Flaviana Palmisano mette in luce due criticità che caratterizzano le università telematiche: la possibilità di sostenere esami di profitto in modalità online e l’enorme sproporzione tra numero di studenti e numero di docenti. Palmisano sostiene che queste due criticità possono influire sulla qualità della didattica e sul modo in cui quest’ultima viene percepita dai diversi stakeholders. Sarebbero dunque opportuni interventi volti a incidere su questi aspetti in modo da rafforzare la credibilità della laurea telematica.

 

In un recente articolo sul Menabò ho ricordato che nell’ultimo decennio le immatricolazioni alle università telematiche sono aumentate del 444%. Si tratta di una crescita impressionante, specie se rapportata a quella delle università tradizionali, che è stata dell’11,49%. Le università telematiche crescono molto anche in termini di offerta formativa: il numero di corsi di studio proposti aumenta del 113% per le telematiche e del 10,18% per le tradizionali. Certamente, ad oggi le telematiche assorbono una quota minoritaria dello stock totale di studenti e di corsi di studio (il numero di iscritti nelle telematiche è pari a circa l’11,5% del totale mentre il corrispondente dato per il numero di corsi di studio offerti è circa il 3%). Tuttavia, data la crescita esponenziale di entrambi gli indicatori è lecito aspettarsi che queste quote possano presto raggiungere valori equiparabili a quelli degli atenei tradizionali, e si tratterebbe di un risultato particolarmente rilevante in ragione del fatto che gli atenei telematici sono “solo” 11 (Pegaso, E-Campus, Mercatorum, Unicusano, Uninettuno, Unimarconi, San Raffaele, Unitelma, Unifortunato, IUL, Unidav), poco più di un decimo del totale degli atenei italiani; infatti gli atenei tradizionali sono 88, di cui 61 Università statali, 7 Istituti universitari a ordinamento speciale, 20 Università non statali.

Per avere un’idea ancora più definita delle dimensioni del fenomeno, è utile fornire anche qualche dettaglio sulla forma giuridica degli atenei telematici. Esemplare è il caso dei tre atenei digitali più estesi – Pegaso, Mercatorum e San Raffaele Roma – che fanno capo a Multiversity s.p.a. una società di capitali (e quindi con scopo di lucro) che detiene anche l’85% del Sole24ore Formazione, l’Università Telematica Pegaso a Malta e Certipass. Il pluriateneo Multiversity rappresenta la più grande realtà universitaria italiana per numero di iscritti; nell’a.a. 2022/23 erano 144.750 di cui 90.322 iscritti alla Unipegaso, 43.852 alla Unimercatorum e 10.576 alla San Raffaele Roma (dati USTAT). Si tratta di un numero superiore anche al totale degli studenti iscritti alla Sapienza Università di Roma che nello stesso a.a. ne contava 108.176 ed è da sempre il più grande ateneo d’Europa. A determinare questo dimensionamento è stato il parere del Consiglio di Stato, espresso su richiesta dell’allora Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e pubblicato il 14 maggio 2019, che consente alle università di acquisire la forma di società di capitali a cui ha fatto immediatamente seguito la trasformazione di Unipegaso in società a responsabilità limitata con Decreto del Presidente del Consiglio di amministrazione pubblicato il 5 luglio 2019 (si veda il rapporto FLC CGIL).

In questo contesto accademico in evoluzione emergono almeno due criticità. La prima riguarda le modalità d’esame, la seconda la dimensione del corpo docente. Entrambe le criticità rischiano di minare la credibilità della formazione nelle università telematiche, che svolgono un ruolo fondamentale nella nostra società, soprattutto perché riducono le iniquità nell’accesso all’istruzione superiore, così contribuendo a formare una popolazione sempre più istruita.

Soffermiamoci sulla prima criticità. Come anche documentato dal citato rapporto FLC CGIL, alcuni atenei telematici consentono agli studenti di sostenere gli esami di profitto in modalità online, non necessariamente nella sede distaccata dell’ateneo ma anche da casa. Ad esempio, sul sito di MultiPoint (polo didattico ufficiale di Multiversity) in due diversi punti della pagina si legge: “Salvo diverse disposizioni ministeriali, gli esami Pegaso si terranno sia in modalità online che in presenza per tutta la sessione d’esami 2023/2024. Tuttavia ci sarà una prevalenza di esami in presenza calendarizzati.” E più avanti: “Gli esami Pegaso saranno sia online che in presenza per tutta la sessione d’esami dell’anno accademico 2023-2024, salvo diverse disposizioni ministeriali. Specifichiamo tuttavia che nei prossimi mesi l’Università Telematica Pegaso prevederà una maggiore calendarizzazione degli esami in presenza rispetto a quelli online.” Anche all’Università Giustino Fortunato, alcuni esami si possono sostenere nella stessa data e alla stessa ora sia in presenza presso una delle sedi (ad esempio a Benevento) che online.

La modalità d’esame online è stata adottata anche dagli atenei tradizionali per far fronte alle difficoltà determinate dalla pandemia, ma è stata abolita con effetto di legge due anni fa, il 31 marzo 2022, alla fine dello Stato di emergenza. Al di là della contraddizione con i dettami della legge, ci interessa sottolineare che la perdurante possibilità di sostenere esami di profitto online può scalfire la reputazione delle università telematiche; la ragione è che con questa modalità di esame sono sensibilmente maggiori, rispetto agli esami in presenza, i rischi di violazione della privacy e di comportamenti disonesti. Quanto alla valutazione, quella online permette risparmi in termini di costi e di tempo, anche rispetto alla correzione e alla diffusione degli esiti della valutazione. Allo stesso tempo, essa pone problemi in termini di integrità accademica, sicurezza dell’identità, e comportamenti disonesti.

Questi problemi possono sussistere anche per gli esami in presenza, ma risultano amplificati nelle procedure d’esame online data la difficoltà di controllare tutte le azioni degli esaminandi e l’ambiente fisico che li circonda; inoltre, proprio la tecnologia digitale può consentire agli studenti di svolgere agevolmente ma in maniera illecita l’esame online. Si noti che atteggiamenti di cheating possono essere motivati da molteplici fattori – tra cui la paura del fallimento, la pressione dei pari, la percezione che gli altri stiano barando e la facilità con cui possono farlo – e che i diversi metodi di sorveglianza e sicurezza messi in atto proprio dalle università per fronteggiarli possono influenzare a loro volta il comportamento degli studenti durante l’esame, sia esso svolto in presenza che online, e comprometterne, quindi, performance e valutazione (Noorbehbahani et al. 2022Chuang et al. 2017Henderson et al. 2023 ). Per questo motivo, la letteratura scientifica manifesta alcune preoccupazioni riguardo alla validità e all’affidabilità della valutazione online, alla sua sicurezza e alla sua riservatezza (Dawson 2020Coghlan et al. 2021Facer and Selwyn 2021). La valutazione è un momento fondamentale della vita universitaria. Gli esiti della valutazione, che nelle università avviene attraverso gli esami di profitto, costituiscono una base informativa di rilievo per le politiche educative da attuare, ad esempio sulle modifiche da apportare ai diversi curricula di studi, sull’opportunità di attivarne altri e, anche, sulle decisioni di finanziamento; essi possono anche influenzare la domanda di lavoro specialmente nel settore privato (Lennon 2021). Pertanto, è essenziale che gli esami di profitto possano essere condotti in modo da non lederne integrità, affidabilità e validità.

La seconda criticità riguarda la dimensione del corpo docente. Come riflesso dell’incremento esponenziale degli studenti, il rapporto studenti-docenti nelle telematiche è passato da 152,2 del 2012 a 384,8 del 2022, ed è circa tredici volte superiore rispetto a quello delle università tradizionali, sceso, stesso intervallo di tempo, da 30,2 a 28,5 (rapporto ANVUR 2023). Tale indicatore può avere minore rilevanza nelle università telematiche per loro stessa natura, ma una concentrazione così elevata di studenti per docente mina la qualità dell’insegnamento in queste università. A mero titolo esemplificativo si consideri che, se ogni anno sono previste quattro sessioni di laurea ogni docente dovrà supervisionare in media circa 29 lavori di tesi, tutto questo parallelamente allo svolgimento della regolare attività di ricerca e di insegnamento. È evidente come ciò richieda un tempo di lavoro superiore a quello massimo ammissibile o, in alternativa, una più che straordinaria produttività. Inoltre, questo dato confligge con una delle tante caratteristiche delle telematiche, ossia la loro capacità di fornire un supporto costante allo studente. Ad esempio, sul sito della Unicusano si legge “Perché la laurea telematica conviene? […] Usufruire di un servizio di tutoraggio che ti guida nel tuo percorso di studi, aiutandoti nell’individuazione del tuo metodo di studio universitario e dandoti supporto tecnico e morale”.

Nonostante la formazione universitaria in modalità telematica abbia guadagnato importanza nel panorama post-pandemico, le criticità appena delineate fanno sì che persista un certo scetticismo sulla qualità della didattica che viene spesso percepita, in particolare dai futuri studenti universitari o dal mercato del lavoro, come inferiore rispetto alla didattica impartita dalle università tradizionali (Altindag et al. 2021). Tutto questo mina la credibilità del titolo di laurea

L’irrigidimento dei criteri di accreditamento previsti per le università telematiche relativamente al rapporto studenti-docenti attraverso il D.M. n.1154 del 14 ottobre 2021 va nella direzione di superare quanto meno la seconda criticità. Il contenimento del suddetto rapporto consentirebbe ai docenti di dedicare più tempo a ciascuno studente, fornendo una reale attività di valutazione, supporto, e supervisione dello studio. Inoltre, consentirebbe di limitare il numero di tesi supervisionato da ciascun docente con beneficio per l’attività di correzione e, di conseguenza, per l’esito dell’esame finale.

In merito alla prima criticità, sembrerebbe auspicabile attribuire al Ministero dell’Università e della Ricerca delle reali funzioni di sorveglianza sui regolamenti e le prassi degli atenei, prestando particolare attenzione a quelli concernenti l’attività didattica e gli esami di profitto.

 

(Fonte: Etica ed Economia)

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