«Cara Stefania, ti invito a fare un esercizio, da linguista. Immagina per un momento di dover sostenere una prova scritta in cui devi rispondere a TUTTE le seguenti domande … Aggiungi a queste domande due testi in lingua straniera, con 5 quesiti di comprensione del testo per ciascun testo. Immagina di dover fare tutto questo in 150 minuti (due ore e mezza). Impossibile, direbbe una persona seria. Ebbene: questa è la tipologia di prove alle quali si stanno sottoponendo migliaia di docenti di valore, già abilitati con esami severi e rigorosi, che insegnano da anni a scuola. Di sicuro, una prova come quella fittizia ipotizzata sopra, tu, per come ti conosco, da linguista, non la supereresti nemmeno facendo i salti mortali. Ma sono sicuro che nemmeno io, e nemmeno molti dei miei colleghi la supererebbero. Con questo concorso selezionerete dei bravi dattilografi imbevuti di vuota fuffa pedagogico-didattica».

__________

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Cara Stefania (mi permetto, da collega che ti conosce personalmente, di darti del tu),

Ti invito a fare un esercizio, da linguista.

Immagina per un momento di dover sostenere una prova scritta in cui devi rispondere a TUTTE le seguenti domande:

1) Il candidato illustri il percorso didattico che metterebbe in atto per spiegare le nozioni fondamentali di pragmatica interculturale a una classe di scienze della comunicazione del primo anno; progetti inoltre una verifica sull’argomento e una griglia di valutazione della verifica;

2) il candidato, attraverso un opportuno confronto tra testi, progetti un’attività didattica della durata di due ore sull’ipotesi Sapir-Whorf, indicando i materiali che utilizzerebbe, contestualizzandoli e illustrando la metodologia didattica utilizzata (lezione frontale, lezione partecipata, ecc.);

3) il candidato indichi quali prerequisiti ritiene essenziali e quali materiali didattici utilizzerebbe per illustrare a una classe di Lingue straniere del primo anno il concetto di “move alpha” nell’ambito della Revised Extended Standard Theory;

4) il candidato individui connessioni interdisciplinari a partire dall’opera di Jakobson e Hjelmslev, sulla base delle quali costruire un seminario di 10 ore rivolto a dottorandi di discipline umanistiche;

5) il candidato progetti dei materiali didattici multimediali riguardanti le nozioni di fonema, allofono e arcifonema tenendo presente che nella classe è presente un alunno dislessico;

6) il candidato elabori un esercizio sulla nozione di lingue ergative e attivo-stative per un corso di “tipologia linguistica” rivolto a studenti della laurea magistrale.

Aggiungi a queste domande due testi in lingua straniera, con 5 quesiti di comprensione del testo per ciascun testo. Immagina di dover fare tutto questo in 150 minuti (due ore e mezza), al computer, senza poter utilizzare nemmeno una matita e un foglio per buttare giù delle idee.

Impossibile, direbbe una persona seria. Una prova concorsuale che non testa nulla, se non la velocità di digitazione sulla tastiera, penserebbe una persona di buon senso.

Ebbene: questa è la tipologia di prove alle quali si stanno sottoponendo migliaia di docenti di valore, già abilitati con esami severi e rigorosi, che insegnano da anni a scuola e sanno – almeno i più coscienziosi tra loro – che la didattica non si improvvisa in 15 minuti scarsi (il massimo che si può dedicare a ciascuna domanda, dati i tempi previsti).

Di sicuro, una prova come quella fittizia ipotizzata sopra, tu, per come ti conosco, da linguista, non la supereresti nemmeno facendo i salti mortali. Ma sono sicuro che nemmeno io, e nemmeno molti dei miei colleghi la supererebbero. Anche se più o meno a tutti noi è stato chiesto – con i tempi opportuni per prepararci – di insegnare anche cose distanti dai nostri interessi o dalla nostra formazione, e lo abbiamo fatto con risultati anche buoni, che sono il frutto di un’attività di preparazione che ha bisogno di tempi distesi.

Con questo concorso selezionerete dei bravi dattilografi imbevuti di vuota fuffa pedagogico-didattica.

Auguri,


Andrea Sansò
Professore Associato di Linguistica
Università dell’Insubria, Como”

Send to Kindle

56 Commenti

  1. Si realizzano certe ‘onde lunghe’ partite negli Anni Settanta (insegnare a imparare, didattica per competenze e simili), vuote di contenuti e piene di molti metodi. Questo si traduce in un progressivo depauperamento delle materie e delle conoscenze che si acquisiscono a scuola e si prevede per il futuro di formare insegnanti meno forti sulle materie ma pieni di pedagogia.
    Tutti lo sanno, tutti lo vedono, ma si persevera sulla stessa strada. Ancora una volta tocca battersi per conservare almeno l’esistente.

    • Grazie della segnalazione: articolo molto interessante. Utilizzabile ad esempio come strumento di riflessione nell’ambito della formazione dei docenti per rilevare come la scuola del “nozionismo” e del “passaggio d’informazioni” non può che essere considerata inadeguata e inefficace.
      Condivido gran parte delle posizioni espresse dall’autore e non le trovo per niente in contraddizione con gli approcci pedagogici (didattica per competenze ecc.) dei quali si sta parlando – anzi! Solo quest’osservazione: acquisire una competenza implica possedere ANCHE un bagaglio di conoscenze senza le quali la competenza non può esprimersi…
      Si potrebbero fare molti altri riferimenti a quanto l’articolo propone evidenziandone la coerenza con una didattica per competenze.

    • è singolare che la collega Grion riesca a tirare acqua al suo mulino anche dallo scritto di Lucio Russo. Voglio dire: non dubito della sincerità e della bontà di intenzioni della collega, che probabilmente rappresenta un’avanguardia di buone pratiche negli studi pedagogici in Italia.

      So però da innumerevoli amici e colleghi che hanno frequentato questi corsi (SSIS e succedanei):

      1) che gli insegnamenti pedagogici erano vissuti come una vera e propria tortura (e non si tratta di studentelli riottosi, ma di gente consapevole dell’importanza della formazione), al contrario degli insegnamenti delle didattiche disciplinari, tenuti non da docenti di M-PED (a onor del vero, ho sentito anche lamentele sulle didattiche disciplinari, ma in misura INFINITAMENTE minore); si può dubitare del feedback dei “sissini”, dei “tieffini” o dei “passini”, ma, trattandosi di persone adulte e in gran parte con qualche esperienza concreta di insegnamento, forse i colleghi M-PED qualche domanda dovrebbero farsela;

      2) la dicotomia tra “didattica generale” e “pedagogia generale” da un lato e didattica/pedagogia disciplinare dall’altro è netta e assoluta nei percorsi SSIS e succedanei, qualche interazione – semmai – può esserci stata per la buona volontà di singoli. Prova ne sia il fatto che le lezioni di pedagogia generale, sia nelle SSIS che nei suoi succedanei (che la collega Grion trova meno validi perché “concentrati”), erano trasversali e rivolte a varie classi di concorso (e cioè l’esatto contrario dello spirito dell’articolo di Lucio Russo).

      E’ probabilmente meno serio dello scritto di Russo, però serve a capire che la riflessione su questi temi travalica i confini nazionali: http://jeanjacqueslemag.fr/une-enseignante-accusee-davoir-transmis-un-savoir/

    • Gentili colleghi,
      visto che, dopo aver studiato pedagogia fina dall’adolescenza, aver insegnato 20 anni nella scuola (voi siete mai entrati in una classe? o, come dicono molti insegnanti: siete mai scesi in trincea?), avendo assunto vari incarichi di ricerca e responsabilità come insegnante in vari gradi scolastici, e quindi aver ottenuto un dottorato e alcuni incarichi di didattica e ricerca all’estero (in pedagogia SPERIMENTALE e non GENERALE, che è altro!), qualcuno di voi, usando un linguaggio più da rissa di bar, che da blog accademico, mi definisce (e, sinceramente la trovo un’offesa, così come molte altra già ampiamente manifestate) “una politicante”, incapace o riluttante di adeguarsi ad un discorso posto sul piatto da altri che si ritengono nel giusto, piuttosto che aprirsi al confronto e all’ascolto di chi, forse e almeno, un minimo di esperienza in più ce l’ha in questo settore, vi lascio alle vostre sicure convinzioni, certa che un confronto aperto e RISPETTOSO avrebbe dato qualcosa in più a tutti.
      Tutti concorderete che mettere il discorso sul piano delle offese e della denigrazione non aiuta certo il dialogo…
      PS.: anch’io – tanto più essendo stata insegnante – ho molti amici insegnanti, alcuni dei quali hanno vissuto le SSIS con maggiore difficoltà, altri con più serenità. D’altra parte se fai la scelta di insegnare, dovresti acquisire quelli che banalmente potremmo definire i “ferri del mestiere”, altrimenti puoi fare altro: non sei obbligato da nessuno a scegliere questa strada no?
      Quanto ai blog e agli articoli che indicate, se ne potrebbero citare altrettanti che sostengono posizioni diverse da quelle da voi dichiarate, e sono altrettanto fondati e/o altrettanto ironici.

    • sottoscrivo ovviamente tutti i rilievi di a.sansò; non li ho fatti prima perché la collega grion pensa che io sia ‘prevenuto’; non mi stupisco però che la medesima ‘tiri acqua al suo mulino’ da qualunque cosa! è esattamente quello che le hanno insegnato a fare i suoi maestri, a mio avviso: da buona ‘politicante’ evita sempre di rispondere nel merito e trasporta tutto su un piano così generico e vacuo da poterlo agevolmente controllare e/o volgere a suo favore; giusto per aggiungere uno spunto anche se un po’ offtopic: ci sono dati di quanti colleghi M-PED hanno aderito allo stopvqr o al movimento per la dignità della docenza universitaria o ad altre forme di protesta contro le perversioni della valutazione all’italiana? ;)

  2. intanto grazie agli altri intervenuti che condividono le mie riserve sullo strapotere dei pedagogisti (didattologi, docimologi e altri travestimenti); non penso affatto che basti sapere i contenuti per saper insegnare, se ciò può rincuorare la dott.ssa grion, ma sotto gli occhi di tutti è viceversa la sostituzione dei contenuti (e soprattutto negli studi umanistici, forse, dove il loro potenziale critico e antisistema è più forte) con i metadiscorsi sull’insegnamento (in astratto e in generale); sì, temo anch’io sia un’onda che viene da lontano, ma i cui effetti si vedono oggi con sgomento nella impreparazione fondamentale anche dei migliori allievi delle migliori scuole medie e superiori (troppo lungo esemplificare: chi ha figli in età scolastica lo vede ogni giorno; accenno solo all’ultima trovata ‘sessantottarda’ del Miur: l’alternanza scuola-lavoro!); aggiungo il link al teso indicato da Indrani: https://www.academia.edu/25652587/Alcune_osservazioni_sui_contenuti_dellinsegnamento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.