“Il governo ha dimostrato una totale incapacità nel raccogliere gli stimoli parlamentari, pervenuti peraltro da molteplici componenti della maggioranza e, in diversi casi, esplicitamente apprezzati dal mondo accademico. D’altra parte, non ha giovato il continuo tira e molla da parte di alcune forze della maggioranza sulla sopravvivenza del governo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: siamo di fronte alla peggiore legge di stabilità degli ultimi anni per quanto riguarda l’università”.

Segnaliamo il comunicato di ADI in materia di legge di stabilità per il 2020.

Nonostante le nostre continue battaglie, la Legge di Bilancio di quest’anno non prevede alcuna misura a favore di dottorandi, ricercatori o della ricerca in generale. L’abbiamo definita “La Caporetto della ricerca“. E adesso? Proviamo a ripercorrere le fasi che ci hanno condotto a questo desolante risultato, per capire cosa ci aspetta e cosa auspichiamo.

Sin dalla nascita del governo Conte II, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, si è distinto per aver condotto una giusta battaglia politica per ottenere maggiori risorse per scuola e università. Tuttavia, la strategia politica del Ministro per incidere nel dibattito sulla legge di bilancio è stata prevalentemente quella di affidarsi a dichiarazioni a mezzo stampa e social, volte a sollecitare un forte impegno del governo a finanziare un settore strategico, pena le sue stesse dimissioni.

Al termine del dibattito sulla legge di bilancio, è evidente – com’era del resto largamente prevedibile – che questa strategia non abbia funzionato. Il governo ha dimostrato una totale incapacità nel raccogliere gli stimoli parlamentari, pervenuti peraltro da molteplici componenti della maggioranza e, in diversi casi, esplicitamente apprezzati dal mondo accademico. D’altra parte, non ha giovato il continuo tira e molla da parte di alcune forze della maggioranza sulla sopravvivenza del governo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: siamo di fronte alla peggiore legge di stabilità degli ultimi anni per quanto riguarda l’università.

L’unico investimento consiste infatti nel maggior finanziamento a copertura del diritto allo studio che, per quanto apprezzabile, resta il minimo indispensabile per dare un futuro al Paese; sono rimasti invece fuori dalla legge di bilancio l’aggancio della borsa di dottorato al minimale contributivo INPS e il finanziamento di qualsiasi piano che permettesse di avviare un reclutamento universitario ordinato e ciclico necessario a causa del continuo assottigliamento dell’organico dei nostri Atenei.

Nonostante la delusione per i contenuti della legge di bilancio, è innegabile che ci siano stati alcuni passi avanti rispetto alla precedente gestione. Il Ministro Fioramonti, infatti, ha sempre dimostrato interesse per le necessità del mondo universitario e non è un caso che dal suo insediamento si registri una nuova fase di positivo confronto con il Ministero sui temi del dottorato e del precariato universitario, completamente trascurati, invece, dal predecessore.

Pertanto, anche se la strategia delle esternazioni a mezzo stampa e social non ha prodotto gli effetti desiderati, non potremmo dirci soddisfatti delle eventuali dimissioni del Ministro: siamo convinti che sia importante che alla guida del MIUR vi sia una figura che dimostri interesse e attenzione verso le problematiche più gravi insite nel precariato della ricerca. È evidente però che pur di fronte alle attenzioni del Ministro, in assenza di un serio impegno per il rifinanziamento della ricerca, le esigenze materiali dei precari del mondo continueranno a rimanere insoddisfatte.

Nell’ultimo anno abbiamo lavorato incessantemente per porre all’attenzione della comunità politica e accademica la necessità di una revisione dell’impianto di reclutamento previsto nella Legge 240. In Parlamento sono stati depositati due Disegni di legge che raccolgono, in varia misura, questa istanza, mentre tutto il mondo accademico ha ormai riconosciuto l’urgenza di introdurre veri meccanismi di tenure track, abbandonare i contratti più precarizzanti quali gli assegni e gli Rtd-A, e prevedere risorse che garantiscano agli attuali precari le giuste opportunità per entrare in ruolo.

In altre parole, abbiamo bisogno che si passi dalle parole alla concretezza: il MIUR si assuma la responsabilità di spingere per una scelta strategica del Paese su università, innovazione e ricerca, valorizzando le persone che fanno parte di questo mondo attraverso misure concrete, a partire da una profonda revisione dei meccanismi di reclutamento del personale accademico, e di un sistema transitorio per gli attuali precari.

Le nostre aspettative rispetto a questo percorso sono alte, ma commisurate alle esigenze della ricerca e dell’università in Italia: è su questo che giudicheremo definitivamente l’operato di questo Ministero.

 

 

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8 Commenti

  1. Pertanto, anche se la strategia delle esternazioni a mezzo stampa e social non ha prodotto gli effetti desiderati, non potremmo dirci soddisfatti delle eventuali dimissioni del Ministro…
    E no, cari miei, questo ministro grillino è l’archetipo della foglia di fico di cui si riempivano la bocca i 5stelle; uno che rappresenta le buone espressioni senza nessun risultato, un disastro totale. Le dimissioni di Fioramonti sono necessarie e senza l’onore delle armi. Ricordo quando arrestarono Cuffaro e Casini, che aveva usufruito dei suoi voti e garantito per lui, rimarcava con quanta dignità andasse in carcere. Lo scorno che diventa vanto. Possibile che in Italia non ci sia differenza tra avere al MIUR una semianalfabeta millantatrice pd o un professore ordinario sensibile ed espatriato m5s? Sì, se ciò che conta è la forza del sindacato scolastico a fronte di inani e accondiscendenti gruppi universitari. Tra parentesi viene ribadita la disparità di trattamento per il lavoratori del CNR et al. rispetto ai non lavoratori universitari di Paolettiana memoria. Buone feste e buona tredicesima, stronzi.

  2. Il Ministro si è dimesso. Non sono stati assegnati i 3 mld necessari per scuola e università. Comprensibile (mi riferisco alle dimissioni). Ma di questi quanto sarebbe andato ad Anvur e Invalsi ed altro simile? Oppure la copertura per questi è comunque assicurata? La necessità di tagliare e risparmiare non li riguarda? Il caos strutturale attuale non ha responsabili, oppure bisogna sempre tornare ad Adamo ed Eva per cercare le ‘vere’ origini del peccato?

  3. Ultima ora, dal Fatto Quotidiano. ”Facebook rimuove un’intervista di Affari Italiani per una frase su Mussolini. Il direttore” s’indigna. La frase , per la verità , era stata messa nel titolo per attirare l’attenzione, e anche se non era tanto rilevante nel testo dell’articolo, lo diventava, anzi diventava quasi emblematica una volta collocata in testa. Tanto peggio per chi si affida a titoli ad effetto o sensazionalistici. Ma il dettaglio pertinente alle discussioni di questo blog è che il direttore di Aff. Italiani era indignato perché Facebook filtra e rimuove attraverso un algoritmo e non con la mente umana. A parte il fatto che l’algoritmo è ideato da persone, perché Anvur può usare algoritmi e Facebook no?

  4. Il problema è sempre il medesimo:il peso del ministro. Franceschini alla cultura, Speranza (leader di LEU), etc. etc. Vi ricordate la Rosi Bindi alla sanità, fortissima e innovatrice. Mi stupisco del commento di Pasquale boh.. Un ministro che si dimette ha tutta la mia stima e rispetto. Nell’università non è possibile un intervento che sia gradito a tutti noi. Non ce l’ho con zingaretti anzi mi è simpatico, ma anche lui è sempre a dire la scuola, i giovani, etc. etc. Ma li mette sempre dopo il lavoro?! Il lavoro che cosa vuol dire. Beh alla fine della fiera significa ancora denari pubblici alle imprese. E se hai pochi soldi in famiglia dici intanto cambiamo l’automobile perchè dato il lavoro del babbo non possiamo fare brutta figura, le scarpe bucate del figlio adottivo sono importanti certo e per questo le cambieremo il prossimo (prossimo !???) anno. Da 40 anni dicono la formazione! i giovani! la ricerca! e da 40 anni siamo al palo. Ma possono sempre fare una bella riforma… quella costa poco e i casini che combina se li gestiscono gli odiati Baronacci 😉

  5. I dati di fatto sono:

    – E’ abbastanza frequente che un’insegnante di Scuola Media si ritrovi delle classi che sono campi di battaglia, con problematiche assai serie che richiedono impegno continuo, anche extra-scolastico. Un rapido conto mostra che le ore di lavoro effettivo di un insegnante è assai più delle 18 settimanali, con un guadagno orario che non di rado è inferiore a quello del personale ATA. Chiaramente le competenze, il livello di impegno e le responsabilità di un insegnante sono assai maggiori. Non solo, spesso gli insegnanti entrano di ruolo dopo i 40 anni, il che implica una pensione in media più bassa del personale tecnico amministrativo. Va anche ricordato che anni fa di fronte alla richiesta di un sacrosanto consistente aumento dello stipendio degli insegnanti un sottosegretario al MIUR renziano ebbe a proporre il contrario: stipendio invariato ma aumento delle ore lavorative. Infine va ricordato che l’aumento netto degli stipendi degli insegnanti dovuto al nuovo contratto ammonta, per il 2020, a qualcosa come 30 euro: “du chili de cicoria a settimana”.

    – Il reclutamento universitario, le progressioni di carriera e affini, sono gestiti in maniera demenziale. ANVUR, VQR ecc. sono armi di distruzione dell’Università. Pare che ora ci sia un algoritmo VQR per il riconoscimento dei papers che si basa su criteri ancor più demenziali. E’ probabile che questo disastro, iniziato con la Gelmini e rafforzato da Renzi, dovremo tenercelo all’infinito.

    Fare il ministro in queste condizioni, con regolamenti che piovono dall’alto, non ha alcun senso. Quindi bene ha fatto Fioramonti a dimettersi. A riprova dell’ottima scelta basti sentire i commenti della Meloni e di qualche esponente renziano.

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