«si richiede cortesemente al Presidente di ANVUR di rimuovere dal sito web dell’Agenzia l’avviso concernente le simulazioni basate sugli Indicatori R e X1 dell’ultima VQR e di astenersi dall’eseguire simulazioni basate su parametri non più significativi.» A scriverlo è il Capo Dipartimento Giuseppe Valditara in una lettera indirizzata a Rettori, ANVUR e CUN. E ANVUR, con le orecchie basse, ha obbedito. Cosa è successo? Come spiegato in un nostro precedente post, la principale novità delle nuove linee guida per l’accreditamento dei dottorati, varate dal MIUR, è stata la scomparsa del requisito basato sui voti VQR individuali dei docenti. Ma l’ANVUR non si era arresa e aveva pubblicato sul suo sito le istruzioni per chiedere la simulazione degli indicatori R e X1 dei collegi da accreditare. La giustificazione? Un ambiguo “Al fine di consentire un adeguato monitoraggio dei collegi“, verosimilmente legato alla presunzione che, anche nel prossimo decreto FFO 2019, il criterio principe per ripartire la cosiddetta quota “post lauream” avrebbe continuato ad essere la somma R+X1. A quanto pare la resistenza a oltranza di Anvur aveva il sostegno di alcuni rettori “nostalgici” che, con l’aiuto di Anvur, volevano continuare ad usare le vecchie linee guida. Una fronda a cui Valditara assesta un duro colpo, anticipando che il MIUR si muoverà nella direzione auspicata dal CUN: «si specifica che nel prossimo Decreto ministeriale di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario verrà eliminato ogni riferimento ai risultati conseguiti nell’esercizio della VQR per i componenti dei collegi di dottorato». Riesumare R e X1 significa aumentare il numero dei docenti esclusi dai collegi e anche aumentare considerevolmente il lavoro dei coordinatori e del personale tecnico amministrativo che segue le procedure di accreditamento. La scelta del capo dipartimento di non utilizzare più in modo improprio indicatori sviluppati per tutt’altre finalità appare ragionevole, resta tuttavia la incognita del criterio che verrà utilizzato dal MIUR per la ripartizione della parte “post lauream” dell’FFO 2019.

 

P.S. I provvedimenti dei precedenti governi sono campi minati, cosparsi di usi distorti della VQR, e le operazioni di bonifica non si annunciano facili. Tanto per cominciare, il nuovo governo non si è accorto che la valutazione VQR dei dottorati è sopravvissuta nell’ultima revisione di AVA (vedi Allegato E del D.M. n. 6, 7 gennaio 2019).

Versione pdf della lettera del Capo Dipartimento 20-03-2019:
m_pi.AOODPFSR.REGISTRO UFFICIALE(U).0000653.20-03-2019

__________________

Alla cortese attenzione
dei Rettori
delle Istituzioni Universitarie Statali e non Statali

Alla cortese attenzione del Presidente della CRUI prof. Gaetano Manfredi

Alla cortese attenzione
del Presidente dell’Agenzia di Valutazione
del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) prof. Paolo Miccoli

e, p.c.

Alla cortese attenzione del Presidente del CUN prof.ssa Carla Barbati

LORO SEDI Oggetto: Composizione collegi di dottorato

Con la presente si richiama l’attenzione delle Istituzioni in indirizzo su quanto segue.

Con nota Prot. 3315 dell’Ufficio DGSINFS questo Ministero ha emanato le nuove linee guida per l’accreditamento dei corsi di dottorato.

Tali linee guida sono improntate alla semplificazione e all’eliminazione di alcune distorsioni che caratterizzavano le precedenti edizioni.

In particolare, è stata definitivamente eliminata la condizione basata sugli indicatori R e X1 dell’ultima Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), relativamente al Requisito A4 concernente la qualificazione della composizione del collegio di dottorato.

Tale indicatore, come peraltro rilevato a più riprese dal Consiglio Universitario Nazionale, configurava “un uso improprio degli esiti della VQR, oltretutto di necessità non sincroni rispetto all’accreditamento dei corsi di dottorato”.

Giungono a questo Dipartimento segnalazioni da numerosi colleghi di diverse sedi sul fatto che tali indicatori continuerebbero ad essere applicati per definire la composizione dei collegi di dottorato, sulla base della presunzione che tali indicatori, seppur non più significativi ai fini dell’accreditamento, rimarrebbero validi ai fini della ripartizione della quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per l’anno 2019.

Tale scorretta interpretazione delle linee di indirizzo ministeriali è indotta anche dalla pubblicazione dell’avviso sul sito dell’Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) (http://www.anvur.it/attivita/corsi-di-formazione-superiore/accreditamento- dottorati-di-ricerca/xxxv-ciclo/) laddove esso recita:

Al fine di consentire un adeguato monitoraggio dei collegi, l’Agenzia si rende disponibile a svolgere le simulazioni del criterio “Qualità della ricerca svolta dai membri del collegio dei docenti” – Indicatori R e X1 dell’ultima VQR – , utilizzati nel decreto 587 del 8 agosto 2018 per la distribuzione del fondo post-Laurea del FFO. Pertanto si rendono disponibili il template da compilare con tutte le informazioni personali necessarie e una lettera di accompagnamento con la quale si dichiara che tali informazioni si intendono fornite all’ANVUR previa comunicazione agli interessati.

Ciò premesso, si specifica che nel prossimo Decreto ministeriale di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario verrà eliminato ogni riferimento ai risultati conseguiti nell’esercizio della VQR per i componenti dei collegi di dottorato, in coerenza con quanto già anticipato nelle linee guida per l’accreditamento.

Al fine di evitare ogni ambiguità su tale tema, si richiede cortesemente al Presidente di ANVUR di rimuovere dal sito web dell’Agenzia l’avviso concernente le simulazioni basate sugli Indicatori R e X1 dell’ultima VQR e di astenersi dall’eseguire simulazioni basate su parametri non più significativi.

Si richiede ai Rettori di estendere con tempestività la presente comunicazione ai coordinatori dei collegi e ai responsabili delle strutture accademiche coinvolte nei dottorati di ricerca.

Si precisa che il mancato rispetto di quanto previsto esclusivamente dalle linee guida potrà comportare il non accreditamento dei corsi di dottorato.

Cordiali saluti.

Prof. Giuseppe Valditara

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11 Commenti

  1. Per chi volesse farsi un’idea di quanto pseudoscientifico e balzano sia l’indicatore R+X, consiglio di rileggere questo dialogo tra Peppe e Gedeone:

    -Sei il solito pervertito, un vero feticista delle classifiche. Da giovane avevi perso la testa per la Sandrelli diretta da Tinto Brass, ma, oggi come oggi, andresti pazzo solo per Cinquanta sfumature di ranking. No, te l'ho appena detto, questa classifica non è un feticcio alternativo. Mi serve solo per mostrare quanto possano essere determinanti le normalizzazioni. Quella proposta dall'ANVUR finisce per favorire le aree in cui

    • il voto medio nazionale è basso;
    • la percentuale nazionale di prodotti eccellenti è piccola.

    I nostri colleghi di Chimica non potrebbero superare il dottorato di Scienze Politiche neppure schierando un collegio composto da Premi Nobel che fanno l'ein plein nella VQR. Se i Chimici e i Giuristi schierassero due collegi all stars, i cui prodotti della ricerca sono tutti eccellenti, tu che punteggio daresti?

    -Non so dire il punteggio preciso. Ma sarebbe senza dubbio un pareggio.

    -E invece no. Usando R+X, i fisici otterrebbero

    max R + max X = 1,3 + 1,8 = 3,1

    mentre i giuristi otterrebbero

    max R + max X = 2 + 9,7 = 11,7

    Se si volessero distribuire soldi e borse in modo proporzionale al punteggio R+X, dovremmo dare quasi il quadruplo di risorse al dottorato di giurisprudenza.


    https://www.roars.it/online/peppe-gedeone-la-classifica-dei-dottorati-e-levangelo-anvuriano/
    ____________
    Dopo la pubblicazione dell’articolo, invece di normalizzare in base al voto medio di area, si è passati alla normalizzazione basata sul voto medio di SSD, senza che questo modificasse il paradosso evidenziato da Peppe. A chi difende l’uso di R+X1 andrebbe revocata la laurea in nome dell’eccellenza scientifica. Meglio ancora: in nome della decenza scientifìca.

  2. Il problema non è nemmeno tanto l’affidabilità degli indicatori R e X, quanto il fatto che applicare i risultati VQR a qualsiasi cosa non sia la valutazione complessiva di un Dipartimento (nel caso specifico, a quella di un Collegio di Dottorato) era ed è contra legem.

  3. A proposito della ‘nuova’ maturità citavo da un articolo del Sole, in cui si evidenziava la grande ‘innovazione’ contenuta nell’esame riformato, “incentrato sulla dimostrazione … di saper stabilire connessioni logiche, di saper argomentare partendo da stimoli e spunti appropriati, di saper esprimere una autonoma posizione critica … [che consentirebbe di] valutare meglio il grado di ‘maturità complessiva’ raggiunto ….”. Da tutte le analisi, dimostrazioni, critiche, incredulità, dai sospiri e pianti, manifestati ed espressi durante anni , qui ed altrove, su quello che stava capitando da anni e anni, l’accademia nella sua compatta totalità non ha compreso e imparato quasi nulla se non di rassegnarsi e stare zitta, ma forse semplicemente non ha compreso o non ha voluto comprendere. Per cui sarebbe opportuno rimandare anch’essa a superare la nuova prova di maturità, per dimostrare di saper stabilire connessioni logiche, di saper argomentare partendo da stimoli e spunti appropriati, di saper esprimere una autonoma posizione critica .

  4. Va dato atto a Valditara di aver preso una decisione meritoria!! Ora aspettiamo la fine della “classe A” delle riviste e una ragionevole ed equanime riforma della valutazione della ricerca… e poi potremo urlare, come disse Diaz, che “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza” (Dal Bollettino della Vittoria, 4 Novembre 1918, ore 12 ).

  5. Ora che l’obiettivo è stato raggiunto (riduzione selvaggia del numero dei dottorati attivi per ogni Ateneo) senza che i Rettori ne abbiano avuto alcuna responsabilità (“è colpa dei requisiti ANVUR e della vostra bassa VQR, oltre che del requisito minimo di 6 borse all’anno”), possiamo ri-tirare i remi in barca e buonanotte al secchio…

  6. Ho appena letto una interessante notizia sul Fatto quotidiano, che la direzione dell’ANVUR potrebbe essere appannaggio di Daniele Livon,

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/04/14/anvur-arriva-livon-dal-ministero-il-controllore-diventa-direttore/5108803/

    che invece di caratterizzarsi per il suo curriculum accademico come nelle precedenti esperienze alla direzione dell’ANVUR si caratterizza per un suo importante ruolo amministrativo.

    • A dire il vero, la Direzione dell’agenzia non è mai stata affidata ad accademici. I precedenti direttori (Roberto Torrini e Sandro Momigliano) provenivano entrambi dalla Banca d’Italia. Da cui proveniva anche Piero Cipollone, uno dei passati Presidenti dell’INVALSI, a riprova di una visione che inquadra istruzione e ricerca universitaria in un’ottica prevalentemente economica. Ecco quindi la “supervisione” esercitata dalla Banca d’Italia sulle procedure di valutazione ANVUR e INVALSI (il cui riduzionismo ha ovvie connessioni con le carenze culturali di una angusta visione economicista dell’uomo e della società). Tutto da dimostrare che il possibile arrivo di Livon rappresenti una discontinuità.

    • Non dimentichiamo che alla presidenza INVALSI c’è stato anche Paolo Sestito, anche lui Banca d’Italia.

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