Ieri un documento del CUN, il Consiglio Universitario Nazionale, che potete leggere qui, ha riportato sulle prime pagine dei giornali la situazione in cui vive l’università italiana. Il documento sottolineava che il sistema universitario vive una situazione di emergenza, e con accuratezza e sintesi riportava una lista di grafici e dati a cui la politica dovrà rispondere.

Il dato che più ha attratto l’attenzione della stampa è il seguente: “Secondo i dati MIUR (Anagrafe Nazionale degli Studenti), gli immatricolati sonoscesi da 338.482 (nel 2003-2004) a 280.144 (nel 2011-2012), ciò che significa un calo di 58.000 studenti pari al 17% degli immatricolati del 2003, come se in un decennio fosse scomparso un Ateneo grande come la Statale di Milano con tutti i suoi iscritti”.

Scrive il rapporto CUN a p. 10: “il rapporto immatricolati-diciannovenni e immatricolati-diplomati mostra che la percentuale di immatricolati sta decrescendo costantemente dal 51% nel 2007-2008 al 47% nel 2010-2011”. “Questi dati indicano chiaramente un diminuito interesse per l’istruzione universitaria e/o una diminuita capacità di accedervi, le cui cause vanno ricercate in due diverse direzioni: da una parte, nell’andamento negativo delciclo economico con la conseguente diminuzione delle opportunità occupazionali per i laureati…; dall’altra, nei caratteri che hanno connotato ledinamiche universitarie degli ultimi anni, dalla contrazione delle risorse per il diritto allo studio … alla contrazione del numero dei corsi di studio e anche al crescente ricorso al numero programmato”.

Una accusa forte e chiara, quella del Cun. Fatto sta che la reazione della stampa stupisce. Ieri, infatti, nella home page del corriere.it c’era un articolo preoccupato per gli abbandoni scolastici, “l’emorragia dei professori”, la mancanza di borse di studio. Eppure, se andiamo a guardare gli editoriali pubblicati sul Corriere negli ultimi anni, troviamo tutt’altro. Il 24 ottobre 2010 Francesco Giavazzi scriveva: “che nell’università ci siano troppi professori è un fatto” (un tal fatto che il Cun dice l’opposto). “Va dato atto al ministro Gelmini di aver fatto un importante passo avanti. La legge riconosce che i corsi devono essere ridotti, le università snellite, alcune chiuse”. “Le università italiane sono cresciute troppo”, “non abbiamo bisogno di geni”, dichiarava De Rita, il Presidente del Censis. L’ha scritto pure Sartori la scorsa settimana, tra una battuta sul Prozac e un’altra sull’economia che “tira”: “produciamo dottori inutili”, “abbiamo troppe università scadenti”, occorre “il ritorno alla terra”. Insomma, “quando la Legge di stabilità 2012 con la firma del Ministro Profumo ha tagliato altri 300 milioni all’Università portando la maggior parte degli atenei ormai a rischio di default”, ha scritto De Nicolao, “quello è stato un indubbio successo della propaganda martellante che per anni ha denunciato l’irrilevanza scientifica e l’inutilità sociale dell’università italiana”. Non è un caso se, con coerente linea editoriale, negli ultimi mesi il Corriere ha sostenuto la richiesta di Ichino e Terlizzese di aumentare le tasse universitarie a 7.500 euro, “per incentivare” gli studenti meno abbienti. Come ha detto Oscar Giannino, “cinquantamila universitari in meno vuol dire che i giovani non sono fessi”. Almeno lui è sincero: secondo lui, oggi, i fessi sono quelli che all’università ci vanno.

Insomma, forse in campagna elettorale è lecito scherzare per un giorno. L’importante è che domani tutti tornino a fare ciò che più gli sta a cuore: lavorare al puro e semplice smantellamento dell’università pubblica.

Questo articolo è uscito su Il Fatto Quotidiano il 1.2.2013

Send to Kindle

44 Commenti

  1. L’Università pubblica è complice dello smantellamanto che la sta annientando. Lo è stata quando i suoi vertici sono venuti a patti con il Governo, sostenendo la riforma Gelmini e simulando pianti greci a vantaggio delle masse. Lo è stata quando non ha saputo mantenere integro il valore della scienza nel “passaggio delle consegne” generazionale: troppe volte la capacità scientifica è stato l’ultimo dei criteri applicato nel determinare i vincitori dei concorsi. Lo è stata quando ha accettato di essere commissariata da un mostro giuridico come l’Anvur, avendo dimostrato di non sapere neppure più riconoscere che cosa sia scienza e che cosa non lo sia. Lo è stata quando i suoi chiarissimi professori, costantemente preoccupati a rafforzare l’autorità sul feudo accademico, secondo la logica del “poter per il potere”, non si sono accorti di aver perso tutta l’autorevolezza necessaria per poter essere interlocutori rispettati nel dibattito pubblico.

    • Dovrebbe specificare che “a lei” fa venire in mente quell’articolo. Io francamente non riesco proprio a capire perché uno sia portato a fare quell’associazione…

    • Questo del corriere è l’ennesimo articolo che trasforma questioni complesse in pettegolezzo giornalistico. Un’interpretazione del presente sbrindellata e scadente, direi una base di partenza piuttosto infelice per ogni paragone autorevole.

    • La connessione A ME e’ venuta. Ora spiego perche’.

      a) Il primo commento in questo post denota, a mio avviso, una certa acrimonia nei confronti del sistema universitario, ed in particolare nei confronti dei docenti.

      b) L’articolo del Corriere illustra, a mio avviso, una certa acrimonia dei genitori nei confronti del sistema scolastico, ed in particolare nei confronti dei docenti.

      Ovviamente a) non e’ b), pero’…

    • Nessuna acrimonia, le assicuro, solo la descrizione di una tristissima realtà. Con una sottolineatura in più: la classe accademica aveva (e ha) tutti gli strumenti culturali per capire quello che stava (e sta) accadendo, oltre che per prevedere le conseguenze della degenerazione del sistema, reso schiavo della corruzione. E questo rende la complicità ancora più grave.

  2. Cinzia ma quando si smetterà di tirare la croce addosso a “l’Università”? È proprio questo il punto. Io conosco un sacco di gente che non è venuta a patti con la Gelmini (a meno che non lo sia adempiere ai proprio obblighi di legge), che non ha svenduto la propria scienza, che non si è preoccupata solo di logiche di potere. E stiamo bastonando anche loro. Bene, avanti così. Finirà sempre al solito modo:
    Tutti colpevoli, nessun colpevole. Per la gioia di chi l’Università la vuole ridurre a una scuoletta di ubbidienza.

  3. Nicola, alcuni buoni li conosco anche io (non molti, per la verità). Il problema è che non contano niente: non hanno potere. La classe accademica che detiene il potere non ha davvero scuse. In ordine alla Riforma Gelmini, lo ha dimostrato la stessa Coin, in un bell’articolo apparso qualche tempo fa:
    https://www.roars.it/online/universita-ricatti-e-lacrime-di-coccodrillo/
    Quelli “buoni” non andrebbero bastonati, hai ragione. Il problema è che quelli buoni non hanno voce: non è stato loro permesso di averla. La voce di quelli che contano, tra connivenze, complicità e innegabili responsabilità gravissime, ora non si sente o semplicemente non viene ascoltata. Bisogna ripartire anche facendo autocritica, ammettendo le colpe e ripensando profondamento a dove si vuole andare.

    • Oggi ho trovato un’equazione bellissima, che generalizza una mia equazione del 2002. E le soluzioni numeriche sono piuttosto interessanti per gli attuali esperimenti.

    • @ Luca Salasnich
      “Oggi ho trovato un’equazione bellissima, che generalizza una mia equazione del 2002. E le soluzioni numeriche sono piuttosto interessanti per gli attuali esperimenti.”
      .
      I meno giovani ricorderanno quella bellissima rubrica di Cuore che si intitolava:
      E chissenefrega!

    • Forse i meno giovani ricorderanno la bellissima frase
      di Galileo Galilei:

      “Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che ‘l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna.”

      Ognuno ha i suoi riferimenti culturali.

  4. Le responsabilità sono di chi ha occupato le posizioni chiave: adeguamento su tutta la linea, sulle cose più stupide e inutili, ossequio verso il ministero, gran senso di paura se non si obbediva agli ordini, disprezzo in privato e obbedienza in pubblico … Insomma, le solite cose che avvengono in questo paese nei riguardi dei potenti.

  5. @cinzia
    Parole sante le tue. Le sottoscrivo una per una. Nella situazione corrente, quelli che dicono “io sono stato tra quelli buoni” sono proprio quelli che daranno il colpo di grazia, per due motivi: 1) danno modo a quasi chiunque di tentare di riciclarsi 2) o sono idioti o in ogni caso hanno visto quello che stava succedendo ed in ogni caso non hanno alzato un dito. Non aver partecipato non è sufficiente per gridare oggi “io sono buono e puro”. Siamo tutti responsabili, serve una rifondazione totale. In troppi non hanno il coraggio o si sentono in credito verso il sistema e vogliono la loro parte.
    V.

  6. ma la rifondazione totale in cosa dovrebbe consistere? estromettere ancora più gente?
    l’ultima rifondazione totale era quella che voleva abbattere i baroni e ha concepito gli RTDA, cioè simil-ricercatori totalmente asserviti ai cosiddetti baroni perché precari e non più a tempo fisso.
    Una buona “rifondazione” sarebbe tornare a qualche anno fa in quanto a livello dei fondi, reimmettere una terza fascia docenza a tempo fisso, e magari non fare più provvedimenti ope legis.
    Basterebbe davvero “poco”.

  7. Intanto bisogna cacciare i berluscones e i riformisti da quattro soldi. Del tipo mussi, consiglieri e ispiratori dell’anvur che girano ancora nel pd. Ricordo a tutti che la magic word flessibilita’ e’ stata introiettata, senza approfondimento, anche a sinistra. Il compagno d’alema ne e’ un esempio, per non dire di veltroni e di quelli che ha messo dentro il pd. Insoma, i rctd devono scomparire e istituire una terza fascia del ruolo dei professori. Tanto gli attuali rti fanno i professori, senza riconoscimenti, pagati meno e ricattati.

    • Ma non sarà questo oceano più qualcosa che ci piacerebbe vedere che qualcosa di effettivamente visibile? Dopo aver letto e ascoltato con attenzione numerosi interventi pubblici di Modica, io penso che in effetti l’oceano non c’è (e un braccio di mare neppure). Lasciamo pure stare i discorsi generali sulle politiche della conoscenza in Italia e in Europa negli ultimi decenni, diciamo dalla strategia di Lisbona a Europa 2020. Pongo invece – un po’ terra terra – una domanda elementare.
      Se Anvur com’è adesso è nella sua struttura in qualche modo distante dall’Anvur com’era stata concepita, come mai ancora nel 2010, in occasione della messa a regime dell’Agenzia da parte del ministro Gelmini, Mussi non semplicemente non segnalava nessuna distorsione, ma anzi rivendicava orgogliosamente la paternità dell’iniziativa dalle colonne del “Corriere della sera” (23 luglio)? A Giavazzi, che aveva lodato il ministro Gelmini, Mussi ricordava che la creatura era però tutta sua e in nulla diversa da quella da lui concepita. Giavazzi in risposta segnalava invece una distanza a favore della Gelmini; ma la distanza era questa: “Il ministro Mussi si era riservato il diritto di scegliere personalmente i membri del search committe; il ministro Gelmini ne ha fatti designare 4 su 5 da soggetti esterni”. Null’altro. Per il resto “In un Paese in cui di solito un governo disfa tutto ciò che ha fatto il precedente, è positivo che l’ Anvur, ideata dal ministro Mussi durante il secondo governo Prodi, sia stata portata in porto dal suo successore”.
      Certo, Mussi potrebbe non avere ben capito le autentiche fattezze della “sua” creatura. Ma c’è anche qualcuno di più vigile, che ancora fino al 2011 dichiarava senza remore, anzi rivendicava, che rispetto all’impianto originario nessuna innovazione (altro che deformazione: nulla) era stata apportata al regolamento dell’Agenzia da parte del Comitato nazionale incaricato dalla Gelmini di vararla (presieduto da Giavazzi). Vedere per credere:

      [youtube http://www.youtube.com/watch?v=dgisxxj0JPU?rel=0&w=420&h=315%5D

      (versione completa su http://www.radioradicale.it/scheda/325567/)

    • Credo che Valeria Pinto abbia ragione. Modica-Mussi fecero una scommessa rischiosa: costruire un’agenzia indipendente. Con il rischio che venisse catturata dal ministro. Evento realizzatosi in modo eclatante. E costruire una agenzia che assomma compiti (valutazione della didattica e della ricerca) che altrove sono attribuite a istituzioni separate. Gelmini ci ha messo del suo caricando sull’agenzia attraverso altre norme una miriade di altri compiti.
      La somma di tutto questo ha trasformato quella che fu presentata come “soluzione di tutti i problemi”, in uno dei problemi, se non il principale, per l’università e la ricerca italiane.

      ps. Non conoscevo i video postata da Valeria Pinto. Credo che sia molto istruttivo sentire quanto sostiene Fiorella Kostoris a proposito del cattivo disegno dei compiti e delle competenze dell’agenzia.

    • Non saprei bisognerebbe chiederlo a Mussi. Ma c’è una differenza tra l’idea di fare un’authority indipendente, com’era originalmente stato pensato dal centro sinistra, anziché una agenzia-braccio armato del ministero.

  8. Sottoscrivo.
    Spero che questo pensiero si diffonda sempre più: l’istituzione dei RTD è la prima cosa che deve sparire
    perché impedisce di progettare una carriera libera nella ricerca (soprattutto da parte di chi non proviene da famiglie abbienti).

    • Ecco, giusto.
      Metti gli RTD, cava gli RTD; ruolo unico, no anzi tre fasce di docenza; aboliamo gli RTI! reintegriamo gli RTI! Vai col 3+2! Che disastro il 3+2! L’ANVUR è la Soluzione! Controordine compagni, l’ANVUR è la Soluzione Finale!
      .
      A me sembrano le convulsioni dei vermi quando un bambino sadico cerca di punzecchiarli con un rametto. Il verme, poverino, non capisce quello che gli capita, si agita, prova e girarsi di qua e di là per evitare la minaccia incombente, ma non capisce che è proprio solo per vederlo agitarsi che il bimbetto lo tortura.
      .
      Forse non esistono ‘soluzioni semplici’, ma esistono certamente sbarramenti semplici ad ogni possibilità di trovare una soluzione. Ed il primo e fondamentale è il finanziamento.
      Se poi vogliamo parlare d’altro, perché domandar soldi è cosa volgare, d’accordo, purché sia ben chiaro che è un pour parler (non posso escludere che anche agitarsi sotto le punzecchiature abbia un suo fascino per il verme).

  9. Il vero errore e’ considerare questi economisti come degli interlocutori quando sono solo delle penne che scrivono cio’ che per collocazione e convenienza personale devono scrivere. L’economia non e’ certo il settore di punta del mondo accademico italiano tanto che dopo avere strombazzato di qualita’ ed essere stati tra i motori dell’ANVUR poi sono scappati come le lepri dalle valutazioni bibliometriche e si fanno valutare come fossero letterati o giuristi, inclusa la statistica (sic!!) e la matematica finaziaria. Mi perdonino i colleghi ma la parola che mi viene in mente e’ cialtroni.
    L’ Italia ha bisogno di un forte sistema di istruzione superiore totalmente pubblico, io credo che il modello migliore per noi e’ quello francese. La valutazione sulla qualita’ e’ importante, eliminare le mele marce e i rami secchi pure, ma dobbiamo chiedere un sistema che abbia centri di eccellenza e contemporaneamente universita’ con elevata QUALITA’ MEDIA.
    Il nuovo decreto di fine dicembre sull’ accreditamento non opera per riqualificare la spesa, ma solo per tagliare brutalmente.
    Chiudere delle universita’ e’ un crimine contro la crescita’ del paese, dobbiamo invece semplificare la formazione iniziale, orientare meglio le scelte degli studenti, spingere i docenti a fare piu’ ricerca (dando loro se lo meritano le risorse necessarie).
    Ma non si fanno le nozze con i fichi secchi, per cui il paese deve decidere che istruzione e ricerca sono le sue priorita’ e destinare su questi settori le risorse tagliate altrove (tagli alla politica, spese militari, fondi europei che le regioni non riescono a usare….)

    • p.marcati: “Il vero errore e’ considerare questi economisti come degli interlocutori quando sono solo delle penne”

      Il problema è questi economisti sono già degli interlocutori. per la precisione sono politici e legislatori. non riconoscerlo è ingenuità e falso storico.

  10. Francesca Coin:”Il problema è questi economisti sono già degli interlocutori. per la precisione sono politici e legislatori. non riconoscerlo è ingenuità e falso storico”
    Io credo che queste persone siano solo lo strumento con cui vengono veicolate delle idee e interloquire con loro non serve a nulla. Bisogna costringere le forze politiche ad un dibattito trasparente affinche’ dicano cosa vogliono fare. Per esempio bisogna chiedere a Bersani: ma se farai l’alleanza con Monti accetti anche le tasse a 7500 euro?
    Non credo che valga la pena di discutere con Ichino, mi pare tempo perso. Lui indipendentemente dal fatto che ne sia convinto, ha comunque tutta la convenienza personale a sostenerle. Quelle posizioni vanno contrastate sul piano politico.

    • Torno a dire quanto ho detto. Questo è un enorme dibattito al cui cuore è l’estensione della razionalità economica alla politica. Relazionarsi alla politica senza questa consapevolezza è ingenuo. Poi che lei non desideri discutere con Ichino è scelta comprensibile. Tutti noi preferiremmo spendere il nostro tempo in modo diverso.

  11. suvvia, gli RTD sono uno dei mali principali del sistema. E’ talmente assodato che non bisognerebbe nemmeno discuterne. Ed è vero che sono una creazione bipartisan (Mussi…).
    Occorre pensare a come abolirli perché creare un gruppo di docenti ricattabili e sottomessi distrugge la ricerca. Una seria politica in tema di università dovrebbe porsi questo come prima problema da affrontare.

    Gli RTI non sono invece minimamente ricattabili, perché mica li possono cacciare. Al massimo, non diventano professori associati, il che non è necessariamente un male.

  12. Per Francesca Coin: Mi scuso se faccio ping pong, prometto che poi non reintervengo piu’, ma trovo preoccupante la frase
    “Questo è un enorme dibattito al cui cuore è l’estensione della razionalità economica alla politica”
    Non nego che la politica debba fare scelte corenti con il quadro di riferimento economico, ma le vicende dell’ Universita’ dicono altro.
    Un gruppo di economisti che sottraendosi al confronto con le altre comunita’ universitarie ed abusando di posizione dominante sui mezzi di informazione pretende di trasformare un punto di vista molto soggettivo in verita’ scientifiche non discutibili.
    oltretutto alcune di queste persone, molto celebrate in Italia, non sempre hanno uno status accademico di eccellenza, tutt’altro. Come pure se uno non bara sui numeri, certe universita’ molto conclamate si sgonfiano parecchio.
    Lo stesso Giannino pontifica molto anche su ricerca e universita’ ma in realta’ non conosce un gran che’ delle molte aree di grande qualita’, sopratutto nelle facolta’ scientifiche, che ci sono in Italia.

    • “non nego che la politica debba fare scelte coerenti con il quadro di riferimento economico”, non ho scritto questo. io ho scritto che la razionalità economica è oggi estesa alla politica, che è una cosa diversa. ad ogni modo lei dice, sono inadeguati, ignoriamoli e troviamo interlocutori credibili. Io dico, inadeguati o meno sono interlocutori politici. ignorarli perché non all’altezza significa replicare l’atteggiamento naive che gli ha consentito, per anni, di governare, davanti o dietro le quinte, completamente indisturbati. fine del ping pong.

  13. Quando si parla di calo delle immatricolazioni bisogna tener presente che il calo ha riguardato in massima parte gli immaricolati anziani (oltre a riflettere in parte il calo demografico). La percentuale di immatricolati diciannovenni su diciannovenni residenti ha subito variazioni modeste. Più precisamente, partendo da 27,59% del 2001-2002, ha raggiunto un massimo di 31,91% nel 2004-2005, è rimasta quasi costante fino al 2008-2009, quando era 31,33% ed è calata al 30,83 nel 2009-2010. Non credo che i dati degli anni successivi documentino il crollo delle immatricolazioni di cui si parla nel titolo del Corriere. D’altra parte il mestiere del giornalista e del titolista non è quello del sobrio commentatore di dati statistici.

    • Per valutare il calo degli immatricolati diciannovenni conviene andare a vedere su
      http://anagrafe.miur.it/index.php
      i dati (assoluti e non percentuali) sugli immatricolati diciannovenni alle lauree triennali e ciclo unico a partire dal 2003-04 (prima non esisteva l’anagrafe degli studenti). Cito i dati in migliaia. Nel 2003-4 151, nel 2004-5 156, nel 2005-06 148, nel 2006-07 148, nel 2007-08 156, nel 2008-09 152, nel 2009-10 155, nel 2010-11 149, nel 2011-12 148. A questi si aggiungono gli immatricolati diciottenni che sono intorno a 70 migliaia. C’è in effetti una diminuzione. Se si aggiungono gli immatricolati diciottenni si passa da un totale di 224 migliaia nel 2003-04 a 215 migliaia nel 2011-12. L’ANVUR avrebbe il compito di analizzare meglio questi dati, come un tempo faceva nel suo rapporto annuale il CNVSU. Un’analisi più accurata, basata sulla grande ricchezza di dati fornita dall’anagrafe degli studenti, potrebbe dirci anche se il calo degli immatricolati corrisponde ad un calo degli abbandoni, se così non fosse bisognerebbe studiaree le cause della diminuzione degli immatricolati e proporre rimedi. L’ANVUR però è in tutt’altre faccende affaccendata…. E sono molti i professori che ritengono che queste faccende siano molto più importanti. Sono quelli che implorano “ANVUR delle mie brame sono io la più eccellente del reame?”

    • Dipende da quali persone. Ai vecchi fa comodo avere intorno a sé dei giovani ricattabili. Per molti di loro, più si può ritardare la “tenure” dei propri sottoposti e meglio è. L’idea marcia in tutto questo è che un’attività creativa come la ricerca scientifica possa essere organizzata in modo gerarchico.

  14. la questione non è di semplice gerarchia, ma di opportunità.
    se tu mi fai un contratto da RTDa in cui c’è scritto che dopo 3+2 anni non ho alcun diritto di accesso al ruolo (papale papale), mi metti su un piano del tutto diverso a qualunque indeterminato che c’è all’interno del sistema.
    Inoltre, che razza di idea di tenure è dire che dopo 5 anni non hai alcun diritto di accesso al ruolo?

  15. molti di voi, da buoni strutturati ind., non capite bene cosa stia partorendo questa situazione… e non è nemmeno colpa vostra…
    sta partorendo dei mostri… gente ricattabile, certo (i precari), ma gente che al tempo stesso usa ogni arma possibile per difendersi, attacca i colleghi, sbrana gli avversari, lecca i migliori sederi, partecipa a bandi di ogni tipo, trova le scuse e i sotterfugi più incedibili per evitare le troppe ore di didattica o l’ennesimo leccaggio da effettuare… in piccola parte (ma sempre più sostenuta) fugge all’estero…
    questa riforma del ventunesimo secolo genera topi capaci di infiltrarsi nelle più minute fogne del sistema universitario, topi molto più coriacei e vitali (i pochi che sopravviveranno) di quelli più timidi che percorrevano l’università a maglie larghe di qualche tempo fa.
    questa secondo me è la peggiore “creazione” del sistema.

  16. Basta vedere quanti fuggono: o vanno all’estero o cambiano mestiere o tutt’e due: che prospettiva può essere quella di lavorare sei anni e poi essere buttati fuori? Siamo al paradosso criminoso: se uno è bravo bisognerebbe fare di tutto per trattenerlo e invece in consiglio un esimio docente ha espresso soddisfazione perché un suo bravo dottorando proveniva da famiglia abbiente e quindi l’università si sentiva sollevata da ogni obbligo di garantirgli un futuro nella ricerca(!!!)

  17. Mi fa piacere che le mie due proposte riscuotano consenso. Valeria Pinto ha chiaramente demistificato e ridotto ad un acquitrinio l’oceano accennato da Sylos Labini. Comunque non vorrei accendere alcuna polemica, visto che tutti abbiamo idee fortemente condivise. Mi sono permesso di segnalare che il centrosinistra, per inseguire la destra, ha replicato idee di ceppo economicistico e quindi liberiste, cercando di correggerne gli aspetti più socialmente iniqui. E’ mancata un’idea della formazione avanzata, come di tante altre cose, che mettesse al primo posto gli ideali di eguaglianza sostanziale e libertà e che facesse valere un punto di vista diverso rispetto al noto “there is not alternative” di stampo thatcheriano. Infatti, l’esempio è quello che il prof. Ichino – mio collega stimabilissimo sul piano scientifico, al di là della radicale divergenza sul merito delle rispettive posizioni – è stato inserito a pieno titolo, per anni, nel thinktank del partito democratico e ora finalmente ha trovato ospitalità in un gruppo politico piu’ consono alle sue idee. Se pensiamo di cambiare, in meglio, l’università italiana riciclando colleghi che hanno partecipato alla gestione del sistema durante le stagioni del centrosinistra (di cui quella Mussi è da ricordare solo nelle pagine di un giornale satirico) allora non abbiamo dove andare. Se abbiamo idee nuove, dobbiamo avere persone nuove e non i soliti noti che vivono delle loro rendite di posizione e che sono infilati nella solita palude italiana in cui, alla fine, siamo tutti amici.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.