Che ci sarebbe stata una nuova campagna VQR lo si sapeva da tempo, quindi diciamo che non è capitata proprio fra capo e collo. Eppure si naviga a vista, vengono fornite istruzioni a docenti e ricercatori che devono compilare le diverse parti della scheda di presentazione delle pubblicazioni ma queste istruzioni devono essere continuamente corrette perché la procedura viene aggiornata in continuazione sotto gli occhi di tutti, creando confusione e sconcerto. Si poteva fare diversamente? Certo che sì! Si potevano consegnare le specifiche che disegnano l’applicativo tutte in una volta e per tempo. Si potevano evitare le astrusità bibliometriche. In questo modo docenti e ricercatori italiani (almeno quelli a cui non è ancora passata la voglia di partecipare alla VQR) non avrebbero avuto la sgradevole impressione di essere di fronte ad una costruzione instabile, la cui robustezza è ancora tutta da provare.

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Che ci sarebbe stata una nuova campagna VQR lo si sapeva da tempo, quindi diciamo che non è capitata proprio fra capo e collo. Il bando, l’atto che ha dato l’avvio ufficiale ai lavori, è uscito con grande ritardo in un periodo di vacanza (luglio 2015) e nel giro di qualche mese è stata costruita la fragile impalcatura (procedura VQR) di un esercizio di valutazione che però avrà ricadute molto pesanti sui (già magri) finanziamenti agli atenei.

Nel migliore dei mondi possibili l’applicativo da utilizzarsi per la raccolta dati sarebbe già stato disegnato nelle linee generali dopo l’uscita del bando. Sarebbe stato testato e poi consegnato agli atenei pronto per l’utilizzo.

Dopo l’avvio della VQR abbiamo capito di non essere nel migliore dei mondi possibili.

Cosa è successo in effetti? L’applicativo (sia quello sul sito docente che quello degli atenei su IRIS) è stato reso disponibile dopo l’accreditamento. Perché l’accreditamento era importante? Perché definiva il gruppo di docenti e ricercatori in servizio al 1 novembre 2015 che sarebbe stato sotto analisi e per ciascuno di essi registrava la data di ingresso nel sistema, SSD, SC, Area, ORCID, Dipartimento di afferenza da cui in parecchi casi (ad esempio richiesta di codici PACS o MSC, indicazione della banca dati con cui si vuole essere valutati o di una journal metrics particolare, numero dei lavori da presentare) dipendeva la configurazione della scheda. Dunque, l’accreditamento era importante: il primo e ineludibile passo da compiersi.

In una situazione ottimale, chiuso l’accreditamento e recepiti i criteri dei GEV, si poteva terminare la progettazione dell’applicativo, testarlo e poi consegnarlo agli atenei. Finito.

Ma noi abbiamo capito di essere in una situazione non propriamente ottimale. In primo luogo, alcuni atenei hanno chiesto e ottenuto la possibilità di riaprire l’accreditamento ben oltre i tempi e le proroghe previste, modificando il numero degli accreditati (e quindi il potenziale dell’ateneo) e partendo così con estremo ritardo, i codici ERC utilizzati dai GEV non sono gli stessi utilizzati dal sito docente (e dunque da IRIS), alcuni SSD sono stati esentati dalla compilazione dell’ERC (e quindi per quegli SSD l’applicativo deve registrare la non obbligatorietà del dato rispetto a tutti gli altri). A tutto ciò va aggiunto che non passa giorno da quando è stata avviata la procedura di selezione delle pubblicazioni senza che Anvur comunichi nuove modifiche o vincoli, o specifiche o sottospecifiche che richiedono l’intervento e il riallineamento dei dati in una procedura già in utilizzo, in cui qualcuno magari ha già finito di operare, ragion per cui deve riaprire la sua scheda e aggiungere dati che nel momento in cui ha effettuato la compilazione non erano richiesti.

Si naviga a vista, vengono fornite istruzioni a docenti e ricercatori che devono compilare le diverse parti della scheda ma queste istruzioni devono essere continuamente corrette perché la procedura viene aggiornata in continuazione sotto gli occhi di tutti, creando confusione e sconcerto.

Questa situazione di instabilità si innesta su un sistema nazionale che ha fatto un passaggio importante da un applicativo (UGOV) ad un altro (IRIS) e dove docenti e ricercatori devono prendere confidenza con il nuovo sistema.

Si poteva fare diversamente? Certo che sì!

Si potevano consegnare le specifiche tutte in una volta e per tempo. Dopo averle implementate, si sarebbe potuto testare la procedura, applicando prima della apertura tutti i correttivi necessari. Si potevano evitare le astrusità bibliometriche. In questo modo docenti e ricercatori italiani (almeno quelli a cui non è ancora passata la voglia di partecipare alla VQR) non avrebbero avuto la sgradevole impressione di essere di fronte ad una costruzione instabile, la cui robustezza è ancora tutta da provare.

 

 

 

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11 Commenti

  1. La valutazione della qualità è una valutazione, direbbe il romanziere viennese, senza qualità.
    Cos’altro deve succedere, mi permetterei sommessamente di chiedere, perchè passi a tutti la voglia di farsi svalutare da una VQR?

  2. Aggiungiamo che in un ente come l’INAF l’inizio della VQR ha coinciso con il periodo di interregno della nomina di un nuovo Presidente e un nuovo Direttore Scientifico, oltre che con il passaggio dalla “valutazione per ente” alla “valutazione per struttura”, con il fatto che la persona assunta a tempo determinato per migrare il CRIS di ente (sviluppato da un collega ormai pensionato e usato per la VQR2010) si era licenziata, con il fatto che gli istituti INAF non hanno accesso a Scopus e Wos (dato che in astrofisica si usa NASA ADS) … per cui ogni istituto e osservatorio sta andando per se, cercando di ottimizzare le cravatte …

  3. “… non passa giorno da quando è stata avviata la procedura di selezione delle pubblicazioni senza che Anvur comunichi nuove modifiche … Si naviga a vista, vengono fornite istruzioni … ma queste istruzioni devono essere continuamente corrette …”

    Esaminiamo questa constatazione che viene fatta nella piena consapevolezza e conoscenza dei fatti, immagino. Facciamo un ragionamento terra terra, semplice semplice. Io sono un adulto (con una certa competenza ed esperienza di vita), loro, Anvur, sono adulti (suppongo con una certa, benché diversa, competenza ed esperienza di vita, superiore alla mia se non altro perché loro sono molti, dunque le competenze si sommano e si potenziano vicendevolmente). Loro sono in una posizione di comando e di potere, dove non li ho messi io ed altri come me perché non sono elettivi (hanno però superato un fior fiore di concorso, come sappiamo, e anche audizioni parlamentari). A quanto pare si stanno però inventando le cose nuove e diverse dal previsto giorno dopo giorno, anno dopo anno; evidentemente sono competenti in altra materia. Immaginiamo che vogliano costruire un ponte (quello di Catanzaro, ad esempio) e trasferiamo sulla progettazione e realizzazione del ponte questo modo di pensare ed agire. Ora si fa, ora si disfa, ora si rifa, ora qua, ora là. Si sta giocando, o, nel migliore dei casi, si sta nobilmente inventando e sperimentando una cosa assolutamente nuova. Il che non è nemmeno vero del tutto. Ma noi cosa c’entriamo con le loro sperimentazioni per le quali hanno ricevuto un finanziamento maggiorato?, siamo forse delle cavie, con il massimo rispetto e considerazione per le cavie, poverette, considerazione e rispetto che noi non riceviamo da questi nostri colleghi, ministro compreso (che non si merita nemmeno il femminile). E credo questo sia il punto: nessun rispetto e considerazione.

  4. Quando si introduce una metrica, una valutazione, e’ implicita la mancanza di fiducia nell’autogoverno dell’organizzazione. Questo è il prodotto dell’attacco alla cultura, probabilmente con il fine di farne un business (confindustria) ,o di spostare capitali pubblici verso dove dicono i nostri padroni (alla difesa, ad esempio: si torna in Libia) da parte dei poteri forti -che esistono- eccome. Trovare qualcuno che si presti a fare da boiardo in virtù di qualche ricompensa non è difficile. Dividi et impera.

  5. Buongiorno,

    il problema è che, come Roars mette in evidenza da anni, ai vertici di certi organismi sono ormai presenti solo degli autentici ego-mostri, ovvero persone che hanno un livello di ego così alto da non accettare alcun suggerimento/osservazione. Solo le critiche dall’alto (leggi il governo) hanno spazio.

    Nessuno ha ovviamente il coraggio di far notare che, contrariamente a quanto accade nel mondo normale, prima si conoscono gli obiettivi (ovvero i criteri di valutazione della ricerca) e poi si cerca di raggiungerli (ovvero si pubblica). Sono invece molti i GEV che hanno modificato in modo significativo le regole rispetto alla precedente VQR: evidentemente anche tra loro si nascondono degli ego-mostri.

    Come tutti sanno gli ego-mostri sono facilmente individuabili, ma l’esperienza insegna che ci vogliono anni di conflitti per farli rimuovere: se poi, come accade nell’università italiana solo in pochi si preoccupano per quanto accade e la maggioranza resta invece silenziosa, sarà molto difficile migliorare la situazione.

    Resta poi il dubbio: in certi organismi si entra perché si è già degli “ego-mostri” o si diventa tali operando in certi organismi? La casistica è in effetti ancora troppo esigua per effettuare una corretta valutazione…

    Finite le osservazioni amaramente ironiche segnalo che in molte università la news è ormai ufficiale: l’ateneo si sostituirà nella scelta dei prodotti all’obiettore (ovvero a chi intende “congelare” la VQR). La motivazione è che non presentare prodotti danneggia l’ateneo e quindi quest’ultimo si autotutela (non è poi chiaro chi materialmente farà l’operazione… sarà alla fine l’obiettore a farlo “spintaneamente”?).

    Senza entrare nelle implicazioni giuridiche di tali decisioni (e ricordando che è ovviamente difficile “congelare” la VQR in dipartimenti dove gli obiettori rappresentano un’infima minoranza) la domanda finale è questa e dovrebbe far riflettere la maggioranza silenziosa: è chi vuole “congelare” la VQR che danneggia i colleghi, o sono coloro che non protestano a fare più danni visto che consentono al governo di cancellare definitivamente, a livello economico e giuridico, 5 anni (2011-15) della nostra vita lavorativa, caso unico nella pubblica amministrazione italiana?

    Temo sia il tipico esempio in cui la risposta corretta è evidente, ma pochi ne prendono atto e si comportano di conseguenza…

    Paolo T.

  6. Diceva il grande Ennio Flaiano che “in Italia la situazione è grave, ma non è seria”. Ebbene questa frase penso possa adattarsi a questa pagliacciata di VQR, la quale però costa un sacco di soldi e un sacco di stress (per i valutati, ovviamente). Quanto ai GEV e ai Sub-GEV, stanno scalpitando in attesa di istruzioni superiori e in attesa che parta la macchina, per dare vita al loro bullismo accademico, ovvero a patetici deliri di impotenza (nel vero senso della parola), visto che la maggioranza di quelli di genere maschile (ordinari prossimi alla pensione) penso sia ormai sotto una ipertrofia prostatica spinta…

  7. caro collega (PaoloT),

    la responsabilita’ di quello che sta accadendo e’ tutta e sola di ministero e governo

    in un mondo normale, sarebbe molto sensato se tutti noi docenti (vertici accademici compresi) accettassimo serenamente sia le azioni che le non-azioni degli altri, in un clima di liberta’ intellettuale e politica

    i rettori naturalmente hanno un ruolo ben piu’ ampio,
    che dovrebbe comprendere, in un mondo normale, anche una difesa forte e con mezzi incisivi degli stipendi dei docenti del proprio ateneo

  8. Aggiungiamo anche, a proposito della frase “deve riaprire la sua scheda e aggiungere dati”, che non sempre e non tutte le schede possono essere riaperte (o almeno non senza procedure e autorizzazioni di controllori, responsabili, vidimatori, etc.)

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