urbanistica ed edilizia delle opere, nella più totale estraneità dei cittadini del quartiere e del Municipio. Nessuna pubblicità viene data alla chiusura della Conferenza dei Servizi nel settembre 2019 in seguito alla quale sarebbero partiti i 60 giorni disponibili per eventuali ricorsi.

A fine ottobre 2019 su impulso di alcuni docenti tra cui la sottoscritta, parte la mobilitazione e la sensibilizzazione dei residenti e degli studenti. Viene lanciata una petizione online rivolta al Sindaco e al Rettore che molto rapidamente arriva a sfiorare le 6000 adesioni (ora siamo a più di 8000), in più, internamente al Politecnico si raccolgono le firme dei docenti per poter ottenere di ridiscutere il progetto nell’ambito di una Conferenza di Ateneo, non deliberante ma aperta a tutte le componenti della comunità politecnica, e in Senato Accademico. Il quorum del 10% del corpo docente (ca. 150 su 1420 docenti) richiesto dal regolamento di Ateneo viene rapidamente raggiunto e il Rettore convoca la Conferenza di Ateneo lo scorso 14.11.2019, nell’ambito della quale molti sono gli interventi e le richieste di chiarimento e revisione del Progetto rivolte al Rettore e al Senato, riassumibili nei seguenti temi principali:

  1. Il tema dell’immagine di un Politecnico che si fa bandiera della sostenibilità e poi si rende protagonista di un intervento edilizio ben poco coerente con i principi della sostenibilità.
  2. Il tema delle compensazioni previste, giudicate dai docenti competenti in materia di valutazioni ambientali, largamente insufficienti: a fronte di quasi 6000 m2 di verde che sarà perduto e di 140-160 alberi che saranno abbattuti (di cui 57 nell’area interessata dall’intervento edilizio), si promette il recupero dell’area dell’ex-CESNEF (in cui sono presenti gli altri alberi interessati dall’abbattimento previsto dal progetto) per la creazione di un parco di 4000 m2 e la nuova messa a dimora di 62 alberi. Il parco peraltro potrà essere realizzato solo dopo la chiusura della procedura di decommissioning del reattore sperimentale, i cui tempi, per ammissione stessa del Rettore, sono del tutto imprevedibili.
  3. La richiesta di chiarimenti sull’istruttoria del progetto su come il progetto attuale, pur partendo da una previsione iniziale di volumetrie e di impatto economico ed ambientale significativamente inferiore, si fosse “evoluto” nell’edificio che andrà a sostituirsi integralmente all’area verde del Campus Bassini, e sulla base di quali alternative di progetto fosse stato valutato.
  4. Il tema della comunicazione del progetto risultata del tutto insufficiente per buona parte della comunità Politecnica e quasi nascosta sotto l’ombra del progetto Renzo Piano di riqualificazione dell’area Bonardi.

A tutte queste richieste il Rettore risponde con un breve intervento finale, senza possibilità di contraddittorio ed in modo sommario, sottolineando un guadagno netto di verde atteso dall’intera riqualificazione del Campus Leonardo di 2000 m2 e la messa a dimora di più di 400 nuove alberature. Anche sul fronte economico il Rettore nega che vi siano state delle modifiche significative rispetto alla previsione iniziale e glissa sulle ragioni che avrebbero comportato la modifica sostanziale della volumetria dell’edificio, così come sul tema della valutazione delle alternative. Infine, sulla comunicazione dichiara che, nella sua percezione, questa fosse invece stata fatta esaustivamente, persino nel Municipio di zona (Municipio che smentirà l’affermazione del Rettore solo qualche giorno dopo nell’Assemblea del Consiglio per rispondere alle proteste dei cittadini). Rimanda infine ogni altra discussione alla prevista seduta del Senato del 18.11.2019, anch’essa programmata in base alla richiesta del 10% dei docenti.

In Senato la sottoscritta è invitata ad esporre le ragioni del gruppo di docenti scettici sull’opportunità dell’intervento sul Campus Bassini e presenta ai senatori le seguenti richieste:

Richiesta 1: In considerazione degli sviluppi che nei prossimi anni potranno interessare il contesto urbano di Citta Studi e della rilevanza del progetto per l’immagine del Politecnico e per il suo impegno in materia di sostenibilità e vivibilità del Campus Bassini, si chiede al Senato Accademico di rimandare almeno alla prossima Seduta l’approvazione del progetto, al fine di avviare una riflessione e un approfondimento sul progetto attraverso il coinvolgimento delle tante competenze presenti in Ateneo – in ambito architettonico, urbanistico, paesaggistico ed ambientale – al fine di minimizzare il consumo di suolo e preservare il più possibile l’impronta storica e il valore sociale del parco Bassini, oltre che la conservazione di alberi storici e la fruibilità degli spazi verdi esistenti per il Politecnico e il quartiere;

Richiesta 2: In considerazione dell’esiguità delle compensazioni previste che si riducono a mera compensazione monetaria del valore ornamentale perduto e non considerano in alcun modo compensazioni di tipo ecologico-ambientali che invece sono ormai riconosciute essenziali, chiediamo al Senato Accademico di avviare un’istruttoria, a partire da questo progetto, che possa portare all’assunzione da parte dell’Ateneo di impegni esemplari in questo ambito in linea con le migliori pratiche a livello europeo e internazionale per tutti i propri progetti edilizi;

Richiesta 3: In considerazione dell’importanza degli aspetti ambientali per tutti i progetti che implichino un apprezzabile consumo di suolo chiediamo che possa venir istituita fin da questo progetto una sottocommissione interna alla Commissione infrastrutture che assicuri che gli aspetti ambientali, storico-architettonici, paesaggistici, ecologici ed energetici siano tenuti nella giusta considerazione nelle fasi di progettazione.

Il Senato lamentandosi della tempistica di queste osservazioni arrivate, ad opinione di molti senatori, fuori tempo massimo, e non riconoscendo in alcun modo difetti nel processo di comunicazione, respinge la quasi totalità delle richieste dei docenti “distratti”, salvo destinare, a maggioranza, altri 200.000 euro del budget in approvazione ad ulteriori interventi di compensazione (essenzialmente nuove alberature) da suddividere tra i Campus Leonardo e Bovisa. Diversi senatori esprimono disappunto anche su quella che loro ritengono una visione troppo settoriale dei docenti “contestatori”, troppo concentrata sull’area del Campus Bassini, ancorché basata sulla documentazione ufficiale presentata in Conferenza dei Servizi, senza considerare i benefici collaterali all’intero riassetto (un guadagno netto di 2000 m2 di aree verdi e la messa a dimora di 400 nuove alberature di cui mai è stata fornita alcuna documentazione di dettaglio e che pare ben poco credibile in considerazione dell’esiguità degli spazi disponibili nel Campus Leonardo in cui le nuove alberature dovrebbero essere collocate). Il tutto nel silenzio assordante del Delegato del Rettore alla Sostenibilità che, seppur presente, non ha trovato nulla da eccepire nei ragionamenti espressi dai senatori né ha ritenuto di ricordare che non si può compensare la perdita di un parco con la mera messa a dimora di nuove alberature o la perdita dei servizi ecosistemici di alberi secolari con quelli di nuove piantumazioni per di più non inserite in aree verdi.

La storia del Bassini prosegue. Lo scorso 4 dicembre 2019, dopo una pausa di un mese che aveva fatto sperare che il Politecnico stesse valutando di venire incontro alle richieste di cittadini, docenti e studenti viene invece dato avvio al taglio degli alberi, per predisporre il suolo alla costruzione.  L’azione congiunta di cittadini, studenti e docenti e la costituzione di un presidio presso il cantiere evita l’abbattimento integrale degli alberi.  Interviene anche il Comune. Nel tentativo di trovare un accordo, viene convocata dal Presidente, Carlo Monguzzi, una Commissione Ambiente alla quale partecipano tra gli altri il Rettore del Politecnico, Ferruccio Resta, l’assessore all’urbanistica e al verde Pierfrancesco Maran, e intervengono docenti e comitato in difesa del parco. In quella sede il Rettore mostra nuovi piani per il Bassini e delle mappe da cui si evince che 35, dei 57 alberi presenti nell’area destinata alla costruzione, saranno destinati ad abbattimento e 22 saranno trasferiti in altre aree del Politecnico. Infine, dopo aver ascoltato le richieste pervenute anche dal Consiglio di Zona di mitigare gli impatti e di essere coinvolti nella valutazione delle compensazioni, e le richieste di molti cittadini in favore della salvaguardia del Parco, nella sua replica finale il Rettore Resta dichiara di rendersi disponibile a spostare tutti gli alberi, compresi i 35 che in base alla sua presentazione iniziale sarebbero stati destinati ad abbattimento, in aree da individuarsi insieme al Comune. La Commissione Ambiente si chiude auspicando l’istituzione di commissioni tecniche che valutino 1) la fattibilità del trasferimento degli alberi e 2) misure di compensazione aggiuntive da destinarsi al quartiere. Nel frattempo, il presidio di cittadini, studenti e residenti continua ad impedire il proseguimento dei lavori del cantiere fino alla fine dell’anno, mentre le commissioni tecniche non vengono né ufficializzate né mai convocate.

Lo scorso 2 gennaio 2020, gli operai tornano al lavoro sul parco, protetti questa volta da un cordone imponente di agenti della polizia, destinato a rendere vana qualsiasi forma di protesta, e anziché dedicarsi allo spostamento dei 22 alberi, come indicato dal Rettore in Commissione Ambiente, gli operai hanno invece proceduto all’abbattimento dei 35 alberi di cui il Rettore meno di un mese prima aveva promesso il trasferimento e per il quale  in Commissione Ambiente si era persino richiesto di insediare una commissione tecnica per valutarne la fattibilità!

Da allora l’area del Parco Bassini è stata progressivamente “svuotata” dei suoi alberi ed è diventata teatro di trasferimenti molto approssimativi delle alberature, fase che è persino sfociata in un esposto presentato in Procura, da esponenti del comitato per danneggiamento aggravato delle alberature (ex art. 635 Codice Penale), risoltosi per il momento con il sequestro dei due grandi cedri (Cedrus deoadara), ultimi due alberi presenti nell’area.

Tutto questo accade in quel quartiere universitario che in base agli obiettivi del Campus Sostenibile doveva beneficiare della diffusione di una cultura della sostenibilità promossa dal Politecnico e dalla Statale, trasformandosi, attraverso il contributo attivo di tutta la popolazione universitaria e degli abitanti del quartiere, un modello per qualità della vita e sostenibilità ambientale! In quella stessa Città Studi dove, per via dei piani di trasferimento della Statale, del Istituto Neurologico Carlo Besta e dell’Istituto Tumori, un notevole numero di edifici finirà col rimanere vuoto in tempi relativamente brevi (si parla di 2-4 anni), in un’area densamente popolata dove la quantità di verde pro-capite era già dell’ordine dei 5 m2 per abitante, ovvero nettamente al di sotto degli standard urbanistici vigenti che prevederebbero un minimo di 9 m2 per abitante per le aree residenziali!

In questo contesto il Politecnico di Milano ha valutato come sostenibile, anche in presenza di vigorose proteste da parte della popolazione universitaria e dei residenti, l’opzione di distruggere un parco per far posto a un nuovo edificio, con la promessa di realizzarne uno nuovo nell’area che aveva originariamente destinato alla costruzione salvo poi il cambiare i propri piani in considerazione del procedimento di decommissioning in corso (che impedisce la costruzione dell’edificio ma, evidentemente, non quella del parco!).

Certo, è una vicenda da cui non esce brillantemente nessuno, in primis il Comune e la Regione che hanno preso parte alla Conferenza dei Servizi che ha costituito il perfezionamento dell’Intesa Stato-Regione richiesta dal Politecnico. Ma appare veramente paradossale che il protagonista principale di questa assurda vicenda sia un’istituzione autorevole quale è il Politecnico di Milano, che tanto ha contribuito a costruire i principi di sostenibilità su cui ripensare il tessuto urbano della città e del suo territorio. Noi docenti (i 150 che si sono mobilitati e probabilmente anche diversi di quelli che hanno ritenuto troppo tardiva l’azione di mobilitazione per sortire un qualche effetto) siamo ancora increduli su quanto accaduto.

Quelli di noi che, come me, tengono corsi che si occupano di questo, continuano e continueranno a lezione a spiegare i principi di sostenibilità in base ai quali si dovrebbe gestire il territorio e pianificare l’urbanizzato, evitando di chiedersi se gli studenti ci prendano ancora sul serio… o se saremo, nostro malgrado, gli ennesimi latori di quella triste lezione che si impara ovunque ma soprattutto in Italia, su quella differenza importante tra il dire e il fare, tra le dichiarazioni roboanti e la reale pratica… quella lezione deteriore che oggi, in tempi in cui la questione ambientale deve necessariamente essere al centro di ogni politica, nessuno dovrebbe avere più il pudore di impartire.

Possiamo solo augurarci che l’autorevolezza dell’istituzione sopravviva a questa pagina ben poco edificante della sua storia.

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