Politica Scientifica

Le contestazioni a IIT-Technopole sono figlie dell’ignoranza

Secondo Roberto Cingolani le contestazioni a IIT-Human Technopole sono frutto di ignoranza. Ha perfettamente ragione. Roars critica perché ignora almeno le seguenti 10 cose su IIT-Human Technopole:

  1. Perché IIT non applica le norme sulla trasparenza e integrità della pubblica amministrazione visto che la quasi totalità dei suoi fondi arrivano direttamente dal bilancio dello Stato? A cominciare dal fatto che i bilanci di IIT, a differenza di quelli delle università, non sono pubblici?
  2. Perché, a differenza di quanto avviene per le università, non sono pubblici i contratti, gli importi e le modalità di selezione  dei consulenti e collaboratori di IIT?
  3. Perché, a differenza di quanto avviene per le università, non sono pubblici i dati relativi agli organi di indirizzo politico-amministrativo  -ivi compresa la situazione patrimoniale- e degli incarichi amministrativi di vertice, comprensivi dei compensi? Quanto dura la carica di direttore scientifico, considerato che Cingolani è in carica dal 2005?
  4. Su che base e con quali procedure sono stabilizzati i ricercatori? Chi sceglie chi stabilizzare e chi lasciare nel precariato? Quanti sono i lavoratori che escono da IIT alla scadenza del contratto?
  5. Con quali criteri, da chi e con quali procedure sono stati scelti i responsabili dei centri in cui è organizzato IIT? Perché queste procedure non sono pubbliche come per le università?
  6. Con quali criteri e chi decide quali gruppi di ricerca universitaria finanziare? Che forma hanno e quanto costano le interazioni di IIT con le università italiane? Perché queste procedure non sono trasparenti e pubbliche come invece avviene per le linee di finanziamento del MIUR e dei maggiori centri di ricerca europei?
  7. Perché, a differenza di quanto avviene nelle università, i cittadini che finanziano IIT con le loro tasse non possono leggere né gli atti del Consiglio, né del Comitato Esecutivo, né gli atti che sottendono le decisioni prese dal Direttore Scientifico?
  8. A quanto si legge sul sito, IIT sembra svolgere una attività interna di valutazione. Chi sceglie i membri del board, con quali procedure e quale è il loro compenso? Come fa un organo nominato dagli organi di governo a valutare accuratamente? E, soprattutto, dove si possono leggere i rapporti di valutazione?
  9. A quanto ammonta il costo per articolo di IIT visto che sulla base di un semplice indicatore di produttività, il politecnico di Bari ha performance migliori di IIT? Quanti articoli sul totale sono pubblicati da personale che presenta doppia affiliazione (IIT ed una università italiana o straniera)?
  10. IIT_PoliBA_plot_efficienzaNel progetto di IIT-Technopole chi ha scelto i sette poli e chi ha selezionato i direttori dei centri? Con quali procedure sono avvenute tali scelte?

 

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24 Comments

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  4. Enrico A says:

    Proprio oggi, grazie alla valutazione della ricerca (VQR), abbiamo fatto fuori dal collegio di dottorato docenti improduttivi e parassiti.
    Chi contesta la valutazione si mette dalla parte di questi veri e propri cancri della ricerca.
    Sono pienamente d’accordo con Cingolani – nonostante i rilievi su IIT fatti nell’articolo siano giusti.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Un domani verrà fatto fuori anche Giuseppe Mingione, noto parassita. Per curiosità, di che colore erano i triangoli che avete messo sulle porte degli studi? Rosa per i parassiti e gialli per gli improduttivi? Non so perché, ma mi viene in mente un finale del tipo «Un giorno vennero a prendere me e non c’era nessuno a protestare».

    • La VQR è una valutazione di strutture e non può e non deve essere usata per la valutazione di individui. Purtroppo si continua a usarne i risultati in modo improprio, soprattutto da parte di chi non ha capito le finalità e i criteri di valutazione VQR, né li capirà mai.

    • L’ignoranza e’ una brutta bestia

    • carlostadio says:

      Bravi, complimenti! Dobbiamo forse appaludirvi per aver usato illegalmente dati che non dovevano essere utilizzati a questi fini?

    • Cognome, please, e sede? Coraggio … dichi, dichi, please. In base a quale VQR? Se in base a quella precedente, i tempi di riflessione sono stati lunghi. Se in base all’attuale, che non si sa che fine farà, strano … Parlando più seriamente, era un dottorato, il vostro, in cui non si sapeva niente, da anni, dei colleghi che stanno intorno allo stesso tavolo? Strano, il vostro dottorato, chi è improduttivo e parassita e chi dorme. E chi dirige cosa fa?

    • Salvatore Valiante says:

      Vista l’inefficienza dei risultati VQR al fine di valutare le persone e visto che solo dei caproni scientificamente parlando possono utilizzarli per valutare le singole persone,
      consiglio a lei ed al suo sedicente collegio la prossima volta di far fuori gli improduttivi e parassiti a colpi di pistola 7.65.
      Si tratta di un mezzo altrettanto iniquo ma sicuramente funzionante.
      Con disistima

  5. Enrico Mauro says:

    Una domanda per volta, sennò li si mette in difficoltà.

  6. Lorenzo Lozzi Gallo says:

    Nello scontro tra consorterie, i vincitori possono definire “improduttivi” e “parassiti” i perdenti, ma il problema è come si misura l’efficienza.
    In Italia, i bene informati sanno da prima quali saranno i mutevoli criteri di valutazione, a volte quantitativi (quante decine di pagine hai usato per sostenere la tesi innovativa “Le rose son rosse e il cielo è blu”?), a volte qualitativi. E questi ultimi sono ancora meno oggettivi, dato che le riviste entrano ed escono dalla “classe A” in base a criteri che sfuggono al pubblico.
    Così io sono Pippo, ricercatore senza agganci, e fatico per pubblicare sui “Quaderni di Paperino” che fino a quel momento è in classe A. Ma quando l’articolo esce, scopro che la rivista è stata retrocessa, mentre “Gli Annali di Clarabella”, che prima non figuravano, entrano in classe A, per la gioia del mio concorrente Braccobaldo, che ci ha pubblicato l’anno prima e che casualmente ha un professore potentissimo.
    La valutazione italiana, fatta così, diventa una guerra tra bande, appena un pochino più di buon gusto del brutale scontro fisico.
    L’IIT per avere una buona valutazione deve solo cooptare studiosi “amici” e che abbiano pubblicato sulle riviste “giuste”, tanto non deve rendere conto a nessuno… E neanche così riesce a superare le università pubbliche. Qualcosa vorrà ben dire? Cosa vuol dire “meritocrazia” nella neolingua renzista?

  7. carlostadio says:

    Mi riferivo a Enrico A, al quale rinnovo i miei complimenti

  8. Concordo l`ignoranza, la mancanza di professionalità e la mancanza di etica sono delle brutte brutte bestie! Ne incontro almeno una ogni giorno.
    ———–
    C´è una cosa che si dimentica a riguardo di IIT-Human Technopole ed é questa:
    questo polo tecnologico da dove prenderà i ricercatori? Non di certo dall´Italia visto che l`Università italiana, mal finanziata, ne produce e produrrà sempre meno. Per non parlare del fatto che i ricercatori bravi e capaci in alcuni settori si contano sulle dita e che gran parte di loro verranno attratti da BEN ALTRI poli tecnologici, non in Italia, dove gli stipendi e il trattamento sono di altro genere (a proposito d’ignoranza). Non si giustifica in alcun modo un uso dei soldi pubblici, in questo momento storico, a questo fine e a fondo perduto.

    In questo caso si guarda l`acqua che arriva alla foce, oramai quasi melma, senza dimenticare che oramai la fonte è quasi secca.

    I centri di ricerca di questo genere sono sicuramente una buona idea, 20 anni fa c`erano dei centri di ricerca d`eccellenza in Italia, che però, guarda caso, sono stati tutti azzerati, Chapeau all`industria italiana!
    Questi sono però fattibili e produttivi solo se integrati in un ambiente sia industriale, accademico e politico sano, non come quello attuale dove tutto sta andando in regresso e non sembra proprio che ci sia fine al baratro all´umiliazione sia dei cittadini che dell`Accademia e alla totale ignoranza di gestione a tutti i livelli.

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  10. marcello donatelli says:

    Ok, sentiamo Cingolani adesso.

    Per mio conto:
    1) alla “domanda” 9, qui nel regno in cui indici bibliometrici sono una eresia, c’è una sentenza basata su un indice – che meritava qualche dato descrittivo.
    2) quanti dei critici dell’IIT lo hanno visitato, hanno collaborato, hanno avuto interazione con i ricercatori che ci lavorano (circa il 50% stranieri)? A proposito perché lamentiamo che i nostri ricercatori si trasferiscono all’estero mentre in Italia non viene nessuno, e poi quando vengono all’IIT sono uno scandalo?

    • Giuseppe De Nicolao says:

      marcello donatelli: “1) alla “domanda” 9, qui nel regno in cui indici bibliometrici sono una eresia, c’è una sentenza basata su un indice – che meritava qualche dato descrittivo.”
      ____________________
      Qui su Roars la bibliometria non è un’eresia, tanto è vero che uno dei redattori vi si dedica in ambito scientifico ed ha anche scritto un testo pubblicato dal Mulino (http://www.roars.it/online/valutare-la-ricerca-scientifica/). Proprio perché cerchiamo di tenerci al corrente, ciò che non ha corso in questo “regno di Roars” sono il fai-da-te e la stregoneria bibliometrica. Per quanto riguarda la domanda n. 9, il confronto tra IIT e Politecnico di Bari è stato sviluppato con tutti i dettagli in un nostro precedente post:
      _________________
      http://www.roars.it/online/iit-un-eccellenza-da-100-000-e-ad-articolo-due-volte-meno-efficiente-del-politecnico-di-bari/
      =================
      marcello donatelli: “quanti dei critici dell’IIT lo hanno visitato, hanno collaborato, hanno avuto interazione …”
      _________________
      Aver visitato IIT e aver collaborato con i suoi ricercatori renderebbe più normale il fatto che “non applica le norme sulla trasparenza e integrità della pubblica amministrazione visto che la quasi totalità dei suoi fondi arrivano direttamente dal bilancio dello Stato?”.
      =================
      marcello donatelli: “(circa il 50% stranieri) … e poi quando vengono all’IIT sono uno scandalo?”
      _________________
      Nessuno lo ha detto, quanto meno su questo blog. Inutile ricorrere a tecniche diversive: le nostre domande sono semplici da capire. Meno semplice -a quanto pare- è rispondere.

    • Alberto Baccini says:

      A proposito di eresie. Ho passato due anni e mezzo a scrivere questo. Penso di essermi guadagnato il diritto di scandalizzarmi della bibliometria anvuriana e degli stregoni bibliometrici nostrani.

    • Ho provato a fare un esercizio, andando ad escludere, dall’elenco dei 6600 articoli con affiliazione IIT, quelli che non fossero prodotti integralmente in-house. Me ne sono rimasti circa 1200. Per confronto, ho provato a fare la stessa cosa con l’Università di Genova, limitandomi al periodo equivalente: in questo caso si passa da 10600 a 3800. Ma come? Quindi questo fiore all’occhiello iper-finanziato della ricerca italiana deve pescare da fuori teste (e, magari, anche laboratori), circa il doppio delle Università vicine?

  11. indrani maitravaruni says:

    Bravo Enrico A; noi siamo tutti produttivi ma ci fanno fuori lo stesso il dottorato perché non potremo sostituire i pensionati.
    Bastava dircelo senza mettere in piedi la VQR, il paravento più costoso della storia.

  12. Bravo Enrico, o chicche e sia (come diceva Totò), la prossima volta dichiara nome e cognome veri, così da bravo adulto ti assumi la responsabilità di quello che scrivi, dai su….

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