Infine, il CUN chiede che, analogamente a quanto già avvenuto nei precedenti esercizi della VQR, sia prevista una fase di consultazione sulla proposta del bando ANVUR prima della sua emanazione.” La letterina del CUN, che chiedeva di trovare una consultazione nella calza della Befana, è rimasta inascoltata. ANVUR ha portato solo carbone, ovvero un bando VQR fatto e finito, emanato senza fase di consultazione (a pensar male perché ben quattro consiglieri, in scadenza a primi di gennaio, avrebbero perso il “privilegio” di esser loro a dettare le regole della prossima valutazione nazionale). In attesa che il CUN commenti anche il bando, vale comunque la pena di leggere la sua analisi delle linee guida.

Dal sito CUN: Nel giudicare favorevolmente il fatto che le linee guida prefigurino una VQR che meno si presta ad essere utilizzata per scopi diversi dalla valutazione delle strutture nel loro complesso, il CUN esprime tuttavia alcune riserve e preoccupazioni. Dal punto di vista del metodo, l’assenza di confronto con gli attori del sistema universitario e i loro rappresentanti nella stesura del DM. Per quanto riguarda i contenuti, il CUN sottolinea che una applicazione puntuale e stringente delle norme sull’open access potrebbe condizionare indebitamente la selezione dei prodotti della ricerca che dovrebbe essere ispirata esclusivamente a criteri qualitativi. Similmente, la norma sugli “autori multipli”, se venisse applicata ad aree non omogenee dal punto di vista delle caratteristiche di pubblicazione, introdurrebbe distorsioni nella selezione dei prodotti della ricerca e limiterebbe in prospettiva la futura la ricerca multidisciplinare e lo sviluppo di collaborazioni. Il CUN rimarca anche che i requisiti per la selezione dei GEV appaiono eccessivamente bassi e insufficienti a garantire l’elevata qualificazione richiesta. Per quanto concerne la terza missione, il Consiglio ritiene indispensabile la definizione condivisa del concetto di terza missione e di criteri espliciti di valutazione delle attività. Infine, il CUN chiede che, analogamente a quanto già avvenuto nei precedenti esercizi della VQR, sia prevista una fase di consultazione sulla proposta del bando ANVUR prima della sua emanazione.

 

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9 Commenti

  1. Il CUN sono anni che è stato delegittimato da tutti i governi che si sono succeduti. Oramai è solo un residuato bellico della 382/80, una università che da tempo non esiste più, demolita di fatto da una lobby trasversale che non ha trovato nella politica ( ma anche nella comunità scientifica) alcuna opposizione. Per cui mi sarei meravigliato del contrario.

  2. Da anni, non c’è volta che Cun oppure alle volte Crui, non ‘giudichino favorevolmente’ , a cose fatte senza previa discussione con le parti interessate , certe cosiddette migliorie nella Vqr. Salvo poi, soprattutto il Cun, esprimere riserve perplessità preoccupazioni e quant’altro, che si riferiscono ad aspetti delle procedure vqr , distorsivi o negativamente condizionanti . Cosa c’è da giudicare positivamente in vista di un nuovo disastro? Oppure, hanno aspettato per anni prima di rendersi conto che la cosiddetta terza missione è un buco nero dove finisce di tutto?

  3. Quando sono stati introdotti i cfu, ricordo che il Cun doveva esaminare i nuovi assetti didattici dei corsi di laurea, a centinaia. Roba da diventare matti, considerando che le discipline dovevano essere misurate, pesate , in crediti, per arrivare , sommando, ai 60 cfu per anno , rispettando al contempo la coerenza e la gradualità didattico-disciplinari. Nei primi momenti badavano praticamente soltanto a far tornare i conti, per cui hanno fatto proliferare corsi e corsetti da 4-5 cfu, e forse anche di meno, che mandavano fuori di testa gli studenti e anche le segreterie riguardo ai piani di studio individuali. Dopo qualche anno di follia, hanno deciso che il minimo per corso dovesse essere di 6 cfu. Ricordo quando abbiamo ‘convertito’ i 4 cfu in 6, senza considerare i relativi programmi di studio , tanto nessuno badava al fatto che il credito misurava il lavoro dello studente. Questo non è stato capito nemmeno in seguito, con la scusa che ogni studente aveva ritmi e capacità diversi di studio.
    Il Cun, a mio avviso, si è squalificato gradatamente anche per non aver saputo spiegare come gestire la distribuzione dei crediti, a partire dalla definizione dei concetti di base: cfu, piano di studio, flessibilità curricolare (che ora e da tempo è morta e sepolta). Per non parlare del 3+2. Hanno agito con faciloneria facendo migrare docenti tra ssd non strettamente affini, poiché ciò era funzionale alle caratteristiche di certi corsi di laurea, sprovvisti della necessaria copertura didattica. E la copertura didattica insufficiente ha generato altri problemi, l’aumento dei precari e dei contrattualizzati , e per ultimo l’aumento del carico didattico di tutti quanti, in parallelo con il pensionamento non compensato e la burocratizzazione fuori controllo. Per cui la terza missione, per lo meno alcune sue tipologie, dovrebbero essere l’ultima delle preoccupazioni, per il momento.

    • Io darei a CUN quello che è del CUN, ma non di più. I problemi del cattivo utilizzo del sistema dei crediti sono della comunità universitaria tutta. In particolare, un aiuto alla gestione dei crediti sarebbe dovuto venire dal MIUR, visto che fa parte dell’azione dell’esecutivo. MIUR che in quel caso avrebbe dovuto dare assistenza sia agli atenei, sia al CUN.

      Non dimentichiamo che, nel bene e nel male, “il CUN siamo noi”. Molto più di quanto lo sia la CRUI o lo stesso MIUR. Per questo ho scritto che mi piacerebbe vedere un CUN che sappia anche battere i pugni sul tavolo, di fronte a casi, come quello in discussione qui, in cui è stato bellamente ignorato. Ed è anche per questo che non mi meraviglio se poi il pugno sul tavolo diventa un buffetto innocuo. Siamo noi come categoria che abbiamo dimenticato da un pezzo come si protesta.

    • G. Pastore, “il Cun siamo noi”. Si,è elettivo, come i rettori e dunque la Crui, i direttori di dipartimento, i coordinatori dei corsi di laurea, i rappresentanti nel senato.

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