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La “Buona Università”: un precotto confezionato a gennaio?

«Siamo qui per ascoltare dalla vostra viva voce di operatori sul campo come possiamo uscire e superare i problemi di oggi per far sì che la ripresa del paese parta proprio dal settore della conoscenza. Sara nostra cura fare una sintesi di ciò che oggi ascoltiamo e arrivare ad una giornata in cui elaboreremo nel profondo cio che dagli interventi di oggi inizierà ad emergere». Così Francesca Puglisi introduceva il 26 febbraio scorso la giornata di ascolto YOUniversity.lab, organizzata dal PD per raccogliere suggerimenti dal basso in vista della “Buona Università”. Repubblica ci informa che finalmente circola una bozza, ma solo «tra gli addetti ai lavori del Pd, alcuni docenti e ricercatori scelti, diversi rettori». Alla redazione di Roars, intanto, è pervenuto un documento di fonte PD, che contiene tutte le linee programmatiche anticipate da Repubblica. Un documento, le cui proprietà rivelano che, mentre a febbraio si celebrava il rito della “giornata di ascolto”, i punti fondamentali della Buona Università erano stati decisi già da un mese e mezzo.

Precotto

In relazione alla cosiddetta “Buona Università”, Repubblica ha appena scritto che

sull’attesa “riforma dell’università italiana” c’è una prima bozza. Circola tra gli addetti ai lavori del Pd, alcuni docenti e ricercatori scelti, diversi rettori

Basta ricercatori precari e largo ai giovani: in cattedra il Jobs act dell’università

provocando le comprensibili rimostranze di chi gradirebbe che la discussione su argomenti così importanti non sia appannaggio di circoli ristretti formati da “diversi rettori” e “alcuni docenti e ricercatori scelti” (da chi?). Nell’articolo di Repubblica, vengono anche fornite diverse anticipazioni sui contenuti di questa prima bozza.

A distanza di poche ore, alla Redazione di Roars è pervenuto un file pdf intitolato LA BUONA UNIVERSITA’ E LA BUONA RICERCA, il cui contenuto sembra corrispondere alle anticipazioni di Repubblica.

In particolare, nel documento pervenutoci:

  • Si dice, come riportato anche su Repubblica, che per la ricerca versiamo all’Unione europea sei miliardi e, a causa del numero minoritario dei nostri ricercatori (150 mila contro i 510 mila tedeschi), ne recuperiamo solo quattro.
  • Sotto la denominazione di “contratto unico a tutele crescenti” si ritrova “il Contratto unico per l’università” di cui scrive Repubblica.
  • Coincide anche “Lo Sblocca Università”, non solo come termine, ma anche come lista di intoppi burocratici: il parere preventivo alla Corte dei conti per gli incarichi ad esterni, l’obbligo ad usare Consip (con l’identico esempio dell’acquisto on-line del biglietto aereo), i limiti sui viaggi e la formazione
  • Un altro punto che combacia è la necessità di restituire autonomia agli atenei.
  • Combacia anche l’abolizione  del blocco del turn-over e dei punti organico.

Insomma, ciò che scrive Repubblica è contenuto nel documento, a parte piccoli dettagli. In particolare, il documento non riporta lo svarione di Repubblica relativo all’età dei docenti:

Oggi il docente ordinario ha 51 anni, l’associato 44

Infatti, già nel 2013, l’età media era 59 anni per gli ordinari, 53 per gli associati e 46 per i ricercatori (fonte: Rapporto ANVUR  sullo Stato dell’Università e della Ricerca, pag. 234). Sarebbe imbarazzante trovare un errore così macroscopico nella bozza della Buona Università. Più facile pensare ad una svista di Corrado Zunino, che avrebbe riportato incorrettamente quanto riferitogli a voce dalla “gola profonda” del PD, oppure ad una svista della stessa “gola profonda”.

Un’altra possibile differenza riguarda la “fuoriuscita dalla pubblica amministrazione”. Nel documento a pag. 3 viene formulato il seguente proposito:

Restituire autonomia agli Atenei con l’uscita dell’università dal campo di applicazione del diritto amministrativo (cioè dalla pubblica amministrazione).

Nell’articolo di Repubblica, invece, si mettono le mani avanti:

c’è, appunto, “il Contratto unico per l’università”, che non significa uscire dalla pubblica amministrazione,

In un quadro di sostanziale concordanza, la principale discrepanza pare riguardare il numero di pagine. “La bozza della “Buona università” sono quindici pagine, gli allegati di studio molti di più”, scrive Zunino, mentre il pdf che pubblichiamo consta di sole sette pagine. Ma vista la coincidenza dei contenuti, se non proprio la bozza attualmente in circolazione, il documento sembra essere una versione – probabilmente anteriore – che conteneva già tutti i punti fondamentali menzionati da Repubblica.

In ogni caso, il pdf sembra effettivamente farina del sacco del PD. Infatti, se esaminano le proprietà del file troviamo che l’autore è Gianclaudio Bressa (PD), sottosegretario agli affari regionali.

Ma l’esame delle proprietà del file ci riserva un’altra sorpresa.


Paradossi


La data di creazione e modifica  del file è

12 gennaio 2015.

Si tratta ben un mese e mezzo prima del 26 febbraio 2015, la data della “giornata di ascolto” YOUniversity.lab organizzata dal PD, proprio per coinvolgere le diverse componenti del mondo universitario e raccogliere priorità e suggerimenti per la “Buona Università”. I numerosi relatori invitati erano rappresentativi di MIUR, ANVUR, CRUI, enti di ricerca, docenti, ricercatori, associazioni sindacali e studentesche (c’era anche Roars). Un’ottima idea quella di ascoltare tutte le parti.

Peccato che le linee fondamentali della Buona Università fossera già scritte da tempo. Insomma, in molti erano accorsi, pensando di contribuire a definire ingredienti e ricetta di una pietanza sperabilmente meno indigeribile di quelle somministrateci negli ultimi anni.

Ma c’e ben poco da aiutare in cucina, se la pietanza è un cibo precotto confezionato almeno un mese e mezzo prima.

Link al documento pdf: LA BUONA UNIVERSITA’ E LA BUONA RICERCA


 

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32 Comments

  1. Mia interpretazione delle AZIONI:

    1. I docenti diventano dipendenti contrattualizzati.

    2. Contratto unico per i docenti contrattualizzati: dal dottorando al professore ordinario.

    3. L’ANVUR vigilerà ancora di più.

    4. I docenti universitari medici possono fare quello che vogliono.

    5. Le università posono gestire i soldi come vogliono.

    6. I docenti universitari possono mettersi in tasca parte dei soldi che riescono ad avere con i finanziamenti di ricerca.

    7. I docenti universitari possono fare impresa come vogliono.

    8. Le Università possono far diventare docenti universitari un pò tutti, basta che respirino.

    eccetera.

    Cioè un interessante mix tra statalismo e liberalismo.

    Mah.

  2. Scriveva Nunzio Miraglia sul sito dell’ANDU – a proposito de YoUniverity.lab – ”Giornata di non ascolto del PD sul’università ”

    Non occorre aggiungere altro, se non che al pari del Jobs Act,non c’è nessuna intenzione è di riformare e migliorare ma solo quel di compiacere dei padroni del vapore gli amici.

  3. Il PD è il primo partito di governo che non conta nulla nelle scelte del governo che vengono evidentemente prese e scritte da altri: un record mondiale non c’è che dire.

  4. Oddio! Sta arrivando l’ennesima riforma dell’Università.
    Si salvi chi può!
    Per sistemare la stragrande maggioranza dei problemi dichiarati nel documento non servono proprio nuove norme e un’altra riforma, basterebbe togliere le norme che già ci sono e che in massima parte hanno poco a che fare con l’Università.

  5. Emanuele says:

    Anch’io sono terrorizzato dalla “Buona Università”.

    Due sono a mio avviso le urgenze:

    1) finanziare l’ingresso dei giovani all’università. Di fatto oggi l’accesso è chiuso.

    2) Riprendere a finanziare i PRIN.

    In pratica: devono rimettere i soldi sull’università.

    Date queste chiare finalità una riforma può venire di conseguenza.

    Dico questo perché l’ultima riforma aveva una “mission” ben precisa: affondare l’università pubblica.

  6. Vito Plantamura says:

    Cari amici,
    il momento mi pare particolarmente grave.
    Si vuole utilizzare la categoria dei docenti universitari, che è una delle poche ancora pubblica in senso stretto (assieme a magistrati, militari, diplomatici e avvocati dello Stato), per introdurre, anche nella pubblica amministrazione, l’errore/errore economico della flessibilizzazione senza limiti del lavoro, nella convinzione puramente ideologica, oltre che di comodo, che la legge di Say non stia funzionando in quanto si è in presenza di una rigidità di mercato, appunto relativa a quella del lavoro, mentre la legge di Say non funziona semplicemente perché….è falsa, e non ha mai funzionato.
    L’odio per la domanda (beninteso: per quella interna, sempre con l’idea di dover vivere parassitariamente e predatoriamente di quella estera: che poi altro non è che una delle tante possibili forme di manifestazione dello schema Ponzi, una sorta di vendita piramidale, perché si basa sul fatto che ci debbano essere altri Stati da sfruttare che NON devono applicare gli stessi sistemi, altrimenti a chi vendi? ai marziani?) ci insegue fino al nostro settore universitario; e forse vorrete ammettere che io avevo sempre sostenuto che era sbagliato vedere la questione universitaria isolatamente, mentre risultava come una ricaduta del più generale problema dell’accoglimento di modelli macroeconomici superati dalla storia, smentiti dai fatti, e che servono solo da alibi morale per chi vuole il ritorno alla durezza della vita (degli altri).
    Qual è il cuore del documento postato?
    Contrattualizzare la docenza universitaria, per utilizzare tale categoria come cavallo di troia, per introdurre, all’interno della pa contrattualizzata, il modello del precario a vita, già imposto ai lavoratori privati: modello che è sbagliato moralmente; è sbagliato giuridicamente (almeno nel nostro ordinamento, in quanto palesemente incostituzionale); e, paradossalmente, è ancora più sbagliato proprio economicamente, cioè dall’unico punto di vista dal quale dovrebbe esprimere una qualche utilità, perché contribuirà non poco ad aggravare, dopo averla creata, l’attuale crisi economica, che infatti è una crisi di domanda, da RAREFAZIONE MONETARIA.
    Una crisi che avrebbe bisogno di politiche OPPOSTE a quelle proposte in ogni settore, e che, con particolare riferimento al reclutamento universitario, avrebbe bisogno dell’eliminazione degli rtda e rtdb e la reintroduzione di una figura di ingresso DI RUOLO a basso costo iniziale (per facilitare gli ingressi), ma con progressione stipendiale rapida e congrua, proprio come il “vecchio” RTI, magari imponendogli pure compiti di didattica, visto che la situazione è quella che è, e bisogna evitare di chiudere i corsi di laurea, specie al meridione d’Italia, né si può pensare di farli reggere dai professori a contratto.
    Svegliaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Se non riusciamo ad unirci neppure contro questo, senza iniziare con inutili distinguo per spaccare il capello in quattro, meritiamo di scomparire come categoria.
    Tom Bombadil – Tom Bombadillo

  7. Una nuova riforma dell’Università è sarebbe come Le tenebre, subito prima della morte dei primogeniti maschi.
    Per cercare di venir fuori dall’angramma del dream in cui siamo caduti, CI VOGLIONI FINANZIAMENTI! Tutti con le i per capire che ce ne vogliono proprio tanti.

  8. anagramma del dream, sorry

  9. francescapuglisipd says:

    Wow! Siete meglio di Sherlock Holmes!
    E dire che seguivo con attenzione i vostri post, ma questo è davvero esilarante!
    Certamente, il PD sta lavorando ad un documento sulla buona università e Ricerca. E questo credo sia quanto meno legittimo.
    Abbiamo una bozza di documento? Vero.
    La giornata di ascolto è stata finta? No. Ascolto vero, a cui hanno partecipato 150 tra associazioni, istituzioni e enti di ricerca. Gli interventi sono disponibili nella pagina web dedicata all’università del PD. Sulla base di ciò che abbiamo ascoltato, miglioreremo il documento e convocheremo nel mese di Giugno una giornata aperta per lavorare in tavoli tematici. Da lì uscirà la nostra proposta.
    Quanto al Sottosegretario agli Affari Regionali Gianclaudio Bressa è il mio compagno. Il suo nome appare semplicemente perché mi hanno rubato l’Ipad e lui mi ha regalato il suo pc portatile personale (comprato regolarmente con soldi suoi…eh)con cui ho scritto insieme ad altri la bozza di documento che voi avete trafugato. Elementare Watson!

    • Trafugato? Il file gira dappertutto da alcuni giorni.

      trafugare

      [tra-fu-gà-re] v.tr. (trafugo, trafughi ecc.) [sogg-v-arg]

      • Portare via qlco. segretamente, sottrarlo SIN rubare: t. gli arredi sacri in una chiesa

      Ci sta accusando di esserci impadroniti illecitamente di un suo file?

    • Sarebbe interessante conoscere le repliche anche su queste altre annotazioni:
      A) la data del Doc. ANTERIORE alla giornata. Chi ha partecipato è legittimo si senta preso in giro.
      B) la non modificazione o non aggiornamento del file dopo la giornata di ad ascolto/non ascolto.
      C) la ragione per la quale accusi Roars di avere trafugato un documento che trovi tranquillamente in rete.
      D) come mai Zunino aveva un file che non doveva essere divulgato.
      E) come si concili la costruzione del documento – riferisce Zunino- da parte di rettori e docenti selezionati con una piattaforma assertivame bottom up?
      F) se volete insistere verso un modello esclusivo di università (poche università per pochi buoni ricchi studenti) o inclusivo (molte buone università per molti bravi studenti quantunque non ricchi), questione basica.
      G) perché fate la riforma
      H) con chi fate la riforma
      I) per chi fate la riforma (vietato rispondere per la Italia)
      G) last but not least, abolite: ANVUR, CRUI? POTENZIATE IL CUN?

    • Gentilissima Senatrice (ammesso che sia proprio lei),
      la sua risposta è davvero molto debole (di qui anche il dubbio che sia realmente lei).
      A prescindere dal documento, e senza scomodare Sherlock Holmes, è infatti proprio lei che, intervistata ripetutamente da Repubblica, introduce alcuni temi raccontandoli come esiti della (ipotetica) “giornata d’ascolto”. Per esempio:

      “Lo scorso 28 febbraio il Pd ha organizzato YOUniversity. Lab, giornata di ascolto del mondo universitario, in cui sono state individuate “alcune priorità”, spiega la Puglisi. “Occorre sottrarre l’università dai vincoli della pubblica amministrazione restituendole autonomia. Occorre ringiovanire gli atenei e semplificare il percorso per arrivare in cattedra con un contratto a tutele crescenti, attraverso step di valutazione” […] “passi fondamentali da cui passerà la mini riforma dell’università targata Renzi.” (Intravaia, 4 aprile)

      Il Ministro dell’Università, del suo stesso partito, ha affermato a Repubblica TV “Toglieremo l’università dal regime contrattuale della funzione pubblica”. (Zunino, 2 aprile)

      Lei stessa, dunque, ha affermato che dalla giornata d’ascolto sono emerse alcune priorità, che concordano con quanto detto dal ministro, ma la invito cortesemente a indicarci quali sono i video degli interventi in cui è emersa la necessità di “sottrarre gli atenei dal profilo del diritto amministrativo” (che invece sono le sue parole durante l’intervento introduttivo), oppure l’introduzione di un JobAct – o contratto a tutele crescenti – nell’Università.
      Ovvero si fa passare come risultato dell’ascolto di fronte all’opinione pubblica quanto già avete in mente di fare da mesi, come scrive anche nel suo commento. E non è che diciate “non sappiamo ancora bene cosa si metterà nella riforma, perché prima vogliamo riascoltare – non ci vuole molto – quel che ci hanno detto il 28 febbraio (alla faccia della velocità… un mese per ascoltare 7 ore di interventi…).

      Si tratta di interviste successive alla famigerata “giornata d’ascolto”, ma né lei né il ministro fate cenno ai molti e unanimi suggerimenti emersi davvero. Provo allora ad aiutarla, riprendendo le richieste reali come riassunte da un post della Rete29Aprile (www.rete29aprile.it): “vogliamo ricordare: la necessità non più rinviabile di finanziare in modo deciso la ricerca di base, l’ingresso in ruolo “vero” (per essere chiari: a tempo indeterminato) di un grande numero di attuali precari (almeno 10.000 in un quinquennio), contestualmente alla pianificazione stabile e continua del reclutamento; il finanziamento del diritto allo studio, l’investimento in dotazioni, come strumentazioni, laboratori, biblioteche e servizi per la ricerca e per gli studenti; e, ancora, la necessità di rivedere le modalità pasticciate e costosissime con le quali l’ANVUR è stata costruita: più che un sistema di valutazione affidabile, un ministero parallelo, con tanto di moltiplicazione inutile e dannosa di continue e sempre nuove imposizioni burocratiche. “. Ma nelle interviste non si parla mai di maggiori finanziamenti, lontanamente paragonabili agli altri paesi europei.

      Insomma, non si risenta per la franchezza che preferiamo sempre: chi è nell’Università di prese in giro ne ha subite anche troppe. Se volete fare JobAct e privatizzazione dell’Università (uscita dalla PA), basta la chiarezza e che non siano spacciate per idee degli universitari. Benissimo, auguri, non avremo problemi a ritrovarci nelle piazze e dove altro sarà necessario per difendere l’Università pubblica con ogni mezzo democratico: l’abbiamo fatto già, non abbiamo problemi a farlo ancora. Se invece volete davvero ascoltare e discutere, attendiamo una nuova intervista in cui dice che il provvedimento è ancora tutto da immaginare, che jobAct universitario e uscita dalla PA sono fraintendimenti giornalistici; aspettiamo che si facciano tavoli seri e trasparenti di confronto (quando leggiamo che ne state discutendo con “ricercatori scelti”, come scrive Zunino, ci sembrano cose già viste) non passerelle da strumentalizzare.

      Cordialmente, Massimiliano Tabusi (Rete29Aprile)

    • Giuseppe De Nicolao says:

      francescapuglisipd: “…la bozza di documento che voi avete trafugato”
      ========================
      Un accusa del tutto fuori luogo, dato che la bozza di documento era linkata su Twitter già dalle 18:39 di venerdì 17 settembre:


      _________________________
      Da un membro della segreteria nazionale del PD non ci si attenderebbero accuse a vuoto, per di più facilmente smontabili. A meno che non sia un problema lessicale, ma ci sembra poco verosimile che la Responsabile nazionale Scuola del PD sia incerta sul preciso significato del verbo “trafugare”.

    • E’ giusto chiedersi se il commento “firmato” puglisi venga effettivamente dalla parlamentare.
      Un indizio forte a favore di una risposta affermativa è rappresentato dall’infondatezza, aggressività e prepotenza dell’insinuazione secondo cui avreste rubato: inconsistenza (per non dire nullità), aggressività e prepotenza sono infatti le cifre caratterizzanti homo rignanensis e i suoi più o meno riusciti replicanti.
      Un argomento almeno altrettanto forte a favore di una risposta negativa è che postare un commento in un sito (sia pure offensivamente schernente: l'”esilarante” vorrebbe appiattirvi a giullari) significa comunque rivolgergli una qualche attenzione; e altro tratto caratterizzante di homo rignanensis e dei suoi più o meno riusciti replicanti è invece la totale chiusura alla lettura e all’ascolto di chi diverge dal loro modestissimo pensiero (largamente vincente, ormai, e certo non solo in questo disgraziato paese). Però, a ben pensarci, all’ascolto finto non sono affatto chiusi; quindi sì, potrebbe trattarsi proprio della vivace apologista del simpatico e dinamico de luca

    • alessandro bellavista says:

      E io che mi ero preparato il mio modesto intervento alla giornata di ascolto e ho cercato di dire quattro cose utili su alcune distorsioni in atto, sperando di dare un contributo utile…era già tutto deciso! Insomma, tutti noi che abbiamo partecipato siamo stati trattati come il candidato all’esame di cui parlava Leonardo Sciascia: “veniva ascoltato con sorridente accondiscendenza dal professore che aveva già deciso di bocciarlo”. Con tutto il rispetto, mi permetto di osservare che alcuni autorevoli esponenti del Pd (partito cui sono iscritto e partecipante alla sua fondazione) che si occupano di università ne hanno una conoscenza pari alla mia (quale professore ordinario di diritto del lavoro) della meccanica quantistica. Penso sarebbe opportuno valorizzare meglio le competenze esistenti, così da evitare follie giuridiche e perle demagogiche del tipo di quelle che si leggono nel documento: come l’uscita delle università dal diritto amministrativo (per andare dove?) o il jobs act per l’università (che significa?)

    • Il PD ha delegato da almeno un lustro la politica universitaria ad altri soggetti, dunque della valorizzazione delle competenze esistenti non importa niente a nessuno all’interno di quel partito.

    • “per andare dove”?
      Ho l’impressione che sia meglio non chiederselo 🙂
      .
      Essendo l’università materia complessa e multidisciplinare, come altre del resto, a parte arruolare persone che almeno la conoscono, mi chiedo come mai non si facciano, anche a partire da semplici proposte in bozza, semplicemente dei team, delle task force (fa anche figo, sono parole inglesi) di persone provenienti da più settori (SSD). Dei giuristi, degli economisti (pochi, per carità 🙂 ), degli ingegneri (ci vogliono sempre, sono dei praticoni), degli scienziati sociali vari (sarebbe un team troppo arido sennò), che si mettono intorno ad un tavolo, prendono dei traduttori simultanei per capirsi, ma poi arrivano ad una valutazione che tenga conto dei diversi aspetti con le competenze giuste.
      .
      Io non potrò mai fare politica, perché vedo anche nel mio Comune che viene messo un biologo all’urbanistica, un geologo alle politiche sociali, un linguista al paesaggio e all’architettura, un ingegnere allo sport (pur essendo un praticone che va bene ovunque praticamente).
      Sarà un mio limite.

    • Bruna Bruno says:

      @Lilla
      Capisco perfettamente la diffidenza verso gli economisti :-), ma almeno qualcuno sarebbe necessario in questo ipotetico team, non fosse che per una piccola e semplice analisi di coerenza tra obiettivi enunciati e strumenti di policy prescelti.

      Senza entrare nel merito delle singole azioni proposte sono colpita da quanto è disarticolato il documento. Si enunciano 10 ambiziosi obiettivi a cui corrispondono 13 azioni (a volte un po’ fumose), che non sembrano coprire tutti gli obiettivi prefissati. Ci sono poi una serie di paragrafetti tematici che ci propongono altre azioni, a volte aggiuntive, a volte dettaglio delle precedenti. Non è semplice districarsi nella logica del documento (se ce ne è una). Capisco che è una specie di brogliaccio, ma qual è l’idea di fondo? Ci sono domande, ma non sempre delle risposte (Come porre termine al blocco del turnover che sta soffocando gli atenei per emorragia di forze docenti? La risposta, se c’è, non mi è chiara). Ci sono delle azioni che non hanno uno specifico obiettivo (perché tanti soldi per le infrastrutture e l’edilizia? Che obiettivo perseguiamo?). Insomma, se dovessi fare il referee, chiederei agli estensori di riscrivere tutto da capo e chiarirsi le idee.

    • @Bruna: senza dubbio, anzi Bruna Bruno e Alberto Baccini a me piacciono di sicuro 🙂 e li metterei nel team, ma alcuni altri vostri colleghi decisamente meno e hanno una discreta visibilità, influenza e anche possibilità di azione. Poi, ecco, la linea dell’austerity mi pare abbia fallito.
      .
      Sul documento: appunto, noi siamo anche scrittori di progetti e quindi abituati a mettere le cose in ordine e a mettercele tutte. Si parte da motivazione e obiettivi, passando poi a metodologie di implementazione e tempi, a mezzi di verifica degli obiettivi, ai piani B (il famoso “mitigation plan”) e poi naturalmente a risorse umane, strumentali, ecc… e quindi ai costi necessari per l’esecuzione del progetto.
      Arrivo dunque alla stessa identica conclusione: una bella bocciatura del progetto con invito a riflettere 🙂
      Se poi, nella più rosea delle ipotesi, si sistemassero obiettivi e “work plan”, e perfino i tempi, ma non ci fossero i mezzi, l’esito sarebbe lo stesso. Se c’è l’intenzione di continuare con il solito: “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”, è inutile fare qualunque progetto.
      Ma a me sembra tutto così ovvio, che non so come qualcuno faccia a pensare che discorsi o parole incantino.
      .
      Infine: ho visto prima più di 2 ore della giornata youniversity del PD, la cui registrazione si trova sul sito. Poi mi sono arresa.
      Con tutto il rispetto per tanti colleghi in gamba e di più, le ripetizioni si sono sprecate, alla fine sembrava il: “Bene allora chi gioca in prima base?” – “Si!” – “Intendo il suo nome!” – “Chi!”.
      Ed era ovvio che questo succedesse facendo parlare 60 persone che non avrebbero avuto tante cose diverse da dire.
      Era ovvio anche che parlando ognuno 4 minuti senza un canovaccio generale non ci sarebbe stata nessuna possibilità di approfondire nulla ma solo di ripetere gli stessi concetti generali all’infinito.
      Operazione demagogica, male orchestrata, oltre che, visto il copia-incolla, poco utile.
      .
      Ma qualcosa mi dice che il meglio debba ancora venire.

    • Bruna Bruno says:

      @Lilla
      Grazie per la candidatura, peccato che non sono renziana! ☺

      Per quanto riguarda, gli interventi “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”, mi permetto di sottolineare che il programma non è tutto a costo zero. Il problema è che le risorse non sono appostate per l’istruzione terziaria, tranne che per qualche accenno alle borse di studio. Ma questo, si sa, serve a prendere voti in pieno stile “80 euro”.
      Le uniche azioni dichiarate “costose” sono quelle per le infrastrutture – sostanzialmente edilizia universitaria – che di certo non servono ad aumentare il tasso di laureati o a risolvere il blocco del turnover. E’ come se dicessero: ci dispiace, non abbiamo soldi per l’istruzione, perché quelli che abbiamo dobbiamo usarli per rilanciare l’edilizia.
      Per quanto riguarda il blocco del turnover, bisogna arrangiarsi con una generica negoziazione in Europa per derogare al Patto di Stabilità. Quindi, rassegniamoci.

  10. A parte i dettagli sul file e pensando positivamente che ci sarà un effettivo scambio di idee con chi lavora nell’Università da una vita, entrando appunto nel merito mi sembra che si mettano insieme un po’ troppe cose, in maniera confusa e a volte anche sbagliata.
    .
    Ad esempio, “accrescere le azioni Marie Curie”, messo fra le azioni, non è naturalmente pertinente ad una eventuale riforma ma riguarda un programma EU. Non si capisce poi bene cosa significhi, se cioè ad esempio si ritenga che i fondi siano insufficienti e perché e/o che come nel caso dei grant ERC, gli italiani li vincano dall’estero e/o ne vincano pochi rispetto all’investimento italiano in Europa.
    .
    Occorrerebbe quindi distinguere i diversi livelli di intervento legislativo rispetto alle azioni che si vogliono implementare. Come dice anche Nicola (Casagli), per alcune cose non serve una riforma.
    .
    Ci sono poi alcuni errori. Ad esempio:
    -“obbligando tutti i docenti alle 120 ore di didattica”
    questo è già previsto dalla legislazione vigente.
    Oppure:
    – “attivare un progetto Erasmus extra-europeo”
    in Erasmus + (plus) è già previsto, anche per i docenti, come si legge ad esempio qui:
    .
    http://www.corriere.it/scuola/universita/15_gennaio_14/universita-erasmus-diventa-globale-56cda590-9c0f-11e4-96e6-24b467c58d7f.shtml
    .
    Considerazioni sparse sulle priorità di investimento:
    .
    I “laboratori università-imprese”, la creazione di consorzi università-imprese, gli incentivi per la partecipazione ad H2020, sono ad oggi parte dei programmi regionali sui fondi sociali europei. Bisognerebbe monitorare questi programmi, dal punto di vista dell’efficacia, e prendere ad esempio, come azioni positive, quelle delle Regioni che sono risultate migliori.
    Mancano invece i fondi per la ricerca di base: una priorità non può che essere ripristinare i programmi di finanziamento in maniera che non vengano però concentrati i fondi solo in pochi progetti eccellenti, di gruppi già collaudati.
    .
    Sul diritto allo studio: nel DEF si parla di prestiti d’onore, un modello fallimentare all’estero dove fra l’altro esiste ripresa economica: da noi sarebbe copiare un modello sbagliato per giunta in un momento storico di profonda crisi; servono borse di studio.
    .
    E’ urgente e inevitabile, scontato, un serio piano straordinario per il reclutamento. Come lo sono lo sblocco del turn-over e degli stipendi.
    .
    Questo, per iniziare.

  11. Beniamino Cappelletti Montano says:

    Approfittando del fatto che la Sen. Puglisi ci legge, può essere utile farle notare che, visto che nel documento da lei redatto si parla di “abolizione dei punti organico”, … non c’è proprio nulla da abolire! infatti i “punti organico” non sono mai stati introdotti da alcuna legge, se non da una circolare ministeriale (che per la legge Ruberti ha valore nullo).
    Se davvero c’è la volontà politica di fare qualcosa di buono, lo si può fare anche domani mattina.

  12. Mi appassiona poco la discussione sul documento preconfezionato. Anche sulla Buona Scuola è andata pressapoco così.
    Mi interessano, e mi preoccupano molto, le possibili conseguenze di un’altra riforma di un sistema già troppo riformato.
    Partendo dai problemi dichiarati nel documento, provo a suggerire semplici soluzioni.

    PROBLEMA: Pochi laureati rispetto agli obiettivi di Europa 2020
    SOLUZIONE: Smettere di riformare continuamente l’Università, in modo che studenti e docenti possano operare in una situazione di stabilità per un ragionevole lasso di tempo.

    PROBLEMA: Insufficiente collegamento con il mondo del lavoro
    SOLUZIONE: Incentivare la creazione di posti di lavoro, in forma più stabile possibile. Con il 46% di disoccupazione giovanile e con la precarizzazione dilagante è piuttosto difficile “collegarsi”. Infatti ci colleghiamo molto meglio con il mercato del lavoro all’estero.

    PROBLEMA: Mobilità sociale stagnante
    SOLUZIONE: Introdurre borse di studio per la mobilità studentesca. Eliminare tutti gli assurdi vincoli alla programmazione del personale delle Università in modo da favorire la mobilità.

    PROBLEMA: Forte contrazione del personale docente e insufficiente numero di ricercatori pubblici e privati attivi
    SOLUZIONE: Eliminare ogni limitazione sul turnover. Finanziare un grande piano nazionale per il reclutamento di ricercatori con tenure track certa e sostenibile.

    PROBLEMA: Mercato del lavoro di docenti e ricercatori rigido e anacronistico
    SOLUZIONE: Sbloccare gli scatti stipendiali basati sulle valutazioni di merito previsti dalla legge. Semplificare le procedure di reclutamento dei ricercatori. Abolire l’ASN e l’ANVUR.

    PROBLEMA: Scarsa professionalizzazione del personale tecnico-amministrativo
    SOLUZIONE: Semplificare le procedure burocratico-amministrative che opprimono il personale TA eliminando tutte le norme impropriamente applicate all’Università. Se tecnici e amministrativi torneranno a fare il loro mestiere, invece che perdere tempo con norme astruse e sistemi informatici demenziali, sono certo che potranno esprimere al meglio la loro grande professionalità.

    PROBLEMA: Poche risorse, difficili da spendere, attribuite in ritardo rispetto alle esigenze di programmazione triennale degli Atenei.
    SOLUZIONE: Aumentare le risorse ed erogarle in tempo, ripristinare i PRIN, semplificare le procedure e le modalità di rendicontazione, ridurre i controlli ex ante e la valutazione burocratica all’Italiana. Valutare solo i risultati.

    PROBLEMA: Scollamento tra scuola e Università e insufficienza di alternative di formazione terziaria non universitaria
    SOLUZIONE: Smettere di riformare continuamente anche la Scuola.

    Infine mi chiedo per quale motivo occorre sottrarre l’università dagli assurdi vincoli della pubblica amministrazione. Non si potrebbero eliminare semplicemente gli “assurdi vincoli”, impropriamente introdotti, liberando così la Pubblica Amministrazione tutta e facendola finalmente funzionare.

    Elementare Watson!

  13. Si prospetta un nuovo 1980:

    entreranno tutti, belli e brutti. Anche quelli che scrivono sulle riviste online e si okkupano di tematiche sociali, economiche, politiche e … di valutazione, se i loro mentori (a volte genitori) saranno bravi a far stampare il tutto da qualche casa editrice.

    E poi, per i successivi 40 anni, non ne entrerà più nessuno.

    Mala tempora currunt.

    • Ti spiace chiarire il tuo pensiero 1) riguardo agli studi sociali economico politici di valutazione e etc
      2) alla pubblicazione (presumibilmente di libri) presso editori?

      Intuisco i sintomi acuti del male endemico del prof. universitario: l’auto-psico-sineddoche!

  14. Pingback: "Buona Università": circola una bozza, ma è segreta

  15. Marcolino says:

    Cari amici, peccato lo abbiate svelato, ora (che ne hanno imparato l’esistenza) andranno (o meglio faranno andare qualcuno) nelle proprietà dei file e le cambieranno sempre.

    Comunque un cosa (forse più) seria, tra le insegne luminose che attirano gli allocchi, vi è un altro svarione

    “I nostri Atenei possono già riservare ai ricercatori in possesso dell’abilitazione il 50% dei posti, il 20% deve essere riservato ad esterni, nel restante 30% possono competere tutti. E’ qui che talvolta i rettori cedono alle istanze interne”

    Erratum = posti, corrigendum = punti (in)organico

    E quindi per chiamare un PA esterno, questo posto ti pesa 3,5 posti di un incremento interno da RIC a PA, aggiungendo che sul 30% su cui possono competere tutti, come hanno capito anche le volpi, vince comunque sempre (o quasi) l’interno…

    Per chiamare un PO esterno idem con patate (al vapore, che fritte fanno più male).

    • Infatti, non si tratta di posti ma di “risorse”, quindi di famigerati p.o.
      Poi le percentuali non sono secche, si parla di “almeno” un 20% dei posti.
      Mettiamo che un dipartimento abbia ottenuto 1,5 p.o. nel 2014 da spendere quest’anno, cifra plausibile di questi tempi.
      Col 20%, ossia 1/5, ossia 0,3 un esterno non lo può chiamare, a meno di segarlo in due parti, neanche uguali. Se gli altri dipartimenti sono messi allo stesso modo, bisognerà che qualcuno dedichi praticamente il 50% o di più (volesse un barone straniero) per l’esterno e il restante 50% o meno a RTDa e/o scorrimenti interni. Ad ordinario, se è fortunato ad avere 0,5 già disponibili dalla cessazione di un RTDa per bandire un posto RTDb, altrimenti ad associato.

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