[sempre nel futuro, in un’università italiana qualsiasi]

— toc, toc
— “chi è?”
— “siamo della Guardia Rettorale, apra”.
— “avanti, prego, entrate. scusate se l’ufficio è in disordine”.
— “professor Giuseppe K.?”
— “sì, sono io”.
— “lei è stato accusato, deve venire con noi”.
— “accusato? io? e di cosa?”
— “lo saprà a tempo debito”.
— “quando?”
— “la porteremo all’Agenzia Superiore di Valutazione centrale. lì apprenderà i dettagli”.
— “ma cosa posso aver fatto? non capisco…sono confuso…. ah ho capito…. devo aver sbagliato quel verbale. sì, quello! l’ora! l’ora segnata non era quella esatta! ci siamo riuniti cinque minuti dopo. è quello, vero?”
— “saprà tutto quando sarà al cospetto del Grande Valutatore”.
— “o forse…sì… adesso ho capito. questo mese ho letto tre articoli scientifici. ma era solo uno in più della modica quantità mensile. non potete prendermi per questo”.
— “non sta a lei dirlo. come non sta a un professore universitario decidere cosa deve fare, quanto e cosa deve studiare, su cosa deve riflettere. lo sa bene. ma registriamo comunque questa sua confessione spontanea”.
— “accidenti, mi sono lasciato andare…. ma perché mi prendete?”.
— “in realtà non lo sappiamo neanche noi; all’Agenzia ci hanno detto di prenderla. ma le ricordo comunque che la ricerca è proibita perché distorsiva dello schema ideologico cristallizzato nella Grande Burocrazia”.
— “lo so….ma qualcosa devo sapere. è mio diritto. ho svolto sempre la burocrazia settimanale di ordinanza, con precisione e diligenza, non ho mai sottratto tempo al lavoro facendo ricerca, lo giuro”.
— “questo lo dice lei, si vedrà al tribunale dell’Agenzia”.
— “aspettate, aspettate. ho capito. nel compilare il modulo numero 478 bis, comma 6, paragrafo 2, ho riportato che i fogli che ho stampato questa settimana erano 46, invece erano 64. è stato un typo, lo giuro. cercate di capire, era il 37esimo modulo di rendicontazione che ho compilato in soli due giorni”.
— “non si sa. ma lei, Giuseppe K., saprà bene che la rendicontazione va trattata con estrema precisione, essa è il cuore pulsante della Grande Burocrazia, e quindi dell’Accademia”.
— “ero stanco. non ce la facevo più, ero alla 25esima ora di didattica settimanale”.
— “la stanchezza corrobora. e comunque, se era stanco, doveva riportare anche quello nel Diario quotidiano, nella sezione 17, sottosezione 46, alla voce: sensazioni complementari. poco dopo quella sui bisogni corporali. lo ha fatto?”
— “veramente no”.
— “attendente rettorale aggiunto, prego appunti nelle note aggiuntive: il professor K. manca alla compilazione estensiva del Diario. sarà ulteriore materiale di interesse per il Grande Valutatore”.
— “ma ero stanco, gliel’ho detto. ho dimenticato”.
— “la dimenticanza non è ammessa. d’altra parte, siete dei privilegiati, siete anche stati sollevati dalla ricerca. siete pagati per riportare, rendicontare, ordinare, svolgere”.
— “veramente la ricerca è stata proibita! non siamo stati sollevati”.
— “è stata proibita perché attività destabilizzante per la Grande Burocrazia e fuorviate per gli studenti, lo sa. e poi devo ricordarle io, professore, che lo studente deve apprendere con spensieratezza quello che già si sa? che è tra l’altro più che abbastanza. e deve apprendere senza farsi domande, senza incertezze o dubbi, che minerebbero la sua serenità e quindi saboterebbero gli indicatori profondi emanati dall’Agenzia”.
— “ma se lo studente non si pone domande, non si sente insicuro, come fa a riflettere ed imparare?”
— “basta! lei sta sostenendo idee sovversive! e persino in nostra presenza, che sfrontatezza! attendente aggiunto, appunti anche questo!”
— “mi è scappato, non potere soprassedere?”
— “no! la rendicontazione puntuale totale è il nostro fine ultimo. e questo è un tentativo di corruzione, del tipo peggiore: è quella per atti contrari ai doveri d’ufficio!”
— “mi scusi”.
— “le diamo un consiglio. taccia. risponda solo a ciò che le viene chiesto, non è suo compito porsi domande”.
— “ma se non pongo domande, cosa faccio?”.
— “di nuovo? i professori non devono interrogarsi sulla natura della Grande Burocrazia! essa è stata distillata dalla Grande Riforma, quella definitiva, quella finale, quella che ci liberò da anni di riforme universitarie fallite, che si succedevano ormai una dopo l’altra a cadenza semestrale creando caos e sofferenza. la Grande Riforma ha portato ordine e serenità nell’accademia, è nostro dovere preservarla. i professori devono invece riflettere su come arricchirla”.
— “io veramente ero cresciuto con l’idea che nella scienza le cose andassero semplificate”.
— “voi, della vecchia guardia, dovete essere rieducati. eravate abituati ad essere valutati per il numero di lavori prodotti, adesso la musica è diversa”.
— “veramente io ero abituato a che nessuno guardasse a quanti lavori scrivevo, ma i colleghi guardavano a ciò che producevo, alle idee”.
— “figuriamoci, ancora prima! lei deve essere proprio un residuato bellico! quelli come lei sono pericolosi, vanno riconvertiti. devono capire che adesso la nuova unità di misura non va per lavoro prodotto, ma per moduli compilati. e sarebbe auspicabile che voi professori ne ideaste di nuovi”.
— “io ho tentato, ma solo per prendere lo scatto a dire il vero. ma non sono riuscito, non me la sentivo, erano già così tanti, che avere idee per introdurne di nuovi mi sembrava…”
— “non vada avanti! non peggiori la sua situazione! per produrre moduli non servono idee. serve riflessione, concentrazione e fede nella burocrazia. i moduli si autogenerano in un atto simbiotico tra professore e Grande Burocrazia. è un momento spirituale”.
— “chiedo scusa”.
— “lei sa benissimo che la Grande Riforma prescrive che la vostra cosiddetta creatività non si esplichi in quei vani esercizi teorici di una volta, ma emerga nel concreto, nel quotidiano, nel reale, nell’utile. e nulla è più utile alla Grande Burocrazia che l’ideazione di un nuovo modulo da compilare”.
— “va bene”.
— “guardi all’ultimo vincitore del premio ASVUR (Agenzia Superiore Valutazione Universitaria Ricorsiva). un vero esempio per tutti voi professori. la sua idea di produrre un modulo in cui rendicontare il numero di sorrisi degli studenti ottenuti a lezione per misurare l’efficacia didattica è stata considerata brillante. un modo nuovo di fondere la prima e la seconda missione dell’università: compilazione e didattica”.
— “ma veramente gli studenti possono sorridere anche perché pensano ad altro”.
— “a noi questo non interessa. l’importante è che siano contenti all’università, o che abbiano l’aria di esserlo. e rendicontare questo aspetto in modo preciso ed efficiente è fondamentale”.
— “no, io non ho prodotto nuove idee per moduli, lo ammetto. ma non era obbligatorio. ma ho compilato tutti quelli di ordinanza, lo giuro”.
— “verrà il progresso! verrete obbligati a concepire nuovi moduli, e chi non saprà farlo, raus! ci penserà il Grande Valutatore a voi inattivi! la Grande Burocrazia ha bisogno di persone attive, reattive, proattive, per espandersi, camminare, inglobare”.
— “ma io tra un po ‘ vado in pensione… ma alla fine posso sapere di cosa sono accusato?”
— “le abbiamo già detto che non lo sappiamo, ma possiamo dirle che il suo Processo è già cominciato”.
— “ma come? quando?”
— “quando il Grande Valutatore ha preso in considerazione il suo caso”.
— “ma perché?”
— “sono cose interne dell’Agenzia, nessuno conosce i suoi meccanismi delicati, reconditi. l’Agenzia vi guarda, vi valuta, vi scruta nel profondo, e interviene se necessario; nel caso, emana punizioni. ma stia sicuro, l’Agenzia non cade mai in errore”.
— “e adesso cosa faccio?”
— “riordini i suoi moduli e ci segua”.

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8 Commenti

  1. Cent’anni fa c’era un tale, non mi ricordo come si chiamasse, Le… Le…? Insomma, non ricordo. Che esortava a “Studiare, studiare, studiare”. Ora invece si deve “Misurare, misurare, misurare”, per poi “Valutare, valutare, valutare”, e poiché tutto deve avvenire tre volte, questo serve a “Mandare, mandare, mandare in malora”.

  2. Parafrasando Chesterton: le fiabe non dovrebbero insegnare ai ricercatori che il Grande Valutatore esiste. Questo i ricercatori lo sanno già.
    Le fiabe dovrebbero insegnare ai ricercatori che il Grande Valutatore può essere sconfitto.

    Emanuele Martelli

    • E come? Io ho visto e vedo soltanto o soprattutto (ex)colleghi che sostengono che le norme dicono così, le leggi dicono così , e che non c’è niente da fare. Al che mi vien da dire che anche le legge razziali dicevano così e che dunque la ratio delle leggi sta nell’ideologia che le ha ispirate. Esagerando, ma mica tanto, perché l’iperbole è come la lente d’ingrandimento.

  3. Sì, in Italia è tutto: “Piaccia o non piaccia”, è così. Sono realistici, non ingenui romantici come noi.
    Averlo saputo prima che era tutto così marcio … che le vendette vengono fatte per parole che non hai detto, per pareri richiesti che sono stati considerati offese, per non aver dato la risposta che altri volevano, per non essersi inchinata a chi voleva essere omaggiato…

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