Riflessioni semiserie sul provvedimento disciplinare a Christian Raimo
Puossi criticare un USR (Ufficio Scolastico Regionale) che rinuncia a criticare un innocuo insegnante armato di sola visionaria criticità, e lo persegue per aver leso l’immagine del proprio ufficio? Ma veramente, funzionari, cultori improvvisati del De officiis? Quanto zelo profuso e sprecato, invece di dire, direttamente, in piazza, o meglio, a favor di telecamera: “Raimo, non è opportuno, in anni in cui la sede CGIL viene schiavardata da facinorosi marziani, approvare i calci ai nazisti… Raimo, non è coerente, nei mesi in cui un ministro antifascista (almeno!) riflette se far stracciare i lenzuoli che sempre più spesso i marziani, anche nelle scuole, dedicano alla Resistenza, prenderlo a metafore in faccia e paragonarlo alla Morte nera”.
Noi che siamo pacati e prendiamo le distanze da Raimo, siamo con lui proprio perché non la pensiamo come lui, e non tolleriamo che gli si impedisca di spendere il misero obolo di 500 euro per andare, si badi, al cinema, che, come il teatro antico (e ci stupiamo che all’USR, così attenti all’immagine, non lo capiscano, perché sì, il cinema è la vera posta in gioco…) contribuisce alla catarsi delle passioni, cioè a ridurre le probabilità del gesto violento.
Altrimenti, noi che la sostanza della democrazia liberale possiamo oramai solo sognarla, rischieremmo di svegliarci in un incubo. Scopriremmo ad esempio, tra PCTO e Orientamenti, i quali veramente sviliscono l’immagine della scuola, ma anche quella del paziente studio superiore e, ancor di più, sviliscono le complessità dei lavori e delle professioni, scopriremmo che oramai può capitare di assistere in Italia, in piazza si badi, persino ad una singolarissima lezione di educazione civica… una lezione dis-Orientante sulla divisione dei poteri nella città medaglia d’oro all’antimafia, intonata da una curva di ministri che inveisce contro i giudici sotto scorta di un processo, ammutolendo financo la legittima arringa della difesa… Diciamo però con l’USR la verità vera, garantista, come nell’affaire Raimo: quei ministri non ledevano l’immagine del loro ufficio o l’art. 54 della Costituzione, bensì propagandavano, entrando chiassosamente nel merito del processo, la tesi che persino l’Impero romano sarebbe caduto per colpa dei flussi migratori, pauvre historiographie!!
Caro Raimo, non ti conosciamo se non per aver letto alcuni tuoi interventi militanti, e anche dal non averli tutti condivisi abbiamo trovato motivi per apprezzare il coraggio di chi si espone all’errore. Vorremmo perciò esserti vicino, ma non troppo, se no finiremmo per confonderci con chi, a ben vedere, è fin troppo attratto da te, perché in te rischia di voler vedere, pur essendo tu un innocuo viandante spinoziano, ciò che teme al fondo di essere, un picchiatore di morti nere. Oppure un cultore involontario, marziano, della rivoluzione culturale maoista: rieducarne uno per educarci tutti. Povera patria, veramente, vilipesa e spaurita da un’immaginaria nazione di benofficianti…


Visto che siamo sul semiserio, io, quando insegnavo alle superiori, ci avrei fatto la firma a non andare al lavoro e ricevere lo stesso mezzo stipendio ;) (ma alle riunioni deve partecipare?)