Il Paese, prostrato dal Covid, riprende finalmente a correre, anzi a scivolare, sulle rotelline degli innovativi banchi fortemente voluti dalla ministra Azzolina, i quali, assieme al monopattino, rappresentano una significativa manifestazione di quello spirito creativo e un po’ sbarazzino al quale è affidata la tanto sospirata ripresa. Ma come rispondono, i banchi a rotelle, alla necessità di riprendere le lezioni in sicurezza? Non c’è sicurezza senza innovazione. E non c’è innovazione che non faccia rima con digitalizzazione. 

 

 

 

Il Paese, prostrato dal Covid, riprende finalmente a correre, anzi a scivolare, sulle rotelline degli innovativi banchi fortemente voluti dalla ministra Azzolina, i quali, assieme al monopattino, rappresentano una significativa manifestazione di quello spirito creativo e un po’ sbarazzino al quale è affidata la tanto sospirata ripresa.
Pochi, tuttavia, hanno accolto con entusiasmo la proposta che, al netto dei tempi richiesti dai bandi, dalla fabbricazione e dalla consegna, ancora troppo lenti per stare al passo con tanta vivacità progettuale, dovrebbe tramutarsi in realtà dal prossimo anno scolastico. Prevalgono i soliti gufi che si abbandonano chi al sarcasmo, chi alle dietrologie, chi a fosche previsioni sulle conseguenze in caso di terremoti.
E c’è chi evoca Foucault e la microfisica del potere, con la sua riorganizzazione degli spazi e il disciplinamento dei corpi che i nuovi banchi contribuirebbero a rimodellare.[1] Dubito che l’opera dell’insigne pensatore francese sia uno dei livres de chevet da cui la ministra e i suoi consiglieri traggano ispirazione per le loro mosse e contromosse, se non altro perché anche le analisi dell’ottimo Foucault (come ogni tentativo d’analisi, d’altronde) hanno quel sapore di vetusto che l’Azzolina si sforza di individuare ed esorcizzare ovunque ne scopra un qualche sentore. Assai meglio, per disegnare la scuola del futuro, approfittare delle risorse che offre Internet e pescare nuove idee dalle accattivanti immagini che si propongono all’attenzione di chi intraprenda un serio lavoro di ricerca che, come è noto, non può
prescindere dalle fonti dirette, su Google. Ed ecco snocciolarsi una dopo l’altra aule spaziose e luminose ove si dispongono, simpaticamente a cerchio, o in più tradizionali ranghi, i banchi a rotelle, vuoi colorati, laddove si tratti di stimolare con opportuni colori le facoltà intellettive, vuoi monocromi per allievi sufficientemente familiarizzati con le stesse. Pur nella varietà, non solo ricca di stimolazioni didattiche, ma rispettosa della libertà di scelta dei modelli costituzionalmente garantita dall’articolo 33, tutti i banchi ospitano orgogliosamente un computer, o un tablet.

 

Allora, io che non riuscivo a capire come i banchi a rotelle potessero rispondere alla necessità di riprendere le lezioni in sicurezza ( avevo sempre pensato che le ruote servissero per avvicinarsi a qualcuno/qualcosa e/o per allontanarsi da qualcuno/qualcosa con cui si è stati in recente contatto) e che avevo ricondotto le mie perplessità a quella che Debord chiamava “la dissolution de la logique” ho dovuto ricredermi. Né a dissuadermi sono valse le giubilanti dichiarazioni della ministra che, in sede di collaudo,
ha rassicurato gli Italiani che anche un vetusto e ponderoso Rocci riuscirebbe a trovar posto sulla ridotta superficie dei nuovi banchi. Infatti, nel frattempo, avevo sottoposto a riesame le fonti dirette e avevo potuto notare che in ogni aula spaziosa e luminosa campeggia una LIM su cui convergono gli sguardi in provenienza dai detti banchi, comunque disposti.
Mi sono allora ricordata che non è solo per il distanziamento di tutti- grandi e piccini- che la previdente Ministra ha optato per queste nuove strutture, ma per garantire in un unico magistrale colpo sicurezza ed innovazione. E vi è qualcuno che ancora ignori che innovazione fa rima obbligata con digitalizzazione ?
E’ doveroso, tuttavia, riconoscere che disfattismo e presunzione intellettuale mi avevano sviata, al punto da spingermi a dubitare delle capacità logiche di un intero Ministero, per scoprire invece che una ratio ineccepibile ne ha dettato la scelta: affrettare la sostituzione del libro cartaceo con i dispositivi digitali e la lezione frontale con la flipped class.
Comunque, niente paura: i nuovi ambienti di apprendimento sono fortemente inclusivi: c’è posto per tutti, dal Rocci ai docenti. Tanto più, che continuerà ad esserci ancora bisogno di qualcuno che intervenga, in caso le aule si trasformino in piste di autoscontro o salti la connessione.

 

[1] https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/18420-salvatore-bravo-i-banchi-dell-azzolina.html

Send to Kindle

3 Commenti

  1. A proposito di tablet … il Corriere ieri riportava di una scuola milanese dove hanno vietato di portare zaini, libri e quaderni. Hanno invece attrezzato degli “armadietti con prese a cui ricaricare i tablet” che pero’ vanno lasciati a scuola per la sanificazione. In caso di blackout “esiste una scorta di fogli di carta e penne che pero’ dopo l’uso vannoi lasciati a scuola o distrutti”. Gli appunti come forma di contagio ?

  2. Che tristezza! parlate dei banchi a rotelle esattamente come la Meloni (gli opposti estremismi ritornano?)… Io di banchi a rotelle nelle scuole che conosco nella mia provincia non ne ho visto nemmeno uno: solo banchi singoli, che peraltro spesso c’erano già.
    Il problema vero è che così non si previene la ripresa di un’ampia circolazione del virus e si mandano gl’insegnanti quasi tutti cinquantenni a infettarsi liberamente e a rischiare la salute, visto che non si impone nemmeno la mascherina agli studenti e almeno una ffp2 ai docenti…
    altro che banchi e armadietti da sanificare!

  3. Primo tema: contrastare la diffusione del virus.
    Riguardo all’altro tema posto alla nostra attenzione, direi che è serio. L’uso del computer implica diverse modalità di scrittura, lettura e, forse, anche pensiero. Sempre per l’integrazione: bene al note-taking, quindi, alla scrittura con penna e matita, secondo me, integrata dall’uso del computer. Non dobbiamo chiuderci ai mezzi nuovi, ma anche capire che inducono diversi processi cognitivi in parte, e che è bene che tutti ci abituiamo a padroneggiare diversi strumenti ed cerchiamo di essere consapevoli che ne siamo in parte anche forgiati.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.