A dicembre il MIUR ha pubblicato i tanto attesi testi del bando PRIN e FIRB. Fin dal primo sguardo ai siti internet dedicati risulta chiaro che se da una parte si é operato per la semplificazione della procedure di presentazione della domanda (bene, finalmente!) e per eliminare tutti i riferimenti che possano guidare una valutazione sulle persone e non sul progetto, dall’altra entrambi i bandi potenzialmente discriminano i ricercatori a tempo determinato (RTD), impedendo loro di agire come ricercatore principale nelle linee di finanziamento per i più giovani (linea A – starting dedicata ai giovani ricercatori del PRIN riservato ai ricercatori a tempo indeterminato) e non coordinando la durata del finanziamento e quella della tipologia di contratto RTD o i tempi della sua attivazione e rinnovo nel caso del FIRB (dove il progetto dura 3 anni, il finanziamento dovrebbe essere destinato ai ricercatori precari come Principal Invesigator (PI), ma la compatibilità tra i contratti da RTD già attivi resta a discrezione dei dipartimenti che, una volta ricevuto il finanziamento, con creatività dovranno eventualmente superare alcune incongruenze formali tra costi, durate e vincoli contrattuali). Per la maggior parte degli assegnisti di ricerca, dei borsisti e dei precari dell’Università i bandi FIRB e PRIN rappresentano l’unica opportunità di ottenere dei finanziamenti dignitosi per condurre progetti autonomi con una prospettiva temporale non limitata dall’annualità prevista dai contratti maggiormente utilizzati al momento.

Entrando nel dettaglio la linea A del PRIN é infatti dedicata a PI “che abbiano conseguito il primo dottorato o la prima specializzazione presso una Scuola di Specializzazione Universitaria (se meno recente rispetto alla data del primo dottorato), da non più di sette anni rispetto alla data del presente bando, ovvero, in assenza di entrambi, che abbiano conseguito la prima laurea magistrale o equivalente da non più di dieci anni dalla data del presente bando”.

Nonostante dalla lettura dei requisiti previsti nel bando non si deduca immediatamente, il Consiglio Universitario Nazionale, ha rilevato che da questa linea di finanziamento restano esclusi i ricercatori a tempo determinato, in quanto legati di contratti con le università, e per questo motivo ha inviato una mozione in cui si legge:

Rilevato ancora che tale limite vige anche per la linea “starting”, riservata a giovani ricercatori che abbiano conseguito il primo dottorato di ricerca o la prima specializzazione da non più di sette anni rispetto alla data del bando.

Osservato che i medesimi ricercatori a contratto risultano del tutto assimilati per legge alle altre figure docenti delle Università per quanto riguarda la partecipazione alle attività di ricerca e contribuiscono alla determinazione dell’organico in qualità di strutturati per tutte quelle valutazioni che considerano le figure docenti (requisiti minimi, attivazione dei dipartimenti, etc.).

Segnala la necessità di rimuovere tali elementi di distinzione tra le figure di ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato (di tipo A e di tipo B) per quanto attiene alla possibilità di partecipare a bandi PRIN in qualità di coordinatore o responsabile di unità locale.

Per quanto riguarda il FIRB invece il vincolo non viene esplicitato nel testo, ma si inferisce dalla complessiva impostazione, che disincentiva sia una richiesta di fondi legata a PI con le caratteristiche del ricercatore a tempo indeterminato sia la promozione di PI assegnisti di ricerca o borsisti a ricercatori a tempo determinato. Il secondo caso é legato al costo complessivo del progetto che con un solo RTD di tipo A implica un budget che si aggira mediamente attorno ai 200mila euro.

Inoltre c’è un problema di tipo anagrafico: come gli RTD sarebbero impossibilitati a divenire PI, tutti i ricercatori precari sarebbero autorizzati a concorrere per un finanziamento pubblico solo fino ai 40 anni. Inoltre, nell’art. 3 comma 5 del bando FIRB si legge che il limite di 40 anni è potenzialmente più basso: per la linea “starting” il limite di età è sette anni dopo il conseguimento del dottorato/specializzazione, e per la linea “consolidator” il limite è a dieci anni. Ciò significa che il ricercatore che abbia terminato il dottorato a 26 anni potrà concorrere sino a 36 anni. In altre parole, più produttivo e rapido è stato a concludere gli studi, e prima sarà escluso dai bandi. Come recita il limbo di cui sopra:

“Le proposte e i successivi progetti sono collocati nelle linee d’intervento sotto indicate:

a) “linea d’intervento 1 (starting)” – riservata a giovani ricercatori che abbiano conseguito il dottorato o la specializzazione presso una Scuola di Specializzazione Universitaria (se antecedente al dottorato), da più di due anni ma da non più di sette anni rispetto alla data del presente bando;

b) “linea d’intervento 2 (consolidator)” – riservata a giovani ricercatori che abbiano conseguito il dottorato o la specializzazione presso una Scuola di Specializzazione Universitaria (se antecedente al dottorato), da più di cinque anni ma da non più di dieci anni rispetto alla data del presente bando, e che, alla stessa data, abbiano già maturato un’esperienza almeno triennale di post-doc. Sono ammissibili proposte di tipo misto (cioè con coordinatori di linea 1 e responsabili di linea 2 e viceversa), fermo restando che la riserva delle risorse di cui al successivo articolo 7, si intende riferita alla linea d’intervento del coordinatore di progetto.”


Alla luce dell’uso demagogico della categoria di giovane utilizzato dal presente governo e dai precedenti,
dalla raccolta quotidiana di notizie e segnalazioni di discriminazioni e ingiustizie. L’ultima in ordine cronologico riguarda per esempio i database dell’INPS per la gestione separata, il regime contributivo previsto per gli assegnisti di ricerca, dove non sono stati correttamente registrati i versamenti degli assegnisti di Pavia e probabilmente di molti altri assegnisti italiani. Crediamo sarebbe utile non introdurre nuove forme di discriminazione e fare quanto richiesto dal CUN e dal Coordinamento Precari Università: equiparare le opportunità tra personale strutturato e non (ancora) strutturato. Sollevando questa legittima obiezione ora, alla pubblicazione del PRIN e FIRB speriamo di non trovare la stessa formulazione iniqua nei nuovi bandi. Queste opportunità definite Futuro in Ricerca o Progetti di Interesse Nazionale non possono escludere proprio i giovani e disincentivare i precari che confidano solo in questi strumenti di finanziamento per trovare il poco spazio e le poche risorse rimaste a disposizione di chi ambisce ad innovare il paese attraverso la ricerca.

O dobbiamo coniare un neologismo, andare contro natura e restare giovani fino a 36-40 anni solamente perché mentre noi sviluppiamo il più rapidamente possibile progetti innovativi per finanziare la nostra attività di ricerca a tempo determinato, nessuno sta studiando le riforme e i finanziamenti alla ricerca che da tempo chiediamo e che permetterebbero ai giovani di essere meno precari e più eguali?

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15 Commenti

  1. Il bando FIRB e’ fatto sulla falsa riga dei grant ERC starting. L’unica aggiunta e’ il limite di 40 anni (inderogabile), che come giustamente notato e’ abbastanza ampio.
    Sinceramente trovo la critica eccessiva, dato che e’ una misura aggiuntiva a quella tradizionale (PRIN). Il vero problema sono i troppi pochi soldi che rendono la probabilita’ di vincere pari a quella di vincere alla lotteria.

  2. Ovviamente sono d’accordo sui fondi insufficienti. Il pro-rettore alla ricerca dell’Universita’ di Bologna, presentando i bandi in un’aula magna stracolma di ricercatori precari intenzionati a partecipare, ha sostenuto che come minimo manca uno zero in tutte e due le linee di finanziamento. Per quanto riguarda l’altro punto la combinazione dei due limiti – dei 40 anni e dei 6 anni dopo il dottorato – rende il meccanismo ancora piu’ perverso e diseguale. Prima di tutto perche’ in casi come il mio, che ho iniziato il dottorato subito dopo la laurea nel 2006 e il post-doc qualche mese dopo aver conseguito il titolo di dottore di ricerca, il limite si abbassa. Non e’ 40 anni, ma 36-37 anni. E poi che faccio? Per il ministero a 36 anni sono meno giovane di uno di 39 e 6 mesi solo perche’ sono stata brava? Se non vinco un RTD grazie alla legge attuale non posso nemmeno chiedere altri assegni di ricerca perche’ sto esaurendo gli anni di contratti post Gelmini. Devo dare in mano il mio progetto di ricerca a qualcun altro con meno esperienza di me, ma che e’ giovane per i requisiti del Ministero, sperando che poi mi assegni un co.co.co. di ricerca per tirare avanti?
    E poi c’e’ il caso opposto al mio, di persone che hanno iniziato il dottorato dopo aver fatto altro nella vita e che se hanno 40 anni e un mese non possono partecipare come Principal Investigator. Perche’? Questa regola e’ scritta male e in questo senso e’ discriminatoria tanto quanto quella relativa ai ricercatori a tempo determinato che non godono degli stessi diritti (solo nel caso del PRIN) di quelli a tempo indeterminato. Perche’ questa eccezione? A che serve?

    • Hanno ragione i giovani precari (giovani e precari) ad arrabbiarsi e preoccuparsi, anche per varie altre ragioni. Per esempio perché alcune sedi universitarie hanno usato tutta l’autonomia che veniva loro concessa per assumere ricercatori a tempo determinato ultraquarantenni (in alcuni casi ultrasessantenni) e privi di dottorato, in mera vece di insegnanti a contratto. In qualche caso è stato pure inserito nei regolamenti di ateneo l’obbligo di fare un minimo di 120 ore di didattica per gli RTD, più dei loro colleghi a tempo indeterminato. Sarà forse per punire questi atenei che nei bandi FIRB bisogna avere il dottorato e meno di quarant’anni? Se fosse questo il motivo, il ministro avrebbe ragione. Nota che per partecipare ad un PRIN il dottorato non è obbligatorio.
      Al pari di Plymouthian, sulla struttura a fasce del PRIN non vedo grossi problemi, essendo essa fatta scimmiottando ERC. L’aspetto che rende ridicolo il bando è costituito dai due o tre ordini di grandezza di differenza nell’investimento tra PRIN e ERC. L’intero investimento è poco più di un anno di alimenti passati da Berlusconi a Veronica Lario.

  3. Forse han voluto punire gli atenei, forse hanno semplicemente formulato male il bando senza prestare troppa attenzione alla combinazione dei vincoli o forse questo e’ un buon modo per ridurre il numero di partecipanti, ma come al solito dai diritti e dalle opportunita’ rimaniamo esclusi noi precari. Non tutti ovviamente, cosi’ non ci solleviamo, ma una parte dei precari. Il paragone con gli alimenti alla Lario brucia, ma l’equivalenza e’ di attualita’ ed efficacissima. Grazie, mi stavo proprio chiedendo con cosa sostituire i soliti banali F35.

  4. A me pare che il limite dei 40 anni sia un modo per evitare le distorsioni del prendere il dottorato in età avanzata.

    E’ evidente che in questo senso la norma resta a favore di chi ha recentemente terminato il dottorato (come è ragionevole che sia) ma al tempo stesso esclude i “vecchi ritardati”, nel senso di coloro che hanno preso il dottorato in ritardo e non sono giovani.

    • Aggiungo che se i FIRB fossero adeguatamente finanziati non si porrebbe il problema del doverne dare anche a chi ha preso il dottorato da più di 10 anni (diamine, se uno è abbastanza bravo da vincere un FIRB, dopo 10 anni dal dottorato dovrebbe essere già strutturato in un Paese civile!)

    • Credo che sarebbe più opportuno valutare le capacità più che inserire percorsi “bloccati” dall’età. Gli esempi abbondano e non mi sto a dilungare.
      Personalmente preferisco avere come collaboratore un ricercatore più vecchio ma bravo piuttosto che un giovane che ha sbagliato mestiere.

  5. “Se il precario ha più di 40 anni non solo non può fare il coordinatore ma non può neanche far parte delle unità operative locali, né con il PRIN né con il FIRB”,

    scusate, dov’e’ scritto che il precario (o RTD) ultra-quarantenne non puo’ far parte di unita’ operative locali di un PRIN 2012?

    non vedo vincoli di eta’ nei bandi PRIN.
    mi sfugge qualcosa?

    • In effetti ho controllato il bando del PRIN e il limite dei 40 anni non e’ indicato. La frase non e’ formulata correttamente, mi scuso.

  6. non si capisce neanche a cosa faccia riferimento Profumo oggi quando scrive in risposta alla mozione CRUI:

    “Mi preme inoltre sottolinere (…). Tuttavia, aprire il bando (PRIN) a ricercatori a tempo determinato di cui all’articolo 24, l. 240/2010, a condizione che essi siano over 40 e non abbiano il ruolo di coordinatori di progetto, favorisce la massima partecipazione dei ricercatori ai progetti PRIN”.

  7. Immagino che sia dovuto al fatto che per i giovani con meno di 40 anni (che sono assegnisti) abbiano previsto il FIR quindi hanno pensato (poco e male come al solito) i bandi in modo tale che chi partecipa al FIR come PI non possa partecipare al PRIN e viceversa, solo che in questo modo hanno escluso tutti i ricercatori precari “rapidi” che potrebbero avete un “buco” nell’opportunita’ tra i 36 e i 40 anni e gli RTD over 40. Poi sarebbe interessante capire come possono essere coinvolti gli RTD, con che tipologia di contratto? Possono solo contribuire al cofinanziamento?

    • Intanto non sta scritto da nessuna parte che i giovani sotto i 40 anni sono assegnisti.
      Ci sono assegnisti over-40 e RTD sotto i 40 che potrebbero voler partecipare ai PRIN e non ai FIRB.
      E poi se il Ministro (non un giornalista qualsiasi) scrive “a condizione che” mi aspetto che sul bando ci sia un vincolo di questo tipo. E invece non c’e’.

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