Ho letto su Il Fatto Quotidiano del 4 febbraio (vedi gli articoli qui e qui ) che nella perizia effettuata dal biologo Enrico Bucci sulla tesi di dottorato del Ministro Madia, commissionata dall’Alta Scuola IMT di Lucca, per verificare la diffusione del plagio nella ricerca economica, si è scelto di analizzare, oltre ai lavori d’ignoti economisti svedesi, il “Manifesto contro la disoccupazione nell’Unione Europea”.

Questo documento è stato scritto da mio padre, Paolo Sylos Labini, nel 1998 con altri colleghi economisti: Jean Paul Fitoussi, Franco Modigliani, Beniamino Moro, Dennis Snower, Robert Solow, e Alfred Steinherr.

Ho anche letto che nelle conclusioni della perizia si afferma che:

“…anche questo lavoro, come la tesi oggetto di indagine, contiene numerosi brani tratti da testi precedenti, senza peraltro che la fonte sia citata, a conferma di uno standard diffuso nel settore disciplinare e probabilmente diverso da quello di altri settori. In questo contesto, risulta quindi difficile immaginare come una studentessa di dottorato in un’area ove è evidentemente così diffusa la pratica di prendere a prestito lunghi paragrafi da testi precedenti potesse agire diversamente da quanto riscontrato, utilizzando per sua scelta uno standard diverso da quello dei migliori accademici del campo.”

Insomma la conclusione sembra essere che in economia copiare è lo standard: se lo fanno i maestri tanto più è giustificata a farlo una studentessa di dottorrato: ergo la Ministra Madia ha fatto quello che fan tutti.

Mi auguro che saranno gli economisti (delle varie scuole) a chiarire se questo è davvero lo standard nel loro settore, cosa di cui ovviamente dubito fortemente (*,**,***). A me preme ricordare che il Manifesto non è un articolo scientifico ma, come dice il titolo stesso (!),  un documento politico che ebbe diffusione su diverse testate, sia italiane sia internazionali. Uno dei suoi obiettivi era di suggerire la modifica delle norme, purtroppo, a mio parere, oggi in vigore, alla base del funzionamento della Banca Centrale Europea. Gli estensori del Manifesto sostenevano, infatti, che la BCE, alla stregua della Federal Reserve degli Stati Uniti, dovesse perseguire due obiettivi: mantenere sotto controllo la disoccupazione e combattere l’inflazione, e non solo il secondo come, in effetti, è avvenuto.

 

Il Manifesto, firmato da due premi Nobel (Modigliani e Solow), fu sottoscritto prima della pubblicazione da 46 eminenti economisti, tra i quali Olivier Blanchard (in seguito capo economista del Fondo Monetario), Alan Blinder, Rudiger Dornbusch, Paul Samuelson (premio Nobel) e James Tobin (premio Nobel), mentre tanti altri hanno firmato dopo la pubblicazione. E’ dunque assolutamente sorprendente non solo che un tale documento sia accusato di “plagio”, ma anche che sia considerato come modello standard di articolo scientifico di ricerca in economia, così da poter sostenere che il plagio è una pratica diffusa.

Trattandosi di un manifesto, è ovvio che non contenga riferimenti bibliografici come qualsiasi articolo scientifico; ed è altrettanto ovvio che cinquanta tra i più noti economisti del mondo non avessero alcuna ragione per plagiare alcunché. Chi ha scritto quella perizia per conto di IMT, non avendo cognizione di causa di ciò che stava analizzando, ha sbagliato completamente bersaglio, confondendo un manifesto politico con un articolo scientifico.

Come sia possibile che l’IMT, a quanto si dice un’eccellenza del paese, e il comitato dei tre Saggi da questo nominato (i professori Francesco Donato Busnelli, Massimo Egidi e Giovanni Maria Flick) abbiano potuto avallare una perizia basata, tra l’altro, su un tale elementare e marchiano errore, è una questione aperta che richiederà una risposta convincente di fronte all’opinione pubblica mentre io valuterò le strade da intraprendere per tutelare, anche da un punto di vista legale, la memoria di mio padre (essendo anche Presidente dell’Associazione fondata in suo onore). Di certo si tratta di un’operazione tanto incredibile quanto misera, che dovrebbe far riflettere sul livello raggiunto dall’accademia (e dalla sua eccellenza?) di questo paese(****).

 


 

(*)  La Prof.ssa Annalisa Rosselli Presidente Società Italiana degli Economisti ha scritto questa lettera, pubblicata l’8.2.2018, al Direttore del Fatto Quotidiano

“Caro Direttore,
nell’ articolo del 4 febbraio comparso sul Suo giornale “Madia, la perizia sulla tesi: ‘Violati gli standard accademici, molte fonti non sono citate’” viene riportata la frase, che sarebbe desunta dal rapporto commissionato dall’Imt di Lucca alla società Resis di Enrico Bucci, secondo la quale “il settore disciplinare all’interno del quale la tesi si situa tollera comportamenti che altrove sarebbero definiti inaccettabili”. Non entriamo nel merito del caso specifico, ma dal momento che il settore disciplinare a cui si fa riferimento è quello delle scienze economiche, voglio manifestare a nome della Società Italiana degli Economisti che attualmente presiedo la mia profonda indignazione per l’accusa di comportamenti contrari all’etica professionale e scientifica che viene mossa all’intera categoria degli economisti ….

Posso però rassicurare i suoi lettori che gli standard seguiti dagli economisti, italiani o stranieri, nella pubblicazione dei risultati delle loro ricerche non sono di certo inferiori a quelli di nessun’ altra disciplina scientifica. Potrei argomentare in dettaglio, ma mi limito a riportare l’esplicita condizione per gli autori che vorrebbero pubblicare un loro articolo scientifico nella rivista ufficiale della nostra associazione, l’Italian Economic Journal e che riprendono linee guida internazionalmente adottate. Le traduco qua (l’originale è disponibile qui) :

“Dati , testi o teorie prodotti da altri non devono essere presentati come se fossero propri (“plagio”). Adeguato riconoscimento deve essere dato ad altri lavori (compreso materiale che è riprodotto quasi alla lettera, riassunto e/o parafrasato), le virgolette devono essere utilizzate quando il materiale è riprodotto parola per parola e deve essere ottenuta l’autorizzazione per materiale coperto da copyright”.
Affermazioni simili sono presenti nel codice etico a cui devono aderire gli studenti di molti Atenei che presentano tesi magistrali o di dottorato in economia o in qualunque altra materia. ….

 

(**) Alesssandro Roncaglia e Carlo D’Ippoliti, come editors della rivista BNL Quaterly Review (ora rinominata in PSL Quarterly Review) in riposta hanno scritto che

….Ma la stessa prima nota, sempre alla prima pagina, segnala chiaramente che esiste una precedente versione del Manifesto, che quel lavoro modifica solo in parte, pubblicata in italiano nel volume Sviluppo economico ed occupazione, a cura di B. Moro. Se questa è la fonte cui si riferisce Bucci, il lavoro preso ad esempio dimostra solo che per gli economisti le note a piè di pagina sono importanti!

Utilizzando il software Compilatio, a disposizione del nostro Ateneo per verificare eventuali plagi da parte degli studenti, abbiamo verificato che il testo contiene due capoversi, pari a molto meno dell’1% del testo, non identici ma molto simili a due passaggi tratti da articoli precedenti di uno degli stessi autori del Manifesto, D. Snower.

… sfidiamo Bucci a verificare su qualsiasi lavoro scientifico di economisti integerrimi come Modigliani, Solow, Sylos Labini o gli altri firmatari del Manifesto, o su qualsiasi articolo scientifico pubblicato nella rivista da noi diretta (ora con il nome PSL Quarterly Review) o sulla sua consorella in italiano, Moneta e Credito, o su un campione casuale di scritti di economisti, se il plagio è davvero una prassi comune.

… La recente crisi economica, e le politiche di austerità con cui l’Europa ha risposto, hanno mostrato ancora una volta le enorme ricadute degli errori e dei pregiudizi degli economisti. Già nel 1998 il Manifesto tirato in ballo da Bucci segnalava che le politiche europee devono cambiare, per poter contribuire al benessere dei cittadini. Ma proprio per le terribili conseguenze delle teorie economiche, gli economisti hanno un’enorme responsabilità. Soprattutto quelli con idee contrarie all’ideologia attualmente dominante devono farsi cittadini attivi, scrivere manifesti politici e non solo articoli scientifici, e dovrebbero ispirarsi al rigore, scientifico e morale, di maestri come Paolo Sylos Labini

 

 

(***) Il Fatto Quotidiano del 7.8.2018 (o vedi qui) riporta una intervista a R. Perotti che dice

“La Madia ha copiato, su questo non c’è il minimo dubbio”, dice Roberto Perotti, economista della Bocconi, che aveva inizialmente difeso il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia su Repubblica e lavoce.info all’indomani delle rivelazioni del Fatto Quotidiano in merito al presunto plagio riscontrato nella tesi di dottorato….

“È chiaramente un’assurdità – dice Perotti – da quello che scrive il Fatto, la perizia appare totalmente strampalata, Imt avrebbe dovuto stralciarla e avrebbe dovuto chiedere la perizia a dei pari, cioè a degli economisti, non a chi pare non avere qualifiche accademiche per giudicare un lavoro peraltro non nel proprio campo e che sembra non avere la minima di idea di come si affronti un controllo del genere”. Imt, insomma, per Perotti ha messo “una toppa che è peggio del buco”.

 

(****) Gilberto Corbellini, ordinario alla Sapienza di storia della medicina e membro del Consiglio Direttivo di IMT, scrive con incerta consequenzialità logica, sul Mattino del 9.2.2018, che

Siccome nel rapporto si scrive che anche questo articolo contiene del testo plagiato, uno dei figli si è lanciato in una patetica difesa del padre. Quando nessuno ha accusato il di lui padre di plagiare, e l’unico responsabile della divulgazione del dato è la stampa dove lui scrive. Se poi risultasse che il figliolo è troppo emotivo o non ha la pazienza e l’intelligenza di leggere le fonti, come il padre indubbiamente gli avrebbe consigliato, perché ne dobbiamo parlare?”

(Una versione precedente di questo pezzo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 6.2.2018)

Send to Kindle

29 Commenti

  1. Anche senza entrare nel merito della sorprendente conclusione della perizia, resta il fatto incomprensibile che IMT, di fronte alla conclusione che plagio c’e’ stato non faccia nulla.
    .
    – Il plagio e’ contro l’etica della ricerca cosi’ come previsto nel *loro* documento sul codice etico. Non far nulla e’ un danno enorme alla loro immagine, anche sul piano internazionale.
    .
    – mi risulta che il plagio nelle tesi sia ancora un reato. se cosi’ fosse i vertici di IMT, non segnalando il fatto all’ autorità giudiziaria, adesso che hanno una perizia, si espongono al rischio di incorrere in omissione di atti d’ufficio.

  2. Tutti siamo uguali, ma alcuni sono più uguali di altri…

    Non ho le competenze per verificare se il manifesto sia un plagio, ma etica ed esperienza per sapere che la proprietà intellettuale deve essere riconosciuta perché così dice la legge (diritti acquisiti nel 700 dagli autori), perché è giusto.

    Come potremo spiegare ai nostri studenti, già convinti che noi si sia troppo severi quando ricordiamo loro che non possono fare copia ed incolla in tesi e tesine, che si richiede loro l’onestà e la conoscenza per riconoscere i debiti?

  3. dovremmo anche scandalizzarci del fatto che il titolo di phd non vale un fico secco (in Italia): non ha senso sbattersi tanto per una cosa che conta così poco, dunque la scelta di copiare è, in un certo senso, ‘razionale’.
    in ogni caso, la Madia faceva prima a non dottorarsi, tanto in politica ci si entra con la 3a media (vedi VF); si sarebbe evitata tutto questo polverone portandosi a casa lo stesso un lauto stipendio.

  4. da notare che entrambe le ministre (c’e’ anche la ministra dell’universita’, che non sembra stia facendo qualcosa in questo frangente, il ministero non dovrebbe vigilare sui
    titoli di dottorato?) sono candidate alle prossime politiche in un partito che fa di trasparenza e legalita’ proprie bandiere …

    perche’ il MIUR non agisce? o mi sono perso qualcosa?

  5. Anche senza andare a cercare definizioni sofisticate di ‘plagio’ , che in Europa è stato peraltro codificato molto tardi, è evidente che attualmente l’appropriazione indebita, senza riconoscimento esplicito, del lavoro e dei contributi altrui, è materia particolarmente sensibile sul piano della carriera, della fama e dei benefici economici. In una società sgomitante e spinta a sgomitare e a puntare sulla quantità serializzata, si arriva oltre, si calpesta senza misericordia. Vincano i migliori e i più forti e i più spregiudicati.
    Se poi si riesce a smontare il ‘prodotto’ ed evidenziare le fonti non citate, si troverà qualcuno (in questo caso addirittura un’istituzione, che deve salvaguardare la propria credibilità a tutti i costi) ad assestare a sua volta qualche colpo scorretto giustificativo. Non bisogna essere particolarmente specializzati per sapere che un ‘manifesto’ non è un lavoro scientifico come lo è, o lo dovrebbe essere, una tesi di dottorato, ma un documento di carattere politico firmato dagli estensori, dove si enunciano o denunciano problemi di portata generale e si prospettano ipotesi o proposte risolutive che si invita ad adottare.

  6. Caro Francesco,
    per età ed esperienza posso collocarmi fra coloro i quali hanno di molto superato la mezz’età accademica. Ciò mi ha consentito di leggere (e persino conoscere) il Tuo Papà (in particolare all’Università della Calabria dove, peraltro, fu Presidente del Comitato ordinatore della Facoltà di Scienze economiche e sociali). Stai pur tranquillo, Paolo Sylos Labini, uno dei massimi economisti del secolo scorso (insieme ad Augusto Graziani e a Federico Caffè) non può esser tacciato di plagio e men che meno paragonato a quei finti studiosi che si appropriano dei lavori altrui… Sorprende, infine che l’IMT di Lucca – che tanto sbandierava la sua qualità e che soprattutto ha goduto di copiosi finanziamenti pubblici stia sostanzialmente dalla parte di Madia, avallando la volgare infamia che riguarda il Tuo Papà! Ma il tempo, spero, sarà galantuomo!

  7. Gli attacchi personali usando in modo tra l’altro totalmente errato i padri, sono parte del fetore maleodorante in cui si muove l’ Italia in questo periodo e qualificano in modo inequivocabili che scende a certi livelli.

    La questione Madia – IMT solleva diverse domade su cui IMT dovrebbe dire qualcosa:
    1- Perchè IMT ricorre ad una perizia di una società privata, la cui qualificazione sulla materia è molto discutibile? Il suo titolare è noto solo per avere scoperto frodi su immagini mediche.
    2- Perchè non ricorrere al giudizio di referees competenti e indipendenti?
    3- Quale era il livello di terzietà di questa società? Dalle inchieste giornalistiche, come quelle della brava Laura Margottini, sembra vi sia stato un pagamento di una cifra consistente da IMT alla società in questione. IMT dovrebbe spiegare la scelta nonostante questa mancanza di terzietà.
    4- IMT è una Scuola superiore ad ordinamento speciale, come Normale, Sant’ Anna etc…., perchè, pur avendo un regolare FFO pagato dallo stato, a differenza degli altri che hanno governance a norma L240, viene governata in modo privatistico da una fondazione locale, che di fatto decide il Rettore? E’ vero o no che poco dopo le dimissioni del presidente della fondazione, IMT ha messo a concorso un posto di prima fascia nello stesso SSD del figlio?
    5- Quali lavoro ha svolto per la senatrice Elena Cattaneo il titolare di questa società? La senatrice Cattaneo ha avuto un qualche ruolo nella vicenda IMT?

    Ad maiora semper

  8. E’ una vicenda pietosa: ma cosa dovrebbero dire i nostri studenti di Metodologia ai quali diamo anche nozioni e ammonimenti sul plagio, cosa i nostri dottorandi, che sorvegliamo affinché applichino le regole più rigorose della ricerca, cosa gli autori degli articoli sottoposti alle nostre riviste e passano filtri dopo filtri. Invocare, in generale, le specificità, le eccezionalità per giustifcare comportamenti anomali è sempre una comoda scappatoia che getta solo discredito su chi in essa si rifugia. In questo caso, poi, l’argomento a discolpa è semplicemente contrario al senso comune e alle più elementari regole della ricerca e della comunicazione scientifica, valide in ogni campo del sapere. Vergogna sugli autori di quella perizia e sull’istituzione che l’ha commissionata (ma anche su Madia e su “supervisor” e “tutor”, nominati a p. iii della tesi)

  9. Replica a Gilberto Corbellini NON pubblicato su Il Mattino

    Gilberto Corbellini, ordinario alla Sapienza di storia della medicina e membro del Consiglio Direttivo di IMT, scrive con incerta consequenzialità logica, sul Mattino del 9.2.2018, a proposito del rapporto commissionato da IMT sul presunto plagio della tesi di dottorato del Ministro Madia:

    “Siccome nel rapporto si scrive che anche questo articolo contiene del testo plagiato, uno dei figli si è lanciato in una patetica difesa del padre. Quando nessuno ha accusato il di lui padre di plagiare, e l’unico responsabile della divulgazione del dato è la stampa dove lui scrive. Se poi risultasse che il figliolo è troppo emotivo o non ha la pazienza e l’intelligenza di leggere le fonti, come il padre indubbiamente gli avrebbe consigliato, perché ne dobbiamo parlare?”

    Il documento che ha scritto mio padre Paolo Sylos Labini, con Franco Modigliani e Robert Solow (entrambi premi Nobel) ed altri noti economisti, non è un articolo scientifico ma un manifesto politico e viene additato nel rapporto IMT come standard di un campo in cui “In questo contesto, risulta quindi difficile immaginare come una studentessa di dottorato in un’area ove è evidentemente così diffusa la pratica di prendere a prestito lunghi paragrafi da testi precedenti potesse agire diversamente da quanto riscontrato, utilizzando per sua scelta uno standard diverso da quello dei migliori accademici del campo.”.

    Come scrive lo stesso Corbellini, quel documento è preso come esempio di plagio e dunque, a differenza di quanto scrive lo stesso Corbellini un rigo sotto, qualcuno evidentemente ha accusato, in un atto ufficiale di un’accademia di questo paese, “il di lui padre di plagiare”. Come presidente dell’Associazione Paolo Sylos Labini ritengo questa accusa inaccettabile e intraprenderò ogni azione per difendere il buon nome di mio padre. Inoltre dovrò difendere anche il mio nome: Corbellini mi ha pubblicamente rimproverato, infatti, di essere stato “emotivo” e di non aver avuto “la pazienza e l’intelligenza di leggere le fonti”, definendo la mia argomentata presa di posizione “una patetica difesa del padre”.

    Francesco Sylos Labini

    • OGGI SUL MATTINO 2 AL PREZZO DI UNO: la mia replica e la interessantissima contro replica di Gilberto Corbellini, professore ordinario di storia della medicina, direttore del dipartimento scienzie umane e sociali del CNR e membro del Consiglio direttivo di IMT.

      “Il dottore Francesco Sylos Labini si interstardisce a
      non capire alcuni fatti. Strano per un ricercatore con formazione scientifica”
      ….
      “Egli insiste che il testo ,analizzato insieme decine di altri, non è un articolo scientifico ma un manifesto”

      “Aggiungo questo concetto che forse non capirà. Usare del testo già senza riportare la fonte è un comportamento che deve esser valutato indipendentemente da dove quel testo compare ”

      “Il dottor Sylos Labini riporta tra virgolette il report rilasciato dal perito per IMT, anche sul suo blog a prova di di Xanax”

      “Il dottor Sylos Labini minaccia querele e sfracelli perché insiste che qualcuno avrebbe accusato suo padre di aver letteralmente ripreso un testo già pubblicato”

      “Provo a rispiegarmi per un bambino di cinque anni, come chiede spesso Dezel Washington in Philadelphia: se si trova – e lo vedono le macchine e non le persone invidiose-che il saggio in questione contiene una percentuale di testo copiato e se gli autori sono fuoriclasse dell’economia (due addirittura Nobel) io arrivo alla conclusione che la soglia accettabile per la copiattura tra gli economisti è superiore allo 0%. Capisco che il dottor Sylos Labini non avrà mai letto un libro o un saggio di research integrity ma il mio ragionamento converge con quello di chiunque studia o insegna etica della ricerca ”

      “Se il dottor Sylos Labini fosse intellettualmente onesto direbbe: se i fatti stanno così la tesi della ministra contiene parti copiate, così come altri testi in essa citati.”

      “Per finire c’è un elemento nella minacciosa rettifica che trovo divertente. Egli mi presenta come professore di storia della medicina. E’ vero e insegno anche bioetica e per cui un po’ci capisco di queste cose. Ma sono in aspettativa e dirigo il dipartimento di Scienze umane e sociali , Patrimonio culturale del CNR. Un dipartimento dove ci sono anche degli istituti di economia. In realtà, egli mi vuole screditare, come fanno spesso gli omeopati, gli antivaccinisti e gli antiogm, che quando devono replicare ai miei argomenti dicono: professore di storia della medicina? Che cosa ne può sapere? E’ una strategia o bias di comunicazione che usano gli pseudoscienziati. E anche questo è ben descritto in letteratura”

      https://www.cnr.it/rassegnastampa/18-02/180211/7MIAGB.tif

    • Cronaca
      Imt, Corbellini si dimette dal consiglio direttivo

      lunedì, 12 febbraio 2018, 12:09

      La Scuola IMT Alti Studi Lucca comunica di aver ricevuto questa mattina le dimissioni irrevocabili del professor Gilberto Corbellini da membro del Consiglio Direttivo. Le dimissioni fanno seguito alla posizione di dissenso venutasi a creare con il Direttore in merito ad alcuni giudizi espressi dal professor Corbellini in questi ultimi giorni su un organo di stampa nazionale.

      Il Direttore ringrazia il professor Corbellini per questo atto di responsabilità istituzionale ed esprime al contempo la sua gratitudine per il contributo apportato nel corso del suo mandato.

      Riguardo alla vicenda di “presunto plagio” di una tesi di dottorato dell’anno 2008, oggetto degli articoli di stampa, la Scuola ribadisce quanto già affermato nei comunicati stampa diffusi in data 27 e 30 ottobre 2017.

      https://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2018/02/imt-corbellini-si-dimette-dal-consiglio-direttivo/

    • Mi rende triste sapere che un giornale possa riportare queste corbellinerie, e ancor di più sapere che l’autore sia stato un professore ordinario dell’università italiana.

  10. La vicenda è semplicemente grottesca, in questa vicenda IMT fa una figura penosa. Affida a terzi la perizia, paga e si suppone quindi che in qualche modo sia capace di esercitare una certa pressione verso il parere che gli interessa. Invece no! chiama in causa chi non è competente in materia (implicitamente autoproclamandosi ancor più incompetente in tema) e si fa dire che la tesi è plagiata, ma non è grave perché gli economisti non sono studiosi seri… Pazzesco che accetti un documento simile e che abbia pure pagato per ottenerlo. Scherziamo, ma è rimasta una goccia di orgoglio in questa istituzione? La cosa poi più comica è che di fatto l’accusa di plagio è confermata, questo è un punto grave, se pure un parere favorito dalla prestazione economica è contro l’ex ministro pare tristemente confermata la tesi accusatoria. Ora a prescindere da tutto se IMT avesse un po’ di dignità ritirerebbe il titolo all’ex ministro. E se l’ex ministro avesse un po’ di amore per la cultura, la serietà, l’Italia e l’Università immaginando quale tremendo esempio stia dando ai giovani e quale messaggio diseducativo stia proponendo con le sue azioni dovrebbe chiedere pubblicamente scusa a tutti e rinunciare spontaneamente al titolo. Questo sì le farebbe onore, tutti sbagliamo, tutti siamo imperfetti, gli errori sono grandi occasioni di crescita.

    • E qualcuno potrebbe anche presentare un esposto per chiedere alla Procura della Repubblica se non ravvisi omissione di atti d’ufficio, di fronte all’ inazione di IMT di fronte ad un caso fondato (visto che la perizia pagata da IMT lo dice) di plagio.
      .
      Forse questo darebbe a IMT materia per riflettere sulla propria etica a giorni alterni, piuttosto che fare illazioni gratuite su emotività altrui.

  11. Mi sembra che la relazione consegnata all’IMT confonda il plagio vero e proprio con quello che impropriamente viene detto “autoplagio”. Quest’ultimo – per inciso – non viola nessuna legge sul diritto d’autore e può apparire un comportamento scorretto solo quando si pretende l’originalità di un testo che si tratta come qualcosa di più di un atto comunicativo. Questo è il caso delle tesi di dottorato, che possono certamente essere costruite su lavori precedenti e anche richiamarli, ma non devono essere composte da un mero copia e incolla di testi scritti dal candidato e però già pubblicati.

    Quando invece il testo è solo un atto comunicativo, l’impropria espressione “autoplagio” ha ancor meno senso: la ripetizione di brani simili in situazione diverse e a pubblici diversi è una strategia comunicativa normale – a meno di non essere così presuntuosi da presupporre che chi ci legge o ci ascolta conosca a memoria la nostra opera omnia.

    Il fatto che un manifesto politico e una tesi di dottorato siano trattati alla stessa stregua è significativo e sconcertante: il rapporto, infatti, sembra dimenticare che perfino i ricercatori di professione possono scrivere per comunicare e non semplicemente per guadagnare feticistici punti-fragola con oggetti che, pur chiamandosi “pubblicazioni”, non parlano a nessuno.

    • Nessun autoplagio. Come hanno chiaramente scritto gli editors della rivista “Utilizzando il software Compilatio, a disposizione del nostro Ateneo per verificare eventuali plagi da parte degli studenti, abbiamo verificato che il testo contiene due capoversi, pari a molto meno dell’1% del testo, non identici ma molto simili a due passaggi tratti da articoli precedenti di uno degli stessi autori del Manifesto, D. Snower.

      In un manifesto politico in cui economisti usano la loro esperienza per fare proposte concrete, non è incredibile che qualcuno faccia riferimento alle proprie ricerche precedenti, e chi fosse interessato al dibattito scientifico troverebbe il riferimento bibliografico dell’articolo precisamente citato nel volume indicato alla prima nota a piè di pagina (ci spiace essere pedanti con Bucci, forse l’uso del suo settore disciplinare è di trascurare le note).

      Ma soprattutto è ben diverso riportare due passaggi da un proprio testo precedente (per di più all’interno di un intervento ‘politico’ e non di un articolo scientifico) rispetto a utilizzare testi scritti da altre persone, senza citarle. Il secondo è un caso di plagio, che consiste nel rubare le idee di qualcun altro.” https://www.economiacivile.it/online/sulle-accuse-di-plagio-al-manifesto-degli-economisti-contro-la-disoccupazione-in-europa/

  12. Forse bisogna ricominciare da zero. Definizione di “manifesto”, diz. Sabatini-Coletti: 2. Scritto che rende noti i principi ispiratori e il programma di un movimento politico, artistico, culturale. Il fatto che sia scritto non lo rende identico, come genere testuale, a una tesi di dottorato, oppure a un romanzo o a un testo giuridico. Elementare. Autoevidente. Chiaro come il sole.

  13. La legge sul diritto d’autore tutela solo l’espressione delle idee e non le idee, che non si possono propriamente “rubare” perché sono non escludibili e non rivali. Anche per questo – per permettere di rendere pubbliche le proprie idee ottenendo il riconoscimento della priorità nella scoperta (che invece si può usurpare) – sono nate le riviste scientifiche.

    Il concetto di “autoplagio” inteso come riproposizione di testi e idee proprie è altamente discutibile: infatti non solo è perfettamente legale ripetersi, ma, soprattutto, chi parla e scrive per essere ascoltato e letto ha il sacrosanto diritto di farlo, anche per più dell’1%, quando si rivolge a persone diverse dai suoi interlocutori e lettori originari.

    Quando mi do la pena di trasformare in ipertesti e rendere disponibili in rete dei miei testi cartacei che altrimenti nessuno troverebbe li riporto negli archivi ministeriali come pubblicazioni diverse, specificando che si tratta di versioni ipertestuali di scritti editi altrimenti. E pretendo che mi siano riconosciuti come pubblicazioni, in quanto atti pubblici diversi per i quali ho speso tempo e competenze informatiche.

  14. Il tentativo dell’IMT di trovare una giusticazione all’ingiustificabile è ridicolo, ma comunque indica alcuni punti per una riflessione più generale:

    – come è possibile che nella pratica quotidiana per cifre ridicole (anche sotto i 2000€) si debba fare una burocrazia incredibile (solo in termini di costo, considerando il tempo perso per fare queste procedure, anche maggiore del costo dell’acquisto, quindi un non senso economico), mentre IMT affida un incarico diretto per 39.000€ (anche se sotto i 40.000€) a chi chiaramente non aveva le qualifiche necessarie. Queste spese non dovrebbero essere verificate ?

    – la verifica del plagio è qualcosa che và ben al di là di verifiche da software o l’uso di virgolette. Il plagio è l’appropriazione di idee ed il rivendicarle come tali, senza aver dato il corretto riferimento. Si può parafrasare un concetto e presentarlo come originale, senza che i software lo determino, oppure può risultare il contrario. in articoli scientifici, la descrizione della parte sperimentale risulta tipicamente copiata e spesso anche parte dell’introduzione (chi fà l’editore di riviste ben conosce questo problema), ma questo può non essere un problema, in quanto l’aspetto “originale” è in altre parti. lo stesso vale per aree non scientifiche, ove si può anche riportare senza virgolette (se risulta chiaro dal testo il riferimento), ma facendone poi un’analisi critica (XXX ha riportato che …. ref.Y, ma questo risulta in contraddizione con …..).
    in altre parole, il plagio può essere determinato solo da un esperto (sopra le parti) del settore, che entra nel merito, e quindi non incorre in palesi errori come quello dell’IMT che hanno affidato l’incarico (per palese incompetenza?) a non esperti.

  15. ribadisco quanto ho gia’ detto qualche post fa: vedo che si chiede all’IMT di ritirare il titolo conferito (cosa che non sembra per ora intenzionato a fare), addirittura si parla di omissione di atti d’ufficio, ma il MIUR non dovrebbe comunque intervenire quando un titolo di dottore di ricerca e’ stato conferito con una tesi che ha i problemi macroscopici di cui si discute? problemi certificati dall’ente stesso!

    l’IMT e’ un ente che sfugge a qualsiasi controllo pubblico, pur essendo finanziato anche dallo stato?

    i titoli di dottorato sono spendibili in vario modo per le carriere personali (anche politiche) e per certi concorsi costituiscono un filtro a norma di legge

    perche’ la ministra dell’universita’ tace? non e’ solo l’IMT il problema qui, a me sembra che ci sia un enorme problema di inazione del MIUR e di mancanza di rispetto per le migliaia di dottorandi e dottori di ricerca che hanno fatto e fanno ricerca in modo serio

    • Che tutti gli aventi diritto a intervenire tacciano non deve stupire. Uno: si tratta di un ministro; due: di un ministro di una certa parte; tre: che presumibilmente sarà candidato (in un angolo della Gallura, altri lo sono a Bolzano in quanto parlano il tedesco: Ich bin sehr gluecklich wieder in Bozen zu sein, stop, il resto si imparerà in futuro); quattro: siamo in campagna elettorale; cinque: chi dovrebbe intervenire 1. è un ministro, seguono i punti 2 e 4.

    • Purtroppo, caro De Nicolao, non è una moda nuova. Ricordo quando anni fa, saranno all’incirca dieci, qualcuno mi disse: oramai nessuno legge più niente. Non ce n’è il tempo. La quantità delle pubblicazioni è incontrollabile e ingestibile. Sono molto attratta da quest’argomento perché la gestione delle mie bibliografie mi ha sempre creato disagi e difficoltà. Come mi crea ancora disagio non aver tempo per leggere tanto per leggere, non letteratura fiction ma roba specialistica, a caso. Per imparare. E poi, guardando alle bibliografie altrui mi domandavo, invidiosa, come facevano a leggere tanto e da, che ne so io, 200 pagine tirare fuori proprio quella frase appropriata. Semplice. La frase appropriata l’aveva già citata un altro, chissà poi quale era il contesto originario. Ho anche beccato qualcuno con una ricitazione (esigo il diritto intellettuale su questo termine, con tanto di nome mio) personalizzata. Quale ne è la giustificazione implicita? Quel lavoro X è alla portata di tutti (soprattutto se in inglese o in italiano), ergo io posso aver trovato quella frase come l’hanno trovata altri, non è dimostrabile che non sia andata così. E se poi quella frase sta in un libro raro ottocentesco, di cui ho fatto venire la fotocopia dalla biblioteca di San Pietroburgo, per la quale ho pagato in merce, cioè in libri, poco importa. Chiunque avrebbe potuto fare altrettanto. Il fatto è che quel libro raro l’hanno poi digitalizzato e ora si trova in rete. Ma non quando serviva a me. Fregata.

  16. Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio, gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Esse sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione Europea Delors, gestito dal Comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico ed economista Giorgio La Malfa “Deficit – Il punto sull’Europa tra sogno e realtà” – Seconda parte) [Attenzione: il video comincia a 52’51”, portare il cursore all’inizio del video].

    L’obliterazione risale a quel peccato originale. Bisogna, però, anche dire che per fortuna non riuscirono del tutto a copiare il testo dello statuto della Bundesbank e a incollarlo su quello della BCE. Ancor meno ciò avvenne nei Trattati se la stabilità dei prezzi – con buona pace degli esponenti della BCE – vi entra soltanto con il Trattato di Lisbona, finalizzato grazie al forte impegno e sotto la presidenza tedesca del Consiglio Europeo (2007, con decorrenza dicembre 2009).

    Come ho già avuto occasione di osservare (su Sbilanciamoci) a Stefano Sylos Labini, la BCE ha non uno soltanto ma due obiettivi statutari. Il secondo obiettivo statutario, che richiama il fondamentale art. 3 del TUE, che definisce ed esplicita la missione dell’UE, tra cui la piena occupazione, è subordinato al primo (“fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi”; “without prejudice”, nella versione inglese, la Bce “sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea”. Tra questi, i principali sono una “crescita economica equilibrata” e la “piena occupazione”), ma in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) ha la stessa dignità e cogenza del primo, poiché non lo pregiudica ma anzi è concordante, convergente e complementare con esso (come è dimostrato dal periodo post Quantitative Easing).
    L’obiettivo della “piena occupazione”, assieme al “progresso sociale”, è un obiettivo al quale tutti i sub-obiettivi, inclusa la stabilità dei prezzi, sono subordinati “3. L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente”.