Un dialogo che prende le mosse dalla sezione relativa all’istruzione e ricerca del documento partorito dal Comitato di esperti in materia economica e sociale dal titolo Iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022”. Un dialogo sulla falsariga di quello galileiano sopra i massimi sistemi dove, al posto dei tre interlocutori ne troviamo solamente due. Simplicio, ovvero l’epigono di quelli che espongono in modo assertivo ed apodittico delle verità decise da altri (ecco il riferimento dantesco del titolo), alle quali la disallineata realtà deve stare al passo. A questo personaggio fa da controcanto Filippo Salviati, che come nel dialogo galileiano impersona il soggetto fornito di pensiero acuto che fa luce, nel nostro caso, sul controtesto, ovvero il non detto  della concezione simpliciana, smascherandone i presupposti e gli assunti che la sorreggono. A ben vedere non è un vero e proprio dialogo, perché l’esperienza insegna che quando si discute con qualcuno che è il corifeo di un’epoca o di un paradigma, egli manca di quell’elasticità argomentativa e dialettica, dato che lui è solo un portavoce che non vuole essere messo in crisi nel suo compito. Tutto viene usato per veicolare un’unica Weltanschauung, quella ordoliberale, disarticolando tutto quel che c’era prima allo scopo di rispondere al nuovo padrone. Si tratta di smascherare il discorso per determinare chi in esso vi sia al centro: se l’uomo o il mercato. La centralità dell’uno o dell’altro porta a cascata conseguenze diversissime.

 

 

 

 

 

Un dialogo che prende le mosse dalla sezione relativa all’istruzione e ricerca del documento partorito dal Comitato di esperti in materia economica e sociale dal titolo Iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022”. Una bozza di lavoro non vincolante obietteranno alcuni, che però merita di essere fatta oggetto di analisi in quanto il contesto che la circonda è il terreno di coltura ideale per le idee in essa contenute. Un dialogo sulla falsariga di quello galileiano sopra i massimi sistemi dove, al posto dei tre interlocutori ne troviamo solamente due. Simplicio, ovvero l’epigono di quelli che espongono in modo assertivo ed apodittico delle verità decise da altri (ecco il riferimento dantesco del titolo), alle quali la disallineata realtà deve stare al passo. A questo personaggio fa da controcanto Filippo Salviati, che come nel dialogo galileiano impersona il soggetto fornito di pensiero acuto che fa luce, nel nostro caso, sul controtesto, ovvero il non detto  della concezione simpliciana, smascherandone i presupposti e gli assunti che la sorreggono.

Il titolo potrebbe essere una risposta (in malafede) di Simplicio all’affermazione del Salviati che recita: “Ma sono una scuola e una ricerca di stampo ordoliberalista!”. Ovvero quella particolare dottrina economica sorta intorno alla rivista “Ordo” secondo la quale il mercato, se lasciato libero, ha delle difficoltà a regolarsi. Per garantire questo equilibrio deve intervenire lo Stato, il quale deve implementare la performatività del mercato accrescendone competizione, concorrenza e iniziativa privata, in modo che la tensione/competizione non venga mai a mancare, pena l’afflosciamento del modello e la conseguente crisi generale. Lo Stato deve porsi perciò a favore di quelle premesse dogmatiche e adoperarsi per mantenerle vive. Un modello che, è bene dirlo, mette al centro il mercato e non l’uomo, nella  convinzione limitante e irresponsabile verso di lui secondo la quale un mercato ben funzionante produce automaticamente il bene dell’uomo stesso. Che in questo modello diventa facilitatore e lubrificante di ingranaggi mossi da altri.

Simplicio in questo dialogo parlerà con le testuali parole del documento Iniziative per il rilancio Italia “2020-2022”.

 

Pag. 88.

 

Simplicio: “Modernizzazione del sistema della Ricerca. Sviluppare azioni mirate a modernizzare il comparto ricerca e a semplificarne la gestione, avvicinandolo allo standard internazionale”.

 

Salviati: “Cerchiamo di bonificare il lessico, perché qui, col termine modernizzazione si ammazzano preventivamente gli anticorpi. Chi è infatti contrario alla modernizzazione?”

 

Simplicio: “L’iniziativa mira a potenziare l’interdisciplinarità della ricerca aggiornando i raggruppamenti disciplinari e le barriere poste dalle classi di laurea, a cambiare il dottorato di ricerca in modo da renderlo più flessibile. […] Rivedere l’impianto delle scuole di dottorato, aprendo corsi di dottorato ampi e interdisciplinari (non in un singolo Dipartimento), con ingresso flessibile (non una volta l’anno) e soggetti a seria valutazione dei risultati. […] Svincolare i fondi esterni conquistati su base competitiva da vincoli di spesa inapplicabili, e a concepire un nuovo contratto nazionale specifico per la carriera del ricercatore/docente che porti l’Italia al livello dei migliori paesi europei”.

 

Salviati: “Certo, tu vuoi disarticolare l’università e la ricerca, così da renderle flessibili, e dunque ricettive alle necessità del mercato e delle aziende. Per questo vuoi i dottorati aperti tutto l’anno, cosicché  se qualche industriale si trovasse per caso con un avanzo e gli venisse in mente all’ultimo istante di investirlo avocando a sé la formazione di un ricercatore universitario, possa farlo anche alla vigilia di Pasqua.

 

Simplicio: “Consentire di gestire i fondi esterni conquistati in maniera competitiva dalle Università e dagli enti di ricerca senza dover sottostare ai vincoli di spesa pubblica”.

 

Salviati: “Certo, portare il pubblico al servizio del privato”.

 

Pag. 89.

 

Simplicio: “Creare poli di eccellenza scientifica internazionale differenziando le università al loro interno sulla base della pluralità di ‘missioni’ delle università e del diverso grado di qualità della ricerca delle loro strutture interne. […] Vengono premiate solo quelle strutture (o quegli atenei, se piccoli o mono-disciplinari) che raggiungono risultati eccellenti nelle funzioni prescelte, anziché risultati medi in tutte le funzioni […]. Garantire che maggiori risorse vengano allocate nel modo più efficiente, e a creare veri poli di eccellenza scientifica competitivi a livello internazionale”.

 

Salviati: “Premiando solo i migliori consegue che chi rimane indietro sarà tagliato fuori, perché si premierà chi già funziona meglio. Inoltre l’efficienza come criterio per allocare risorse comporta il privilegiare risultati di brevissimo periodo, che a lungo andare rendono asfittica la ricerca, che senza quella di base non porta frutti in là nel tempo”.

 

Pag. 91

 

Simplicio: “Lanciare un programma didattico sperimentale per colmare gap di competenze e skill critiche (capacità digitali, STEM, problem-solving, finanziarie di base). […] L’Italia si colloca al 26º posto fra i 28 Stati membri dell’UE per quanto riguarda le skills digitali della popolazione e solo il 44 % degli individui tra i 16 e i 74 anni  […]. Le aziende italiane sono pronte ad offrire un lavoro a 469 mila lavoratori STEM nei prossimi 5 anni, ma al tempo stesso il 33% della professionalità tecnica richiesta dalle aziende risulta non rintracciabile. […] Lanciare un programma didattico sperimentale per tutti gli istituti di scuola superiore, erogato attraverso una piattaforma digitale.

Disegno di percorsi didattici sperimentali su competenze e skill critiche (capacità digitali, STEM, problem-solving), differenziati per complessità e pensati per un utilizzo combinato di lezioni in aula e su piattaforma digitale. Per massimizzare l’efficacia di questi percorsi, la fase di disegno verrà gestita attraverso co-progettazione e coinvolgimento degli insegnanti. Sperimentazione dei percorsi formativi disegnati su una selezione di classi con gli insegnanti che hanno aderito al pilota e partecipato alla realizzazione dei corsi. Lancio a scala tenendo conto dei diversi bisogni dei destinatari e del contesto, unitamente all’analisi dei fabbisogni formativi degli insegnanti (ad esempio attraverso questionari ad hoc) e dei livelli di competenza degli studenti (analisi multilivello dei dati Invalsi). Monitoraggio e miglioramento continuo dell’offerta didattica sulla base di feedback e risultati nei test standardizzati internazionali (ad esempio PISA)”.

 

Salviati: “Il tuo piano parte dalla realtà commisurata sull’impresa e sulla professionalizzazione. Inoltre, se lanci un programma didattico sperimentale su piattaforma per le scuole superiori, esso non può che essere per un’élite, ovvero coloro che hanno la maturità a 14 anni di seguire a distanza le lezioni pur avendo la casa a disposizione (i genitori saranno al lavoro). Inoltre riscontro come ci sia una cooptazione a prescindere degli insegnanti a questo modello. Insegnanti che così diventano essi stessi motori del cambiamento, attraverso quanto gli viene detto, in una palese sudditanza in contrasto con l’Art. 33 della Costituzione. La debolezza della proposta è evidente dal fatto che tutto dipende dai risultati della sperimentazione. E perciò non c’è alle spalle un pensiero, ma un modo di agire positivista (quando non comportamentista: stimolo-risposta). Ma tutto questo produce risultati in ovvio ritardo, anche rispetto alle esigenze delle stesse aziende. Perché esso assume una temporalità da inseguitore. Come fa ad essere un modello all’avanguardia?”.

 

Pag. 92.

 

Simplicio: “Predisporre e lanciare un progetto di iniziative di upskilling (co-finanziate da pubblico e privato), facendo leva sul settore privato per supportare insegnanti, cultura, ricerca e scuola. […] Ridotti investimenti in istruzione e diritto allo studio: L’Italia si attesta nelle ultime posizioni in Europa per percentuale del PIL investito in ambito scolastico. […] Lanciare una campagna di volontariato che affianchi le strutture pubbliche (ovviamente senza sostituirle) nel supporto della formazione, sia cash che in kind. Adotta una classe: campagna di crowdfunding e donazioni per potenziamento delle strutture educational, con la quale infrastrutturare digitalmente e tecnologicamente classi di diverso ordine e grado in modo da contribuire a creare un sistema equal opportunity nell’istruzione (ad es. dotare di streaming , PC e supporti informatici le classi per didattica a distanza). Contribuzione cash. Impara dai migliori: programma nazionale coordinato di aggiornamento degli educatori per il quale 20 sabati all’anno grandi aziende high tech, enti di ricerca e università fanno corsi di aggiornamento su temi innovativi agli insegnanti di liceo e medie. Le lezioni possono essere frontali o a distanza. I contenuti vanno sincronizzati e resi omogenei a livello nazionale. L’iniziativa è gratuita. La formazione va riconosciuta dal MIUR . Contribuzione in kind. Gara dei talenti: aziende e donatori organizzano una serie di concorsi tipo Hackathon per giovani studiosi (scuole superiori) su temi di grande rilievo tecnologico, sociale e culturale. I concorsi premiano gli studenti e le scuole (e casomai li mettono in contatto con investitori). Contribuzione cash/in kind. Pianificazione di un accordo con RAI Scuola/RAI Educational per il potenziamento di forme di didattica innovative”.

 

Salviati: “Non vuoi più la cultura di tutti, ma mobile, in base al singolo bisogno/interesse. E poi… ‘adotta una classe’! Tutto questo è ridicolo. Tu vuoi disarticolare la scuola con misure spot per renderla duttile e malleabile agli interessi degli stakeholders di quel momento. Questo il vero obiettivo, perché il crowdfounding va bene per i temi del momento che spopolano sui mass media. Non certo per iniziative di lungo periodo o poco sentite dal pubblico anche se importanti in sé. E poi mi chiedo: perché sono menzionati solamente il liceo e le medie? Forse perché hanno ancora un’impostazione culturale? Un’impostazione da smantellare con le grandi aziende hig tech; che ovviamente fanno corsi agli insegnanti in una cooptazione che fa strame della libertà di insegnamento (Art. 33 Costituzione). Il tutto attraverso la sincronizzazione e la omogeneità, perché la disarticolazione possa essere perequata in tutto lo stivale, così da strutturare diversamente ogni cosa. E poi la gara dei talenti per inoculare il virus della concorrenza e della competizione per rendere frizzanti le cose. Non sono più la passione per il sapere a vivacizzare, ma il mors tua vita mea con vincitori (con la bava alla bocca) usati a loro volta dall’esercito che di volta in volta detiene il potere (do you remember Massimino il trace?). E chi non ce la fa? E avrebbe bisogno di più risorse per farcela e invece è penalizzato? Dov’è la dimensione sociale e pubblica della scuola e della ricerca? Tu vuoi, attraverso l’accordo con la RAI, plasmare uno ‘studente’ consumatore, passivo davanti allo schermo che premia l’intrattenimento, come nella più bieca Società dello spettacolo. Uno ‘studente’ sul divano con pop corn che si adegua a quanto gli viene propinato unidirezionalmente dalla TV”.

 

Pag. 93.

 

Simplicio: “Diritto alle competenze”

 

Salviati: “È un diritto che nasconde un obbligo, quello di essere individui utili e pratici, che non mettono in discussione la concezione generale, ma si attivano ed implementano quanto di volta in volta gli viene dato da risolvere (ecco la centralità del problem solving)”.

 

Pag. 94.

 

Simplicio: “Potenziare la capacità di inclusione del sistema di istruzione superiore al fine di migliorarne l’equità e di contrastare le disuguaglianze di classe, di genere, etniche e territoriali. Introdurre un programma nazionale di orientamento sostenibile che concili le aspettative dei giovani sul futuro con le trasformazioni del sistema socio economico. Azioni di Orientamento alle scelte professionali (Career Education) precoci (inefficaci se tardive): interventi multidisciplinari (scuola primaria e scuole medie) sul valore della formazione […]. Azioni di Consulenza di carriera e di vita personale (Career & and Life Counselling) nella scuola superiore, organizzate da esperti (psicologi con formazione ad hoc) in collaborazione con gli insegnanti (formati) e con i genitori: interventi per favorire progettualità sul futuro, superamento degli ostacoli, sviluppo di capitale psicologico (curiosità, coraggio, ottimismo realistico, speranza). Attivazione di Life Design Lab (università) per la definizione di progettualità realizzabili, lo sviluppo di soft e smart skills (resilienza, adattabilità), l’acquisizione di una prospettiva ‘Lifelong’, la sperimentazione delle transizioni professionali. Interventi di Awareness/Activation/Participation per docenti, famiglie, studenti, aziende, mondo del lavoro e policy makers, per la co-costruzione di buone visioni del futuro, dell’innovazione e del rapporto col mercato del lavoro”.

 

Salviati: “È chiaro che tu vuoi rendere fisso lo scenario e flessibili gli uomini che ad esso si devono adattare. E poi, con l’inclusione di tutti in un unica classe si risolve alla radice ogni conflitto, perché il potere è stato tolto e posto al di fuori della scena nella quale si vuole includere. Inoltre da quello che dici la scuola non è più un qualcosa per far sbocciare le potenzialità soggettive, ma una mera via per fare carriera. Non più virtute et canoscenza ma carriera lungo binari dati da altri. E ancora: se si usa il tempo della scuola per l’orientamento e per iniziative volte a interiorizzare il valore della formazione, quando si impara ciò che dovrebbe poi essere orientato, quando si fa davvero formazione? Tu affermi che l’uomo ha bisogno  di life counselling, ovvero adattamento per tutta la vita (long life learning). E l’autodeterminazione propria di chi è autonomo? Mi sa poi tanto che la resilienza di cui parli sia utile a rimanere plastici e supini, in una professionalizzazione che mira a rendere tutti operai ai comandi della grande industria, in spregio all’Art. 1 della Costituzione, nel quale si afferma il lavoro come occasione di compimento di sé. Non come forma di inclusione in uno scenario dato. E tutto questo in una concertazione che mette tutti sullo stesso piano: famiglie, scuola, imprese etc. in un livellamento che fa il gioco di chi detiene il potere del discorso dominante.

 

Pag. 95.

 

Simplicio: “Inclusione studenti con disabilità. Garantire l’accessibilità delle piattaforme comunicative e di relativi contenuti,i sostegni educativi in presenza, le dotazioni strumentali per le famiglie che ne siano prive”.

 

Salviati: “Osservo come questa sia una mera visione strumentale della disabilità. Per molti bambini è la sola presenza a fare la differenza, non certo i contenuti o peggio i dispositivi. Anzi, molte volte il dispositivo è proprio una scatola vuota da cui fuggire senza un adulto che guidi. E che dire di quelle famiglie con disabilità gravi? Non è un sollievo e un ristoro per loro sapere che il figlio è in un ambiente protetto che opera per il suo bene?

 

Simplicio: “Rafforzare il gruppo di lavoro nazionale e le task force del MIUR con esperti rappresentanti le associazioni delle persone con disabilità. […] Basare i contenuti delle prove d’esame di fine anno scolastico sul lavoro svolto per realizzare i PEI”.

 

Salviati: “Certo, c’è di sicuro bisogno di una task force nuova di zecca, proprio quando i servizi alla disabilità sono dissanguati e senza più personale (psicologi, logopedisti, terapisti in genere) che coaudiuva gli insegnanti e le famiglie nella realizzazione dei PEI e per alleviare la sofferenza e ridare un po’ di speranza. Servizi che languono in spregio alla stessa legge 104/92. Famiglie e Servizi sono già elementi centrali nella disabilità a scuola. Così come la valutazione degli studenti certificati è già ora fatta in base al PEI. Forse più che l’aggiunta di commissioni è meglio attuare fino in fondo le leggi già esistenti. E studiarle prima di parlare.

 

Simplicio: “Regolamentare modalità di lavoro agile nella Pubblica Amministrazione, in particolare per gli insegnanti ed altre figure di sostegno educativo”.

 

Salviati: “Quest’ultima affermazione mi sembra appositamente fuori contesto, proprio per non sollevare livelli di guardia eccessivi. E non posso pensare all’ingenuità, perché il sostegno è sempre statala backdoor dalla quale far entrare prospettive da estendere poi a tutti, come è stato con il Capability approach di Sen, poi esteso all’Index per l’inclusione e all’ICF, concezioni che si sono poi estese a tutti gli alunni.

 

Pag. 96

 

Simplicio: “Incentivare alcune università (in tutte le aree del Paese) a specializzarsi nell’offrire corsi nella modalità lauree professionalizzanti, in accordo con imprese, ordini professionali, associazioni imprenditoriali e sindacali e sotto la sorveglianza del Ministero dell’Università e Ricerca”.

 

Salviati: “Anche qui cooptazione del pubblico al privato, senza rendersi conto che la scuola/università non è il lavoro e che le due cose non saranno mai coincidenti. Lo studio solamente propedeutico al lavoro diventa asfittico, oltre ad essere, come già detto costitutivamente in ritardo rispetto al lavoro stesso. A meno che l’obiettivo non sia quello di dare l’illusione dello studio”.

 

Pag. 97.

 

Simplicio: “Una volta che l’iniziativa sarà a scala, si potrà considerare di consigliare o anche rendere obbligatorio il superamento di un set minimo di percorsi formativi quale condizione per beneficiare di sussidi quali il reddito di cittadinanza”.

 

Salviati: “Ecco che il nudging viene scalzato dalla coercizione. ‘Se non ti formi come dico io tu non avrai sussidi’. Tutto ciò che è già stato visto nei padroni della Coketown di Dickens, ora viene assorbito dallo Stato, dei quali ha preso a prestito il nerbo. E fa sentire la colpa (Schuld) del non ricevere sussidi come un debito (Schuld) di formazione che deve essere pagato.

 

Pag. 99.

 

Simplicio: “Il bassissimo numero di dottorandi in Italia (1,8% del totale studenti universitari rispetto a 3,85% media UE-28) dipende dalla scarsa domanda per queste figure professionali, ma anche da una concezione del dottorato di ricerca solo come addestramento alla carriera accademica mentre negli altri paesi europei è diventato il livello in cui si formano figure professionali […] soprattutto per il sistema economico e per l’amministrazione pubblica”.

 

Salviati: “Caro Simplicio, piegare il dottorato all’impresa e allo Stato non è casuale: infatti questi ultimi due sono i cardini del modello ordoliberalista: il mercato e lo Stato che lo sostiene. Con tutto il resto che è accessorio. E poi, bada a come parli! Il dottorato come addestramento? Salta!, A cuccia!, Qui!, Bravo, ti sei guadagnato il biscotto.

 

Pag. 100.

 

Simplicio: “Agenda di cooperazione università-imprese. […] necessità di un approccio mission oriented. […] Proposta di creare una fondazione di diritto privato controllata dal MISE, o dal MEF”.

 

Salviati: “Deve esserti sfuggito un lapsus: sub-mission oriented e non mission oriented. Come dimostra la fondazione di diritto privato gestita da un ente pubblico”.

 

Conclusioni

Come il lettore si sarà accorto, non è un vero e proprio dialogo, perché l’esperienza insegna che quando si discute con qualcuno che è il corifeo di un’epoca o di un paradigma, egli manca di quell’elasticità argomentativa e dialettica, dato che lui è solo un portavoce che non vuole essere messo in crisi nel suo compito. Un portavoce di idee autoevidenti e autoassolutorie. A patto di restare all’interno dei confini del discorso. E dentro questi confini molteplici sono gli aspetti che subiscono deformazioni arbitrarie, dal lessico all’antropologia, al mondo della scuola etc. Il tutto viene usato per veicolare un’unica Weltanschauung, quella ordoliberale, disarticolando tutto quel che c’era prima allo scopo di rispondere al nuovo padrone. Si tratta di smascherare il discorso per determinare chi in esso vi sia al centro: se l’uomo o il mercato. La centralità dell’uno o dell’altro porta a cascata conseguenze diversissime.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 Commenti

  1. Di analisi ne abbiamo viste tante…
    Apparentemente siamo quasi tutti d’accordo su quasi tutto… Hic Rhodus, hic salta!

    11. Die Philosophen haben die Welt nur verschieden interpretiert; es kommt aber darauf an, sie zu verändern!

  2. Che pena per Simplicio, è proprio un simplicio di mente! Mi sembra una timida contraffazione dell’agenda futurista di Marinetti, dove le parole sono teatri di teatranti che scambiano l’impressione per la sostanza, con insaziabile affanno di chi non ce la fa. Stranamente in Italia c’è la tendenza a lasciar legiferare chi non saprebbe neanche pareggiare lontanamente chi è al di sotto della media dei settori regolati. In Italia è spesso il regolatore che incasina i mercati, ed incasina soprattutto perché parteggia per il suo “figlio prediletto” nel mercato. E diciamo la verità!

    Quest’epoca è figlia di chi non si pone domande, ma stranamente vuole risposte a domande senza senso! Esempio? Le famose “riforme” invocate come mantra di non si sa cosa (manco loro lo sanno). Non entrano mai nel merito della questione (e come potrebbero senza smascherarsi?), perchè il vero motivo che li muove è “come faccio a conservare il mio potere (che non merito: nota mia) mentre faccio questa cosa, ponendomi un problema di siffatta specie?”… Come pretendere tutte le volte di mantenere in vita un inutile vecchio miliardario col sistema immunitario collassato e che tutte le volte intasa il pronto soccorso, e nessuno che gli dica apertamente “ma vatti a fare l’estrema unzione e lasciaci in pace, nessuno è immortale”!

    Ma che cosa vogliono fare, con tali premesse antropologiche? E’ da anni che stanno distruggendo di proposito l’università (in odio evidentemente dell’unica istituzione che consente a chiunque senza arte né parte di ricevere la santa giustizia sociale, pur con tutti i suoi difetti), hanno permesso a totali incompetenti di salire in cattedra, hanno impedito di pubblicare ricerche libere di personale iniziativa a gente “con gli attributi”, hanno boicottato la docenza di chi letteralmente trascinava le folle, hanno aperto la spirale delle ricerche demenziali, hanno ridotto la ricerca scientifica ad una testata giornalistica che deve accontentare quella insensatezza spacciata per politica!

    E in tutta sincerità, viviamo due contraddizioni: 1) chi vuole conservare i grandi del passato, quindi mantenere chi ha fatto grandi ricerche ma oggi non ce la farebbe; 2) chi vuole deistituire il passato in stile iconoclasta ed acefalo, inserendo nuovo personale (che in realtà è il galoppino di qualcuno).

  3. Caro Aristotele,
    dici giusto quando affermi che non bisogna fermarsi all’analisi (la Tesi 11 su Feuerbach di Marx è una mia bussola personale), ma trasformare il mondo. Ma, come afferma Bloch, ogni trasformazione deve sempre partire dall’analisi della realtà, altrimenti risulta essere velleitaria, un “sogno ad occhi chiusi” che manca di concretezza. Ti posso assicurare che molti (ma sempre troppo pochi dato che il neoliberismo è la matrice che conforma menti e cuori) condividono l’analisi, come tu affermi, ma poi individualmente si comportano incoerentemente nel quotidiano (dal Collegio docenti al Consiglio di dipartimento). Ma perché questo supera la scrittura nell’azione (la scrittura in quanto scrittura non può essere concreta scontando sempre un deficit in tal senso). In ogni caso, e qui faccio un appunto personale visto che qualche colpo di fioretto su questo piano l’ho ricevuto, sempre sul crinale della riflessione ho dedicato dei lavori alla pars construens di cui uno uscito l’anno scorso e uno prossimo di uscita; giusto per rispondere a quella che in teoria dell’argomentazione è una fallacia che si chiama “tu quoque”, una tecnica retorica comunissima. Comunque tra le righe (proprio le ultime) e alla radice del presente scritto c’è la dinamite per far “saltare il continuum della storia”; e sono proprio gli “avi asserviti” che devono prendere il posto “dell’ideale dei liberi nipoti”. Il “Piano Colao” è purtroppo il trionfo di questi ultimi e il futuro è così già segnato. Non è già segnato se la radice coincide con gli avi asserviti. Mettere alla base l’uomo apre la via ad un lavoro (da non intendersi in senso socialdemocratico) che sarebbe senza senso se fosse la realizzazione di una ricetta prescrittiva con l’ingrediente hegeliano della fede nel futuro o, peggio, la realizzazione di uno scenario interposto a cui delegare irresponsabilmente il bene dell’uomo.
    In una frase: pensare ed agire coerentemente. In un blog si scrive, nel quotidiano si deve agire.

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