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Anything goes. Come si crea dal nulla una laurea all’università Mediterranea di Reggio Calabria

Si sa, quando lassù si vuole, allora tutto si puote, per dirla facendo il verso al padre Dante. E così è possibile imitare il padre creatore che ex nihilo il mondo fece. All’università Mediterranea di Reggio Calabria – fondata nel 1968 come libera università e quindi diventata “Mediterranea” nel 2001 (governo Prodi) dopo essere passata a statale nel 1982 – non hanno così onnipotenti ambizioni; ma creare dal nulla un corso di laurea, questo sì, è possibile e una volta avuta l’idea, ecco che il progetto è in fase di realizzazione.

Infatti il Comitato Regionale Universitario della Calabria (che comprende quattro università, di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, oltre a quella per stranieri “Dante Alighieri” sempre di quest’ultima città) delibera unanime l’1 febbraio scorso di approvare, tra gli altri, il Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Formazione primaria (Classe LM 85bis) a ciclo unico di 5 anni, che dovrebbe essere istituito appunto nella “Mediterranea”. Ma il fatto è che in questa università vi sono solo quattro corsi di laurea (Agraria, Architettura, Giurisprudenza-Economia e Ingegneria) e manca proprio quel dipartimento nel quale di solito viene incardinato tale corso di laurea, ovvero il Dipartimento di Scienze della Formazione (o di Studi Umanistici o di Scienze Umane). E difatti nella delibera viene detto che dovrebbe essere il Dipartimento di Giurisprudenza a farsene carico, che a tal fine ha deliberato il proprio consenso.

Lieve impedimento, si direbbe, vista la fantasia con cui si intrecciano a volte tra loro i corsi di laurea e i dipartimenti; ma purtroppo v’è ancora un inconveniente grosso, si direbbe insuperabile: con l’essere mancante il dipartimento di riferimento, vengono anche ad essere assenti i docenti di quei settori scientifico-disciplinari che possono coprire gli insegnamenti di base e caratterizzanti, che fanno parte di ogni corso di laurea. E v’è una norma (DM 30-01-2013, con successive modifiche) per la quale, affinché un corso di laurea di nuova istituzione possa essere accreditato dal Miur, esso deve avere il requisito indispensabile di un certo numero minimo di docenti strutturati (art. 4, c. 4). Per quanto riguarda il corso di laurea in oggetto, l’allegato A del detto DM stabilisce quali requisiti di docenza il corso di studio deve avere per il I anno di attivazione: almeno 6 docenti di cui non meno di 2 professori, 3 docenti appartenenti a ssd caratterizzanti e massimo 3 docenti appartenenti a ssd affini; per gli anni successivi tali numeri vengono ovviamente a crescere. Dunque bisogna garantire un certo numero di nuovi docenti da reclutare: ove mai il corso dovesse partire a Reggio Calabria si recluteranno solo i professori che servono per Scienze della Formazione Primaria? E i vincoli dei punti organico sullo stretto di Messina non vigono?

Come stanno le cose alla Mediterranea? Ebbene qui per le aree CUN 10 e 11 v’è solo un docente associato del settore M-FIL/04 (Estetica) (ssd che non figura nell’ordinamento di Scienze della Formazione Primaria), afferente al dipartimento di architettura e territorio. Nessun docente insomma di area pedagogica e nessuno di area psicologica, nessun docente di letteratura italiana, di linguistica italiana, di storia, di inglese, di quelle discipline, cioè, che rappresentano l’asse portante di tale curriculum. E quale la giustificazione di tale audace tentativo di creare dal nulla un corso, per il quale non esiste alcun requisito in termini di potenziale umano, scientifico e didattico? Il fatto che il corso già esistente a Cosenza prevede solo 200 posti, non ritenuti sufficienti a soddisfare le esigenze di prosecuzione degli studi degli studenti diplomati negli Istituti Magistrali e nei Licei di Scienze umane.

Una motivazione e un tentativo prontamente respinto dalla “Conferenza Universitaria Nazionale di Scienze della Formazione”, che raggruppa tutti i direttori dei dipartimenti in cui si trovano incardinati questi corsi di laurea. In un suo documento del 17 febbraio (indirizzato alla ministra Fedeli) si rileva, innanzi tutto, la «significativa mancanza di personale docente di ruolo nei settori scientifico-disciplinari che da sempre caratterizzano un siffatto percorso di laurea»; e poi si fa osservare che tale supposto deficit di posti potrebbe essere più coerentemente essere risolto chiedendo al Miur un incremento dei posti assegnati al CdL già esistente a Cosenza. Non solo, aggiungiamo, ma v’è stata finora la regola, fatta di norma rispettare dal Miur, di creare solo un corso di laurea siffatto per regione, tranne nel caso di atenei non statali (e così ad es. in Sicilia ve n’è uno a Palermo e l’altro nell’ateneo non statale Kore di Enna, ma non a Catania o Messina, che pure vorrebbero istituirlo e sinora è stato sempre loro negato) e in pochi casi eccezionali (come a Roma e in Puglia, ad es.). Ma la “Mediterranea” è ateneo statale e non si vedono ragioni particolari per derogare. Si dovrebbe pertanto fare eccezione a tale prassi; ma più importante, si dovrebbe anche – con qualche marchingegno giuridico o qualche cavillo burocratico che pare sia già pronto all’uso nella mente di qualcuno a ciò interessato – scavalcare il requisito della docenza, ad es. facendosi prestare docenti dalla stessa università di Cosenza (il cui rettore non ha battuto ciglio di fronte a questa proposta, approvando l’istituzione del nuovo CdL) o prendendo professori a contratto. È possibile questo? Sinora non pareva che lo fosse.

E così mentre normalmente le università sono sommerse da vincoli burocratici, da schede e incombenze in una selva di sigle – SUA, VQR, RAD, PARS, ASN ecc. – per poter sopravvivere e continuare a funzionare, invece quando si vuole sembra siano praticabili le strade per superare tutti gli ostacoli. Ma se una tale ipotesi va in porto – mettendo sotto i piedi tutte le esigenze di qualità, eccellenza, buona didattica che vengono a piè sospinto proclamati per i gonzi – allora perché non pensare di istituire, con le stesse modalità e criteri, un corso di fisica nucleare in un dipartimento di architettura, o di ingegneria informatica in uno di scienze umane? Ciascuno scateni la propria fantasia: “anything goes”, come proclamava l’anarchico metodologico Feyerabend.

Peccato, però, che a questi avventurosi e presunti padreterni è sfuggita la seconda parte dell’adagio; infatti ex nihilo, nihil fit. Dal nulla non nasce nulla: ovvero il vuoto assoluto in termini di qualità, competenza e affidabilità di un corso di laurea. E così rischiano di non somigliare al padre benevolo e con la barba dipinto in tanta iconografia cristiana, ma a un cattivo demiurgo o a un demone minore che non uomini crea, ma homunculi deformi e imperfetti.

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2 Comments

  1. Paolo Biondi says:

    Nulla di nuovo sotto il sole… potrei citare altri casi del genere ma lo trovo inutile. Le docenze fino al possibile si coprono con RTDa, se c’è parere negativo del CEV ANVUR sul CdS di nuova istituzione(mai pubblicati, la trasparenza per l’ANVUR è inutile orpello), si ricorre al Consiglio (?) direttivo, che ovviamente, come organo politico che non vuole inimicarsi nessuno, dà parere positivo contro il proprio CEV, magari con prescrizioni draconiane, che poi saranno disattese il prima possibile nella pratica.
    Così va il mondo, o meglio l’Università italiana, o meglio l’ANVUR… che va chiuso, ma che è vivo e vegeto per combinare ed incasinare ancora di più l’Università italiana. Credo perché assurdo… MIUR, ANVUR…

  2. Il Comitato Regionale Universitario della Calabria ha approvato questa proposta ridicola?

    Mi pare una follia!

    Alla faccia della pianificazione. Che tristezza.

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