Una disperata corsa contro il tempo per colmare il divario rispetto alla concorrenza, questo è il tenore dei messaggi che vengono fatti circolare in diversi atenei: «Il Senato Accademico, preso atto che la percentuale di adesione alla protesta di Atenei di analoghe dimensioni  risulta molto più bassa di quella che si registra nel nostro Ateneo, che le Università di Messina, Bologna, Milano Bicocca e Torino hanno già chiuso e che ad oggi non si hanno notizie di proroga, invita il Rettore a farsi carico di un’azione incisiva per portare rapidamente a conclusione l’iter invitando a predisporre ed inserire in tempi brevissimi le liste dei prodotti in ordine di preferenza». Ma quali sono queste percentuali di adesione? Perché non vengono date? Sono davvero molto più basse? E se ci trovassimo di fronte ad un bluff per riportare all’ordine gli obiettori della VQR? Negli ultimi giorni, qualche dato comincia a trapelare e, in base alle informazioni disponibili, i “VQR polls” suggeriscono percentuali di astensione non trascurabili. E alle sorti della VQR di certo non giova che Gian Antonio Stella sia intervenuto per la terza volta a picconare la pericolante credibilità dell’ANVUR, evidenziando come un suo consigliere fosse stato pizzicato sul “copia-incolla” proprio nell’elaborato richiesto per illustrare le proprie linee programmatiche.

1. Le ragioni dello #stopVQR

Siamo ormai al redde rationem: la scadenza del 29 febbraio per il caricamento e l’ordinamento dei prodotti da sottoporre alla VQR è pericolosamente vicina e tutti – docenti, rettori, MIUR e ANVUR – devono prendere le loro decisioni nei confronti del boicottaggio della VQR.

La disaffezione di larga parte dei docenti è chiaramente percepibile. Per gli stipendi, gli anni 2011-2015 sono stati cancellati dal calendario e per il conteggio delle progressioni stipendiali è come se dall’1 gennaio 2011 una macchina del tempo li avesse catapultati all’1 gennaio 2016. Farsi valutare per la ricerca svolta durante questi cinque anni, volatilizzati dal punto di vista economico, appare una beffa, tanto più se si considera che nello stesso periodo i fondi per i progetti di ricerca sono stati erogati a singhiozzo e in misura risibile. In particolare, il mancato recupero dell’anzianità ai fini giuridici – caso unico per le categorie non contrattualizzate – equivale ad un danno economico che, cumulato nel corso della carriera, può superare i 90.000 Euro.

Non che i docenti siano stati le uniche vittime: studenti e  ricercatori precari hanno pagato un prezzo persino più alto se si considera l’impatto che il definanziamento dell’università ha avuto sul diritto allo studio e sulle prospettive di reclutamento di nuove leve. Un disegno complessivo di feroce ridimensionamento del sistema dell’istruzione universitaria (già fanalino di coda nell’OCSE sia per laureati sia per spesa) che è stato attuato senza essere mai stato esplicitato e sottoposto al giudizio dell’opinione pubblica. Un processo talmente epocale da convincere una parte di docenti che le loro rivendicazioni salariali non potessero andar disgiunte da una richiesta di complessivo cambio di rotta, proprio per scongiurare quella guerra di tutti contro tutti che costituisce la miglior premessa per il naufragio definitivo.

Da ultimo, i metodi di valutazione dell’ANVUR, un’inedita miscela di complicati ed erronei algoritmi, sembrano fatti apposta per far perdere la fede anche ai più ferventi adepti della “cultura della valutazione”. Per i settori che la neolingua anvuriana definisce “bibliometrici” è stato necessario attendere la pubblicazione di migliaia di fogli Excel, nemmeno esaustivi, perché i valutati potessero provare a capire quali articoli convenisse selezionare.

Una miscela esplosiva che ha dato forza al progettto di boicottare le VQR, inizialmente proposto da Carlo Ferraro, ma poi ripreso anche da Stefano Semplici, Rete 29 Aprile, ConPAss e altre sigle: tenere in ostaggio la valutazione, fino a quando il MIUR e il Governo si decideranno a dare risposta alle questioni sul tavolo.

2. Il dodicesimo giocatore in campo della protesta #stopVQR

Una protesta inizialmente sottovalutata un po’ da tutti – docenti inclusi – nella convinzione che all’avvicinarsi delle scadenze si sarebbe gradualmente sciolta come neve al sole. Non avevano fatto i conti con il dodicesimo giocatore nella squadra di chi boicotta la VQR: l’ANVUR  che ha scatenato la “tempesta perfetta” grazie a regole in continuo cambiamento e algoritmi la cui applicazione richiedeva soglie che nemmeno l’agenzia era in grado di calcolare entro i tempi previsti. Di ritardo in ritardo, i termini per presentare i prodotti sono slittati già due volte e  molti docenti, vuoi per protesta vuoi per disorientamento sono rimasti al palo. Sono spuntate liste di astensione individuale e ci sono persino dipartimenti che, confermando le delibere prese prima di Natale hanno deciso collettivamente di rimanere con le mani in mano .

In alcuni atenei sono già passate le scadenze interne, mentre in altri i continui slittamenti fanno pensare all’affannoso tentativo di ridurre le percentuali di astensione. Sempre più percepibile è il nervosismo che serpeggia tra rettori e prorettori alla ricerca. Un nervosismo che si manifesta tra le righe dei messaggi inviati ai docenti per convincerli a collaborare e a farlo in fretta. Mentre prima di Natale, qualche ateneo aveva persino instaurato la “VQR di polizia“, deliberando sanzioni per chi non avesse collaborato, nell’assemblea di gennaio la CRUI ha raccomandato di astenersi da ulteriori delibere, probabilmente per timore che potessero rivelarsi controproducenti. Un esempio clamoroso è quello di Pisa, dove, nonostante la VQR di polizia voluta dal Rettore Augello, il fronte dell’astensione non solo ha tenuto (il Tirreno lo stima intorno al 25% dei docenti) ma ha trovato sostegno in ben quattro candidati rettore.

Se con le cattive non funziona, conviene ricorrere alla persuasione, avranno pensato i rettori, cercando anche di far leva sui sensi di colpa (“non vorrete mica danneggiare il vostro ateneo?”). Da un lato la CRUI dichiara di condividere le istanze che stanno a cuore di chi protesta e, in cambio della rinuncia all’astensione, offre di promuovere per il 21 marzo una “Primavera dell’Università“, una giornata che ponga all’attenzione dell’opinione pubblica le criticità che motivano lo #stopVQR. Un’offerta ben poco allettante se si considera che viene fatta senza mai menzionare nemmeno l’esistenza della protesta (i ritardi vengono esclusivamente imputati alle inadempienze dell’ANVUR) e che – come osservato da Carlo Ferrraro – una volta selezionati i prodotti da valutare, ai docenti non resterebbe il minimo potere negoziale al tavolo delle trattative.

3. Valutare e impaurire

Se le lusinghe non funzionano, si può ricorrere alla paura. Toccare la VQR non si può: si corre il rischio di passare per fannulloni che “non vogliono essere valutati”, dando un ghiotto pretesto alla ripresa di

cliché e strumenti retorici anti-universitari di cui stiamo faticosamente riuscendo a sbarazzarci. Il cliché è quello di una casta di “baroni”, malati di “autoreferenzialità”, che sfuggono a qualsiasi rendiconto sulla loro professionalità e laboriosità.

Sarà che i tempi sono cambiati o sarà per una circostanza fortunata, ma i cliché non sono entrati in azione. Anzi, un matematico italiano tra i più noti a livello mondiale, Giuseppe Mingione, dopo aver dichiarato la sua astensione, è stato intervistato a breve distanza da Corriere e dalla Stampa che hanno dato ampia evidenza alle sue ragioni.

Mingione_CdS

Oscar Giannino, da sempre un campione della retorica anti-baronale, ha dedicato al blocco della VQR un’intera puntata della sua trasmissione radiofonica, definendola senza esitazioneuna protesta che a me sembra fondata“.

In questi stessi giorni, il fisico Giorgio Parisi ha guadagnato ampio spazio sui media con la sua denuncia del cronico sottofinanziamento della ricerca italiana (Ricerca, il fisico Giorgio Parisi: “Per colpa dei tagli l’Italia rinuncia a 300 milioni”) e, come se non bastasse, la scoperta delle onde gravitazionali ha offerto un ulteriore spunto per elogiare ricercatori italiani sottovalutati e sottopagati da una nazione che nonostante investa troppo poco nella ricerca scientifica, occupa ancora un posto di rilievo nel panorama scientifico internazionale.

A questo punto, rimane solo la carta dei ricatti morali e materiali. Ci sono i rettori che fanno notare che una cattivo risultato nella VQR peggiorerebbe i bilanci dell’ateneo sottraendo proprio quei fondi che servono per la programmazione di promozioni e reclutamenti. E per chi è fuori da questi giochi, si fa leva sul senso di colpa nei confronti degli altri colleghi, ma anche nei confronti delle minori risorse per assegni di ricerca, borse di dottorato e quant’altro. Argomenti a cui l’onorevole Mazzarella ha risposto così nella sua lettera al Presidente Mattarella, apparsa sul Corriere:

Poiché ai dati della VQR è legata la ripartizione delle risorse agli atenei, e quindi il budget per assunzioni e progressione delle carriere, si è creata la seguente situazione, più o meno chiaramente proposta negli atenei: “se volete, potete non fornire i dati della ricerca, però così rischiate di danneggiare voi stessi e i vostri allievi”. Come ricatto fattuale e morale, che vanifica ogni dialettica negoziale negli atenei, non c’è male
http://www.roars.it/online/appello-al-presidente-mattarella-contro-il-ricatto-fattuale-e-morale-della-vqr/

Naturalmente, ci sono anche cose che non vengono dette.

  • Se la protesta raggiunge la massa critica, la VQR non potrà partire e nessuno sarà danneggiato. Al contrario, MIUR e governo saranno costretti a rimettere in discussione le deleterie politiche università che, senza distinzione di bandiera, sono state perseguite negli ultimi anni
  • I rettori i cui atenei non sono sull’orlo del collasso sembrano preferire il finanziamento che ricevono dai portafogli dei loro docenti a cui è stato imposto un mutuo forzoso che può superare i 90.000 Euro, piuttosto che lottare con loro per rivendicare un autentico #cambioverso. Un cambio di rotta senza il quale il futuro di una nazione che continua a ridimensionare la ricerca e istruzione superiore  è tristemente segnato.

Qualche rettore evoca tra gli esiti indesiderabili anche l’eventualità che il boicottaggio della VQR possa condurre a una sospensione dell’attribuzione su base valutativa di una parte dell’FFO. Un esito che però non deve essere un pericolo irreparabile a cui non si sa come far fronte, se la CRUI è già rassegnata a non usare la VQR 2011-2014 nell’attribuzione della quota premiale dell’FFO 2016, come scrive nella sua lettera a MIUR e ANVUR:

la conclusione del processo, nell’ottimistica previsione che non vi siano intoppi e ritardi nel completamento della procedura, è prevista al 31 ottobre 2016. Tale scadenza appare incompatibile con l’impegno del MIUR, fortemente apprezzato dalla CRUI, di avere una comunicazione dei dati del finanziamento e del turnover nel primo semestre dell’esercizio finanziario corrente, in modo da fornire un riferimento certo e affidabile ai processi gestionali e programmatori che gli Atenei stanno sviluppando con grande impegno.

Contrordine

4. Valutare e disinformare?

Nelle ultime frenetiche settimane, le indiscrezioni e i “sentito dire” finiscono per giocare un ruolo importante. Scuola24, lo speciale del Sole 24 Ore, dedicato all’istruzione, non è nuovo ad anticipazioni successivamente smentite dai fatti, come l’annuncio, fatto a metà febbraio 2015, che l’ASN 2.0 sarebbe partita l’1 marzo 2015. Questa volta Scuola24 fa da potente megafono a indiscrezioni sull’intenzione di MIUR e ANVUR di respingere la proroga di due mesi richiesta dalla CRUI:
Miur e Anvur scelgono la linea dura. E, secondo indiscrezioni d’ultim’ora, avrebbero deciso di respingere la richiesta, arrivata pochi giorni, da parte della Conferenza dei rettori di concedere due mesi di tempo in più per caricare i prodotti che saranno sottoposti alla prossima valutazione per il triennio 2011-14.
Del tutto naturale chiedere al Presidente della CRUI, Gaetano Manfredi se sia o meno impensierito da questa “linea dura”. Questa la risposta di Manfredi a Marco Esposito, giornalista del Mattino di Napoli:

Gaetano Manfredi: «Se si va a leggere il bando, rispetto a quello che era scritto nelle norme, le scadenze non sono state assolutamente  rispettate. Gli strumenti tecnici che sono stati messi a disposizione, hanno presentato tante falle – presentano ancora tante falle – quindi da questo punto di vista, ritengo che la proroga sia necessaria se vogliamo completare questo processo in una maniera serena»

Marco Esposito: «Il Governo segnala che è contrario alla proroga»

Gaetano Manfredi: «A me questo- dobbiamo dire –  non risulta. Poi quando ci sarà una risposta formale, a quel punto prenderemo  le nostre decisioni. Io non vedo quello che sta scritto sui giornali. Io aspetto degli atti concreti. Quindi, quando ci diranno che non ci danno la proroga, prenderemo la posizione corrispondente. Adesso sono cose giornalistiche»

Un ballon d’essai? Qualcuno (chi?) è ricorso a un  bluff per convincere gli incerti a caricare e selezionare i prodotti in modo da ridurre il numero degli astenuti che continua a rimanere troppo alto?

In una delibera del Senato Accademico dell’Università di Firenze del 10 febbraio per sollecitare alla collaborazione, si citano altri atenei che avrebbero già chiuso:

il Senato Accademico, preso atto dei dati comunicati dal Prorettore alla Ricerca circa l’andamento dell’iter VQR in altri Atenei, considerato che la percentuale di adesione alla protesta di Atenei di analoghe dimensioni quali Bologna, Roma La Sapienza e Padova risulta molto più bassa di quella che si registra nel nostro Ateneo, che le Università di Messina, Bologna, Milano Bicocca e Torino hanno già chiuso e che ad oggi non si hanno notizie di proroga, invita il Rettore a farsi carico di un’azione incisiva per portare rapidamente a conclusione l’iter invitando Colleghe e Colleghi a predisporre ed inserire in tempi brevissimi le liste dei prodotti in ordine di preferenza.

Sarebbe interessante se i nostri lettori ci aiutassero a verificare le date di chiusura per capire se sono davvero anteriori al 10 febbraio, come scritto nella delibera, che non cita fonti verificabili.

Incidentalmente, solo a partire dal 9 febbraio  la CRUI ha messo a disposizione il sistema di supporto per la VQR, sviluppato dall’Università della Basilicata con la collaborazione di un gruppo di lavoro istituito all’interno della Commissione Ricerca CRUI. A fronte della difficoltà di simulare le valutazioni bibliometriche anvuriane e dell’arrivo molto ritardato delle soglie, selezionare i prodotti “alla cieca” comportava un certo rischio e, come puntualizzato dal Presidente della CRUI, c’erano e ci sono tutti i motivi per esigere una proroga, neppure tanto breve,

In ogni caso c’è da scommettere che in ogni ateneo stiano circolando messaggi che, minacciosamente, avvertono che la percentuale di adesione alla protesta degli altri atenei è “molto più bassa”. Inutile dire che non può essere così per tutti gli atenei.

4. VQR-polls: quante sono le astensioni?

In ultima analisi, sarebbe essenziale sapere quali sono le reali percentuali di astensione. Se si intervistano i colleghi, la larga (forse anche larghissima) maggioranza esprime adesione alle ragioni della protesta, a partire dalle rivendicazioni economiche fino ad arrivare alle politiche di smantellamento dell’università e all’insensatezza dei metodi di valutazione. Ma molti sono frenati dal timore di rimanere un’esigua minoranza che, oltre a non ottenere nulla, subirà anche i danni conseguenti ad una cattiva valutazione della propria struttura.

In questa situazione,  se si venisse a sapere che le percentuali di adesione sono alte, aumenterebbe l’incentivo ad astenersi. Infatti, basterebbe un 10% di astenuti per vanificare la pretesa che la VQR misuri la qualità della ricerca. Con una percentuale simile o maggiore, la VQR misurerebbe piuttosto il grado di insofferenza e di ribellione nei confronti delle politiche degli ultimi governi e delle strampalate metodologie di valutazione introdotte dall’ANVUR.

Per questa ragione, ci siamo decisi a raccogliere tutte le informazioni che circolano in forma frammentaria nelle mailing list, per costruire un VQR-polls, che pubblichiamo di seguito. Proprio per la natura eterogenea dei dati, abbiamo cercato di segnalare la fonte, che in alcuni casi è da ritenersi affidabile e, in altri, richiede maggiore cautela.

Bencardino

Alla luce dell’atteggiamento dei Rettori, che nella maggior parte – proprio come nel 2010 – stanno cercando di frenare la protesta, non sorprende che i dati rettorali siano generalmente quelli più bassi. L’idea è quella di rendere note le percentuali solo quando sono abbastanza limitate e permettono di esercitare la dovuta pressione sui renitenti. Da questo punto di vista, può essere interessante notare che solo pochi rettori hanno reso pubbliche le loro percentuali di astensione. È forse da interpretare come un segno che in molti atenei la partita è del tutto aperta?

Concludiamo con l’invito rivolto ai lettori di aiutarci ad arricchire e tenere aggiornata la tabella dei VQR-polls, inviandoci le migliori stime che divenissero a mano a mano disponibili nei loro atenei.

Astensioni_rev7

 

Fonti

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11 Commenti

  1. Un articolo lucido e necessario.
    Perché i Rettori non rendono pubblici numeri e percentuali di quanti hanno inserito titoli e pdf?
    Delle risposte le avrei:
    perché questi numeri sono bassi;
    perché è in atto un’opera di disinformazione gravissima, visto che proviene dai colleghi (questo sono i Rettori);
    perché la protesta sta avendo successo e dunque la Crui, l’Anvur, il Ministero non sanno che pesci pigliare e reagiscono in modo scomposto;
    perché è un indegno bluff quello che si sta giocando sulla pelle dell’Università italiana.

    • È una situazione gravissima e senza precedenti. Non tutti i Rettori sono allineati. Da quel che trapela al dunque qualcuno tenterà di fare le scarpe a qualcun altro, in Crui, utilizzando proprio la VQR. La responsabilità di questa gravissima situazione ricade direttamente sul ministro Giannini che dovrebbe rassegnare le dimissioni.

  2. Posso anticipare che Bologna adotterà il caricamento forzoso. Non è dato di sapere se il dato del 5% di adesioni a Bologna è reale. I numeri forniti dal prorettore alla ricerca dicono 200 astenuti su circa 3000 docenti . Saremmo quindi più alti. I dati non sono stati resi pubblici quindi non sono verificabili. Voce di corridoio : Crui o Anvur (non è ben chiaro, ripeto è voce di corridoio) avrebbe commissionato un software per il reperimento online dei prodotti dei docenti e anche per il caricamento forzoso. Aspettiamo smentite.

    • “I numeri forniti dal prorettore alla ricerca dicono 200 astenuti su circa 3000 docenti”
      ________________________
      Forniti in quale contesto?

  3. A Napoli Federico II il Rettore ha distribuito i dati di adesione alla Vqr dipartimento per dipartimento.
    Alla scadenza interna fissata per la scelta (12/2) la percentuale di astensione era del 20%.
    Durante il weekend il Rettore ha autorizzato un caricamento forzoso, che riguardava principalmente tre grossi Dipartimenti che avevano percentuali di astensione altissime (anche il 70%).
    Al termine del caricamento forzoso la percentuale di astensione rimaneva del 13%.
    Il documento del Rettore dovrebbe essere facilmente reperibile.

    Alla

    • L’Italia si potrà fregiare di essere la nazione che ha inaugurato il “research assessment” in modalità forzosa. Il che la dice lunga sulla natura profonda della “cultura della valutazione” in salsa italiana. Una valutazione condotta da un’agenzia nel cui direttivo siede Paolo Miccoli di cui Gian Antonio Stella scrive:
      “Pizzicato sul «copia-incolla» proprio nell’elaborato richiesto agli aspiranti consiglieri per illustrare «sinteticamente le principali linee di intervento» e il modo in cui ogni «candidato intenda orientare la propria funzione».” (https://www.roars.it/online/gian-antonio-stella-miccoli-pizzicato-sul-copia-incolla-eppure-nominato-allanvur/)
      Ma per la CRUI il vero problema sono i docenti che fanno obiezione.

    • Nicola Ferrara mi chiede di postare questa risposta:
      ______________
      @Jubecca. ?Durante il weekend il Rettore (Napoli Federico II) ha autorizzato un caricamento forzoso, che riguardava principalmente tre grossi Dipartimenti che avevano percentuali di astensione altissime (anche il 70%).?

      La notizia non è assolutamente confermata. A mia conoscenza l?Ateneo di Napoli sta caricando solo i prodotti di coloro che li hanno selezionato e non chiuso ed hanno delegato, come forma legittima di protesta, volontariamente i direttori a farlo. In sintesi nessun caricamento forzoso. Capisco la grande confusione, ma è necessario non alimentare ulteriormente la confusione, mentre c?è bisogno di sviluppare sempre di più il dibattito sia sulla metodologia di valutazione (ormai anche i più convinti assertori della valutazione ad ogni costo si sono convinti dei limiti, della farraginosità e del costo del sistema), sia sulle mancate risposte relative al riconoscimento giuridico ed economico delle progressioni di carriere.

      Nicola Ferrara

    • E Salvatore Valiante mi chiede di postare questa contro-replica:
      ______________________________
      La notizia data da Jubecca la confermo io. Come facilmente si evince dai dati messi a disposizione di tutti nella Federico II, effettivamente nel weekend scorso il rettore della Fed II (o chi per lui) ha inserito, specialmente per i dipartimenti più “protestanti”, tantissimi prodotti salvo poi entro oggi chiedere attraverso i direttori di dipartimento, l’adesione o la non adesione secondo lo schema seguente di e mail che i direttori hanno inviato:
      ——–
      Cari Colleghi,

      vi allego l’esito della procedura VQR come comunicato dal Rettore nella riunione del 15 Febbraio.
      Come potete vedere lo stato di selezione dei prodotti su base di Ateneo è stata dell’87,2 % dei docenti (1969/2259 addetti).
      Lo stato di selezione dei prodotti al Dipartimento di Biologia è stato del 71,6%.

      Coloro che non hanno iniziato o ultimato la procedura sono invitati dal Rettore a definire la loro posizione scegliedo una delle due possibilita’ indicate di seguito:
      A) Il docente non ha selezionato su IRIS alcun prodotto e pur ribadendo la sua adesione alla protesta delega l’Ateneo a selezionare i prodotti.
      B) Il docente non ha selezionato su IRIS alcun prodotto e non vuole che l’Ateneo continui la procedura.

      Quindi, su richiesta del Rettore, chiedo a coloro che non hanno iniziato o ultimato la procedura di rispondere a questa mail entro domani (mercoledi 17 febbraio):
      – confermando la disponibilità di cui al punto A
      oppure
      – dichiarando espressamente il rifiuto della selezione di cui al punto B.

      Cordiali saluti,

      ————-

      Quindi ciò che afferma Jubecca corrisponde al vero.

    • contro-controreplica di Nicola Ferrara
      ===================
      @salvatore valiante

      Non voglio fare polemiche, che potrebbero sembrare sterili. Posso sbagliarmi,
      ma l’esistenza delle opzioni A) e B), indicate da Valiante, conferma che non vi è alcun caricamento forzoso.
      Nicola Ferrara

  4. «Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta … Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente.»

  5. 16 febbraio Cassino e Lazio Meridionale. Percentuali di caricamento:
    oltre il 75% per Dipartimento di Economia e Giurisprudenza
    12.5 % per il DIEI
    66% del SUSS,
    61 % del Dipartimento di Lettere e Filosofia
    24 % del DICEM.

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