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L’Oscar della garanzia

La singolare vicenda dei titoli di studio mai conseguiti di Oscar Giannino può sembrare una delle tante farse all’italiana. In realtà si tratta di qualcosa di molto serio, che coinvolge direttamente la credibilità di molti noti economisti di area liberista con decine di pubblicazioni e continuamente presenti nel dibattito pubblico in qualità di “esperti” quasi incontestabili. Come è possibile che nessuno di questi accademici si sia accorto che Giannino non era neppure laureato nella propria disciplina? Se lo chiede in questo articolo per Keynes blog Francesco Sylos Labini, dopo che nessuno sui maggiori media ha posto in discussione la credibilità di chi ha creduto a Giannino.

 

Ricapitolando: candidato alla Presidenza del Consiglio Oscar Giannino, leader del movimento Fare per Fermare il Declino (FID), si è dimesso dalla presidenza del movimento, ma non da candidato premier, perché, come ha riconosicuto lui stesso, non si è laureato in giurisprudenza, non si è laureato in economia e non ha preso il master alla Booth University di Chicago. Aggiungiamo che non  ha neppure  superato gli scritti e gli orali del concorso per l’accesso in magistratura,  rifiutando poi l’assegnazione a ruolo, come ha scritto nel blog Noise from Amerika nel 2009. Insomma, come è stato definito in vari siti , “un pokerista consumato” che si è attribuito titoli inventati dando al contempo una stravaganteimmagine di sé. Come è potuto accadere che nessuno se ne sia accorto prima? Una situazione del genere per una candidato alla presidenza americana, ad esempio, è semplicemente inimmaginabile in quanto (ovviamente) c’è sempre  qualcuno che si occupa di verificare ogni piccolo dettaglio del passato del candidato. E’ vero che in Italia viviamo da un ventennio immersi in bugie colossali di tutti i tipi, ma nel caso di FID  c’è in più l’elemento paradossale di  una folta schiera di accademici che, mettendoci la propria faccia, ha avallato altre bugie, presentandosi al contempo come innovatori di un paese corrotto, arretrato (statalista!) e, appunto, condannato ad un inesorabile declino.

FID è stata promossa da alcuni professori di università americane, noti in Italia sopratutto per aver fondato il blog Noise from Amerika, ed ha come garanti altri economisti di università americane ed italiane, alcuni noti all’opinione pubblica per i loro editoriali su vari quotidiani nazionali. Per comodità riportiamo i nomi e le affiliazioni qui di seguito (attualmente questa lista non è reperibile sul sito di FID)

  • Alberto Alesina (Harvard University)
  • Orazio Attanasio (University College London)
  • Alberto Bisin (New York University)
  • Francesca Cornelli (London Business School)
  • Luigi Guiso (EIEF e Roma Tor Vergata)
  • Alessandro Penati (Università Cattolica)
  • Aldo Rustichini (University of Minnesota e Cambridge University)
  • Paola Sapienza (Northwestern University)
  • Paolo Siconolfi (Columbia University)
  • Michael Spence (Stanford University)

In aggiunta vi è una nutrita schiera (62) di “economisti accademici sostenitori del programma di FID”  appartenenti ad università di diversi paesi. Dunque la domanda può essere posta in questi termini: possibile che nessuno di queste teste d’uovo abbia avuto il dubbio che Giannino avesse dichiarato di avere titoli accademici che non ha? Quale credibilità può avere un comitato di garanti di un movimento politico che non è in grado di garantire per il proprio stesso candidato premier? E gli altri candidati sono “garantiti” allo stesso modo? Ma sopratutto: è possibile che un professore universitario non sappia riconoscere alla prima chiaccherata se il proprio interlocutore sia o meno laureato nella sua  stessa materia di insegnamento e ricerca? Magari in casi eccezionali è possibile ma Giannino rientra tra questi? C’è da dubitarne (vedi ad esempio pag.146 di questo documento).

Chi scrive è dell’opinione che  sia semplicemente impossibile che nessuno si sia accorto del fatto che Giannino non fosse laureato e non avesse un master in economia: questo fatto è stato però ricordato con perfetto tempismo elettorale. Tutt’al più può essere sfuggito che lo abbia dichiarato. Ma anche questa spiegazione non sembra credibile perché, ad esempio, Giannino occupa la posizione di Senior Fellow al noto Istituto Bruno Leoni, che “è attivo nell’elaborazione di ricerche e studi, e in un importante programma di pubblicazioni a vasto raggio … Tutte le pubblicazioni dell’IBL sono nel contempo rigorose sul piano della ricerca…” Se ne deve concludere che all’IBL sono rigorosi nelle pubblicazioni ma non nel controllo del curriculum di un proprio Senior Fellow nonché direttore del blog dell’Istituto stesso. Inoltre, come notato,  Giannino stesso, proprio nelle discussioni su NfA, ha sbandierato i suoi titoli.

Dunque un comitato dei garanti che non garantisce ed economisti accademici che non sanno riconoscere un (non) lauerato/”masterizzato” nella loro stessa materia. Va anche considerato che ben 10 degli esperti valutatori dell’agenzia italiana di valutazione (ANVUR) nell’area economica appartengano a questo gruppo – uno è anche candidato. Se da una parte non  è opportuno che la valutazione in un campo politicamente sensibile come l’economia veda una tale massiccia presenza non di elettori ma di proponenti, garanti e sostenitori di un movimento politico con forti connotazioni ideologiche, dall’altra chi si farebbe valutare da un garante, promotore, sostenitore o candidato di un movimento politico il cui leader presenta false credenziali accademiche proprio nella disciplina scientifica di competenza?

Potremmo fare della facile ironia  su uno dei capisaldi del programma di FID: l’abolizione del valore del titolo di studio. Ma, davvero, non è il caso: questa è una vicenda triste e deprimente su cui purtroppo non si può stendere un velo pietoso ma che deve essere chiarita  in ogni suo aspetto proprio per la visibilità pubblica e accademica che hanno i suoi proponenti, garanti, sostenitori e candidati.

 

(Pubblicato su Keynesblog)

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44 Comments

  1. alessandro bellavista says:

    Hai perfettamente ragione. Si è verificato qualcosa di pazzesco e gravissimo.

  2. Sono uno dei 62 economisti che ha firmato come sostenitore del programma di FiD. Tengo a precisare che ho firmato sia prima che DOPO che la vicenda Giannino era venuta fuori. A sottolineare una cosa che evidentenmente sfugge all'(in genere puntuale) estensore dell’articolo.
    [Segnalo peraltro che chi raccoglieva quelle firme per FiD ha correttamente dato la possibilità, a chi lo volesse, di ritirare l’adesione, quanto successo, prima che i nomi venissero messi online]

    Non conosco personalmente Giannino, lo apprezzo come giornalista, condanno fermamente le sue menzogne e non avrei votato FiD se, dopo che la triste vicenda era emersa, Giannino fosse rimasto candidato premier e leader (non solo “virtualmente” sulle schede). Ma il programma l’ho sostenuto ancor più volentieri dopo tutto questo casino, perché mi riconosco in buona parte dei suoi contenuti.

    Già, perché si possono condividere delle idee anche senza “sposare” le persone che pro tempore le sostengono. Penso si possa tutti concordare sul principio che sono ben infelici quelle società dove non si distingue tra libero pensiero e responsabilità personali.
    Nicola Giocoli

    • Marco Antoniotti says:

      Il sostenere ed attuare politiche che hanno provato la loro nocività complessiva nell’immediato seguito di una crisi globale è scorrelato dalla responsabilità personale?

      Io in fondo chiedo solo di valutare…

      A presto

      Marco Antoniotti

    • A me sembra che i contenuti del programma siano perfettamente in linea con il caso Giannino.

  3. Il caso personale di Giannino mi sembra di rilevanza psichiatrica: si è inventato non solo il master ma anche quello che un fantomatico Nobel (“Bob” Arrow) gli avrebbe detto il primo giorno di corso, e poi l’ha messo anche per iscritto ….
    E’ possibile che scrivesse (in sede giornalistica) con competenza di fatti economici: ma inquieta che fosse stato eletto maitre a penser da una schiera di intellettuali, e messo a Coordinare il Comitato scientifico dell’istituto di ricerca della Regione Lombardia (Eupolis), dove peraltro spiccavano altri giornalisti ….

  4. indrani maitravaruni says:

    Quando parlava di università non era per niente competente. Si capisce anche l’astio verso il valore legale del titolo di studio (che però riteneva necessario vantare … un bell’insieme di contraddizioni).

    • Mario Ricciardi says:

      Ci sono delle interessanti analogie con quanto è accaduto nel Regno Unito tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta. Anche in quel paese l’attacco all’autonomia delle università venne ispirato da persone che erano ai margini del mondo accademico, o non vi appartenevano affatto. Ma che sovente non erano affatto insensibili al riconoscimento che veniva dal conferimento di un titolo accademico. Ci sarebbe materia interessante per storici e scienziati sociali.

  5. marielladimaio says:

    Caro Francesco Sylos Labini,
    chiedo scusa per la mia ingenuità. Non voglio entrare nelle penose alchimie mentali e pseudo sociali che stanno dietro al comportamento di Giannino. Lui ha pagato (giustamente), ma altri no. Per esempio, chi l’ha denunciato e che non poteva non sapere già dall’inizio di questa strampalata avventura. “Con perfetto tempismo elettorale”: non a caso Zingales sopravvive ed è indicato come Ministro nel fantagoverno di Santoro e Travaglio di “Servizio pubblico”. Che follia!

    • Mario Ricciardi says:

      La risposta è semplice ma triste. Da molto tempo persone che hanno una grande influenza sulla formazione dell’opinione pubblica di questo paese ragionano di politica con lo stesso atteggiamento che avrebbero se giocassero al fantacalcio. Oppure, per quelli della mia generazione, con le figurine Panini. Vi ricordate quelli che all’ingresso della scuola si fermavano per scambiarle. Basta cambiare i nomi: “Se mi dai Landini e Monti ti do Zingales”. “No, Zingales celo, dammi Casini”.

    • Sono d’accordo con Mario, il “governo dei sogni” di Santoro è solo un’altra faccia della destrutturazione culturale, intellettuale e politica del paese.

  6. La questione posta da FSL a me pare riassumibile così: c’è differenza se una balla di questo tipo la dice uno alla Scilipoti oppure Giannino? La risposta è SI, stavolta sono d’accordo con FSL. Perchè se Scilipoti dice che vuole fare qualcosa, nessuno pensa che questo sia rilevante, se invece lo dice Giannino con il sostegno di nFa allora la questione ha uno spessore politico, almeno per il tipo di frequentatori di Roars.
    E’ come Alesina e Giavazzi che scrivono in prima pagina sul corriere che la Bocconi è un modello, anche perchè non prende soldi pubblici. Se lo avesse scritto qualche politico nostrano, sarebbe stata una balla qualsiasi, ma se lo scrivono loro è qualcosa che dovrebbe screditarli definitivamente, non finire fra le ammissioni di errore pubblicata il giorno dopo nella pagina delle lettere/refusi.
    Quindi l’atteggiamento di NG mi preoccupa. Dove sta scritto che chi scende in politica con certe idee può poi pensare di essere “perdonato” se fa ammenda. Quella è un’opzione che si lascia a Scilipoti e al modo di fare politica insegnatoci nel periodo del consociativismo cattocomunista, ma francamente non mi sento di lasciarla ai compagni di strada di Giannino, proprio per la stima che ho di loro.

    • Mario Ricciardi says:

      Mi pare che il punto sollevato da Carlo sia importante. Lasciando da parte la questione Giannino, che a me pare rilevante sopratutto sul piano umano, e per quel che rivela riguardo al modo in cui funziona la comunicazione nel nostro paese, il problema di fondo mi sembra che alcuni di noi sono seriamente preoccupati per il carattere ideologico che ha preso il dibattito sull’università pubblica. Tipico dell’ideologia è infatti alimentare un atteggiamento disinvolto nei confronti dei fatti, e una certa noncuranza verso il rigore degli argomenti. Dico questa cosa con dispiacere perché, a differenza di altri membri della redazione di Roars, le mie posizioni politiche sarebbero sul piano ideale non troppo distanti da quelle di Giannino, o dei fratelli Ichino o dei membri di NfA. Almeno nella misura in cui si possono considerare vicine le posizioni di liberali che aderiscono a diverse concezioni della giustizia distributiva. Per quel che riguarda l’università, per esempio, ho scritto in passato cose che sarebbero bene accette (credo) negli ambienti di NfA o di Fermare il Declino (speriamo che Sylos, leggendole, non mi tolga il saluto). Perché ho cambiato idea? Per diverse ragioni. Per esempio, perché mi sono convinto (sulla base delle lettura dei lavori di alcuni tra i migliori amministrativisti italiani) che il c.d. “valore legale” del titolo di studio in senso stretto non esiste, e quindi che parlare di una sua abolizione è assurdo, e che comunque sia illusorio immaginare che i problemi dell’università italiana si risolvano attraverso un intervento come quello auspicato a suo tempo da Luigi Einaudi (che, peraltro, aveva in mente una situazione molto diversa da quella attuale). Poi perché sono stato per un paio di anni nel Regno Unito, e mantengo tuttora rapporti stretti con colleghi britannici, e questo mi ha consentito di rendermi conto dei numerosi effetti controproducenti che riforme simili a quelle che oggi vengono difese a spada tratta da noi hanno avuto in quel paese. La tendenza a ignorare questi fatti da parte di persone che sono sempre pronte a indicare certe esperienze straniere come un modello si spiega a mio avviso soltanto attraverso l’ideologia. Tutto questo è a mio avviso molto triste, perché stiamo tutti sprecando tempo e energie nel combattere una battaglia di retroguardia. Chiunque vinca alla fine, ammesso che ci sia un vincitore, avrà a che fare con una comunità accademica incarognita da un conflitto insensato, da cui è difficile immaginare possa venire un beneficio per la collettività. Sotto questo profilo, un fallimento dell’Anvur non è per me ragione di gioia, perché sarebbe soltanto una nuova occasione sprecata per migliorare le cose.

  7. Paolo Rossi says:

    A chi fosse interessato a esplorare (almeno alcuni dei) motivi per cui gli illustri economisti liberisti (non solo italiani, per carità!) rimangono attaccati alle proprie teorie, ancorché manifestamente false, consiglio la lettura dell’articolo di Paul Krugman “Data, Stimulus and Human Nature” apparso sul NYT del 19 febbraio http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/02/19/data-stimulus-and-human-nature/
    Non ci provo nemmeno a riassumerlo, tanto è breve, ma ho trovato il rapidissimo paragone con la meccanica quantistica assolutamente delizioso.

    • “No mere fact ever was a match in economics for a consistent theory” (P. Milgrom & J. Roberts)
      E se lo dicono persino loro…

      Nota per i non economisti: i due sono industrial economists “in zona Nobel”, e tra i precursori dell’approccio game-theoretic alla loro disciplina. Appunto.

  8. alforiva says:

    Mi sembra che tutti si siano prodigati in filippiche che alla fine non colgono la vera essenza dell’accaduto!! Ma l’onestà che fine ha fatto? tutti disquisiscono su quanto intelligenti o meno sono gli argomenti di uno che ha basato la sua carriera sulle bugie. Non voglio entrare nel merito perché semplicemente mi fermo prima. Si bravissimo lui che ha ammesso solo dopo che l’hanno smascherato. Dopo questo fatto perché dovrei ancora fidarmi? Chiediamoci invece il perché di questo dilagare di millantatori. Sono semplicemente dei bugiardi oppure la società ti accetta solo se hai dei titoli preferenziali? Non è che per caso c’è una certa presunzione(anche in buona fede) di superiorità da parte del mondo “accademico” nei confronti del “popolo ignorante” che obbliga alcuni a millantare titoli per far accettare le proprie teorie che magari sono frutto di buone intuizioni o di esperienze personali ma che non avendo buone basi teoriche non vengono accettate? Discutete serenamente su queste considerazioni prima di passare al merito dei punti del programma di Fid.

    • Adesso è colpa del mondo accademico se chi non è laureato millanta una laurea? Siamo alla follia più totale.

    • alforiva says:

      Complimenti per l’atteggiamento, più fate così e più si rafforza l’ipotesi. Invece di cercare almeno di porsi qualche domanda ci si nasconde diedro i propri postulati “il sole gira intorno alla terra”,”la terra è piatta”. Purtroppo l’Italia è piena di persone che ragionano in quella direzione e l’Italia cola a picco. La domanda che ho proposto era molto più profonda, infatti bisogna chiedersi non se è colpa del mondo accademico ma visto che di millantatori nel nostro paese c’è ne sono tanti, non è che per caso in Italia c’è una cultura classista che se non hai determinati requisiti le tue idee non sono degne di essere ascoltate o semplicemente siamo un paese di bugiardi? Troppo semplice così? Probabilmente un poco tutte e due. Inoltre il mio commento era formato da 2 parti e la seconda parte era conseguente alla prima. Purtroppo se si vuole guardare solo dove fa comodo dovremmo sperare che ci sia sempre qualcuno a smascherare i bugiardi.

    • Uno che millanta una laurea che non ha è evidentemente un bugiardo abituale, visto che è costretto a mantenere la finzione in moltissime occasioni. La parte di società che ritiene una laurea una condizione necessaria o sufficiente per avere buone idee è comunque una parte che non merita gli sforzi per mantenere tale finzione. La seconda possibilità che lei paventa è invece completamente insensata. Qualunque accademico sa benissimo che la bontà di una teoria non discende da chi la formula. Inoltre al limite sarebbe il complesso di inferiorità di qualcuno a spingere all’idolatria da parte di questi del certificato di laurea, non vi è modo in cui possa esserlo il presunto complesso di superiorità del mondo accademico. Passiamo agli altri punti, che ne dice?

  9. alessandro bellavista says:

    Oscar Giannino ha raccontato balle, come il ponte dello stretto di Berlusconi. E’ figlio di un tempo in cui la propaganda crea realta’ che non esistono. Chi l’ha appoggiato non poteva non rendersi conto che si trattasse di un contapalle…Sono gli stessi che declamano di lottare contro i baroni e poi creano il ricercatore a tempo determinato che e’ il nuovo schiavo accademico. Con costoro discutere e’ impossibile, perche’ il loro modellino gli da’ sempre ragione. Che fare? Cercare di convincere gli altri, i cittadini comuni di non farsi abbindolare da questi pifferai. E’ difficile, faticoso, ma va fatto.

    • alforiva says:

      Attento che potresti essere bruciato sul rogo come eretico!!! Non hai letto il cartello chi tocca muore? Oltre ai “ballisti” c’è un’altra categoria pericolosa ed è quella che non vuole mai mettersi in discussione perché pensa e vuole essere l’unica categoria di persone depositarie del sapere e della saggezza. Poi ogni punto di vista è criticabile ma non vuol dire che sia del tutto sbagliato.

  10. Vi sono laureati in lettere, in scienze politiche, in sociologia, in storia, in filosofia, in psicologia, in statistica, in ingegneria, in matematica, in fisica, in giurisprudenza, ed anche in economia (!!) che sono professori di ruolo di discipline economiche all’universita’.

    Mah.

    • Per capire un po’ perché questo avviene rimanderei a Marion Fourcade, Economists and Societies:
      Discipline and Profession in the United States, Britain, and France, 1890s to 1990s
      http://press.princeton.edu/titles/8908.html Non parla dell’Italia ma spiega bene la strana natura dell’economia come disciplina accademica.

    • caro Luca S., mi permetta: il problema è mal posto, il fatto è che la costitutiva incosistenza dell’economia la costringe (e questo a mio parere è anche estremamente positivo) ad appropriarsi di modelli e costrutti e tecniche che appartengono proprio a quella congerie di discipline da lei evocate.Questo è a mio parere perchè spesso tra gli “economisti” migliori ce ne sono di formazione non economica. L’ortodossia di quelli che invece vengono da un percorso economico canonico, vedasi coloro che provengono dalla Commerciale milanese, genera quelle intransigenze e supponenze che qua al roars ben si conoscono.
      O no?

    • Forse il motivo e’ che negli ultimi 30 anni la richiesta di “esperti di economia” e’ tale che i soli laureati in economia non sono in numero sufficiente.

    • Credo di no. In sintesi e con molte imprecisioni, è che l’economia in Europa ha per lunghi decenni mantenuto la caratteristica di scienza sociale, con un peso relativamente minore -rispetto agli Stati Uniti, di formalizzazioni e modelli. E con un peso relativamente maggiore di economia eterodossa. In Italia per decenni gli economisti si sono formati nelle facoltà di giurisprudenza. Ciampi proviene dalla classe di lettere della SNS. La presenza, relativamente recente, dei fisici è perché gli economisti ne copiano modelli e tecniche (in finanza, specialmente). D’altra parte l’economia è una disciplina accademicamente giovane rispetto ad altre e più consolidate. In UK c’erano cattedre, ma il corso in economia a Cambridge lo istituì Alfred Marshall a fine ‘800. Una ventina di anni dopo negli USA. Nel caso italiano poi c’è un’altra anomalia: che siamo relativamente specializzati in storia del pensiero economico.

    • Leggo Baccini. A meta’ Ottocento l’Italia (Torino) vantava tuttavia ottimi insegnanti di economia politica.

    • Sì sì. Io non pensavo a singoli insegnamenti/cattedre di economia (http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=1310&Tipo=Libro). Ma a corsi di laurea in economia che credo siano tardi. So più o meno cosa è successo in UK. Non so nulla sull’Italia. Provo a informarmi meglio.

    • Concordo sul passato.

      Negli anni 60 con il diploma di Ragioniere si poteva studiare all’Universita’ solo Economia e Commercio.

      Negli anni 70 e 80, nelle Scuole Secondarie,
      e’ stato permesso OPE LEGIS di insegnare Economia anche ai laureati in Scienze Politiche e Sociologia.

      Negli anni 80 e 90 c’e’ stata l’esplosione degli iscritti alle lauree in Economia. Nel Veneto una volta solo l’Universita’ “Ca’ Foscari” di Venezia rilasciava la Laurea in Economia. Oggi anche le Universita di Verona e Padova hanno questa Laurea.

      Negli ultimi 40 anni nel Veneto la Laurea in Fisica ha visto raddoppiare il numero di iscritti mentre la Laurea in Economia ha visto decuplicare il numero di iscritti.

      Inoltre insegnamenti di economia, declinati in vario modo (economia matematica, econofisica, storia del pensiero economico, filosofia del pensiero economico, economia agraria, statistica economica), si tengono ormai in moltissimi corsi di laurea.

    • Segnalo che almeno 2 premi nobel recenti Simon e Kanemann sono o per scelta il primo (iscritto per 40 anni all’associazione psicologi americana) per appartenenza il secondo (psicologo sperimentale) provengono da discipline del “comportamento”. Peter Druker guru del management contemporaneo diceva: solo su una cosa io e gli economisti siamo d’accordo che io non sono un economista. E questo permettetemi è davvero molto sfidante non vi tedio sulla crucialità della economia comportamentale o sulle metodiche di analisi matematico statistica sempre di origine etorodossa per le discipline economiche in generale. A mio parere (fortemente opinabile si intende) l’ortodossia di molti economisti (che si sposa col moralismo e l’intransigenza – vittima il povero Giannino-) è il risultato del passato da ragionieri (disciplina nobilissima sia chiaro la ragioneria). I quali scoprono che il mondo cammina sulle suole (denaro), ma dimenticano che dovrebbero avere qualche dubbio sulla loro capacità di cogliere quello che sta sopra le suole perchè dalle suole (vedasi Apelle riportato da Valerio Massimo credo) provengono. Sia chiaro non intendo dire che agli economisti non competano ragionamenti di scenario, ma è mia opinione che essi dimentichino che la scienza è dubbio, la tecnica è certezza (forse). La loro certezza ortodossa intransigente ci fa sospettare che dalle suole (ragioneria appunto) prevengono e non dalla “scienza”.
      (ovviamente anche in merito a questo non ho certezze)

    • La matematica attuariale era un settore piccolo piccolo. Ora domina il mondo.

      Solo che, a parte pochi casi, gli esperti di economia non sanno neppure fare o leggere un grafico nel piano cartesiano. Figurarsi se sanno calcolare formule a mano o al computer.

      Mi dicono che in Inghilterra basta un B.Sc. in Applied Mathematics per trovare un posto nella City di Londra. Proprio perche queste persone (forse) sanno leggere e fare grafici.

    • Professor Salasnich,
      temo che la sua competenza in materia di economia sia alquanto lacunosa. Confonde un commercialista o un ragioniere con un economista, un matematico attuariale con un esperto in finanza matematica, uno storico dell’economia con un macroeconomista, un cultore di economia aziendale con uno studioso di economia politica e via dicendo. Per lei l’economia è una cosa sola e indistinta: ha mai letto un testo come quello di Hull sui derivati o quello di Romer sulla macroeconomia (Advance macroenomicis)?. Lo sa che un commercialista studia altro e spesso non sa nulla di macroeconomia (a parte quello che ha imparato in un esamino del secondo anno?) E viceversa, un economista non è un contabile?
      Quanto ai metodi quantitativi, la sua affermazione, che riporto, è errata, offensiva e ridicola: ”
      Solo che, a parte pochi casi, gli esperti di economia non sanno neppure fare o leggere un grafico nel piano cartesiano. Figurarsi se sanno calcolare formule a mano o al computer”.
      Anche il più infimo laureato in economia, statistica o scienze politiche ad indirizzo economico conosce il calcolo differenziale e lo applica: si faccia un giro per favore sui siti delle principali università italiane.
      Personalmente, per laurearmi in Economia politica, ho dovuto sostenere tre esami di matematica, ed inoltre due di statistica e uno di econometria, ho dovuto studiare il calcolo delle variazioni ed il controllo ottimo, ecc…
      La prego, si informi. Scrive di cose che non conosce, a differenza della fisica (che certo è tema ben più complesso).

      Un saluto.

    • Leggo solo ora, e rispondo.

      Non so molto di economia, ma di laureati in economia si: mio padre (Parma), mia madre (Bologna) e mio fratello (Venezia) sono tutti laureati in economia.

      Confermo la mia impressione sulle competenze matematiche dei laureati in economia. Ma, come ho gia’ scritto, ho dei dubbi anche sui laureati in matematica…

    • Desidero aggiungere qualcosa sulle competenze matematiche dei laureati in Economia, pre e post 3+2.

      Prima del 3+2 c’era la classica laurea in “Economia e Commercio” di 4 anni. In questa laurea gli insegnamenti obbligatori “matematici” erano:

      i) un corso di matematica generale;

      ii) un corso di statistica con applicazioni all’economia.

      Dopo il 3+2 gli esami “matematici” aumentano, ma solo per chi prosegue nel +2 e sceglie un indirizzo econometrico.

      Infatti, attualmente nella laurea triennale in Economia a Unipd abbiamo come “esami matematici” obbligatori”:

      i) Matematica Generale (10 CFU)

      ii) Statistica (10 CFU)

      iii) Informatica (3 CFU)

      tutti al primo anno.

      Totale CFU matematici obbligatori = 23.

      Percio’ la percentuale di “competenze matematiche obbligatorie” nella attuale laurea triennale in Economia risulta

      23/180 = 0.1277 = 13 per cento circa.

      Se confrontiamo con la laurea triennale in ingegneria gestionale (quella forse meno “matematica” e piu’ vicina all’Economia) di Unipd abbiamo come “competenze matematiche obbligatorie”:

      i) Analisi 1 (12 CFU)

      ii) Fondamenti di Informatica (9 CFU)

      iii) Fondamenti di Algebra Lineare e Gemetria (9 CFU)

      iv) Fondamenti di Analisi Matematica 2 (9 CFU)

      tra primo e secondo anno.

      Totale CFU matematici obbligatori = 39.

      Percio’ la percentuale di “competenze matematiche obbligatorie” nella attuale laurea triennale in Ingegneria Gestionale risulta

      39/180 = 0.2166 = 22 per cento circa.

      Si tratta di una percentuale quasi doppia della laurea triennale in Economia.

      Giusto per curiosita’, analizziamo anche le “competenze matematiche obbligatorie” della laurea in Fisica a Unipd. Queste sono:

      i) Analisi Matematica 1 (8 CFU)

      ii) Analisi Matematica 2 (8 CFU)

      iii) Analisi Matematica 3 (8 CFU)

      iv) Geometria (8 CFU)

      v) Istituzioni di Matodi Matematici (6 CUF)

      vi) Metodi Computazionali (5 CFU)

      vii) Istituzioni di Fisica Matematica (10 CFU)

      tra primo e secondo anno.

      Totale CFU matematici obbligatori = 53.

      Percio’ la percentuale di “competenze matematiche obbligatorie” nella attuale laurea triennale in Fisica risulta

      53/180 = 0.2944 = 29 per cento circa.

      Ricapitolando.

      Le “competenze matematiche obbligatorie” per il laureato triennale in fisica sono il 29 per cento, per il laureato triennale in ingegneria gestionale il 22 per cento e per il laureato triennale in economia il 13 per cento. Circa.

  11. C’è anche qualche non laureato (ma ben apparentato).

  12. Vorrei portare la mia testimonianza su Giannino:

    1) l’ho ascoltato dal vivo (insieme a piu’ di 600 persone), ha parlato a lungo delle sue due lauree e del master, gridando e citando, scandalizzato, Scajola e le case che si e’ ritrovato a sua insaputa.

    2) quando e’ venuto fuori Zingales con il master falso, si e’ proceduto a ripulire (dove possibile) il curriculucum (es. su IBL), salvo poi accusare di millantato credito (?!, anche a me e’ successo) su chi diceva “ma lo ha detto in pubblico delle lauree e del master” (come per Scajola, sarebbero invece state inserite ad insaputa…). Nel mio caso il millantato credito consisteva nell’aver io affermato nella pagina FB del movimento che c’era oltretutto una registrazione (di una TV locale) di tutto l’intervento. Subito dopo e’ crollato tutto il castelletto di menzogne e la discussione ha preso un’altra piega…

    3) nell’intervento pubblico citato Giannino ha parlato anche di un incarico di insegnamento in “Economia degli intermediari e dei mercati finanziari” (o qualcosa del genere) in una università che, suppongo, italiana (ricamandoci a lungo: “quando ai miei studenti faccio vedere il grafico…”). Sarebbe interessante sapere (ammesso che sia vero) come cio’ sia stato possibile in assenza di titoli universitari documentati.

    Luciano Priori Friggi

  13. rosario nicoletti says:

    Nella mia vita ho letto molte cose strane, ma raramente al livello di quanto scritto nell’articolo. L’autore forse non sa che in passato, per accedere al concorso di professore universitario, non era necessaria alcuna laurea. E questo in virtù del fatto che una competenza, anche approfondita, si può avere al di fuori di ogni titolo accademico. Quindi: nessuno tra i bravi professori delle università USA poteva accorgersi della “carenza accademica” di Giannino, sicuramente competente in economia, almeno quanto basta per sostenere le conversazioni/discussioni sul programma. Il quale, è ben noto, non è stato redatto da Giannino in persona, ma da un gruppo di economisti, tra i quali alcuni tra quelli citati nell’articolo. Il caso di Giannino è chiarissimo: un autodidatta, con un buon livello di preparazione, ma sfortunatamente per lui e per FARE, un narcisista mitomane che ha convissuto con il mito dei suoi inventati titoli accademici. Quando si entra in politica, è consuetudine “fare le bucce” ai candidati. Dei giornalisti si sono interessati alla questione “master” ed hanno chiesto alla università di Chicago informazioni. Zingales, docente di quella scuola, è venuto a saperlo, e per evitare di essere coinvolto nel ridicolo scandalo, ha giocato d’anticipo, denunciando lui stesso l’inesistenza del titolo. Ora, mi sembra che “ricamare” su un episodio come questo, tirando in ballo la competenza di persone, la giustezza di quel fantomatico “valore legale” delle lauree etc, sia ancora più ridicolo della vanità di Giannino.

    • Io non sto ricamando su nulla ho solo messo in fila fatti che richiedono una risposta. Se un gruppo di economisti fonda un partito politico con lo scopo principale di riformare l’economia di questo paese e si sceglie come candidato premier uno che, tra le altre cose, s’inventa aneddoti assurdi su Bob (Kenneth) Arrow il problema non è certo di chi fa notare il problema (lo scrivente tra i tanti altri – si veda ad esempio http://www.aldogiannuli.it/2013/02/ancora-sul-caso-giannino/).

  14. continuo ad avere una posizione leggera in merito al povero giannino, difeso anche da Feltri. Noi siamo un paese in cui tutti sono professori, dottori, commendatori, cav etc. Non c’distinzione alcuna tra chi professa in università e chi insegna (lavoro sacrosanto quello dell’insegnante sia chiaro). Una nazione in cui si scopre che un medico che medico non era lavorava benissimo, o in cui dei vecchi barbogi di medici sostengono corbellerie infinite alla luce della loro cattedra, che fanno politica accademica da anni e non studiano più nulla. A me piacerebbe che ci togliessimo un po’ di moralismo e ci chiedessimo se le cose che diceva erano vere o no. Dovremmo credo riflettere sul fatto che noi stessi approvavamo molte delle cose che giannino diceva e le diceva bene, abbiamo scoperto che non era laureato… e allora. Vi ricordate (credo pochi, scusate se l’immagine non è molto colta)il film la donna in carriera, ebbene una idea ottima l’aveva avuta una segretaria, quando si scopre che la protagonista non ha la laurea apriti cielo… ma l’idea era buona. Siamo un popolo di miles gloriosi, inventiamo passati che non abbiamo, andiamo in giro con automobili che non possiamo permetterci, vestiamo con abiti taroccati per dare impressioni migliori di noi etc. Pore che al povero Giannino non si voglia nemmeno ridare più il suo posto di lavoro…. che pena

    • Se X dice che e’ laureato e non e’ vero, la cosa non mi sembra carina. Se X dice che insegna all’universita’ e non e vero, la cosa non mi sembra carina.

      Passare da insegnante di ruolo di Matematica e Fisica nella Scuola Secondaria a ricercatore di ruolo del CNR porta ad un aumento di circa 500 Euro al mese. L’ulteriore passaggio a docente universitario porta ad un ulteriore aumento di circa 400 Euro netti al mese (a stipendio base). Quindi, almeno da un punto di vista economico, c’e’ una evidente distinzione tra chi professa in Universita’ e chi insegna nelle Scuole Secondarie. Inoltre, ad esempio, la Teoria Quantistica dei Campi (QFT) che si insegna alla laurea magistrale in Fisica non si puo’ assolutamente insegnare nelle scuole secondarie italiane (forse in certe Scuole Secondarie russe). Ed avendo insegnato alla SSIS posso dire che molti insegnanti di Matematica e Fisica delle Scuole Secondarie non sanno cosa sia la QFT.

      Credo pero’ che, ad esempio, laureati in Economia e Commercio che insegnano Economia Aziendale nelle Scuole Secondarie e che contemporaneamente svolgono la professione di Dottore Commercialista, potrebbero insegnare con competenza la loro disciplina anche all’Universita’. Ma forse su questo mi sbaglio.

    • “A me piacerebbe che ci … chiedessimo se le cose che diceva erano vere o no. ”

      Quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nordorientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull’allarme nucleare. Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l`impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello verificatosi (Il Messaggero, 12 marzo 2011)

      Chi approvava molte delle cose che giannino diceva??? Andiamo, su!

  15. indrani maitravaruni says:

    Se uno mente quando si presenta in politica, è un bugiardo e basta. Se un gruppo di docenti di italiani che insegnano all’estero puntano su questo individuo fanno la figura che meritano, tanto più che hanno sparato a zero contro l’università italiana e condotto la (vittoriosa)crociata ideologica contro i ricercatori a tempo indeterminato.

  16. Carlo Pozzi says:

    Fermo restando che sia garanti che mentitore han fatto una figura barbina, non mi sembra però chiara la posizione dell’autore dell’articolo. Egli afferma che è “semplicemente impossibile che nessuno si sia accorto del fatto che Giannino non fosse laureato e non avesse un master in economia”. Si vuol dunque sostenere l’assoluta malafede dei garanti sulla base di un classico “non poteva non sapere”? A parte il fatto che quest’ultima come formula probatoria viene quasi sempre cassata nelle corti superiori, non si capisce perché Zingales avrebbe dovuto prima tacere sapendo e poi confessare pochi giorni prima delle elezioni. Per spararsi sui piedi? Per affossare il movimento che ha co-fondato? Oppure perché così riceverà chissà quali favori e regali, magari da Silvio Berlusconi? Passi una superficialità nelle verifiche che sfiora la dabbenaggine, ma supporre la consapevole copertura della menzogna nei garanti non è un eccesso di dietrologia?

  17. precario74 says:

    La vicenda Giannino è di una indecenza tutta italica: millantare titoli non posseduti, ben sapendo che, una volta scoperta la bugia, ci sarà comunque chi difenderà la competenza, l’ingenuità, la buona fede o la non sussistenza del problema. Giannino peraltro è un mitomane narcisista di livello patologico, che ha millantato persino una partecipazione allo Zecchino d’oro… (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/21/elezioni-nuovo-incidente-per-giannino-mago-zurli-lui-allo-zecchino-doro-mai/507654/)
    Ancora più triste la sua difesa che tira in gioco gesti dadaisti e la “rivendicazione della povertà”…

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