Nel libro curato da Francesca Dragotto e Marco Ferrazzoli “Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione”, UniversItalia, Roma, 2014, gli autori dei vari capitoli si cimentano sul rapporto scienza-società-etica-politica: l’utilità dei vaccini, l’alimentazione, la sperimentazione animale, il processo per il terremoto dell’Aquila, il riscaldamento globale, l’omeopatia, la questione Stamina. Bastano titoli sui giornali per capire che le smentite e le controversie non sono facili da gestire e da interpretare: “Contrordine, lo stress fa bene: ecco lo studio che smonta i falsi miti della longevità”, “La mammografia non salva la vita. La ricerca che divide gli scienziati”. Oppure il caso degli amministratori locali veneti che, spinti dagli albergatori infuriati per le previsioni meteorologiche di cattivo tempo poi smentite, hanno “chiesto la testa” dei poveri meteorologi.

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Il libro curato da Francesca Dragotto e Marco Ferrazzoli “Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione”, UniversItalia, Roma, 2014, affronta il tema della comunicazione scientifica dal punto di vista del comunicatore. In tale chiave, gli autori dei vari capitoli si cimentano su eventi che hanno segnato, nel nostro paese nei tempi più recenti, il rapporto scienza-società-etica-politica: l’utilità dei vaccini, l’alimentazione, la sperimentazione animale, il processo per il terremoto dell’Aquila, il bosone di Higgs, il riscaldamento globale, l’omeopatia, la questione Stamina, l’etica degli scienziati.
ripresa giornalistaNel saggio introduttivo Marco Ferrazzoli, capo dell’Ufficio stampa del CNR, fornisce uno stato dell’arte sulle problematiche riguardanti la comunicazione scientifica con grande onestà intellettuale e competenza. Pone al centro della riflessione il triangolo del processo di comunicazione: il comunicatore, la fonte delle informazioni – ricercatore, accademico – e il destinatario – spettatore, lettore, navigatore in internet, cittadino.
Il mondo mediatico, osserva, è segnato dalla tendenza al sensazionalismo, dalle dispute ideologiche, dall’alternanza tra l’affastellamento di notizie confuse e contraddittorie e il silenzio disinteressato, dall’eccessiva enfasi sugli eventi emergenziali. Al contempo, i nuovi media consentono un’interazione tale da abbattere quasi la distinzione tra fonti e destinatari dei messaggi, da far coincidere consenso e ragione, da amplificare luoghi comuni e complottismi, da indurre l’abitudine di ricevere qualsiasi risposta pressoché all’istante. In questo contesto in rapida trasformazione il ruolo stesso del comunicatore va radicalmente ripensato, pena l’irrilevanza.
Giornalismo 1La materia trattata dai comunicatori è, d’altra parte, complessa ed agli occhi dei giornalisti e dell’opinione pubblica le smentite e le controversie che dividono i ricercatori non sono facili da gestire e da interpretare. L’autore fa degli esempi di titoli sui giornali: “Contrordine, lo stress fa bene: ecco lo studio che smonta i falsi miti della longevità”, “La mammografia non salva la vita. La ricerca che divide gli scienziati”.
Anche sul versante di chi produce nuova conoscenza vi sono problemi non secondari. I ricercatori hanno la tendenza ad usare un gergo tecnico che non consente una adeguata comprensione da parte del pubblico e a rimanere nelle trincee in cui definiscono le proprie discipline. In altri casi si propongono come commentatori ed opinion maker sui media sfruttando la propria popolarità, ma al di fuori dei loro campi – come è accaduto con Margherita Hack, Carlo Rubbia, Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini. In questo caso non rendono un buon servizio alla scienza.
Venendo agli utenti della comunicazione scientifica si può verificare che possano avere reazioni inaspettate e interessate; l’autore cita il caso delle roventi polemiche che riguardano discipline apparentemente innocue come la meteorologia, in cui gli amministratori locali veneti, spinti dagli albergatori infuriati per le previsioni meteorologiche di cattivo tempo poi smentite, hanno “chiesto la testa” dei poveri meteorologi.
Il libro, che può essere definito un “Manuale delle giovani marmotte” per i divulgatori, pone una domanda esistenziale: se sia preferibile che un professionista della disseminazione scientifica provenga da una formazione specialistica o meno. La salomonica risposta di Ferrazzoli è che, in entrambi i casi, è indispensabile perseguire, con la massima dose di onestà intellettuale e di curiosa ignoranza socratica, il migliore equilibrio possibile tra rigore dei contenuti e interesse per la notizia. Ma, messo alle strette dal suo stesso argomentare, dà una implicita risposta citando il fatto che Piero Angela, massimo divulgatore scientifico nazionale, ha iniziato la carriera come cronista.

Angela

L’articolo è stato pubblicato anche su Sicilia Journal
http://www.siciliajournal.it/la-difficile-parola-dello-scienziato-quando-la-conoscenza-confligge-con-lopinione/

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