«Anaal nathrakh, urth vas bethud, dokhjel djenve!»: un incantesimo dai suoni oscuri e temibili, quello pronunciato dal Mago Merlino nel film Excalibur. «Talis, Byod, Iea Pirls!»: altrettanto arcane e minacciose sono le parole che usa il MIUR nel “Piano per la Formazione dei Docenti 2016-2019”, finalizzato a rendere la formazione un diritto-dovere, ovvero un’attività obbligatoria per qualsiasi insegnante. Una formazione dal profilo alquanto particolare, però. Infatti, più che le magie di Merlino o le illusioni di Morgana, è George Orwell l’autore che ci viene in mente, addentrandoci nei meandri dell’anglo-didattichese, vera e propria neolingua della Buona Scuola, di cui Elena Faglia ci manda un florilegio. Da provare a leggere ad alta voce.

wordcloud_didatticeseEd ecco a voi, Siore e Siori, la neolingua del Ministero, il MIUR, per il quale lavoro. Nel Piano di Formazione Docenti 2016-2019 si parla con questi termini. Ma siamo sicuri di volere una scuola così?

Mentoring, coaching, tutoring, counselling, expertise, soft skills, network professionali, team teaching, peer review e tutoraggio, ruolo del middle management nella scuola, leadership educativa, staff, competenze cross curricolari, partenariati, diversi moduli orari, diversa scomposizione del gruppo classe, governance territoriale, cambiamento di paradigma nell’azione didattica, modello di ricerca azione, peer observation, project-based learning, cooperative learning, peer teaching, learning by doing, flipped classroom, rubriche valutative, progettazione “a ritroso”, BYOD (bring your own device), social media policy, uso professionale dei social media, cittadinanza digitale, open e big data literacy, pensiero computazionale, creatività digitale(making) e robotica educativa, information literacy, attività di job shadowing, life skills, social learning, best practice, eventi di networking, reti di scopo, agency professionale, cabina di regia, task force permanente, fall out delle azioni di tirocinio, workshop, panel, open badges, sistema informativo longitudinale, ecosistema digitale, team dell’innovazione, sensori di qualità, qualità di processo, focus group, feedback, checklist progressiva, follow up, startup della formazione, governance formativa, monitoraggio granulare delle azioni formative, griglie di monitoraggio di efficacia, approcci on the job, peer to peer.

  • CPD (Continuing professional development)
  • TALIS
  • OECD
  • OCSE
  • INDIRE INVALSI, OCSE PISA, IEA-TIMSS, IEA PIRLS
  • PNSD Piano Nazionale Scuola Digitale: 3 dimensioni: trasversale, computazionale, e come agente
  • attivo del cambiamento sociale (di cittadinanza digitale)
  • OER Open Educational Resources
  • ICT per l’inclusione
  • STEM
  • CFU
  • PON
  • PTOF
  • RAV
  • CLIL
  • Piano di Miglioramento
  • Piano di Formazione dell’Istituto inserito nel PTOF
  • Portfolio personale con report narrativo del percorso formativo
  • Bilancio delle Competenze
  • Piano individuale di sviluppo professionale curato dal docente con aggiornamenti periodici
  • Competenza: capacità di ricontestualizzare conoscenza e abilità, per l’acquisizione dei saperi fondanti.
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11 Commenti

  1. E pensare che negli anni ’90 quando me ne sono andato dalla scuola secondaria disgustato per la piega che essa stava prendendo, per le alte sfere politiche, didattiche ed educative i programmi erano diventati obsoleti e sostituiti dalla programmazione, i contenuti didattici secondari a tutto vantaggio delle metodologia di insegnamento e degli obiettivi da conseguire (stile campagna militare?); inoltre aveva fatto capolino il POF. Ma ora il ministero ha superato se stesso: raffiche di sigle e di anglicismi per coprire il nulla sottostante.

  2. Beh, diciamolo pure, il miur arriva in ritardo, se si pensa che molte discipline persino umanistiche, tra cui la linguistica (materia del ministro attuale), sono state invase da tecnicismi forestieri, anglismi in particolare, da decenni. Forestierismi alle volte necessari, altre volte no. In linea teorica fa parte del processo di rinnnovo e di ammodernamento di qualsiasi linguaggio, settoriale (cioe specialistico) e no. Da sempre e dovunque. Spesse volte si tratta pero di falsi modernismi, di snobismi o preziosismi snobistici inutili e ridicoli, fumogeni, intimidatori, da supponenti e da persone che si sforzano, sbagliando, di essere a la page, di termini o parole usati a sproposito da semidotti o pseudodotti. Per non parlare della mania delle sigle, virili e dure.

  3. anglicismi? ma non è altro che la versione aggiornata del latinorum di azzeccagarbugli, la lingua dell’oppressione dei deboli e degli onesti: ah, don Lisander quanto hai ancora da insegnare sull’identità nazionale!

  4. Non è solo un problema di inglese abusivo. Vogliono trasformare gli insegnanti in consulenti digitali e un sistema di istruzione tradizionale in una specie di autodeterminazione semiludica. Avevano anche tentato di eliminare tra gli obiettivi dei programmi elementari la padronanza della grafia e solo un intervento della Crusca li ha ridimensionati. Dietro ci sono grossissimi affari per le multinazionali dell’informatica e un disprezzo fondamentale per la scuola come istituzione fondante.

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