L’introduzione di incentivi che premiano le metriche di produzione e citazionali corrompono le norme sociali e i valori che dovrebbero regolare le interazioni nella scienza. La priorità nella scoperta cessa di essere l’obiettivo principale di uno scienziato; il nuovo obiettivo diventa ottenere etichette appropriate e prestazioni migliori sulle metriche. Le verità provvisorie della scienza emergono dalla battaglia di idee contrastanti e sono il risultato dell‘«uso pubblico della ragione». Nel sistema attuale, la verità scientifica definitiva  è garantita da classifiche di scienziati o riviste. Nei sistemi istituzionalizzati di valutazione della ricerca, la verità scientifica definitiva è garantita da una qualche classifica governativa.
La scienza aperta e l’accesso aperto, senza una modificazione delle condizioni istituzionali in cui si svolge la ricerca, sono destinate a piegarsi alle regole del publish or perish e/o della valutazione istituzionale. Per disporre di «buoni consigli» per le politiche (economiche) ci sarebbe bisogno di «buona scienza». Ma la «buona scienza» è danneggiata dai sistemi di valutazione della ricerca. I «buoni consigli» non nascono dalla battaglia per ottenere etichette o conquistare un posto in una rivista ad elevato IF. Che fare? 1.Ridurre al minimo l’impatto dei sistemi di valutazione della ricerca sulla scienza. 2.Eliminare i sistemi di valutazione istituzionale massiva della ricerca. (Almeno disaccoppiarli dal meccanismo di finanziamento automatico). 3.Considerare seriamente la crescente pressione dal basso per sostituire l’«eccellenza» con la «scienza sana». 4.Considerare seriamente proposte innovative per il finanziamento della ricerca al fine di promuovere il pluralismo.

Ecco il video e le slide dell’intervento all’Open access week del Politecnico di Torino.

 

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2 Commenti

  1. Credo che Roars debba considerare seriamente questa opzione: nel condurre una sacrosanta battaglia sui sistemi di valutazione, assicurarsi che tale battaglia trovi una sponda importante nelle realtà di altri paesi del mondo. Infatti io purtroppo ho una fiducia molto bassa nella capacità dello Stato Italiano di essere condizionato da un ragionamento, per quanto giusto, piuttosto che da un esempio contrario (ad es: In Francia, o in Germania, o negli USA il sistema funziona diversamente: solo un esempio del genere potrebbe, e il condizionale è d’obbligo, convincere un ministro ad agire). Se così non è secondo me Roars dovrebbe prima spostare il dibattito ad un livello internazionale (iniziando a creare un sito in lingua inglese).

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