Caro Ministro,

riteniamo doveroso farLe avere in allegato alla presente lettera un documento di motivata reazione alle nomine ministeriali relative al Comitato Horizon 2020 predisposto dai firmatari del testo che segue. Nel corso dell’estate abbiamo ricevuto diverse reazioni critiche da parte delle nostre comunità, ed abbiamo, di conseguenza, ovviamente consultato riservatamente le Società Scientifiche, a partire da quelle interferenti con il Comitato XIV del CUN, Scienze Politiche e Sociali. È nostra intenzione, tuttavia, non pubblicizzare questo testo per almeno due giorni a partire dal momento dell’invio, nel caso che voglia comunicarci una Sua valutazione della nostra iniziativa.

Francesco Amoretti (Coordinatore Comitato Area XIV)
Alessandro Arienzo
Claudio Borrelli
Luigi Frudà
Mario Morcellini

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Lettera al Ministro Carrozza

Roma, 1/09/2013

Onorevole Ministro,

la recente pubblicazione dei risultati della VQR ha inevitabilmente rilanciato un dibattito culturale e politico sulle trasformazioni del sistema universitario che, negli ultimi quindici anni, non ha certamente brillato per chiarezza di prospettive né per profondità di pensiero. Infatti, l’elaborazione e l’implementazione delle politiche di riforma non sono state accompagnate, come sarebbe stato necessario, da un serrato e schietto confronto di idee sul significato e sulla natura dell’alta formazione e della ricerca nel nostro Paese. Un’occasione mancata, dunque, di cui sono responsabili tutte le parti in causa.

La politica, innanzitutto, che ha inteso modernizzare e razionalizzare il sistema agendo prevalentemente attraverso la leva finanziaria e una produzione normativa e regolamentare che ha finito per appesantire la macchina amministrativa e di governo degli Atenei, generando effetti depressivi di cui è difficile sottovalutare la portata. Sotto la pressione di un’emergenza senza fine, il mondo universitario, da parte sua, ha dato vita ad un dibattito pubblico che ha assunto un andamento episodico, prevalentemente a carattere reattivo: in particolare nei confronti delle scelte dei governi di intervenire con pesanti tagli di bilancio, presentati come inevitabile contributo al risanamento delle finanze dello Stato. E, anche, rispetto a campagne mediatiche denigratorie e offensive della dignità e del lavoro di quanti in esso operano.

Se risulta pertanto difficile parlare di un disegno strategico complessivo e condiviso di riforma del sistema universitario con un respiro programmatico di lungo periodo, non mancano tuttavia dei tratti costanti – vere e proprie linee di continuità – nelle politiche di questi anni, in particolare sul versante dei modelli ideologico-culturali di riferimento.

E’ impressionante infatti la sostanziale convergenza di tutte le forze politiche e di governo su due terreni di intervento mai esplicitati nei loro presupposti e nelle loro implicazioni politico-culturali:

  1. Il ridimensionamento/svuotamento degli  organismi elettivi e, più in generale, del principio di rappresentanza a favore di logiche verticistiche che si spiegano solo in termini di neocentralismo;
  2. la marginalizzazione di intere aree scientifico-disciplinari, prevalentemente legate alle aree delle scienze umane e sociali e della ricerca di base. Sia se si considera la distribuzione delle risorse finanziarie sia se si considera la presenza di propri esponenti negli organismi di controllo e di indirizzo delle policies universitarie, l’emarginazione risulta un dato inconfutabile.

Quanto accaduto di recente con la nomina dei 14 rappresentanti per l’Italia della Commissione che, a livello europeo, gestirà i bandi Horizon 2020 è quindi solo l’ultimo anello di una lunga sequenza di scelte che penalizzano le scienze umane, economiche e politico-sociali. Sappiamo che non si dovrebbe colpevolizzare un Ministro arrivato da pochi mesi in ragione di un solo tagliando di decisione, per quanto importante, e riconosciamo che la responsabilità è probabilmente condivisa con altre dimensioni istituzionali. Ugualmente, non poniamo alcun problema sulle personalità che sono state scelte e sulla loro reputazione scientifica.

Di queste nomine, tuttavia, colpisce la scelta di concentrare i segnali di attenzione in una direzione quasi provocatoria rispetto all’identità culturale italiana, alla tradizione storica dell’Università, e al rispetto per tutte le anime che la compongono. È scioccante la rottamazione di tutta l’area umanistica, tanto più in un paese che si chiama Italia, e a distanza di pochi giorni da un intervento governativo più equilibrato del passato a favore dei beni culturali.

È singolare che la stessa stampa quotidiana echeggi preoccupazioni di questo genere. La pagina culturale de La Repubblica di giovedì 27 giugno, ad esempio, intitolava drammaticamente con due slogan: “la fine delle lettere” e, alla pagina successiva, “addio agli studi classici”. Si capisce meglio quanto la riclassificazione dei saperi obbedisca a imperativi estranei ad un a cultura veramente moderna, ed ispirata invece alle mode e alla demagogia dell’efficienza. Accanto a questo trend, è altrettanto impressionante la dimenticanza – incomprensibile in qualunque paese moderno – delle scienze sociali, politiche, giuridiche, psicologiche ed educative. Nel loro insieme, le scelte risultano ancor più incomprensibili rispetto alla rivendicata presenza del tema Cultural Heritage tra quelli proposti alle comunità scientifiche come aree specifiche di chiamata di ricerca. Si tratta in buona sostanza dell’unica tematica davvero aperta al mondo degli studi umanistico-sociali, e che tuttavia non trova un’adeguata interfaccia specifica e riconoscibile tra i nomi proposti.

Osservando nell’insieme queste scelte di preannuncio di cancellazione, occorre amaramente riconoscere che siamo infinitamente più indietro di un dibattito che ha fatto scuola come quello riassunto molti decenni fa da Charles P. Snow ne Le due culture: qui il rischio è la monocultura e l’imperialismo disciplinare di pochi settori. Le aree scientifiche trascurate sono infinitamente più numerose di quelle premiate e, a noi sembra, sovra-rappresentate.

Crediamo invece che debba essere riconosciuto il valore strategico dei nostri saperi. Per non ritrovarci, tra qualche anno, tra macerie che avremmo tutti insieme potuto e dovuto evitare: nel rispetto reciproco e nella serena disponibilità a confrontarsi seriamente sul futuro della nostra Università.

Chiediamo pertanto al Ministro un chiarimento e una rassicurazione pubblica, per evitare che una larga parte di quelle scienze che autorizzano la definizione di Università dovranno sentirsi pronte all’esilio in casa.

I FIRMATARI

Francesco Amoretti (Coordinatore Comitato Area XIV)
Alessandro Arienzo
Claudio Borrelli
Luigi Frudà
Mario Morcellini

Nicola Antonetti (Associazione Italiana degli Storici delle Dottrine Politiche)

Laura Bazzicalupo (Società Italiana di Filosofia Politica)

Alessandro Bruschi (Associazione Italiana di Sociologia)

Pietro Grilli di Cortona (Società Italiana di Scienza Politica)

Andrea Romano (Società per gli Studi di Storia delle Istituzioni)

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Appendice

  • Prof.ssa Daniela Corda, Direttore Istituto di Biochimica delle Proteine, CNR, Napoli (BIO/11)
  • Prof.ssa Cristina Messa, Rettore eletto, Università di Milano Bicocca (MED/36)
  • Prof.ssa Paola Inverardi, Rettore eletto, Università dell’Aquila (INF/01)
  • Prof.ssa Donata Medaglini, Dipartimento di Biotecnologie, Università di Siena (MED/07)
  • Prof.ssa Amalia Ercoli Finzi, Politecnico di Milano (ING-IND/05)
  • Prof. Alberto Di Minin, MIUR e Scuola Superiore S. Anna di Pisa (SECS-P/08)
  • Prof.ssa Angela Santoni, Dipartimento di Medicina molecolare, Università “La Sapienza” di Roma (MED/04)
  • Prof. Fabio Fava, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, Università di Bologna (CHIM/11)
  • Prof. Riccardo Basosi, Dipartimento di Chimica, Università di Siena (CHIM/02)
  • Prof.ssa Angela Di Febbraro, Dipartimento di Ing. meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti, Univ. di Genova (ICAR/05)
  • Prof. Carlo Barbante, Dipartimento di Scienze ambientali, informatica e statistica, Univ. “Ca’ Foscari” di Venezia (CHIM/01)
  • Prof. Fulvio Esposito (MIUR)
  • Dr. Maurizio Aiello, Istituto di Elettronica e Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni, CNR, Genova (ING-INF/01)

 

 

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6 Commenti

  1. Salvo possibili errori, dei 14 componenti di questa commissione solo uno (prof.sa A Santoni) risulta avere un h-index magiore di 30, almeno prendendo come riferimento la lista Top Italian Scientists della VIA-Academy.

    Dato che è stato più volte rimarcato che l’eccellenza scientifica, individuata attraverso parametri bibliometrici tra cui l’h-index, deve essere il parametro principe nella scelta e dato che la suddetta lista contiene circa 2300 nomi (operanti in Italia) di cui numerosi anche nei settori delle aree di competenza della commissione, é interessante capire quali criteri sono stati utilizzati dal Ministro nella scelta e per quale ragione questi criteri siano differenti da quelli da utilizzare nella valutazione della ricerca.

  2. Siete sicuri che la lista in appendice sia completa? Nella lista delegati ci sono altri nomi (leggo ad esempio Giacomo CUTTONE, che è un fisico dell’INFN).

    Nell’elenco vorrei far notare che oltre agli umanisti mancano anche i matematici (chissà perchè la “Regina delle Scienze” ha sempre zero rappresentanti nelle commissioni scientifiche).

    P.S. sarebbe interessante sapere che compiti ha questo “Comitato Horizon 2020” e quanto costa ai contribuenti. Ormai ogni scusa è buona per nominare commissioni di saggi, per fare non si sa bene cosa. Strano che non hanno creato un Ministero di Horizon 2020 (d’altronde per complicare le cose abbiamo inventato persino un Ministero della Semplificazione…)

  3. Queste iniziative sono meritorie ma, se permettete, anche un po’ tardive. Molti hanno collaborato a costruire corsi di Comunicazione e a ridurre quelli di Lettere Classiche: chi si opponeva veniva tacciato da passatista antiprogressista ed emarginato. Io conosco forme di mobbing verso i colleghi più seri (corsi penalizzati nei piani di studio a vantaggio di roba insulsa alla portata di minorati mentali). Non c’è da stupirsi che molti studenti siano fuggiti. E’ in atto una volontà di distruggere la tradizione umanistica abbastanza evidente.

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