Varie analisi danno del CNR un’immagine positiva nello scenario nazionale e internazionale. Tali valutazioni non sono state effettuate specificamente per operare scelte di politica scientifica come è previsto per la VQR.

Il fatto che il CNR abbia promosso la valutazione dei propri organi di ricerca senza che vi fossero obblighi o pressioni dall’esterno mostra che non ha alcun timore di essere valutato. Come detto sopra, l’esercizio è stato affidato ad esperti esterni che hanno garantito l’indipendenza – compatibilmente con il fatto che sono stati nominati dal vertice dell’ente. Sul versante ANVUR va peraltro sottolineato che l’Agenzia non è un’Autorità indipendente come l’Autorità della concorrenza o altre (questo era il disegno originario che purtroppo non è stato approvato dal parlamento), ma è parte della pubblica amministrazione – come, per esempio, l’Agenzia delle entrate nei confronti del Ministero dell’economia: la sua indipendenza viene dunque esercitata nel quadro della politica del MIUR.

Detto che, in ogni caso, l’esercizio VQR debba essere svolto, non si può sottacere che allo stato attuale vi sono forti indizi che la VQR condurrà ad una penalizzazione del CNR e, più in generale, degli enti pubblici di ricerca. La soluzione dovrebbe essere quella di valutarli separatamente dall’università.

Tale stato di cose è particolarmente preoccupante poiché è previsto che il ministro del MIUR utilizzerà i risultati dell’esercizio per assegnare i fondi tra le università e gli enti da esso vigilati. Mettiamola così: se la VQR fornirà del CNR una visione non coerente con le classifiche come quella di Scimago e con altre valutazioni come quella degli Istituti svolta due anni fa, come si regolerà il ministro? Accetterà de plano le indicazioni della propria Agenzia, o si chiederà se i seri limiti metodologici dell’esercizio abbiano condotto veramente ad un “prodotto” sufficientemente affidabile? Incrociamo le dita.(Girgio Sirilli L’ANVUR e l’Agenzia delle entrate)

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