Siamo in regime di blocco del reclutamento universitario, ma qualche concorso viene ancora bandito. Si tratta di concorsi a posti di “ricercatore a tempo determinato” una nuova figura che, secondo la recente riforma dovrebbe costituire il canale principale di reclutamento dei giovani alla carriera universitaria.

I concorsi dovrebbero essere aperti a tutti i giovani qualificati, ma molti professori, con il consenso delle università e del Ministero hanno trovato il modo di riservarli a priori ad alcuni predestinati. Lo strumento è ben noto, si tratta del cosiddetto “concorso a fotografia” per il quale nel bando viene disegnato un “profilo” del futuro vincitore che corrisponde esattamente al profilo scientifico del predestinato, ad esempio corrisponde al titolo e all’argomento della sua tesi di dottorato. Questa pratica furbesca che consente di prescindere dal merito scientifico dei concorrenti è talmente ben nota che la legge la proibisce esplicitamente.  La Legge 240 del 2010 stabilisce che  un eventuale “profilo” può essere specificato  “esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico disciplinari”, per fare un esempio si potrà specificare che il candidato debba essere un esperto di “Probabilità e Statistica Matematica” ma non necessariamente un esperto di  “Processi di diffusione negli spazi ultrametrici”.

I bandi che non rispettano la legge dovrebbero essere censurati dal Ministero, ma questo non avviene; anzi il Ministero stesso incoraggia questo tipo di bando consentendo la descrizione del profilo nel sito ufficiale del Ministero. La violazione della legge potrebbe essere eliminata attraverso il ricorso di un candidato ai Tribunali Amministrativi, ma i ricorsi costano e nessuno può garantire che il ricorrente che ottenga dal tribunale la cancellazione del “profilo” dal bando, risulti poi vincitore. Complice il Ministero si sta diffondendo quindi una prassi illegale che può portare solo danni al sistema universitario.

Naturalmente le scuse per violare la legge sono molte, ma tutte legate a una caratteristica negativa del sistema universitario e scientifico in Italia e cioè la sua struttura gerarchica, che prevede che gli argomenti e la direzione della ricerca siano indicati da un anziano “grande capo”, mentre i giovani nell’età più creativa vengono mantenuti in una situazione di dipendenza. Secondo questa prassi il posto di ricercatore appartiene quindi ad un “grande capo” che ha diritto di scegliersi il “collaboratore”. Localismo e nepotismo, i mali dell’università italiana sono casi estremi di questa assurda prassi.

 

Pubblicato il 7 marzo 2014

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77 Commenti

    • Criteri e parametri per la valutazione del titolo e della pubblicazione valida ai fini concorsuali:
      Primo criterio: Si considerano validi ai fini del concorso i soli candidati che presentano la “massima coerenza” con il Settore Concorsuale che verrà definita insindacabilmente dai membri della commissione del concorso specifico che verrà designata successivamente all’invio dei curricula. In particolare saranno esclusi a priori tutti i candidati che abbiano interessi scientifici in tematiche interdisciplinari pertinenti con il SC di concorso e come richiesto specificatamente nell’art. 4 DM76 del 7 Giugno 2012.
      Terzo Criterio: Tutti i candidati che presentano qualsiasi tendenza “all’inquinamento scientifico dei SC” presentando pubblicazioni che trattano argomenti Interdisciplinari al SC di concorso indicato al punto 1, riceveranno anche l’interdizione per 3 anni da tutti i concorsi Indetti dal MIUR.

      vi può bastare??
      ….meditate gente meditate

    • Vedo bandi in cui si individua solo il settore (quindi si rispetta la norma) ma poi si indica che il candidato sarà valutato in funzione della sua potenzialità di contribuire alla ricerca in qualche sottosettore molto specifico. Sarà la nuova frontiera dei concorsi a fotografia?

  1. Grazie Renzo. E se oltre l’indicazione dei SSD si specificasse nel bando qualcosa di più puntuale, magari un po’ esclusivo di certe competenze (comunque comprese in almeno uno dei suddetti SSD), ovvero indicando competenze di interesse per il Dipartimento che bandisce il concorso?

    • Per le procedure di assunzione di associati/ordinari la legge Gelmini prevede “un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari”: art. 18, comma 1, lettera b (per i RTD il riferimento è l’art. 28, comma 2 lettera a).

  2. Ringrazio il Prof. Figà Talamanca per il suo contributo. Spero che l’UMI condivida questa battaglia e il MIUR prenda una posizione netta contro questi concorsi a fotografia. Trovo deprimente che un professore associato debba fare ricerca nell’ambito di una tematica come se fosse un assegno di ricerca.

  3. La legge impone anche la visibilità dei concorsi?
    Lo chiedo perché non mi pare che questo stia avvenendo. Un esempio. La Gazzetta Ufficiale del 7 marzo segnala un concorso per ricercatore nell’Università la Sapienza di Roma
    http://www.flcgil.it/universita/concorsi-universita-al-7-marzo-2014.flc
    Ma nel sito dell’Università non compare alcuna indicazione:

    http://www2.uniroma1.it/organizzazione/amministrazione/ripartizionepersonale/concorsi/ricercatori/default.php

    Aggiornare una pagina web è questione di pochi secondi, dunque a cosa è dovuta la mancata segnalazione?

  4. Faccio notare che in tutto il mondo esiste la pratica di selezionare i candidati ai posti accademici tramite profili più o meno specifici. Questi richiedono specifiche competenze didattiche o di ricerca.
    Quindi il problema non è il profilo, ma l’abuso che eventualmente se ne fa.
    Il problema non sono le regole, ma la mancanza di moralità.
    Forse questo farà prendere un po’ di contatto con la realtà a tutti coloro che pensano che l’ASN sia un cambiamento.

    • Che esista in tutto il mondo mi sembra una affermazione spericolata. Ci sono addirittura posti in cui le posizioni permanenti sono bandite per aree vaste quanto i nostri macrosettori.

    • Mi sembra di aver scritto più o meno specifici. Dipende a cosa serve il nuovo posto. Ripeto il principio di poter aggiungere un profilo, anche dettagliato, è corretto, l’abuso è il problema.
      In ogni caso, in un sistema dove i nuovi posti sono solo a copertura di pensionamenti, cosa ci si può aspettare?! È chiaro che i dipartimenti cercano una continuità didattica e scientifica e pensano che un candidato interno la possa garantire.
      Anche nel paese più eticamente corretto in questa situazione disastrata e con queste procedure bizantine non credo che il risultato possa essere diverso.

    • Prima o poi bisognerà mettere all’ordine del giorno il nodo della distinzione tra reclutamento e progressione di carriera.

    • “il principio di poter aggiungere un profilo, anche dettagliato, è corretto, l’abuso è il problema”
      E’ corretto dal punto di vista del dettato di legge? o in base a quel che pensiamo (magari giustamente) “noi” (che non siamo la Gazzetta Ufficiale)? Se la Gelmini non prevede profili (ma solo i SSD), l’indicazione di un profilo si potrebbe prefigurare già come un abuso. Mi spiego con un esempio. Se un concorso pubblico è accessibile a tutti i laureati (indipendentemente dal tipo di laurea) ma poi nel bando viene specificato che “il concorso è aperto a tutti i laureati, preferenzialmente a quelli in discipline umanistiche”, forse si commette un abuso … e dunque c’è un problema.
      Ora, su regole e moralità, mi pare che ci diamo delle regole proprio perché l’uomo non tende a comportarsi sempre nel modo migliore …

    • “un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari” …
      questo risponde alla mia obiezione. Grazie :-)

  5. Se non sbaglio, non molto tempo fa l’autore del post sosteneva l’utilità delle “scuole accademiche” contro la “prepotenza della bibliometria”.

    Ma sono proprio le “scuole accademiche” a mettere i “profili” per impedire che “prepotenti biblio-attivi esterni” possano “inquinare” la “purezza della scuola locale”.

    • Mi sembra una sintesi non particolarmente fedele del pensiero di Figà Talamanca. Ci vorrebbe qualche citazione più precisa per avvalorare questa interpretazione.

    • Nel ringraziare anch’io Figà Talamanca (mi scuso per non averlo fatto prima), colgo però un qualche elemento di fondatezza nella seconda frase di Luca Salasnich.

    • “….Ma sono proprio le “scuole accademiche” a mettere i “profili” per impedire che “prepotenti biblio-attivi esterni” possano “inquinare” la “purezza della scuola locale”….”
      Non capisco perche usare questo argomento per polemizzare (almeno così mi pare) con la posizione di Figa’ Talamanca.
      La discussione su come valutare ricerche interdisciplinari e tipica di tutti i settori di ricerca “pura” dove il fuoco e’ più sulla innovazione nei metodi, rispetto a candidati che invece focalizzano più su applicazioni. Mi pare lecito che non si chiudano a priori le porte poiché’ disegnare un confine a priori e’ difficile, ma non e’ certo il “biblio attivismo” il metro corretto.
      Infatti, pur assumendo che le bibliometrie siano roba corretta, chi pubblica a cavallo tra settori introduce elementi di confronto tra parametri disomogenei. Faccio un esempio: le bibliometrie della Probabilita’ e Statistica (MAT/06) sono nettamente più basse di quelle della medicina. Se su quel settore fa domanda chi si occupa anche di Statistica Sanitaria (MED/01), andiamo a confrontare le patate con i cavoli. D’altra parte qui non si parla di interdisciplinarita’ ma di ricerche matematiche confrontate con ricerche (spesso piuttosto standard nei metodi) il cui valore e’ legato al contesto applicativo.

    • Non ricordo di aver mai sostenuto la prevalenza delle “scuole accademiche” sulla creatività individuale. Infatti sono sempre stato contrario alle “scuole” e alle file d’attesa o “codazzi” dietro un sedicente maestro.Ho trovato persino un mio scritto del 1962 in cui me la prendevo con l’assetto gerarchico e con le “scuole” che caratterizzavano e caratterizzano l’ambiente scientifico italiano. La bibliometria naturalmente non c’entra niente, salvo forse per il fatto che le conte delle citazioni avvantaggiano chi appartiene ad una “scuola”.

    • Si tratta di capire se c’è correlazione tra
      “creatività individuale” e “persone biblio-attive”.

      Io penso che ci sia una forte correlazione, tra “creatività individuale” e “numero di citazioni (escluse le auto-citazioni)”, soprattutto se si parla di lavori a singolo autore.

      L’autore del post, ed anche ROARS, non mi sembra la pensiono cosi.

      Le “scuole locali” non vogliono dare spazio ad esterni “bibio-attivi” adducendo come scusa proprio il fatto che non c’è correlazione tra essere “bibio-attivi” e “creatività individuale”.

      E quindi, dal mio punto di vista di “bibio-attivo”, l’autore del post e ROARS sono piuttosto reazionari.

    • Creatività individuale e numero di citazioni hanno, temo, scarsa correlazione. Il numero di citazioni dipende da molti fattori oltre all’originalità; ad es., può dipendere fortemente dal settore di ricerca (lavorare sul grafene, oggi, rende molto di più che lavorare sulle tassellazioni di Voronoi … e le riviste di medicina hanno IF tipicamente maggiori di quelle che trattano materiali ceramici: se si fanno ceramici per tissue engineering o drug delivery si ha maggior probabilità di essere letti, e citati, di chi fa ceramici per l’aerospaziale). Anche il numero di persone in un gruppo di ricerca ha la sua influenza: 10 persone di un gruppo che pubblica 20 lavori all’anno con tutti i nomi su tutti i lavori riceveranno ciascuno più citazioni di chi lavora da solo e si fa al 100 % da sé (anche in modo più creativo!) i suoi 3-4 lavori all’anno. Oltre all’esempio di GDN, ci sono tanti esempi nei nostri Dipartimenti che rendono sospetta la correlazione tra creatività e citazioni. Talvolta è sospetta pure l’ ‘autorship’!

    • LS pensa che ” ….ci sia una forte correlazione, tra “creatività individuale” e “numero di citazioni (escluse le auto-citazioni)”, soprattutto se si parla di lavori a singolo autore….. ”

      Questa cosa e’ totalmente da dimostrare infatti dovremo prima concordare come si misura la ” creatività individuale”, perché e’ chiaro che se la misuro con la bibliometria, più che una correlazione si tratta di una tautologia.
      Se quello e’ il partito dei reazionari chiedo la tessera.

  6. Nella mia poca esperienza finora i concorsi per RTD (di tipo A) sono stati banditi con i fondi trovati da un professore e non con fondi Miur.

    Di conseguenza sono fondi trovati per portare a termine un lavoro specifico.

    Per cui, in questo caso particolare, perché non si dovrebbe richiedere un profilo specifico?

    • Gli assegni di ricerca nascono con lo scopo di assumere persone per fare ricerca a progetto. E l’assegno può avere una retribuzione superiore a quella di ricercatore.

  7. @Marc. Si.
    “Ricostruzione dell’identità nazionale in Asia: il caso dell’Azerbaigian. Il programma di ricerca si occuperà di strategie intenazionali di comunicazione nei
    rapporti della Repubblica Democratica dell’Azerbaigian con l’Europa e l’Italia durante la prima indipendenza (1918-1920), attraverso fonti di archivio inediti e con un approccio multidisciplinare attinenti processi culturali, economici e sociali”.
    Il nome del futuro vincitore non è difficile da scoprire:
    http://www.disp.uniroma1.it/sites/default/files/Azerbaigian%20.pdf

  8. Oltre ai concorsi per ricercatore, ci sono anche i casi dei concorsi per associato che sono stati banditi da alcuni atenei.

    Ad esempio ecampus dove oltre alla declaratoria del SSD mettono delle specificità che peraltro non sono nemmeno molto pertinenti al SSD.

    Oppure Kore che “omette” la pubblicazione di almeno 4 bandi (ormai scaduti) sul sito del MIUR. Violazione a mio avviso gravissima.

    La verità è che ormai siamo allo sbando.

  9. Certamente la iper specializzazione di alcuni profili concorsuali presenta non solo aspetti di dubbia legalità’ ma anche genera profonde ingiustizie. Bisogna pero’ dire che, non il singolo cattedratico, ma i dipartimenti hanno il diritto di fare scelte di programmazione scientifica. In particolare nelle discipline sperimentali questo poi e’ essenziale se si vogliono rispettare parametri razionali di economia di scala. Non e’ pensabile di dare un laboratorio individuale ad ogni persona, questo non porterebbe a risultati di qualità’ e comporterebbe uno sperpero di denaro, quindi e’ necessario creare dei gruppi che possano condividere le stesse attività’ sperimentali.
    Anche in ambiti teorici esiste una necessita’ che i gruppo di ricerca abbiano un minimo di massa critica per poter fare delle attività’ significative. Un dipartimento di “singleton”, in cui nessuno e’ in grado di collaborare con il collega della porta accanto non mi pare auspicabile.
    Esiste allora un problema di ragionevole equilibrio nel fornire indicazioni con un minimo di specializzazione, che evitino al contempo fotografie individuali. Per fare un esempio, se in un settore enorme come l’Analisi Matematica, che conta in Italia quasi 800 persone, si mettono indicazioni generali quali Calcolo delle Variazioni o Analisi Armonica non credo si possa parlare di distorsioni concorsuali.
    Diverso e’ poi il discorso sui posti di Ricercatore T.D. finanziati attraverso fondi ERC o simili, in quel caso il profilo deve giustamente corrispondere al progetto di ricerca che ha determinato il finanziamento.

    • Moltissimi dipartimenti di matematica americani sono “singleton” a cominciare da quelli che pretendono di reclutare solo i migliori matematici di ogni area. Infatti se ci sono due matematici che lavorano nello stesso campo, uno dei due non sarà in assoluto il migliore. Ricordo che mille anni fa quando ero sul mercato dei giovani matematici americani si usava dire che per ottenere la “tenure” in una buona università bisognava contribuire con un risultato molto diverso da quelli contenuti nella tesi di PhD, per dimostrare la propria indipendenza e autonoma creatività.

  10. “i dipartimenti hanno il diritto di fare scelte di programmazione scientifica”
    Sacrosanto. Ma in conformità con i dettami di legge. Se la legge non ci piace, la si poteva osteggiare più convintamente all’inizio, e non inventare furberie per violarla ex post.

    “Non e’ pensabile di dare un laboratorio individuale ad ogni persona, questo non porterebbe a risultati di qualità’ e comporterebbe uno sperpero di denaro”.
    Se per ‘ogni persona’ ci si riferisce ad un PA che deve poter dimostrare di avere autonomia scientifica nonché capacità di dirigere altre persone (evidentemente non altri PA) e di attrarre finanziamenti (il tutto per poter ambire a fare il PO), nelle facoltà scientifiche (sperimentali che vuol dire? il metodo galileiano si può applicare anche in ambiti diversi dalle scienze ‘dure’) è fondamentale avere un minimo di spazio proprio (dove li mettiamo a lavorare i dottorandi e i laureandi di ciascun docente? tutti in un open space tipo call-center?). Sono le strumentazioni più complesse che devono essere condivise, ovviamente. Qualsiasi università USA minimamente seria che assuma un Associate Professor in materie scientifiche gli dà spazi e, talvolta, anche soldi iniziali per avviare l’attività di ricerca in base alla quale è stato selezionato.

    • Ci sono situazioni diverse tra le aree. In Medicina (dove si concentra la percentuale più’ alta di problemi giudiziari sul reclutamento) ci sono 52 SSD in Informatica uno che coincide con la macro Area. Se in un concorso di informatica reclutano specificando anche Ingegneria del Software o Algoritmi non mi pare scandaloso. sono contenitori larghi da garante comunque una competizione ampia.
      Per quanto riguarda i laboratori credo che questi vadano dove esiste capacita’ di produrre, avere fondi UE o PRIN o altro. In caso contrario sarebbe una forma di assistenzialismo. poi dove sta scritto che ogni professore debba avere dei dottorandi? I dottorandi devono andare, soprattutto nelle attività’ sperimentali, dove ci sono capacita’ d ricerca, fondi e attrezzature. Se un giovane e’ bravo puo’ concorrere per un ERC, un FIRB, SIR o una cosa equivalente, i laboratori costano e ci mancherebbe altro che gli atenei debbano garantirne uno per ogni PA.

  11. Riassumendo: LS pensa che ci sia forte correlazione tra “creatività individuale” e “numero di citazioni (escluse le auto-citazioni)”. Chi non la pensa così è “reazionario”. Figà Talamanca e (tutto?) Roars non condividerebbero la fiducia in questa “forte correlazione” e, dal punto di vista di LS, “sono piuttosto reazionari”. Ne deduco che secondo LS M. El Naschie e Ji-Huan He (https://www.roars.it/online/i-numeri-tossici-che-minacciano-la-scienza/) sono da annoverare tra gli studiosi maggiormente creativi: è vero che si autocitavano molto, ma erano anche molto citati da altri. D’altronde, nel 2008 la Thomson-Reuters aveva segnalato Ji-Huan He come “astro nascente” nel campo della Computer Science, per le sue citazioni e il suo h-index. Per fare un esempio, Ji-Huan He era stato citato ben 353 volte in un singolo fascicolo della rivista Journal of Physics: Conference Series. Peccato fosse un numero speciale di cui lo stesso Ji-Huan He era curatore.
    Per quanto mi riguarda, non saprei misurare quantitativamente la “creatività individuale” ed avrei pertanto qualche difficoltà a valutare se sia fortemente correlata con il numero di citazioni. Non so pertanto confermare o smentire di essere “reazionario”. Mi accontento di seguire un approccio il più possibile scientifico anche nel campo della valutazione, facendo riferimento all’evidenza sperimentale e allo stato dell’arte in ambito scientometrico. Anche Galileo, in base a qualche sillogismo, era “piuttosto eretico”, ma in ambito scientifico le regole del gioco sono altre.

    • Assioma:

      “Assolutamente mai accettare regole del gioco scientifico proposte da coloro che hanno un IH più basso del tuo. E diffidare anche degli altri”.

      IH = Individual H-index, cioè h-index dei lavori scientifici a singolo autore.

  12. L’autore dovrebbe essere piu’ preciso quando “spara alzo zero”. Di quali posti parla? RTDa, RTDb? Banditi su quali fondi, Ateneo o Contratti? I bandi d’ateneo danno luogo a P.O., quelli su contratti no. E’ vero che la legge vieta i profili, ma se bisogna rimediare i soldi del posto con i contratti di ricerca cui magari lo stesso “predestinato” ha lavorato…
    (P.S. se si omettono certi dettagli essenziali, si fa’ solo DIS-informazione).

    • la legge non fa distinzione. non si possono usare profili per nessun posto da ricercatore o da professore, in dipendentemente da dove vengano i soldi.

      gli unici posti che possono essere vincolati a progetti specifici sono gli assegni

  13. Ogni regola trova, facilmente, le sue distorsioni
    In realtà, non dovremmo preoccuparci più di tanto se tutti tornassero alla ricerca (ROARS).
    La bibliometria non è certo una scienza (per quanto, i più scaltri, riescano a pubblicare anche su questa).
    Non è facile individuare un limite inferiore o superiore per definire un modo accettabile per valutare (lo stesso termine risulta fastidioso) il lavoro di un ricercatore.
    Esempi su artificiose crescite di citazione e hindex ne abbiamo a decine anche in Italia.
    Ma come possiamo distinguere i ricercatori che fanno didattica, ricerca, amministrazione, ecc. e trovano anche il tempo di pubblicare qualche bell’articolo da coloro che pascolano su verdi e soleggiate colline?
    Guardando i valori delle mediane di molte aree (01, 04, 07, 08, 09) mi domando con che coraggio si contesti la validità, di principio, di un numero davvero minimo di articoli per essere valutati positivamente
    Da questo, dall’arbitrio di decidere chi è bravo e chi no senza alcuna oggettività, nascono tutte le storture del sistema universitario italiano, concorsi farsa e nepotismi di ogni genere

    • “Guardando i valori delle mediane di molte aree (01, 04, 07, 08, 09) mi domando con che coraggio si contesti la validità, di principio, di un numero davvero minimo di articoli per essere valutati positivamente”

      Questo ragionamento è capzioso, oltre ad essere ingenuamente insultante verso i colleghi di queste aree. Se le mediane sono così basse è proprio perché gli indicatori scelti dalla ASN sono poco indicativi della qualità scientifica di un ricercatore nelle aree da lei citate. Dunque, a maggior ragione, la richiesta di superare le mediane in queste aree può rappresentare un ostacolo per ottimi ricercatori, proprio in virtù della non affidabilità degli indicatori scelti come soglie minime.
      In altre parole, la scelta degli indicatori è stata fatta pensando alla medicina, alla fisica e ad altri settori in cui questi indicatori sono realisticamente significativi. Poi è stata applicata forzatamente agli altri settori, generando risultati paradossali.

    • Sarebbe stato molto più ragionevole usare metodi e/o indicatori diversi per ogni area, a seconda delle sue specificità. Invece su questo l’ANVUR si è limitato a fare un lavoro grossolano e approssimativo, in una immotivata ricerca dell’uniformità a tutti i costi.

  14. Anche apprezzando la procedura a due step, non sono convinto che tutte le gabbie burocratiche, i punteggi, le mediane, gli indici smemorizzati servano a fare un lavoro migliore.

    Il sistema della qualification francese, mi pare migliore, vedasi
    https://www.galaxie.enseignementsup-recherche.gouv.fr/ensup/cand_qualification.htm
    Loro hanno 87 settori (noi 52 solo per la medicina), per ogni settore e’ nominato un panel che nomina per ogni candidati due referees. Poi sulla base dei rapporti il panel decide.
    La qualification si fa ogni anno, non e’ evento drammatico e nessuno si sogna di usare bibliometrie, chi valuta ci mette la faccia e ne risponde.
    In Italia esiste questa eterna ossessione che le regolette formali evitino le porcherie, niente di più errato. Ho visto schifezze inenarrabili su vecchi concorsi da ricercatore in cui ti sentivi rispondere che purtroppo era questo ente metafisico chiamato concorso che aveva determinato l’esito indecoroso. Le regole formali hanno sempre costituito un alibi rispetto alle responsabilità individuali.
    Le mediane nell’ ASN in diversi casi sono state le foglie per coprire le vergogne.

  15. – Due referee sono troppo pochi, poi addirittura nominati da una commissione… ci vorrebbe poco a far fuori chi non fa parte delle lobby!

    – sul numero dei settori sono d’accordo. Adotterei in Italia i settori ERC dimezzati di numero, che sono chiaramente spinti verso il futuro rispetto ai nostri (chi vuole capire capisce).
    Riguardo alla riduzione dei SSD>SC fatta in Italia (sacrosanta) non vi pare che ci sia qualche enorme presa per il c…? Ma come, sono stati uniti settori in alcuni casi piuttosto diversi fra loro (e va bene) e abbiamo ancora POLITICA ECONOMICA separata da ECONOMIA POLITICA, DIRITTO PENALE separato da DIRITTO PROCESSUALE PENALE? Mah…

    • “Due referee sono troppo pochi, poi addirittura nominati da una commissione… ci vorrebbe poco a far fuori chi non fa parte delle lobby!”

      I due referee sono scelti per competenza, ovvero perché studiano cose simili a quelle che studia il candidato.
      Però se l’obiezione è questa, allora mi sa che arriviamo al nucleo del problema: un modello che funziona (benissimo) in Francia, in Italia NON PUO’ funzionare. Perché? Perché ad applicarlo sono chimati degli italiani. Concordo: ma se è così, che ci scervelliamo a fare su modelli di reclutamento, regole, e quant’altro? Il marcio è nelle teste, le teste non cambiano, ergo tanto vale estrarre a sorte anche i vincitori (ma l’estrazione a sorte può essere anch’essa truccata, anzi secondo moltissimi lo è stata nel caso dell’ASN).

    • Stavo per scrivere un commento sarcastico sul fatto che due referee per candidato sono pochi (per una abilitazione con decine di migliaia di candidati), poi ho deciso che non valeva lo sforzo.

  16. Adottare i descrittori ERC in certe aree non cambia molto, anzi si va in descrittori più dettagliati. Per la Matematica ci sono 9 SSD e 10 sottosettori del PE_1. Per la fisica PE_2 e PE_3 sommano a 36 descrittori.

    Credo che una proposta ragionevole potrebbe essere quella di usare i descrittori ERC al posto di profili nei concorsi locali. Questo sarebbe un ragionevole compromesso tra la giusta esigenza sollevata da Figa’ Talamanca di non fare concorsi con profili fotografia e quella dei dipartimenti di fare un minimo di programmazione scientifica.

  17. Continuo a non capire che senso ha questo post.

    Ad esempio, all’interno del settore 02A2 (Fisica Teorica delle Interazioni Fondamentali) ci sono almeno tre grandi sottosettori:

    a) Teoria delle particelle

    b) Teoria del nucleo atomico

    c) Meccanica statistica

    Può un dipartimento indicare nel bando che vuole un PA del sottosettore b)?

    Secondo me si. Non vedo problemi, se non burocratici.

    Chiaro che se l’indicazione è qualche cosa del tipo:

    “il candidato deve aver utilizzato il modello a shell nucleare per lo studio degli isotopi del Gadolinio e dell’Itterbio”

    non va bene.

    Ma qualche cosa del tipo:

    “il candidato dovrà occuparsi di tematiche relative allo studio teorico del nucleo atomico”

    mi sembra ragionevole.

    • Hai ragione, ha poco senso lamentarsi dei “profili”. Soprattutto perché, dal momento che le commissioni sono nominate direttamente dai rettori, profili o no i vincitori si possono già immaginare ex ante.

    • La legge dice che si può indicare solo il settore (in questo caso FIS/02, FIS/04 o FIS/08). Indicare un sottosettore è illegale.

    • A me sembra che ci possano essere due diverse motivazioni per una nuova assunzione (lasciando da parte le promozioni): si può cercare qualcuno che collabori ad un progetto di ricerca iniziato da altri, o si può cercare qualcuno che inizi nuovi progetti di ricerca secondo i suoi gusti, competenze ed interessi. La legge dice attualmente che i posti di associato e di ricercatore a tempo determinato ( a) e b)) sono destinati al secondo tipo di assunzioni. Al primo tipo, invece, sono destinati gli “assegni”. Il fatto è che la struttura prevalentemente gerarchica dell’organizzazione scientifica italiana fa sì che prevalga sempre il primo tipo di assunzioni, anche contro la legge. Io penso che questa struttura gerarchica penalizzi la scienza e la cultura. Sono naturalmente ammesse altre opinioni. Ma non dovrebbe essere ammessa una aperta violazione della legge.
      Già che ci sono dico qualcosa in merito al “numero di citazioni”, visto che sono stato indicato come un nemico di valutazioni bibliometriche. Non ho dubbi che le citazioni ricevute da un articolo scientifico possano essere un elemento importante nel valutare la “qualità” dell’articolo. Penso però che il numero delle citazioni di un articolo o di tutti gli articoli scritti da un soggetto, tenda ad oscurare la ricchezza di informazioni che possono dare le citazioni. In altre parole le citazioni dovrebbero essere pesate oltre che contate. Conta infatti chi cita e come cita. Una cosa è se uno scienziato di altissimo livello cita un risultato del concorrente mettendone in luce l’importanza per le sue stesse ricerche, altra cosa è se l’articolo del concorrente viene citato assieme a decine di altri articoli da un autore decisamente “minore”. Una citazione di un articolo, che non ne citi il contenuto e che viene elencato assieme a decine di altri articoli nella bibliografia è diversa da una citazione dei contenuti di un articolo, ad esempio per inserirli in una rassegna o riportarli in un manuale o una monografia.
      Faccio un esempio riguardante la matematica. La prima cosa che si fa per giudicare un articolo di matematica è andare a cercarne la recensione su MathScinet. Assieme alla recensione viene indicato il numero delle citazioni dell’articolo nelle bibliografie ed il numero (in genere molto più piccolo) delle citazioni dell’articolo che compaiono in altre recensioni. Queste ultime ci danno (ovviamente non sempre) un’idea più precisa dello “impatto” dell’articolo. Infatti se l’articolo A ha avuto veramente una influenza su l’articolo B di un altro autore, è probabile che questo risulti dalla recensione dell’articolo B, dove si leggerà ad esempio: “utilizzando il teorema provato in A l’autore dimostra che … ecc”.
      Le citazioni nelle recensioni sono comunque molto rare, questo consente di andarsele a leggere tutte per capire quali conseguenze hanno avuto i risultati dell’articolo citato. Le banche dati commerciali non consentono questo tipo di indagine, però si potrebbe chiedere ai concorrenti di indicare loro stessi le ricerche svolte da altri autori che hanno utilizzato in modo essenziale i risultati trovati dal concorrente. Naturalmente il concorrente dovrebbe indicare qualche prova di questo impatto, indicando ad esempio citazioni dei risultati (e non solo degli articoli) Ne verrebbe fuori una valutazione dell’impatto dei risultati del concorrente molto più precisa ed utile a giudicare la qualità della ricerca di quella basata sul numero delle citazioni.

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