La modalità con cui ANVUR sta gestendo la valutazione delle riviste fa alzare diverse sopracciglia: oltre e prima che i filosofi (55 riviste di filosofia lanciano l’attacco contro la classe A di Anvur), diversi direttori di riviste di sociologia avevano manifestato (sia pur in modo assai più ‘conciliante’) la loro insoddisfazione nei confronti dell’uso della VQR nella classificazione delle riviste in fasce ai fini dell’ASN. Già nel 2017 si erano organizzati in un coordinamento, il suo presidente, Ambrogio Santambrogio, ci manda una lettera di commento alla vicenda dei filosofi. Una cosa è certa: il prossimo direttivo di ANVUR non avrà tempo di annoiarsi…

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Finalmente qualcun altro si muove! Abbiamo saputo – prima ancora che Roars ne desse notizia – che anche i filosofi si stanno organizzando [Per un coordinamento delle riviste di filosofia, NdR]. Non può che essere una bella cosa. Troppo spesso il modo di affrontare le questioni accademiche non supera la protesta sterile, perché frammentata, quando invece occorre, al contrario, sviluppare la capacità di un’azione costante ed efficace, che, puntando sulla collaborazione, eviti contrapposizioni inutili e controproducenti. Anche con ANVUR.

Scrivo a nome del coordinamento delle riviste di sociologia (CRIS), costituitosi nell’ottobre del 2017, dopo un lungo periodo di incubazione, che ha prodotto spirito di collaborazione ed idee. Al momento, partecipano al coordinamento 53 riviste di sociologia, di diverse ispirazione culturale e scientifica. Il coordinamento si è riunito a Firenze 4 volte (ottobre 2017; febbraio, maggio e settembre 2018), si è dato uno statuto, ha prodotto dei documenti, il tutto pubblicato sul proprio sito.

Rispetto al problema della valutazione delle riviste, il CRIS, al momento, punta nella sostanza a raggiungere alcuni primi obiettivi, pur nella consapevolezza della complessità della problematica: 1. attivare una collaborazione con ANVUR, reclamando il ruolo di protagonista che le comunità scientifiche devono avere all’interno dei processi di valutazione; 2. porre perciò con forza la questione della trasparenza di quei processi; 3. chiedere l’eliminazione della VQR come criterio di valutazione delle riviste; 4. affrontare il problema della interdisciplinarità.

Alcune brevi considerazioni rispetto ai punti 3 e 4. La VQR non è strumento adatto alla valutazione delle riviste per tanti motivi, ma essenzialmente per tre ragioni: non è blind; non è rappresentativa del lavoro delle riviste, poiché esclude prodotti di autori stranieri e non incardinati; è del tutto indipendente dalle riviste, che ovviamente non possono sapere quali fra i propri autori invierà in valutazione prodotti pubblicati su rivista, e il suo utilizzo al fine di valutare oggetti per la quale essa non è stata disegnata risulta metodologicamente errato. Proprio in questa ultima direzione, il CRIS propone che, in sostituzione della VQR, la rivista sottoposta a valutazione (sia per accedere che per rimanere in fascia A) proponga un certo numero di articoli (5 o più) di propria scelta, relativi al periodo in valutazione, rendendosi disponibile a fornire eventualmente ad ANVUR i relativi referaggi, opportunamente resi anonimi. Si tratta, in fondo, di quello che ogni ricercatore fa quando si sottopone a valutazione: è lui, e non un meccanismo che non può controllare, a selezionare i prodotti da valutare. Inoltre, CRIS propone l’introduzione di altri criteri di processo (modalità standardizzate e comuni di peer review; presenza in piattaforma delle riviste; criteri con cui caratterizzare direzione e comitati scientifici; ecc.), tesi a migliorare e ad arricchire gli indicatori di valutazione.

Per quanto riguarda la interdisciplinarità, si sta facendo un’attenta riflessione: una possibile idea è quella per cui un prodotto pubblicato in una qualsiasi rivista di fascia A – indipendentemente dal settore concorsuale per il quale la rivista è al momento classificata – valga automaticamente per il suo autore come prodotto di fascia A. Si tratta di un modo per semplificare procedure che altrimenti diventerebbero eccessivamente complesse e difficilmente gestibili.

Naturalmente il dialogo con le altre comunità scientifiche – all’interno dell’area 14, ma anche tra le diverse aree non bibliometriche – è fondamentale. Con i filosofi abbiamo già avviato il confronto: le idee che abbiamo sono molto vicine, pur nella consapevolezza che c’è molto da fare, e al loro congresso costitutivo (che si è tenuto il 1 ottobre a Roma) ha partecipato una nostra delegazione. Ci risulta che ANVUR sarebbe intenzionata a cambiare il regolamento di valutazione delle riviste e, sulla base di un colloquio che come coordinamento abbiamo avuto con il suo Presidente, prof. Paolo Miccoli, sappiamo che c’è disponibilità da parte di ANVUR a dialogare con le comunità scientifiche, nelle loro varie articolazioni organizzative. Sarebbe un peccato perdere questa opportunità. L’auspicio è che, dopo i filosofi, anche altri si organizzino.

Ambrogio Santambrogio

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4 Commenti

  1. Fuor di metafora, la proposta secondo la quale “la rivista sottoposta a valutazione (sia per accedere che per rimanere in fascia A) proponga un certo numero di articoli (5 o più) di propria scelta, relativi al periodo in valutazione, rendendosi disponibile a fornire eventualmente ad ANVUR i relativi referaggi, opportunamente resi anonimi” riconosce:

    – la legittimità della valutazione di stato da parte di un’agenzia composta da agenti nominati dal governo;

    – la divisione delle riviste in fasce, vale a dire il primato del contenitore sul contenuto (che è come dire che le mele della mia cassetta saranno necessariamente tutte buone una volta che ne ho fatto assaggiare cinque a mia scelta a una commissione di assaggiatori nominata dal governo)

    – la legittimità dell’ispezione, da parte degli agenti di un’agenzia nominata dal governo, non solo sui cosiddetti “prodotti” ma anche sui “processi”, fra i quali perfino quelli che, per chi crede e pratica la revisione paritaria chiusa, dovrebbero rimanere riservati.

    Varrebbe la pena rileggere la lettera di risposta all’Anvur resa pubblica da un sociologo come Pier Paolo Giglioli per chiedersi se questa proposta risolva o no i problemi in essa denunciati.

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