L’articolo 28 che prevede l’istituzione dell’Agenzia, se non ulteriormente precisato, rischia da un lato di comprimere  il principio costituzionale della libertà della ricerca interferendo sulla autonomia e autogoverno delle Università e degli Enti pubblici […] Dall’altro lato, la norma interviene introducendo meccanismi di sovrapposizione con le competenze ministeriali.“. “La disposizione [l’ articolo 29] come proposta rischia di bloccare per anni le assunzioni di ricercatori e tecnologi“. A esprimere questi giudizi senza appello sugli articoli della Legge di Bilancio relativi a università e ricerca è stato il Capo Dipartimento Giuseppe Valditara. Avendolo ricevuto da fonte certa e riservata, pubblichiamo integralmente il suo parere, inviato all’Ufficio legislativo del Ministro Fioramonti in data 11 novembre 2019, quando ancora ci sarebbe stato tempo per intervenire.

 

Riceviamo da fonte certa e riservata il parere del Capo Dipartimento Giuseppe Valditara inviato all’Ufficio legislativo del Ministro Fioramonti in data 11 novembre 2019, quando ancora ci sarebbe stato tempo per intervenire.

Spiace constatare che sia rimasto lettera morta.

Gentilissimi, in conformità con quanto evidenziato anche dagli uffici, si fornisce il seguente parere:

 

Agli odg 4/7, 5/7 e 10/7 che afferiscono alla competenza di questa Direzione si esprime parere favorevole per le seguenti motivazioni e criticità:

1) L’articolo 28 che prevede l’istituzione dell’Agenzia, se non ulteriormente precisato, rischia da un lato di comprimere  il principio costituzionale della libertà della ricerca interferendo sulla autonomia e autogoverno delle Università e degli Enti pubblici, aspetti che caratterizzano da decenni il sistema e che ne hanno permesso il riconoscimento dell’eccellenza a livello nazionale, europeo e internazionale. Dall’altro lato, la norma interviene introducendo meccanismi di sovrapposizione con le competenze ministeriali.

2)  L’articolo 29 rischia di vanificare la portata innovativa del DLgs 218/2016 che affida agli enti di ricerca la responsabilità di operare una programmazione attenta del proprio fabbisogno di ricercatori e tecnologi, secondo le esigenze della ricerca, e secondo gli impegni internazionali assunti. La disposizione come proposta rischia di bloccare per anni le assunzioni di ricercatori e tecnologi.

Un cordiale saluto 

Giuseppe Valditara

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6 Commenti

  1. Grazie a Valditara.
    In effetti si configura un vero e proprio esproprio delle competenze del Miur e degli organi di rappresentanza del sistema ricerca. Resterà dunque un ministero dell’Istruzione.
    Come tante volte detto, serve un Ministero dell’università e ricerca, distinto e separato dal Ministero dell’istruzione. (il terzo livello non si chiama più istruzione, ma “formazione”), e certamente non collocato alla Presidenza del Consiglio.
    Serve anche una Anagrafe della ricerca, una bacheca dove siano pubblicati in tempo reale tutti i finanziamenti di ricerca di carattere pubblico, ben distinti da consulenze e commesse esterne.

  2. Segnalo questo primo intervento pubblico del neo capo dipartimento porf. Fulvio Esposito:
    http://scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2019-12-19/ricerca-aperta-un-dibattito-democratico-180445.php?uuid=ACS2SQ7&refresh_ce=1
    Mi pare che non si presenti granché bene: anzitutto per il ‘solito’ canale scelto (Il sole 24 ore, guarda un po’!), poi per la confusione che il suo intervento – che si vorrebbe, evidentemente, destinato a un pubblico ‘non specialistico’ – contribuisce ad alimentare in merito alla prossima VQR, parlando di ‘invito ai ricercatori a rendere accessibili a tutti, appena possibile, i risultati ottenuti attraverso ricerche finanziate con risorse pubbliche’ (?), e per il solito paternalismo che gli ‘scienziati’ manifestano nei confronti degli ‘umanisti’ (una frase come ‘i prodotti delle discipline più orientate alla creatività e alle scienze sociali e umane acquisiscono pari dignità rispetto alle pubblicazioni’ grida vendetta, ma la colpa è solo di chi, tra gli ‘umanisti’, subisce in silenzio questa retorica, paragonabile per inconsapevole violenza discriminatoria a quella del sessismo).

    • Mi immagino i soloni dell’Anvur a valutare “l’impatto sul territorio” dei lavori di un oscuro funzionario dell’ufficio brevetti di Berna nel 1905.
      E poi magari nel 1933 i valutatori americani quando non ci pensarono due volte a chiamarlo negli USA sottraendolo alle leggi razziali.
      Si può valutare nel breve periodo un’opera d’arte, come una scoperta scientifica (anch’essa un atto creativo, secondo Popper) con la “ricaduta” sul territorio? All’epoca nessun esterno agli addetti ai lavori ne seppe niente per molti decenni, durante i quali gli scienziati si cimentavano nel metterle alla prova.
      E se per caso ne avessero riconosciuto il merito, avrebbero attribuito le risorse premiali all’ufficio brevetti di Berna?

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