Il 4 maggio 2012 i proff. Andrea e Pietro Ichino hanno chiesto l’intervento della CiVIT (Commissione per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza nella pubblica amministrazione) e del Garante della privacy allo scopo di rendere pubbliche le valutazioni dei singoli ricercatori per mezzo dei dati raccolti per adempiere all’obbligo della valutazione 2004-2010 della qualità della ricerca (VQR), disposta dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, con le modalità previste dall’Agenzia per la valutazione (ANVUR).

La CiVIT dava il suo parere positivo il 24 maggio, ma dopo giorni arrivava la risposta negativa della stessa ANVUR.

Le polemiche che sono seguite rendevano evidente che la VQR – un esercizio colossale (si vedano le statistiche), che ha mobilitato tutto il sistema della ricerca pubblica italiana (fatta attraverso le Università e gli Enti di Ricerca) – concepita per valutare il complesso della produzione delle varie istituzioni scientifiche, ha regole (dettate dall’ANVUR) tali da rendere del tutto senza senso l’uso dei dati per la valutazione dei singoli ricercatori (come dibattuto qui, qui e qui).

E’ invece di questi giorni, annunciata sempre sul sito dei proff. Ichino, la risposta (documento completo in pdf) del Garante dela privacy, che rigetta la richiesta per le stesse ragioni che erano apparse immediatamente evidenti: la VQR è concepita e impostata per la valutazione delle cosiddette strutture (i dipartimenti universitari e gli enti di ricerca) e non della produttività dei singoli ricercatori, anzi, al contrario, l’uso di quei dati per “l’apprezzamento del merito scientifico dei singoli ricercatori” fornirebbe “elementi non del tutto congrui“. E il Garante sottolinea che a tale scopo “il legislatore ha previsto altre e diversamente articolate procedure“.

Appariva chiaro sin dall’inizio che un’iniziativa logicamente viziata non sarebbe stata positiva per ottenere i risultati dichiarati dai proff. Ichino – la valorizzazione del merito, la trasparenza, il miglioramento dell’efficienza del sistema della Ricerca italiana – che sono invece assolutamente condivisibili.

Non rimane che augurarsi, allora, che questa bocciatura venga accolta con serenità e che spinga – finalmente – a ragionare assieme a tutta la comunità sugli strumenti più corretti attraverso i quali garantire il merito e la trasparenza. Anche l’ANVUR potrebbe fare tesoro di questo episodio, riconoscendo che il mondo accademico e della ricerca non sono arroccati in una cieca difesa contro ogni forma di valutazione, ma – al contrario – è disponibile a utilizzare quelle pratiche e metodologie internazionalmente riconosciute, in uno spirito di confronto e apertura che sono (o dovrebbero essere) il tratto distintivo della comunità scientifica.

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101 Commenti

  1. Stanno lentamente uscendo le liste dei sorteggiabili italiani. Per ora sono quelle citate per gli stranieri 02/a2, 13/a3 e 14/a1. Per queste mi sembra di non riuscire più a leggere le liste corrispondenti ai candidati. Temo si possa perdere traccia degli esclusi se non sono state memorizzate prima. MI auguro che i lettori di ROARS abbiamo conservato qualche memoria (io l’ho fatto per il mio settore).

    • Selezionando l’area vengono fuori tutti i candidati dei settori, selezionando solo il settore vengono fuori solo i sorteggiabili (per ora). Per 02/a2 c’è stata una riduzione sensibile, non per 13/a3 e per 14/a1. L’effetto delle 2 mediane su 3 invece di 1 si vede.

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