Diritto allo studio / Finanziamento

Vuoi assumere il docente? Allora tassa lo studente

Nel decreto MIUR sulla ripartizione delle risorse per il turn-over (misurate in “Punti Organico”), Catanzaro conquista la palma d’oro grazie a un turn-over del 528% (contro una media del 50%), seguito dalla Scuola Sant’Anna di Pisa e l’università “Foro Italico” di Roma (427%). Università come Roma- Sapienza (33%) e Federico II di Napoli (28%) sono quelle che lasciano alle altre il maggior numero di risorse. Su cosa sono basati questi risultati? Su un indicatore (ISEF) che “premia” l’importo delle tasse universitarie. Le tasse universitarie sono nel nostro paese già tra le più alte d’Europa. Ha senso “premiare” gli atenei che le alzano ulteriormente (anche oltre il limite di legge) a scapito di quelli che invece cercano di garantire il diritto allo studio a più persone possibili?

A fine dicembre è stato reso noto dal MIUR (Ministero Istruzione Università e Ricerca) il decreto sulla ripartizione delle risorse per il turn-over (misurate in “Punti Organico”, 1 PO= 1 professore ordinario). [http://attiministeriali.miur.it/anno-2014/dicembre/dm-18122014.aspx] La questione sembra molto tecnica e interna al mondo accademico, ma in realtà questo provvedimento può avere conseguenze devastanti sul diritto allo studio e sulle tasse universitarie.  Con i pensionamenti, le risorse tornano al MIUR che li ridistribuisce. All’inizio di ogni anno il MIUR ne assegna a ogni ateneo una certa quantità. Tuttavia c’è un limite globale a livello di sistema universitario al turn-over: per il 2014 solo il 50%. In pratica, per ogni due professori che vanno in pensione, se ne potrà assumere solo uno, ma non necessariamente nello stesso ateneo. Esiste una logica dietro tutto questo? È come se si rimpiazzassero due vigili andati in pensione a Milano con un vigile a Napoli!

Ovviamente, ogni ateneo cerca di accaparrarsi più risorse possibili a scapito degli altri. Quali hanno beneficiato maggiormente e chi ha perso di più? Secondo la tabella [http://www.roars.it/online/punti-organico-2014-robin-hood-alla-rovescia-parte-seconda/] che segue, Catanzaro conquista la palma d’oro grazie a un turn-over del 528% (contro una media del 50%), seguito dalla Scuola Sant’Anna di Pisa (ove era rettore l’ex ministro Maria Chiara Carrozza) e l’università “Foro Italico” di Roma (427%). Casualmente, anche le università degli altri rettori-ministri non se la passano male: il politecnico di Torino (ove era rettore il ministro Profumo) raggiunge un turn-over dell’81 % mentre l’università per stranieri di Perugia (ove era rettore l’attuale ministro Giannini) si accontenta del turn-over del 70%. Di contro, le grandi università del centro sud come Roma- Sapienza (33%) e Federico II di Napoli (28%) sono quelle che lasciano alle altre il maggior numero di risorse, e ironicamente sono due atenei considerati “virtuosi” secondo i parametri economici del ministero.

Chi guadagna…

Ateneo Turn-Over, % “Punti organico” guadagnati (oltre al 50% di sistema)
Catanzaro 528 +6.1
Scuola Sant’Anna di Pisa 427 +7.2
Roma “Foro Italico” 427 +1.7
Scuola Normale di Pisa 136 +7.7
Roma Tre 112 +13.1
Politecnico di Torino 81 +6.6
Stranieri di Siena 79 +0.5
Milano 76 +19.3
Bologna 74 +18.2
Stranieri di Perugia 70 +0.4
Napoli “Parthenope” 57 +0.5
Pisa 54 +1.9

…e chi perde.

Ateneo Turn-Over % Punti organico persi (oltre al 50% di sistema)
Firenze 41 -6.9
Roma Tor Vergata 34 -4.8
Roma-Sapienza 33 -26.5
Napoli “Federico II” 28 -22.1
Seconda Università di Napoli 20 -7.2
Siena 20 -7.6
Bari 20 -15
Palermo 20 -16.8
Messina 20 -16.9

 

Su cosa sono basati questi risultati? In realtà non sull’efficienza economica oppure sull’eccellenza scientifica o didattica, ma piuttosto su un indicatore (ISEF [http://www.roars.it/online/il-robin-hood-al-contrario-del-d-m-punti-organico-2013/]) nel quale a numeratore (sopra nella frazione) compare l’importo delle tasse universitarie.  Quali saranno le conseguenze di questo sistema di ripartizione? Che si innescherà una folle corsa tra gli atenei per tassare gli studenti (il governo Monti ha tolto qualsiasi limite di tassazione verso i fuoricorso) e accaparrarsi il più possibile a scapito delle università che invece cercano di limitare le tasse per proteggere le classi meno abbienti. Inoltre, esiste un limite per legge alla tassazione studentesca, che molti atenei hanno invece superato. Il ministro, anziché vigilare ed intervenire come suo preciso dovere invece ha premiato questi atenei e punito quelli che hanno rispettato la legge! È da ribadire che i prossimi aumenti delle tasse non comporteranno alcun servizio in più agli studenti, ma semplicemente la possibilità di rimpiazzare una parte dei docenti pensionati.

È facile prevedere nei prossimi mesi una serie di manifestazioni contro i più che probabili aumenti delle tasse, innescati da questo decreto. Le tasse universitarie sono nel nostro paese già tra le più alte d’Europa. Ha senso “premiare” gli atenei che le alzano ulteriormente a scapito di quelli che invece cercano di garantire il diritto allo studio a più persone possibili?

 

Pubblicato il 13 gennaio 2015 su IlFattoQuotidiano.it

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14 Comments

  1. Marco Bella says:

    Questo post, originariamente pubblicato nella sezione blog di un quotidiano generalista, riprende un articolo più ampio e dettagliato di Beniamino Cappelletti Montano, che ringrazio per la consulenza.

    https://www.roars.it/online/punti-organico-2014-robin-hood-alla-rovescia-parte-seconda/

    E’ una vicenda che è stata molto sentita nella mia università (Sapienza) che ha perso ben 26 punti organico.

  2. Purtroppo no.
    .
    Solo per la precisione: l’ISEF determina quali atenei sono virtuosi e quali no, poi la ridistribuzione dei p.o. è fatta in base al margine, che è la differenza fra entrate e costi.
    Aumentare le tasse strozzando il diritto allo studio può avere l’effetto di diminuire il numero degli studenti. Non è detto dunque, in generale, che le entrate ne beneficino. In un’operazione del genere, sono più avvantaggiati gli atenei più attrattivi per fama, o più unici nel loro genere, e situati in regioni più ricche.
    .
    Ieri sera ho visto il bel film “The imitation game”. O anche, dell’importanza della cultura (universitaria) nella storia e, certo, del genio coi mezzi a disposizione: il professore Alan Turing permise di ridurre in modo significativo la durata della seconda guerra mondiale e di salvare milioni di vite. Importante anche il ruolo della collega e amica, Joan Clarke.
    E significativo anche il triste epilogo: il professore si uccise perché condannato per la sua omosessualità ad assumere medicinali per la castrazione chimica. Nonostante il contributo fondamentale di Turing, la morale basata sull’ignoranza vince. Qualcosa di inaccettabile e di collegato ancora al fatto che l’incultura è pericolosa.
    .
    Stamattina la prima notizia su corriere.it è questa:
    .
    http://www.corriere.it/scuola/universita/15_gennaio_22/universita-atenei-italia-solo-13-professori-giovani-d7252098-a1f9-11e4-8580-33f724099eb6.shtml
    .
    di Stella. Mi pare importante che finalmente delle sacrosante denunce su problemi sistematici, e non sui soliti scandali non sistematici, siano in primissima pagina.
    Si sottolinea l’assenza di ordinari sotto i 40 anni e torna in mente ancora quel film, quando Turing (ventenne) parla di grandi scoperte fatte tutte da ventenni.
    Ma, nel caso dell’università italiana, il problema di un’età media alta è generale perché riguarda tutte le categorie e fasce, penalizzate sia dall’assenza di reclutamento che da avanzamenti fatti col contagocce.
    .
    Tra calo di iscrizioni, abbandoni e reclutamento assente, il problema più grave di tutti resta però la triste realtà che si stanno distruggendo i sogni e il futuro di troppi ragazzi. Un paese che sopravvive ai suoi giovani è comunque un paese senza futuro.

  3. Mi sembra che l’ISEE (non ISEF) non c’entri molto con la Scuola Normale di Pisa e Scuola di S. Anna di Pisa, dove gli studenti (di laurea dell’Univ. di Pisa) ricevono vitto e alloggio gratis. Ed i perfezionadi (dottorandi) sono pagati.

    Inoltre, come ho gia’ scritto, non e’ che a UNIMI e’ cattiva e UNIME buona. E’ che, secondo me, in media, gli studenti di UNIMI sono piu’ ricchi di quelli di UNIME e quindi, a parita’ di criteri di tassazione, UNIMI riceve piu’ soldi di UNIME dagli studenti.

    Per di piu’, secondo me, questo effetto e’ addirittura amplificato in universita’ quali UNIBO e UNIPD che attirano molti studenti dal resto d’Italia. Questi studenti, in grado di spostarsi, solitamente sono a reddito ISEE medio, medio alto o alto.

    (Non tutti i ricchi studiano economia alla Bocconi o alla Luiss, anzi).

  4. Ed il Boom (per il secondo anno di seguito) di CZ come se lo spiega? Tutti a reddito alto in Calabria? Oppure CZ richiede tasse elevatissime? Qualcosa non mi torna

    • Tasse elevate e molti studenti con un buon reddito sono un modo per aumentare il margine per quelle università che hanno alti costi del personale rispetto all’FFO che ricevono (la maggior parte). Ma il margine aumenta anche quando i costi, soprattutto del personale, sono relativamente bassi rispetto all’FFO, come per Catanzaro.

  5. Non ho risposte.

    Noto pero’ che nel sito cgil universita’ c’e’ una scheda, questa

    http://www.flcgil.it/files/pdf/20150121/scheda-flc-cgil-punti-organico-2014.pdf

    dalla quale si evince che UNICZ e’ l’universita’ con il minor numero di pensionati tra tutte.

    UNICZ ha pochi docenti, sono solo 234, ed evidentemente “giovani”. E’ stata fondata nel 1998. In piu’ e’ principalmente “medica”.

    Forse una universita’ con soli 17 anni di vita e pochi “giovani” docenti riesce piu’ facilmente ad essere “virtuosa”. Forse c’e’ anche un meccanismo premiale del MIUR legato proprio al fatto che UNICZ c’e’ da poco e deve espandersi.

  6. Il fatto è che nella frazione menzionata nell’articolo (ISEF) a denominatore ci sono le spese per stipendi dell’Università. Catanzaro è stata fondata nel 1998, e giocoforza ha un corpo docente in media più giovane e quindi meno costoso rispetto a Università storiche e che vedono oggi tantissimi docenti reclutati molto prima del 1998….questo è vero anche per molte altre “boomers” della classifica. Il paradosso è che con questa regola il corpo docente delle università storiche è destinato a invecchiare sempre più per assenza di turnover…

  7. Perchè dite 1998? da questa fonte sembra 1982 almeno.

    Facoltà di Medicina e Chirurgia
    Germa.jpg

    (38°52′06″N 16°34′41″E) Sede: Viale Europa, Edificio delle Bioscienze

    Presidi della Facoltà di Medicina e Chirurgia

    Prof. Vincenzo Bocchini (1982 – settembre 1985) ordinario di Chimica e propedeutica Biochimica
    Prof. Salvatore Venuta (dal 1985 al 1997) ordinario di Biochimica
    Prof. Pierluigi Mattioli (dal 1997-23/06/1999) ordinario di Medicina Interna
    Prof. Amato Amati (dal 5/07/1999 al 15/01/2000) ordinario di Psichiatria
    Prof. Francesco S. Costanzo (dal 2000 al 24/05/2007) ordinario di Biochimica
    Prof. Giovambattista De Sarro (2007-2011) ordinario di Farmacologia
    Facoltà Soppressa
    Presidenti della Scuola di Medicina e Chirurgia

    Prof. Rosario Maselli ordinario di Malattie Respiratorie (2011- in carica)

  8. Stessa fonte. Quindi c’era Università “Mediterranea” di Reggio Calabria con Facoltà di Medicina a Catanzaro (?) Ciccio insegna 🙂

    • Direi di si.

      E’ normale che parte del personale docente confluisca (liberamente) in una nuova universita’ quando essa viene creata per gemmazione.

      Cosi e’ stato per Uninsubria e Unimib a partire da UNIMI.

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