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«L’ordinario a fine carriera che non ha mai scritto una riga in vita sua», l’intervento di Mauro Moretti al Secondo Convegno ROARS

Secondo la propaganda che ha accompagnato la riforma Gelmini, ormai interiorizzata da una buona fetta dell’opinione pubblica, e, ahinoi, anche da una parte del mondo accandemico, la legge 240 è stata una legge per i giovani e contro i baroni, per introdurre il merito e contro il falso egualitarismo del 68. Inoltre, secondo il mito gelminiano,  nell’università ci sono solo baroni corrotti e corruttori a loro volta che mettono in cattedra figli e amanti. Ma la leggenda che rimane inossidabile al tempo e ai fatti è quella dell’ ordinario a fine carriera che non ha mai scritto una riga in vita sua. Vero o falso?

Secondo Convegno ROARS:
I filmati del convegno tenuto a Roma il 21 febbraio 2014
presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Parte VI

Intervento di Mauro Moretti (Università per Stranieri di Siena)

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8 Comments

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  2. E’ perfettamente vero, molti ordinari a fine carriera o in pensione (elevatissima), non hanno mai scritto nulla. Cito il caso di un ordinario di ICAR01, in pensione da pochi anni (non da decenni…), di Bologna, che venne elevato al soglio secondo l’antico principio del promoveatur ut amoveatur, e trasferito a Parma. Ivi non fece assolutamente nulla, se non supplenze numerosissime, a quel tempo remunerate 8’000 € annui. Un corso contemplava 2 (due) studenti, beneficati con lode senza aver seguito il corso e senza aver sostenuto l’esame. Inutile dire che Parma era occupata da Bolognesi tutti amici dell’ordinario (bocciato la prima volta alla conferma, miracolato la seconda). Prima di sparire, l’ordinario ha sistemato il figliolo a Bologna, nella migliore delle tradizioni. È tutto documentato, nessuna calunnia. Chi voglia adire le vie legali, si faccia avanti.

  3. Mauro Moretti says:

    All’amico sgl: in italiano non aver mai scritto un rigo significa non aver mai scritto un rigo (e per certi settori valgono progetti, brevetti, ecc). Non significa aver scritto cose banali, o aver lavorato mediocremente. Molti, poi… Altra cosa è aver scritto meno alla fine della carriera. Esiste un rispettabilissimo “passato in ricerca”, anche se ce lo dimentichiamo; e magari sono persone che poi insegnano bene, e seguono bene le ricerche degli altri. Se sgl ci fornisce, come dovrebbe, nome e cognome dell”accusato’, sarà semplice fare una verifica bibliografica. Altrimenti sarebbe più corretto tacere.

  4. All’amico Moretti: se non ti dispiace, non mi faccio insegnare la correttezza da te. Esistono motivi ben precisi che inducono a segnalare casi gravi e diffusi della vecchia guardia, ma non ci si può fidare della nuova guardia, dato che molti di coloro che oggi si propongono come innovatori, nel metodo e nelle finalità, hanno stabulato in quelle fattorie. Condivido la visione del docente che proponi, ma purtroppo nessuna delle qualità che individui era ravvisabile nel caso che ho segnalato.

    • Ma lascia perdere.
      Casi come quello che hai descritto tu ce ne sono centinaia. Li conoscono tutti, ognuno ha le sue leggende nel suo SSD.
      Se fanno finta di non sapere e di non vedere, non sarai tu a convertirli.
      Sono una casta, né più né meno. Tutto qui.

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