Mentre continua la polemica sulla scelta (obiettivamente infelice) di designare un commissario alla “protezione dello stile di vita europeo” (quale sarchiapone sia quest’ultimo, è difficile da immaginare), si apre un altro fronte sulla sparizione del Commissario a Istruzione e Ricerca, sostituito, nella denominazione da un più fresco e frizzante “innovazione e gioventù”. Segnaliamo ai lettori la lettera dedicata alla questione e sottoscritta da numerosi ricercatori, fra i quali diciassette premi Nobel europei.

Dalla lettera:

We, as members of the scientific community of Europe, wish to address this situation early on and emphasize both to the general public, as well as to relevant politicians on the national and European Union level, that without dedication to education and research there will neither exist a sound basis for innovation in Europe, nor can we fulfill the promise of a high standard of living for the citizens of Europe in a fierce global competition.

President von der Leyen, in her mission letter to commissioner Gabriel (Web link to Mandate Letter), has emphasized that “education, research and innovation will be key to our competitiveness”.

With this open letter we demand that the EU commission revises the title for commissioner Gabriel to “Education, Research, Innovation and Youth” reflecting Europe’s dedication to all of these crucial areas. We also call upon the European Parliament to request this change in name before confirming the nominees for commissioner.

La lettera può essere letta integralmente e sottoscritta a questo indirizzo.

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1 commento

  1. Premetto che sono tra i firmatari della lettera insieme a colleghi con molto maggiore ruolo e prestigio del sottoscritto. Si possono fare molte speculazioni sul perché sia avvenuto questo cambio di denominazione, molte supposizioni possono avere un fondo di verità altre essere delle sensibilità forse eccessive che alcuni di noi hanno sviluppato dopo avere visto l’influenza che alcuni ambienti legati a poteri economici e finanziari esercitano sulla commissione. Certamente non è estraneo a questo cambiamento l’enfasi posta sul Green New Deal e sull’idea che la spinta in questa direzione debba mettere insieme giovani (come i maggiori portatori di interesse sociale) e innovazione. Quello che non è detto esplicitamente ma si respira tra i gruppi di influenza, è la convinzione che l’ Europa abbia già raggiunto e consolidato un livello eccellente nella ricerca di base e che questa non necessiti affatto di ulteriori finanziamenti comunitari, essendo ora sufficienti gli ordinari fondi nazionali. Lo stesso programma ERC, con tutti i suoi limiti, non appare più scontato almeno nel medio termine. Aprire il dibattito sul nome non è perciò una discussione su un problema marginale ma coinvolge il futuro delle politiche comunitarie in materia di ricerca. Auguriamoci che il Ministro Fioramonti decida di parlare con la comunità e fare sue queste preoccupazioni.

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