Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Leggo con notevole stupore l’intervento pubblicato su Roars dal titolo: “Partono le università di serie A e saranno al Nord“. Lo stupore è legato sia al cotè di notizie del tutto destitute di fondamento circa un presunto scontro fra una linea Valditara ed una linea Livon/Chinè, ovvero circa gli “esclusivi” beneficiari di questo “decreto”. In realtà il documento, veicolato alla giunta della Crui riservatamente al Presidente della CRUI per un primo parere informale(1) dal direttore Livon, è semplicemente una prima bozza elaborata da un gruppo di lavoro coordinato dal direttore Livon e composto da diversi docenti, alcuni dei quali autorevoli ed ascoltati commentatori di Roars. È il primo atto di un dibattito che sarà certamente approfondito e che per mia volontà dovrà coinvolgere tutte le componenti accademiche. Dopo la Crui sarà la volta del Cun e di altre associazioni rappresentative. Obiettivo è quello di dare sempre maggiore autonomia all’intero sistema universitario per realizzare prima di tutto un principio costituzionale e quindi una esigenza di efficienza e di responsabilizzazione del sistema. Proprio per far sì che anche le università meno avvantaggiate possano accedere a sempre maggiori livelli di autonomia ho avviato una serie di incontri al Ministero con i rettori e i direttori generali di queste università per discutere su piani individualizzati di rilancio e di miglioramento infrastrutturale. Ed è la prima volta che ciò accade. Solo al termine di una ampia consultazione il documento sarà da me personalmente licenziato nella bozza conclusiva e verrà poi inviato al Gabinetto e quindi sottoposto al Ministro per il suo definitivo e decisivo parere.
Anziché dunque fare polemica “politica” e strumentale sarebbe auspicabile da tutti un contributo serio e costruttivo che abbia il fine di realizzare un forte grado di autonomia per il più ampio numero di realtà accademiche.
L’unico atteggiamento che non sarà considerato sarà quello di immobilismo e di un vecchio centralismo burocratico- ministeriale che non è più compatibile con le esigenze di dinamismo e di rapidità delle decisioni.

Giuseppe Valditara
Capo Dipartimento
Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca

(1)Rettifica su richiesta del Capo Dipartimento Prof. G. Valditara (13.05.2019)

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28 Commenti

  1. Caro Valditara, ottimi intenti! Mi chiedo comunque come mai non si senta nulla a proposito delle demenziali valutazioni bibliometriche. Queste stanno distruggendo la ricerca, ed hanno creato un clima dove i supercitati, e specialmente quelli scientificamente del tutto insignificanti, gestiscono i propri interessi senza alcun ritegno, ordinariando amici e amici degli amici. Ormai quasi più nessuno tra i giovani ricercatori si impegna su argomenti complessi perché è un tipo di ricerca che non paga. Sono costretti a coltivare l’h-index e quindi a pubblicare lavori nonsense che, dopo pochi mesi e qualche centinaio di citazioni, cadono nell’oblio. Al che qualche capocordata si inventa un’altra moda e via così.

    • Lo sanno anche i muri e, a ben guardare, anche il fruttivendolo dell’angolo. Ma dai politici arrivano commenti devastanti del tipo: “Lo so che si tratta di follia, ma almeno c’è una valutazione” sic! (e sigh!).

      Lo sa strabenissimo anche Valditara e se avesse dubbi potrei chiarirglili in modo inequivocabile a quattr’occhi. Conitnuano a fare un errore politico madornale che a mio avviso ha contribuito fortemente alla scomparsa di Renzi: iniziative palesemente campate in aria sia su Università e Ricerca che sulla scuola ricadono sulla pelle di docenti e insegnanti che a loro volta hanno un ruolo non trascurabile nell’indirizzamento sulla pubblica opinione. Provvedimenti “ad cazzum” in questi settori della pubblica amministrazione hanno un pesante effetto negativo a livello elettorale. Pare che questo dato di fatto sia del tutto trascurato anche dal presente Governo. C’era da sperare in qualche iniziativa da parte di Fioramonti, ma era prevedibile che essendo fuori dai gangli del potere e con esternazioni non congrue con lo stesso, il sottosegretario sarebbe stato messo fuori gioco, dopotutto non ci vuole molto, bastano pochi accorgimenti.

  2. Al di là del contenuto e della vision aberrante della bozza di DM, trovo interessante un punto della replica di Valditara. Anzi, un “non punto”: Valditara si precipita a smentire Roars sulle presunte frizioni tra lui da un lato e Livon e Chiné dall’altro, tuttavia non dice una sola parola sulle osservazioni del post di Roars sul ruolo di semplice comparsa del viceministro Fioramonti! Avrebbe ben potuto scrivere che, dopo il parere di CRUI, CUN, ecc, sarebbe stato coinvolto il Viceministro (con delega all’università!). Anzi, dalla sua risposta si capisce che l’iter (gruppo di lavoro, CRUI, Capo Dipartimento, Capo Gabinetto, Ministro) NON prevederà alcun coinvolgimento di Fioramonti, confermando così quanto scritto da Roars.

  3. Scrive Valditara che il documento è “una prima bozza elaborata da un gruppo di lavoro coordinato dal direttore Livon e composto da diversi docenti, alcuni dei quali autorevoli ed ascoltati commentatori di Roars”.
    Nessuno dei membri della redazione Roars fa parte di alcuna commissione o sottocommissione ministeriale, tantomeno di quella che ha licenziato il documento in questione.

    Roars ha oltre 20mila iscritti che hanno scritto quasi 50mila commenti. Qui c’è invece la lista di chi ha scritto per roars: https://www.roars.it/online/chi-siamo/autori/

  4. Mi rivolgo all’estensore di questo articolo: perché non date (voi da qui in poi è rivolto a tutti coloro che hanno il potere per fare e disfano) alle Università la possibilità di concordare una riforma? Perché non agite veramente contro i giochi di potere? Perché non siete neanche giunti a permettere concorsi d’abilitazione che non possono non essere ingiusti e fatti su consiglio di questo e di quest’altro (non si possono avere competenze così ampie da poter discettare di tutto! Non mi dò altra ragione di certi giudizi palesemente livorosi e falsi).? Perché non permettete alle Università di formare giovani piuttosto che compilare verbali che attestino i numeri per non perdere finanziamenti?

  5. “Insomma, una sorta di turbo autonomia differenziata per il sistema universitario. In maniera definitiva si sancirebbe la divisione tra università di serie A e università di serie B o C., tra le aree scientifiche e tra gli stessi docenti.”
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    La FLC-CGIL prende posizione
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    “[…] Con un vero e proprio colpo di mano, il decreto su cui la CRUI dovrebbe esprimere un parere già nei prossimi giorni, applicativo dell’articolo 1, comma 2 della legge 240/2010, prefigura la definitiva scomparsa dell’unitarietà del sistema universitario, già fortemente messa in discussione da un decennio di tagli e politiche sbagliate.
    In estrema sintesi si prevede che le università che hanno alcune condizioni di “eccellenza” su bilanci, didattica e ricerca possano agire in deroga alla normativa nazionale in diverse materie, tra cui:

    governance di ateneo; requisiti per l’attivazione dei dipartimenti; modalità proprie di valutazione della qualità della ricerca e della didattica; offerta didattica (entro e oltre ordinamenti e classi di laurea); chiamata diretta dei docenti; negoziazione individuale dei compiti di lavoro didattico e di ricerca dei docenti anche col concorso di specifici incentivi e forme premiali individuali.

    Queste alcune delle possibilità riservate agli “atenei eletti”, che oltretutto possono incentivare economicamente anche il trasferimento di docenti e ricercatori da altri atenei, una sorta di calciomercato dell’istruzione.

    Nel documento non si parla mai del personale tecnico e amministrativo, come non se ne parlava mai direttamente nella legge 240/2010, ma l’impatto è facile prevedere sarà altrettanto devastante.

    Insomma, una sorta di turbo autonomia differenziata per il sistema universitario. In maniera definitiva si sancirebbe la divisione tra università di serie A e università di serie B o C., tra le aree scientifiche e tra gli stessi docenti.

    Una deregulation che strizza l’occhio alle novità dell’autonomia differenziata, che persegue la logica delle eccellenze nel tentativo di nascondere il vero problema delle università italiane: il forte definanziamento del sistema, come impietosamente dimostrato da tutti i raffronti a livello internazionale. […]”
    http://www.flcgil.it/universita/dal-miur-filtra-bozza-decreto-stravolgerebbe-universita-italiana-sancendo-definitivamente-fine-unitarieta-sistema.flc

  6. A quanto pare il documento del MIUR e il suo invio alla CRUI sono iniziativa di un gruppo autonomo di lavoro coordinato da Livon. Non c’era l’approvazione né del Capo dipartimento (Valditara) né del Gabinetto del Ministro (Chinè). In una giornata un documento “rivoluzionario” è passato dalla stato di “Bozza di decreto”, a “Prima bozza di decreto” di una commissione ufficiale, a “ipotesi di lavoro elaborata in autonomia” dal gruppo Livon. Chi resterà col cerino in mano?

    UNIVERSITA’: FONTI MIUR, DOCUMENTO AUTONOMIA ATENEI E’ SOLO IPOTESI LAVORO =

    Roma, 11 mag. – (AdnKronos) – La bozza di documento sull’autonomia universitaria che circola su alcuni siti web specializzati è solo un’ipotesi di lavoro elaborata in autonomia da un gruppo di lavoro coordinato dal Daniele Livon, Direttore generale dell’Università del Miur. Lo riferiscono fonti del Ministero dell’Istruzione precisando che si tratta di una semplice bozza di studio, il testo non è stato approvato nè dal Capo dipartimento nè dagli uffici di Gabinetto del ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti.
    ISSN 2465 – 1222 11-MAG-19 15:23= (Giz-Cro/AdnKronos)

  7. Concordo con Marco2013. Nei dipartimenti si assiste al trionfo di mediocri scienziati che pubblicano decine di lavori scientifici insignificanti solo per elevare l’H index. Il modello è stato devastante per i giovani ricercatori, che non cercano più ormai una ricerca di qualità ma solo di quantità

    • La questione della valutazione bibliometrica rappresenta uno splendido paradosso dell’attuale società. Nei luoghi ove dovrebbe regnare la passione per la ricerca viene imposta una valutazione analoga al valutare le abilità atletiche in base al numero di salti fatti in un giorno, senza contare l’altezza dell’asticella. Ci sono due aspetti sorprendenti

      1. Che agli scienziati, e quindi alla crème de la crème intellettuale, venga imposta una valutazione di demenzialità talmente evidente per cui inorriderebbe persino Mister Bean,

      2. Ad un simile umiliante affronto, invece dell’unica risposta possibile, cioè lo sciopero ad oltranza, l’accademia ha solamente espresso un flebile dissenso.

      D’altronde si può ben dire che di aspetti paradossali se ne vedono a iosa, direi giornalmente. Dall’inquisire chi salva gente che sta per annegare (perché sennò aiutiamo i mercanti di essere umani, e poi gli immigranti, si sa, si abbronzano sulla nave), al vedere video elettorali tragicomici https://www.youtube.com/watch?v=AtWldbxcFPc
      L’aspetto esilarante non ha bisogno di delucidazioni. Il tragico è che se gli Spin Doctors di Salvini hanno suggerito un video di tale livello, vuol dire che una devastante boiata come questo video ha in realtà effetto positivo sulla Lega. Evidentemente sanno bene dove andare a pescare voti.

  8. Non so dalle vostre parti ma dalle mie persone con un’anzianità di ruolo ventennale che a malapena dal 2009 al 2017 hanno pubblicato un lavoro l’anno magicamente nel solo 2018 si sono attestate a 18 lavori con 15 già pubblicati e accettati nel 2019….. qualche commissione asn ha elogiato tale “esplosione” di cultura concedendo l’abilitazione alla 1 fascia….

  9. Beh, non si può dire che Valditara non sia stato chiaro…

    “non è più compatibile con le esigenze di dinamismo e di rapidità delle decisioni”

    Ripeto: “con le esigenze di dinamismo e di rapidità delle decisioni.”

    Che mi sembra si avvicini tanto a “va deciso quello che decido io”.

    E, magari, mi sembra anche un po’ una minaccia.

    Lo sanno tutti, noi lettori e commentatori di roars siamo parecchio sospettosi. Ebbene, sì, potrei sbagliarmi. Invece sono sicuro di non sbagliarmi quando affermo che è un errore logico suppore un tertium non datur fra “immobilismo e un vecchio centralismo burocratico-ministeriale” che non è più compatibile con le “esigenze di dinamismo e di rapidità delle decisioni.” Invece, no, tertium datur, e va ovviamente rifiutato il centralismo burocratico (in realtà mi sembra si stia riproponendo proprio questo), ma le decisioni vanno prese a ragion veduta, magari consultando pubblicamente gli organismi e le persone interessate, prendendo tutto il tempo necessario, che in fondo non sarebbe molto. Evidentemente Valditara non vuole più riconoscere che la fretta è cattiva consigliera e che… magari, “dinamico” è una bella parola che dà un tono, è molto “fica”, ma anche molto vaga e che significa ben poco, al di là del contesto scientifico preciso in cui è nata.



  10. https://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2019/05/Spacca_Universita_Mattino_12052019.pdf
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    Il Mattino di Napoli rilancia la notizia sulla bozza di DM. Lo “spacca-università”, così lo definisce Marco Esposito sul Mattino di Napoli, mettendo in evidenza come 6 dei 7 criteri per giudicare il conseguimento di un “elevato livello nel campo della didattica” siano “una vera e propria tagliola per il Mezzogiorno”.
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    “Le regole per essere ammessi alla sperimentazione sono una vera e propria tagliola per il Mezzogiorno. Oltre ai requisiti finanziari di stabilità di bilancio, con limiti al debito e alle spese di personale negli ultimi due esercizi finanziari, c’è infatti la regola di rispettare almeno tre parametri in un elenco di sette virtù. Solo una delle sette regole della didattica non ha una penalizzazione territoriale, la numero 2. In sostanza si valuta positivamente l’ateneo che riduce, da un anno all’altro, il tasso di abbandono di studenti fra il primo e il secondo anno di una laurea triennale o magistrale. Un fattore che, misurando ciascun ateneo rispetto a se stesso, premia chi migliora la propria prestazione. Per gli altri sei criteri, invece, gli atenei possono fare poco o nulla ma solo beneficiare – o essere danneggiati – dal contesto territoriale, che come è noto è sfavorevole al Mezzogiorno da quando, dopo l’Unità d’Italia, si è aperto il divario Nord-Sud. Gli esempi rendono bene l’idea. Il criterio numerolè soddisfatto se almeno il 7% dei laureati in corso dell’ateneo ha ottenuto all’estero 12 crediti formativi per le lauree triennali oppure 18 crediti formativi per le magistrali. Si premia, in sostanza, la partecipazione con profitto all’Erasmus la quale però, per i costi che comporta, è una opportunità utilizzata in massima parte dalle famiglie agiate. Non a caso le prime cinque università italiane per studenti in uscita sono Bologna, Padova, Sapienza, Torino e Statale di Milano.
    Drammatico per il Mezzogiorno è poi il parametro della «percentuale di studenti del primo anno» con «diploma di scuola secondaria superiore conseguito fuori regione in misura non inferiore al 10%». I flussi regionali infatti sono tutti in direzione Sud-Nord e immaginare che le università siciliane, sarde o calabresi per meritare debbano attrarre studenti fuori regione è davvero una prova diabolica. Anzi: il tema dovrebbe essere come riequilibrare i flussi migliorando le opportunità di studio nel Mezzogiorno.
    Analoga trappola per il Sud è la clausola degli studenti stranieri con diploma conseguito all’estero non inferiore all’1%, perché anche gli stranieri si concentrano verso atenei con corsi specializzati o con migliori attrezzature residenziali, carenti nel meridione.
    La virtù numero cinque favorisce gli atenei che hanno almeno il 15% di studenti del primo anno della laurea magistrale provenienti da un altro ateneo, parametro che fotografa un fenomeno recente che va rapidamente crescendo nel Mezzogiorno: la laurea triennale nella propria città e poi anticipare l’emigrazione iscrivendosi per la magistrale in un’università di una città che offra molte opportunità d’impiego. Un fenomeno che ha come conseguenza la fuga dei migliori giovani del Sud e che con tale riforma viene incoraggiato. Siamo di fronte all’incentivo alla desertificazione culturale del Sud.
    Restano infine gli ultimi due criteri, il sesto e il settimo, che sono lo schiaffo finale al Mezzogiorno. Misurare, cioè, quanti neolaureati abbiano trovato lavoro a distanza di dodici o di trentasei mesi. E dimostrato in tutte le analisi che tale dato non dipende dalla qualità degli studi universitari bensì dal contesto economico per cui è ovvio che il target del 50% di occupati a 12 mesi dalla laurea triennale (tra chi non ha proseguito gli studi) oppure della laurea magistrale è agevolmente raggiungibile in Lombardia (18% di disoccupati nella fascia d’età 20-24 anni) e quasi impossibile in territori con tasso di disoccupazione giovanile come la Campania (50%) e la Sicilia (51%).”

    • Ci sono varie controindicazioni. Ne cito un paio:
      1. Usare i dati occupazionali a 12 mesi denota l’incompetenza di chi ha scritto la bozza. A me sembra di ricordare che fosse il compianto Andrea Cammelli (AlmaLaurea) a insegnare che i dati a 12 mesi sono troppo “rumorosi” e bisogna piuttosto guardare quelli a 3 e 5 anni. Naturalmente, c’è un ritardo che non può essere tollerato da chi, affetto da fregola valutativa, non comprende che quando si cerca di osservare un fenomeno sociale non c’è magia che tenga, ma a volte tocca attendere oppure rassegnarsi ad ampi margini di incertezza.
      2. I dati statistici di AlmaLaurea, da elemento conoscitivo, diventerebbero normativi. Le mediane e tutto il resto non hanno insegnato nulla. Non si possono usare a fini amministrativi dati statistici (citazioni, percentuali di occupati, tassi di passaggio, reddito dei laureati, etc).
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      Quello che si vede è un misto di incompetenza e di cinismo. Da un lato si fanno scelte tecnicamente indifendibili. Dall’altro, quello che importa è portare in serie A gli atenei “amici” e basta avere in mano il foglio Excel con cui fare le simulazioni. Da questo punto di vista, anche i segni zodiacali dei rettori potrebero essere usati come criterio e, se quelli che contano vanno in serie A, la CRUI direbbe che è un ottimo criterio. Hanno detto che erano ottime anche le Cattedre Natta:
      https://www.roars.it/online/manfredi-crui-su-cattedre-natta-iniziativa-che-va-nella-giusta-direzione-di-premiare-merito-ed-eccellenza/
      E per quanto riguarda gli atenei del Sud, è l’attuale Presidente della CRUI, Gaetano Manfredi, che nel 2016 aveva dichiarato:
      «noi non abbiamo bisogno – lo dico dal rettore del Sud – non abbiamo bisogno della benevolenza delle università del Nord. Noi siamo in grado di poter difendere i nostri diritti con la nostra responsabilità».
      https://www.roars.it/online/dove-eravate-come-classe-dirigente-manfredi-si-inalbera-ma-viesti-snocciola-i-numeri-del-disastro/
      Peccato che, come gli aveva ricordato Gianfranco Viesti:
      «La Campania è 267-esima tra 272 [regioni europee, come laureati]. Se la Campania si accontenta di essere messa peggio di tutte le regioni – non della Germania – ma di tutte le regioni della Bulgaria e di quasi tutte quelle della Romania, noi possiamo dire che non c’è un problema di pochi laureati».


  11. I dati delle immmatricolazioni relativi al SUD e Sardegna degli ultimi 15 anni sono drammatici, con un calo che in certe regioni sfiora il 50%. Si salva solo la Campania. Tutto questo di fronte ad un’evidente ditocomia: per l’immigrazione dall’Africa si ipotizza un intervento economico massiccio in loco, tra pochi anni questi interventi dovranno essere fatti nel SUD Italia.

    La politica dell’ultimo ventennio ha perseguito una strategia di sistematica distruzione dell’Università, con un occhio di particolare riguardo nei confronti del SUD: annientandolo. Il tutto mostra una lungimiranza degna di grandi Statisti, del calibro di Moro e De Gasperis. Ottimo che questa rapina in atto avrà l’avallo degli stessi meridionali che, in misura considerevole, voteranno uno dei principali fautori dell’annientamento di quelle regioni.

    Il tutto condito da criteri che ricordano le postille dell’assicurazione sulla casa, il cui effetto è che qualunque cosa possa succedere non si prenderà mai un euro di risarcimento. A riprova, basta verificare che i criteri, del tutto campati in aria, sono stati scritti andando a vedere quale sono le università che li soddisfano. In altre parole, prima hanno stabilito quali sono le Università eccellenti e poi si sono inventati i criteri su misura. Un pò come il gioco delle tre carte. Per la serie Casa Delle Libertà: “facciamo un pò come …”.

    La degenerazione politica è tale per cui si è addirittura costretti a rimpiangere i tempi dei governi Andreotti. D’altronde, il PD, dopo averci propinato un Martina che per lunghi mesi ripeteva mattina e sera lo stesso identico concetto, ora ci offre uno “statista”, che non fa altro che ripetere lo stesso Martina pensiero. E’ come se avessero la convinzione che ormai in politica contano solo le (poche e solite) frasi fatte di facile comprensione anche per i beoti.

  12. “Dopo la Crui sarà la volta del Cun e di altre associazioni rappresentative.”
    Che nella replica (immagino che in una replica si metta, se possibile, una po’ di attenzione in più…) si confonda il CUN (un’organo istituzionale) con delle associazioni portatrici di qualche interesse o punto di vista particolare, mi sembra molto grave, anche se in linea con quanto successo in altre occasioni.
    Mi pare che in realtà questo “errore” serva a creare ancora un po’ di confusione.

    “Bozza di decreto”, “Prima bozza di decreto”, “ipotesi di lavoro elaborata in autonomia”, …, “barzelletta per noi dei MIUR”).
    Essere presi con le mani nella marmellata non dev’essere piacevole.
    Specie sulla mossa della “serie A”, che era stata prevista da molti, estrapolando la traiettoria…

    “L’unico atteggiamento che non sarà considerato sarà quello di immobilismo e di un vecchio centralismo burocratico- ministeriale che non è più compatibile con le esigenze di dinamismo e di rapidità delle decisioni.”
    Nuovo Futurismo? Io risponderei “Zang Tumb Tuuum”!

  13. Non c’è dubbio che i parametri elencati nel documento/bozza così come sono definiti penalizzino gli atenei del Sud. Se gli estensori del documento non se ne sono resi conto, significa che sono dei dilettanti allo sbaraglio e questo non posso crederlo. Si deve quindi propendere per un chiaro progetto che tende a favorire la crescita gli atenei del Nord con la conseguente “desertificazione” culturale del Sud, come scritto nell’articolo del Mattino. D’altronde questo è in linea con il progetto di regionalizzazione scolastica portato avanti da questo governo.
    Dopo la risposta di Valditara, adesso sarebbe interessante avere il commento di Daniele Livon, direttore generale per la programmazione, il coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore del MIUR.

  14. In un paese democratico, ammesso che il nostro lo sia ancora, le riforme da apportare al sistema di Università e Ricerca non dovrebbero venire imposte da “editti” emanati da pochi burocrati, ma essere il frutto di studi molto approfonditi, consultazioni e dibattiti estesi anche alla base, ovvero a docenti e ricercatori, quelli che poi lavorano “sul campo”, per evitare pesanti effetti collaterali e non ripetere l’errore compiuto con il sistema ANVUR.

  15. Veramente mi sfugge perchè al MIUR pensino che la CRUI venga prima del CUN su questi argomenti (???)

    Qualche dato preso dalla rete…

    Il CUN (https://www.cun.it/homepage/) è un organo elettivo diretto composto di 58 membri, che per legge (!) ha funzioni PROPOSITIVE e consultive per il MIUR su materie come: finanziamento dell’Università e programmazione universitaria (!) Contiene rappresentanti di PO, PA, RU, TA, studenti, CRUI (si anche CRUI!). La componente femminile è circa al 30%, ci sono persone di differenti età e ruoli, tutte le componenti del sistema universitario sono rappresentate.

    La CRUI (https://www.crui.it/la-crui.html) nasce come associazione privata dei rettori e si trasforma nel 2007 nell’associazione delle Università nazionali riconosciute con funzioni prettamente CONSULTIVE. Gli 81 membri non sono eletti direttamente per questa carica, ma vengono associati in virtù del loro ruolo di Rettore. In un certo senso paradossale pur essendo eletti nei singoli Atenei come loro rappresentanti sono meno rappresentativi del sistema universitario nel suo complesso, essendo tendenzialmente PO attempati e maschi (93%). La loro commistione con incarichi e partiti politici mi sembra piuttosto rilevante a spulciare le biografie dei passati presidenti ponendo una certa questione sulla loro effettiva autonomia.

    Quanto agli argomenti di cui si occuperebbe, riporto dal sito della CRUI:
    “strumento di indirizzo e di coordinamento delle autonomie universitarie; luogo privilegiato di sperimentazione di modelli e di metodi da trasferire al sistema universitario;
    laboratorio di condivisione e diffusione di best practice; moderno centro di servizi a disposizione delle università.”

    (e che vuol dì??? da dove si trasferiscono i metodi e le best practice per curiosità? in ogni caso dall’esterno dell’Università direi per logica…)

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