Lavoratrici e lavoratori della ricerca pubblica italiana chiedono la sospensione delle collaborazioni con enti israeliani: “La ricerca pubblica sia coerente con i principi di etica e i diritti umani”.
In questi mesi, migliaia di lavoratrici e lavoratori della ricerca pubblica italiana, appartenenti a numerosi Enti Pubblici di Ricerca (tra i quali Consiglio Nazionale delle Ricerche, ENEA, Istituto Nazionale di Astrofisica, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Stazione Zoologica Anton Dohrn), hanno sottoscritto documenti che condannano “i crimini di guerra perpetrati da Israele contro la popolazione palestinese. La stessa Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite parla a questo proposito di genocidio”.
Le promotrici e i promotori di queste iniziative hanno di recente costituito il coordinamento EPR4Palestine. Alla luce dell’ulteriore aggravarsi della situazione a Gaza e in Cisgiordania e dell’intensificarsi del dissenso all’interno della comunità scientifica “verso ogni forma di collaborazione con enti israeliani”, EPR4Palestine ha inviato oggi, in concomitanza dello sciopero generale per Gaza, una lettera alla Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca italiani.
Nella lettera si chiede:
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La sospensione immediata di tutte le collaborazioni, dirette e indirette, con enti, università e aziende israeliani.
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Il blocco dell’attivazione di nuove collaborazioni che coinvolgano tali soggetti.
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Una ricognizione trasparente e pubblica delle collaborazioni attualmente in essere, con un’analisi dei contenuti e delle implicazioni etiche e legali.
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Il potenziamento di misure di accoglienza e sostegno per studiose/i e studentesse/studenti palestinesi, gravemente colpiti dal conflitto in corso.
I firmatari sottolineano che questa richiesta nasce dalla volontà di allineare le attività di ricerca pubblica italiana “ai principi fondamentali della legalità internazionale, della giustizia e del rispetto dei diritti umani”.
In passato, il sistema della ricerca italiana ha dimostrato di poter agire con rapidità: la sospensione delle collaborazioni con istituzioni russe dopo l’invasione dell’Ucraina ne è un precedente diretto.
Questa mobilitazione dal basso rappresenta un messaggio forte e unitario da parte del personale degli EPR, che chiede ora una presa di posizione chiara e coerente da parte dei vertici. La comunità scientifica ha il dovere e il potere di agire responsabilmente in un contesto internazionale segnato da gravi violazioni dei diritti umani.
Per ulteriori informazioni, richieste stampa o interviste, i contatti sono presenti in calce alla lettera alla Consulta.
Qui di seguito il testo completo della lettera inviata alla Consulta degli EPR.

