Un decreto dopo l’altro, il governo ha dirottato 320 milioni di euro destinati al funzionamento delle scuole verso una polizza sanitaria privata affidata a UniSalute, Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione. Il Ministro Valditara gioca al gioco delle tre carte:  rivendica di non aver sottratto “nessun euro” ai fondi della scuola, vantando un bilancio in crescita, ma i documenti mostrano altro. Per la prima volta la logica del welfare aziendale, già usata altrove su platee minori di lavoratori, entra nel comparto pubblico più grande d’Italia, spostando risorse collettive verso un beneficio individuale, facoltativo, da acquisire frettolosamente (10 giorni) ma vincolante per 4 anni. Questo a fronte di un’informazione farraginosa e dispersiva. Il Ministro punta evidentemente sull’adesione istintiva di una massa di lavoratori sempre più isolati e impoveriti, catturati dalla promessa di “gratuità”.


 

Carissimi, sin dall’inizio del mio incarico governativo ho voluto indirizzare l’attività del Ministero verso il riconoscimento del ruolo, del valore e del prestigio di coloro che ..operano nella Scuola e per la Scuola al fine di ridare a tutti la dovuta autorevolezza

Con queste parole il Ministro dell’istruzione e del merito Valditara parla ai lavoratori della scuola in una nota indirizzata ad oltre 1,2 milione di persone, presentando la prima polizza sanitaria integrativa “gratuita” della storia della scuola italiana.

Un traguardo storico di valorizzazione del lavoro, dice il Ministro. La polizza è finanziata con risorse pubbliche e, per il lavoratore, l’adesione è gratuita e volontaria. La gara Consip è stata aggiudicata per 320 milioni complessivi, 80 milioni l’anno dal 2026 al 2029.

Ma da dove vengono questi 320 milioni?

Il ministro pubblica un post il 13 settembre dicendo di voler fare chiarezza.

Nessun euro verrà sottratto a ciò che era già stanziato per la Scuola, scrive. Ma non chiarisce da dove vengano i nuovi stanziamenti.

Guardiamo la documentazione pubblica.

1) Primo passaggio

Tutto parte da un decreto legge (tanto per cambiare), il decreto legge 25 del 2025: “Disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni”, convertito poi in legge 69/2025.

Nell’articolo 14, comma 6 si autorizzano 65 milioni l’anno, per i prossimi 4 anni a partire dal 2026, per la copertura della polizza sanitaria.

Il decreto stabilisce  espressamente: 50 milioni l’anno mediante corrispondente riduzione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche.

I rimanenti 15 milioni provengono da altra riduzione: “un fondo speciale di parte corrente”, utilizzando in parte l’accantonamento del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

 

Quindi, stando a ciò che leggiamo, nei quattro anni 26-29:

50 milioni × 4 = 200 milioni di euro vengono sottratti al Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche.

2) Secondo passaggio

Entra poi in gioco il Decreto Legge n. 127/25, “Misure urgenti per la riforma dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026”, convertito dalla legge 30 ottobre 2025 n. 164.

L’articolo 3 (comma 4)  aumenta lo stanziamento per la polizza di:

15 milioni di euro all’anno per il 2026-2029.

Quindi:

15 × 4 = 60 milioni.

Ma perché un decreto che riforma l’esame di Stato con urgenza si occupa della polizza sanitaria integrativa dei docenti? Semplice.

La norma dice che agli oneri aggiuntivi (15 milioni, appunto) si provvederà  utilizzando una parte delle risorse derivanti dall’art. 1, comma 1, lettera b) dello stesso decreto.

Cosa significa tutto questo incastro di commi e lettere?

Significa che una quota parte delle risorse (15 milioni) derivanti dalla riduzione dei commissari da 7 a 5 (vedi Relazione tecnica qui, pag. 10) verrà reimpiegata per l’estensione della polizza assicurativa.

15×4= 60 milioni dal 2026 al 2029.

3) Terzo passaggio

Un altro decreto interviene nel marzo 2026: il Decreto legge 38/26, “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”, che all’articolo 15-ter amplia ulteriormente la platea di lavoratori coinvolti: personale docente, compreso quello di religione cattolica, personale ATA, i dirigenti scolastici e tutto il personale in servizio, a qualsiasi titolo, presso gli uffici del Ministero dell’istruzione e del merito.

E’ chiaro che ogni volta che il Ministero allarga la platea senza aggiungere un euro, ammette implicitamente che i 320 milioni non sono mai stati il costo di una tutela, ma un tetto di spesa deciso a monte, dentro cui i beneficiari sono la variabile che si aggiusta.

Perché allora il Ministro scrive sui social che “nessun euro è stato sottratto al Fondo di Funzionamento delle Scuole”?

La risposta indiretta del Ministero, riportata qui e qui,  offre una contabilità un po’ diversa da quella che emerge dal testo dei decreti appena analizzato: 250 milioni presentati come risorse “del tutto nuove”, di cui 190 milioni “aggiuntivi” apposti sul Fondo di funzionamento delle istituzioni scolastiche e 60 milioni dalla Tabella A del Mim; altri 70 milioni da “economie di bilancio del Ministero”, cioè risorse che, se non riallocate, sarebbero comunque andate perse. Conclusione del Ministero: nessuna decurtazione del Fondo.

La difesa è puramente contabile, mentre invece il Ministro dovrebbe assumersi la responsabilità della sua scelta politica.

Il meccanismo è chiaro: i 190 milioni transitano  dal Fondo di funzionamento verso la polizza. Dire che sono stati “apposti” e non “sottratti” cambia il verbo, non i fatti.  È una versione che conferma più di quanto smentisca. I 190 milioni entrano nel Fondo e ne escono subito dopo, per pagare la polizza.  Il Fondo di funzionamento fa solo da canale di passaggio per risorse che vengono trasformate da risorse collettive a beneficio  individuale, volontario, gestito da tre assicuratori privati.

Ora si capisce: quando il Ministro si vanta di aver “aumentato il bilancio della scuola”  (del 9% “due anni fa” e dell’1,9% “nell’ultima legge di bilancio”) sta giocando esattamente al gioco delle tre carte. Rivendica una fantomatica cifra che cresce, e tace su dove quei soldi vanno davvero a finire.

Definire la polizza integrativa “gratuita” è un’operazione di linguaggio, ma  sappiamo che il Ministro è un campione in questo