Un recente articolo su Nature dal titolo “La straordinaria ascesa della Cina nel campo della scienza e come cambierà il mondo” discute come il Paese sia sulla buona strada per diventare leader mondiale nel campo della scienza, uno sviluppo che ridisegnerà il progresso tecnologico, l’innovazione e gli equilibri di potere globali.

L’articolo sviluppa soprattutto questi punti:

  • Una trasformazione costruita in quasi cinquant’anni. Nel 1978 la presenza cinese nelle pubblicazioni scientifiche internazionali era marginale. Oggi il paese è uno dei maggiori protagonisti della ricerca e dell’innovazione, con risultati nelle tecnologie avanzate e nell’esplorazione spaziale.
  • La ricerca fondamentale diventa una priorità strategica. Il nuovo piano quinquennale prevede di rafforzarla e di aumentare la spesa complessiva in ricerca e sviluppo di almeno il 7% annuo fino al 2030. Gli ambiti prioritari comprendono intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e fusione nucleare.
  • Le imprese acquistano un ruolo crescente. Università e istituti pubblici hanno storicamente guidato la ricerca cinese. Le politiche per le industrie strategiche emergenti, avviate nel 2010, hanno contribuito ad ampliare la partecipazione delle imprese private. L’articolo presenta DeepSeek come esempio di innovazione imprenditoriale maturata entro questo contesto di sostegno duraturo.
  • Lo spazio come investimento di lungo periodo. La stazione Tiangong e le missioni lunari illustrano una strategia che collega ricerca, capacità tecnologica e autonomia nazionale, sviluppata attraverso programmi pluridecennali.
  • La crescita presenta anche fragilità. L’articolo richiama problemi di integrità scientifica, interrogativi sulla regolazione etica della ricerca biomedica e rischi legati al rallentamento economico e alle tensioni geopolitiche.

La Cina ha superato gli Stati Uniti diventando il paese che investe di più in ricerca e sviluppo (R&S) al mondo, se si considera la spesa cinese calcolata in base alla parità di potere d’acquisto (PPA), un parametro che mira a equiparare i costi. Tuttavia, la spesa cinese in R&S è ancora inferiore a quella degli Stati Uniti se si considera il tasso di cambio

L’ascesa scientifica cinese è il risultato di una costruzione istituzionale durata decenni. Come ricostruisce l’articolo, nel 1978 i ricercatori del paese pubblicavano meno di 120 articoli nelle riviste internazionali censite da Scopus, appena lo 0,02% del totale mondiale. In meno di mezzo secolo, la Cina è diventata una delle principali potenze della ricerca, con risultati che spaziano dall’intelligenza artificiale all’esplorazione lunare. Questa trasformazione ha combinato investimenti pubblici, sviluppo delle università e degli istituti di ricerca e crescente partecipazione delle imprese all’innovazione, sostenuta anche dalle politiche per le industrie strategiche emergenti avviate nel 2010. Il nuovo piano quinquennale prevede un aumento della spesa complessiva in ricerca e sviluppo di almeno il 7% annuo fino al 2030 e un rafforzamento della ricerca fondamentale. Il caso cinese mostra così come la capacità di innovare delle imprese possa maturare entro un sistema scientifico sostenuto nel lungo periodo. La rapidità della crescita presenta però anche contraddizioni, fra cui problemi di integrità scientifica e di regolazione etica: la quantità delle risorse e delle pubblicazioni deve accompagnarsi alla qualità delle istituzioni che governano la ricerca