Siamo in regime di blocco del reclutamento universitario, ma qualche concorso viene ancora bandito. Si tratta di concorsi a posti di “ricercatore a tempo determinato” una nuova figura che, secondo la recente riforma dovrebbe costituire il canale principale di reclutamento dei giovani alla carriera universitaria.

I concorsi dovrebbero essere aperti a tutti i giovani qualificati, ma molti professori, con il consenso delle università e del Ministero hanno trovato il modo di riservarli a priori ad alcuni predestinati. Lo strumento è ben noto, si tratta del cosiddetto “concorso a fotografia” per il quale nel bando viene disegnato un “profilo” del futuro vincitore che corrisponde esattamente al profilo scientifico del predestinato, ad esempio corrisponde al titolo e all’argomento della sua tesi di dottorato. Questa pratica furbesca che consente di prescindere dal merito scientifico dei concorrenti è talmente ben nota che la legge la proibisce esplicitamente.  La Legge 240 del 2010 stabilisce che  un eventuale “profilo” può essere specificato  “esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico disciplinari”, per fare un esempio si potrà specificare che il candidato debba essere un esperto di “Probabilità e Statistica Matematica” ma non necessariamente un esperto di  “Processi di diffusione negli spazi ultrametrici”.

I bandi che non rispettano la legge dovrebbero essere censurati dal Ministero, ma questo non avviene; anzi il Ministero stesso incoraggia questo tipo di bando consentendo la descrizione del profilo nel sito ufficiale del Ministero. La violazione della legge potrebbe essere eliminata attraverso il ricorso di un candidato ai Tribunali Amministrativi, ma i ricorsi costano e nessuno può garantire che il ricorrente che ottenga dal tribunale la cancellazione del “profilo” dal bando, risulti poi vincitore. Complice il Ministero si sta diffondendo quindi una prassi illegale che può portare solo danni al sistema universitario.

Naturalmente le scuse per violare la legge sono molte, ma tutte legate a una caratteristica negativa del sistema universitario e scientifico in Italia e cioè la sua struttura gerarchica, che prevede che gli argomenti e la direzione della ricerca siano indicati da un anziano “grande capo”, mentre i giovani nell’età più creativa vengono mantenuti in una situazione di dipendenza. Secondo questa prassi il posto di ricercatore appartiene quindi ad un “grande capo” che ha diritto di scegliersi il “collaboratore”. Localismo e nepotismo, i mali dell’università italiana sono casi estremi di questa assurda prassi.

 

Pubblicato il 7 marzo 2014

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77 Commenti

  1. Credo che la situazione sia più complessa, infatti supponiamo che il prof. PICO de PAPERIS vinca un grant ERC Senior. A questo punto secondo le regole UE, il prof. in questione potra’ versare poco meno di 150mila euro al suo ateneo e finanziare così al 100% un posto di ricercatore TD di tipologia A di durata triennale. Trattandosi di un finanziamento al 100% non sara’ necessario fare uso di punti organico.
    Il relativo bando di concorso non potrà’ limitarsi a indicare solo un SSD o SC, ma dovra’ tenere conto delle tematiche su cui e’ stato erogato il finanziamento, altrimenti questo poi non sarebbe poi rendicontabile, sia sotto l’aspetto scientifico che quello finanziario. Tra l’altro il grant ERC risponde al descrittore ERC del vincitore e questo vincolerà’ anche le tematiche di ricerca del posto da ricercatore.
    A questo punto se dovesse prevalere una interpretazione restrittiva non potrebbe essere bandito alcun posto di ricercatore su fondi UE.

    • In aggiunta, se a vincere un ERC Europeo è una RU, tipo Genialina Edy Son,
      http://it.wikipedia.org/wiki/Genialina_Edy_Son
      l’università può upgradarla a PA (ed anche a PO). Addirittura la RU può contrattare la sua posizione presso un’altra università, se la propria non l’accontenta.

      Quindi si può fare un pò di tutto. E’ la bellezza dell’Italia: ci sono le leggi, ma anche le controleggi, basta saperlo.

  2. L’unica cosa da fare è distruggere le scuole accademiche. Concordo con Figà Talamanca: sono quanto di peggio esista, stroncano qualsiasi creatività, sono responsabili di traffici di ogni tipo, etc. Per distruggerle, l’unica soluzione è il sistema di reclutamento americano: fai il PhD con un prof, poi diventi assistant professor in un’altra università, in un’altra città, di un altro stato ( noi potremmo dire regione) e responsabile è il capo di dipartimento che ti assume. L’assistant professor fa le sue ricerche, è responsabile di se stesso. Se una persona non è responsabile di se stessa a 30- 32 anni e non può essere lasciata libera di decidere, non si va da nessuna parte. E’ l’unica soluzione possibile: occorre una distruzione creatrice. O facciamo questo o, inevitabilmente, questa università finisce male, nel senso che iniziano a chiudere atenei. Non so se vi sia questo coraggio, perché gli interessi consolidati e le persone in fila sono tante, ma questa è l’unica soluzione.

    • Bah. In primis, sono molto scettico che FT sia contro le scuole accademiche di qualità.

      Inoltre, questa cosa di essere liberi è un pò una palla.

      E’ vero che a me facevano storie se pubblicavo da solo, ma io me ne sono sempre strafregato, sapendo che alla lunga avere lavori anche da soli era molto meglio.

      Quindi, se uno vuole può benissimo fare ANCHE da solo.

      Il problema è che non sempre la persona lasciata da sola è in grado di operare bene. Se i miei collaboratori pubblicano da soli su Nature per me va benissimo, portano prestigio al mio dipartimento ed al gruppo.

    • In generale non usiamo fare su ROARS riferimenti personali per cui mi scuso, ma anche il prof. FT e’ stato il punto di riferimento per anni della scuola italiana di Analisi Armonica e va anzi riconosciuto a lui il merito di avere importato in Italia conoscenze scientifiche che non erano presenti e collegamenti con importanti scuole scientifiche negli USA.
      Immaginiamo un dipartimento di 70/80 persone che fanno cose differenti uno dall’ altro, diventerebbe impossibile mettere insieme seminari comuni, pure fare una unita’ per fare un PRIN, per non parlare di progetti europei. Per aggirare tanti problemi basterebbe fare come in altre nazioni, che almeno in un passaggio di carriera devi cambiare forzatamente sede.

  3. Non mi ricordo di aver detto di essere contrario alle “scuole”, che, almeno in matematica sono spesso basate su collaborazioni internazionali. Non sono nemmeno contrario ai lavori in collaborazione,come quelli di Hardy e Littlewood. Sono contrario alle file di attesa o codazzi di allievi che aspettano una sistemazione dal maestro. Il rimedio alle “file di attesa” è stato indicato da kery e da marcati. Bisognerebbe fare come in america: usufruire di una postdoc, in un posto diverso da quello in cui si è preso il dottorato, e cercare un posto stabile in un altro posto ancora. Non entro nel merito del mio ruolo nell’analisi armonica italiana. Penso però di aver sempre spinto i miei allievi ad occuparsi di problemi diversi da quelli di cui mi occupavo io al momento e non ho mai creato un “gruppo” ancorato ad una sede. E poi alcuni degli esponenti più noti di quella che gli analisti armonici francesi ironicamente chiamavano “l’école italienne” non sono italiani. Comunque penso che sia meglio lasciare fuori della discussione i fatti personali se no finiamo come noisefromamerika, dove gli argomenti principali della discussione erano “ad hominem”.

  4. Scusate se rompo, ma questa gente “attaccata alla sede” non la vedo. Almeno tra quelli sotto i 50 e nella fisica.

    Inoltre gli attuali postdoc (di fisica), ma anche quelli dei tempi miei, girano come delle trottole tra diverse sedi, italiane e straniere.

    Proprio per fare un discorso personale io sono stato, nell’ordine: Firenze (3 anni), Madrid (1 anno), Maribor (6 mesi), Padova (2 anni), Milano (9 anni), Padova (7 anni). E come me tantissimi della mia generazione di fisici.

    Veramente faccio a fatica a capire di cosa parlate. Secondo me parlate di un mondo che non esiste più da tempo, almeno nella fisica.

    • A me in una valutazione hanno giudicato insufficiente l’esperienza all’estero, ed erano quasi tre anni di postdoc. Bisogna considerare che anche per i programmi di “rientro di cervelli”, gli anni devono essere almeno tre consecutivi.
      Sul fatto che Firenze-Padova sia mobilità, mi permetto di dissentire (è 1h30 di treno, uno potrebbe fare addirittura il pendolare). Ma anche Padova-Milano saranno due ore al massimo.
      In ogni caso, negli altri dipartimenti le cose vanno molto peggio che a fisica. Buona parte dei docenti ha studiato e fatto carriera sempre all’interno della stessa università.
      Considerare solo gli under 50 poi non ha molto senso. Quanti sono gli strutturati under 50? Nel 2006 l’età media era già 52 anni, e nel frattempo mi sembra che le cose siano peggiorate.

  5. @salasnich, negli US ogni dipartimento di storia, p.e., ha una sua linea di ricerca e didattica, diversa dagli altri dip. Us, almeno quelli importanti. Quindi, il capo dipartimento assume un assistant professor perché a loro interessa quello lì, non perché l’assistant professor è amico di un collega di Berkeley con cui è alleato per fare avere a un suo allievo un posto a Brown e poi lui ripagherà il piacere, favorendo l’allievo dell’amico in una cordata a Harvard. Il gioco delle parrocchiette all’italiana non può esistere negli Us e per questo l’università funziona. P.e, un dipartimento di storia per anni specializzato in medioevo italiano, a un certo punto decide di dedicarsi al medioevo cinese e assume solo esperti di medioevo cinese, non continua a studiare medioevo italiano perché ha tanti allievi da sistemare. Spero di essermi spiegata.

    • bene, quindi cosa faranno i bravi ricercatori di medioevo italiano che a quel punto saranno probabilmente meno finanziati e con poche prospettive future in quel dipartimento….. se ne andranno da soli, forse non gli saranno rinnovati i contratti, cercheranno un nuovo dipartimento??
      non credo che da noi esistano queste possibilità.

    • Beh, con tutto il rispetto, non mi sembra che
      (bibliometricamente, cioè sulla base delle citazioni ricevute, siamo sempre li) i docenti di “theoretical condensed matter physics” degli US o UK siano, in media, meglio di me, anzi direi proprio (di gran lunga) il contrario.

  6. @mdpirro,1) non esiste il ruolo di ricercatore di ruolo ( o a vita) negli Stati e i ricercatori italiani dovrebbero essere contenti che non esista tale ruolo. Esiste l’assistant professor, l’associate professor e il full professor. Non esiste il principio della piramide: una massa di ricercatori dai quali gli ordinari selezionano secondo logiche tutte loro. 2) La storia non è uno strumento per conoscere un paese, una civiltà. Quindi, un dipartimento di storia che vuole contare negli Stati Uniti non continua a studiare medioevo italiano e Rinascimento italiano, quando finisce la “Guerra fredda”, ma inizia a studiare medioevo cinese. Certamente, negli US si continua a studiare medioevo itaiano o inglese, ma come si studia storia romana o greca. Ci sono ottimi dipartimenti di Classics dove si studia storia e civiltà romana e greca, ma non hanno l’importanza di chi adesso studia medioevo cinese. La cultura,la storia, l’università negli US ha un rapporto con gli interessi contemporanei. P.e. a un certo punto furono fondati gli Western Studies, poiché agli Us interessava diffondere il concetto di “occidente” in Europa e nel mondo: considerare Europa-Stati Uniti un blocco unito. 3) Diversamente da quanto accade in Italia ( e anche in altri paesi Ue) dove l’università è considerata solo una specie di parcheggio, di luogo di assistenza e conta poco, negli US l’università è considerata importante, ha una funzione concreta con la nazione-impero Stati Uniti e, quindi,anche le humanities hanno una funzione concreta e cambiano oggetto di ricerca, si inventano nuovi filoni di ricerca, etc. 4) In Italia se un povero ricercatore si azzarda a scrivere una monografia su un tema o un autore sul quale non si deve scrivere o solo pochi boss possono scrivere, lo fanno a pezzettini, finisce la sua carriera.Così se introduce una nuova interpretazione. Negli Us sarebbe invece apprezzato, farebbe un’ottima carriera. 5) Che senso ha questo tipo di università, a cosa serve? A dare uno stipendio ( modesto) a un esercito simile a quello dei ministeriali?

  7. A Figà Talamanca: lei pensa davvero basti istituire un postdoc, un passaggio obbligato in altra sede e posto stabile in università diversa da quella dove ci si è laureati? Poi cosa intende per postdoc? Assistant professor o RI? I RI sono ancora più ricattabili da prof di riferimento, scuole e boss vari, perché se non avanzano perdono il posto.

    • Nulla basta a tutto. Ma se fosse abituale (non voglio dire obbligatorio) fare il dottorato in un luogo diverso da quello dove ci si è laureati e assumere la prima posizione accademica in un luogo diverso da quello in cui si è conseguito il dottorato, si spezzerebbero, almeno in parte, i legami di dipendenza tra “maestro” e “allievo” ed il reclutamento funzionerebbe meglio negli ambiti dove corruzione e nepotismo non prevalgono. Non ho una ricetta valida per ogni disfunzione, ho solo una proposta per migliorare il reclutamento universitario, ad esempio, in matematica e in fisica.

  8. Figà Talamanca, però se uno si laurea a Padova, fa il PhD a Pisa, prende la prima posizione a Firenze, poi diventa ritorna a Padova come associate professor e full professor si spezza poco. Il problema non è eliminare le scuole solo perché hanno il codazzo di allievi di ogni tipo da sistemare e i boss fanno cordate di ogni tipo. Non un problema di tipo morale è un problema di immobilismo scientifico e culturale.Il problema non è solo l’intasamento degli allievi e le cordate, ma l’impossibilità di fare emergere nuove linee di ricerca su quelle fissate dalle scuole. E’ un problema scientifico.
    So bene che l’Italia conta quanto il due di picche a livello internazione e quindi qualsiasi governo dà qualche spicciolo per il parco accademia, però questa situazione rende l’Italia sempre più debole e anche l’università. Per certi versi, non è poi che anche in UK vada meglio nel complesso, a parte alcuni punti di eccellenza come Oxford e Cambridge ( ma anche Oxford e Cambridge non solo più quelle dei tempi d’oro) e non va meglio in Francia, con una situazione simile alla nostra. L’Europa occidentale è in declino da tempo, ormai il declino è la cifra dell’Ue. Ogni novità seria, in ogni settore la importiamo dagli US, che poi in questo momento sono un po’ declinanti….Le università americane cmq rimarrano sempre un modello valido per qualsiasi stato voglia contare qualcosa.
    Per concludere: non ho niente contro un ordinario ottimo ricercatore che crea un team finalizzato all’obiettivo della sua ricerca nel proprio dipartimento. In fisica si fa negli US: una università concentra tutte le proprie risorse per avere un dipartimento di fisica che vinca il Nobel e faccia scoperte utili agli US. Però poi si passa ad altro. In questo caso,però, non si crea una scuola ( o schola) di allievi, anche mediocri, in coda, ad aspettare il posto e la cordata. Altri dipartimenti si danno altri obiettivi e assumono altri ricercatori. Insomma, c’è mobilità rispetto agli obiettivi. Spero di essermi spiegata.

  9. ho sbagliato: adesso ICAR 21 e ICAR 20 sono 08F1. in ogni caso, nessuno dei commissari, nemmeno l’unico ICAR20, è nell’elenco dei sorteggiabili. gli altri 2 appartengono all’ICAR 04 e l’altro è uno straordinario a t.d. FIS/01 di unimarconi. INCREDIBILE! e, ovviamente, c’è un’unica candidata…

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