Il VQR penalizzerà gli enti di ricerca?

Secondo le regole dell’ANVUR, ogni ricercatore degli enti pubblici deve presentare 6 “prodotti” mente gli universitari ne debbono presentare 3. Questa scelta è già stata criticata in un precedente articolo  in cui si sosteneva che, se gli universitari svolgono didattica, ricerca, e si impegnano nella “terza missione”, i ricercatori degli enti pubblici svolgono tutta una serie di attività tecniche, organizzative, gestionali e di altro genere che non conducono alla pubblicazione nelle basi dati internazionali (ISSN) e nei libri dotati di ISBN (per esempio ricerche su commessa per le quali il committente richiede la riservatezza, attività scientifiche i cui risultati finiscono in rapporti tecnici pubblicati nella letteratura grigia, attività di trasferimento delle tecnologie, misurazioni di fenomeni naturali nel campo della geofisica, della meteorologia e sociali quali la statistica) per cui è più equo che tutti i ricercatori del settore pubblico docenti e dipendenti degli enti di ricerca – presentino lo stesso numero di “prodotti”. Una piccola simulazione esposta in questo articolo mostra che la differenza tra 6 e 3 penalizza fortemente gli enti pubblici rispetto alle università. (…)

La distorsione dello strumento ANVUR conduce a concludere che, nello scenario proposto, a parità di condizioni, un ricercatore che opera nell’università risulta più produttivo di uno impiegato presso gli enti di ricerca pubblici in misura più che doppia – nell’un caso il punteggio è 2,9 e nell’altro 1,3. E questo soltanto perché il VQR gli richiede di mostrare il meglio di sé e gli consente di mettere la sordina alle proprie magagne. Dunque poiché nell’esercizio VQR il valore del voto “è espresso come percentuale del valore compressivo dell’Area” che è determinato per motivi di numerosità dai docenti universitari, i ricercatori degli enti pubblici si troveranno sistematicamente in un gradino inferiore.

Dalla lettura delle linee guida del VQR illustrate nel bando del 7 novembre non sembra vi siano elementi per affrontare e risolvere il problema qui sollevato. Se dunque non si interviene, si avrà una significativa penalizzazione degli enti di ricerca rispetto alle università. Questa ed altre analisi mostrano come il sistema VQR abbia bisogno di essere approfondito, qualificato e migliorato per evitare che diventi uno strumento perverso che, invece di aiutare i ricercatori degli enti pubblici a lavorare meglio, stringa loro un cappio al collo.

(Giorgio Sirilli, Perche’ il VQR penalizza gli enti di ricerca)